“Una scomposta deposizione”, di Teresio Isidro

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di Ennio Bissolati

[Ennio è un bibliofilo, specialista in libri che ha – dice – letto solo lui. Qui comincia la sua collaborazione, indicativamente settimanale, con vibrisse. gm]

teresio_isidro_DeposizioneNon so se la giovane (questo è il primo volume dato alle stampe) e coraggiosa (questo è un volume, oggi come oggi, praticamente invendibile) editrice barcellonese Dina Lampa abbia voluto alludere, con l’immagine scelta per la copertina di Una scomposta deposizione dello scrittore porteño Teresio Isidro (un’opera di Adriaen Coorte, pittore olandese vissuto a cavallo tra Sei e Settecento), all’immortale capolavoro di Achille Campanile Asparagi e immortalità dell’anima. Fatto sta che il romanzo, inserendosi nella ben nota tradizione sudamericana del romanzo postumo (il cui capolavoro riconosciuto è Memorie dell’aldilà del brasiliano Joaquim Maria Machado de Assis), della morte parla e non d’altro.

La storia. Emiliano Smitson, tabaccaio in Buenos Aires, viene ammazzato con un colpo di pala che gli spacca la testa. Non si trova il colpevole. Il romanzo comincia quando, nel febbraio di due anni dopo, casualmente viene trovata una traccia (non si saprà mai quale). Il magistrato ordina l’esumazione del corpo. Appena schiodata la cassa il cadavere, sfigurato e parzialmente decomposto, s’alza a sedere e comincia a parlare. Il romanzo è costituito sostanzialmente dal suo monologo, nel quale di tutto si racconta (soprattutto, davanti all’allibitissima vedova, delle scorribande sessuali di Emiliano) fuorché del delitto. Il magistrato tenta un interrogatorio, ma ogni sua domanda viene o ignorata o stravolta. Il medico legale non sa spiegare il fenomeno. Vengono convocati in successione un illusionista, una celebre veggente, un archeologo, un biologo (che tenta di fuggire ma viene, come gli altri, trattenuto per ragioni di riservatezza), finalmente un esorcista. L’esorcista, vista l’inanità dei propri strumenti, si rivolge al vescovo, il vescovo a Roma, e Roma all’Inquisizione. Viene decretato di bruciare il morto vivente Emiliano Smitson. La pira viene elevata nei giardini del vescovado, in gran segreto. Si approfitta della notte di Carnevale per far passare inosservato l’evento. Mentre Emiliano, urlando orribilmente, brucia, dal nulla appare una bellissima donna. Nessuno sa come abbia fatto a entrare, nessuno sa chi sia, nessuno riesce a trattenerla. Si getta nel fuoco, gridando il suo amore per Emiliano. A quel punto tutti i presenti sono irresistibilmente attratti: uno alla volta (la moglie, il magistrato, il medico legale, l’illusionista, la veggente, l’archeologo, il biologo, l’esorcista, il vescovo, l’inviato dell’Inquisizione) si gettano nel fuoco. Fine della storia.

Si tratta in sostanza di una grande danza macabra, che delizierà gli amatori del genere (come il Mozzi che qui gentilmente mi ospita: questa prima recensione è un omaggio a lui). Ottima la traduzione di Serena Biasutti. Discutibile la scelta di rendere l’occasionale lunfardo col dialetto triestino, ma in queste cose non c’è mai scelta difendibile, e quindi qualunque scelta va bene.

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8 Risposte to ““Una scomposta deposizione”, di Teresio Isidro”

  1. acabarra59 Says:

    “ 21 maggio 1984 – « Scusi… dov’è via… ma lei è straniero… scusi… ». La donnetta che mi ha fermato in via Bissolati. “ [*]
    [*] Lsds / 634

  2. RobySan Says:

    “Il medico legale non sa spiegare il fenomeno.”

    Ciò è bizzarro. I medici legali sanno sempre spiegare il fenomeno.

    “A quel punto tutti i presenti (… il medico legale,..) si gettano nel fuoco.”

    No, il medico legale no.

  3. Mery Carol Says:

    Non ci sarebbe stata storia se il medico legale avesse saputo spiegare il fenomeno.

  4. Ennio Bissolati Says:

    Il medico legale era presente al rogo per certificare la “seconda e vera morte” di Emiliano. Così Isidro, a p. 273.

  5. manu Says:

    un’editrice illuminata, senz’ombra di dubbio

  6. Giulio Mozzi Says:

    Acabarra, la medesima citazione l’hai già usata qui, ma con un altro numero.

  7. marino magliani Says:

    Bissolati dimentica, ma Serena Biasutti lo sa bene perché glielo ha detto il Mozzi: uno dei geni del lunfardo e della letteratura Argentina, Roberto Arlt, era di padre prussiamo e di madre triestina.

  8. Giulio Mozzi Says:

    La madre di Arlt si chiamava Ekatherine Iobstraibitzer. Era di lingua italiana: ma il nome aggiunge un ulteriore tassello al puzzle.

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