Dieci sistemi abbastanza sicuri per liberarsi dall’intrusività degli editor

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Un editor (a sx) dà buoni consigli a una giovane autrice (a dx).

Un editor (a sx) dà buoni consigli a una giovane autrice (a dx).

di giuliomozzi

1. Scrivete libri bellissimi e perfetti.

2. Siate cortesi e sorridenti, e rispondete No a ogni proposta d’intervento che vi dispiaccia.

3. Siate cortesi e sorridenti, e rispondete a ogni proposta d’intervento: salvo poi non cambiare una virgola del testo.

4. Scrivete libri perfetti per le esigenze dell’editor.

5. Nel momento in cui l’editor vi prenderà sottobraccio e vi guiderà a una lunga camminata nei corridoi, ricordategli che autore e editore sono due controparti, non due alleati: in quanto hanno obiettivi diversi (uno la bellezza dell’opera, l’altro il profitto). La coincidenza degli obiettivi, quando avviene, è casuale.

6. Non chiedete anticipi. Così quando direte: “O così, o ritiro il testo”, la vostra minaccia sarà reale.

7. Quando, dopo aver agito secondo il punto 6, l’editor risponderà: “Ok, non se ne fa nulla”, consideratevi fortunati.

8. Ricordate che l’editor, nel momento in cui sceglie un testo o comincia a lavorarlo, pensa soprattutto agli stipendi che l’editore dovrà pagare a fine mese. Siate dunque comprensivi. Le condizioni di vita dei dipendenti dipendono (in parte) dalle vostre scelte.

9. Evitate di trovarvi nella necessità di campare dei vostri libri. Ciò vi renderà più liberi (ma non del tutto liberi).

10. Siete proprio sicuri che il vostro libro sia bellissimo e perfetto e che l’editor sia un cretino o un incompetente o un mostro assetato di sangue? Pensateci bene.

33 Risposte to “Dieci sistemi abbastanza sicuri per liberarsi dall’intrusività degli editor”

  1. giomag59 Says:

    Ignoro che cosa sia e tantomeno cosa faccia un editor, pertanto voto per la numero 10! Ci ho pensato bene.

  2. melaniaceccarelli Says:

    l’ultima che hai scritto!

  3. amandamelling Says:

    Io non sono esclusivamente editor ( ho iniziato da poco tra l’altro) e forse il fatto che sono anche autrice mi aiuta, ma vedo quello che faccio (comprendendo anche lo scouting) come un lavoro da orafo. Si prende una pietra che ci colpisce per la sua bellezza, e gli si crea intorno un gioiello da indossare. Poi qualcuno sceglierà la vetrina dove posizionarlo ecc… Un autore deve vedere l’editor come la chiave per poter essere interessante nei confronti dei lettori, mai come un nemico. Anche se il decalogo non è chiaramente serio, bisogna ammettere che gli autori che vedono questa figura con ostilità ci sono. Secondo me rifiutarsi di cambiare qualcosa in un testo, perdendo la possibilità di pubblicare, rimane sempre una follia.

  4. paolaboggi Says:

    Il mio consiglio: se avete la fortuna di trovare ed essere scelti da un bravo editor ASCOLTATELO. Siate pronti a mettervi in discussione perché il vostro romanzo non è bello e perfetto non lo sarà mai. Invece la vostra capacità di crescere, migliorare, comprendere, scoprire, è infinita e vi regalerà una cosa bella. La voglia di cercare di fare il meglio possibile con la certezza di non riuscirci mai. Non so spiegarlo meglio, ma vi giuro che è una cosa bella.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Amanda, scrivi:

    Secondo me rifiutarsi di cambiare qualcosa in un testo, perdendo la possibilità di pubblicare, rimane sempre una follia.

    Fermo restando che la vita è una continua trattativa, a me non sembra una follia rifiutare un’opportunità di pubblicazione se il prezzo da pagare è lo snaturamento dell’opera.

    Qualche giorno fa l’autore di un libro che avevo letto dattiloscritto, e trovato assai bello, mi ha detto (in privato, e perciò non posso riportare autore e titolo): “Ma no, l’editing non è stato particolarmente invasivo… Mi hanno solo chiesto di creare una storia d’amore tra il protagonista e…”.

    Ho comperato il libro. L’ho letto così come è stato pubblicato. Secondo me il prezzo pagato è stato eccessivo.

    Il decalogo è ironico, ma serissimo.

    Sia chiaro che la parola “editor” è usata nel senso proprio: persona che lavora all’interno di una casa editrice, o nel ruolo di “direttore di collana” (come si diceva una volta) o per seguire le opere in lavorazione secondo le indicazioni dell’editor propriamente detto.

  6. marco minicangeli Says:

    Paola ha ragione. Meglio non si poteva dire.

  7. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 7 gennaio 1998 – Ho fatto un sogno, anzi un incubo: io, il babbo e la mamma eravamo in preda a una ciurmaglia di frequentatori di un albergo. Era andata così: che io, per lasciar passare una bambina che arrivava correndo da dietro e che mi schizzava davanti mentre ero nello stretto passaggio fra due auto, avevo perso l’equilibrio e avevo urtato lo specchietto di una di queste rompendolo o comunque incrinandolo. Era uscito fuori il proprietario che reclamava l’indennizzo. Ma la cifra richiesta, nel corso della tediosa, ambigua, sinistra trattativa, diveniva sempre più esosa, così che alla fine mi ero convinto che si trattava di un’estorsione ovverosia di un sequestro (a scopo di estorsione). Quando io e la mamma, approfittando di una pausa, abbiamo pensato che era il caso di svignarsela, e anche subito, il babbo ha avuto la pessima idea di rientrare nell’albergo per riprendere una sveglia che aveva lasciato in camera. Così siamo dovuti rientrare anche noi. In realtà non era un albergo ma una casa di cura, cioè un ospedale. In ascensore abbiamo trovato prima una paziente e poi un’altra che si appoggiavano a quell’ingombrante attrezzo metallico che serve a chi non cammina bene e che somiglia tanto a qualcosa per insegnare ai bambini a muo¬vere i primi passi. Stavamo molto stretti e le pazienti – peraltro di apparenza alquanto modesta – avevano la sgarbatezza tipica di chi sta in un posto da molto tempo e tratta con brutale minaccioso sussiego ogni nuovo arrivato. “ [*]
    [*] Lsds / 603

  8. amandamelling Says:

    Si ovviamente, editor inteso come figura professionale all’interno di una casa editrice, non come servizio da libero professionista. È chiaro che un romanzo non può essere snaturato, altrimenti tanto vale scegliere un’altra storia. A me personalmente è capitato di dimezzare letteralmente un manoscritto, ultimamente. Però l’autrice vedendo il lavoro finito si è resa conto degli errori e soprattutto dei tagli che hanno reso molto più scorrevole il testo…

  9. Nadia Bertolani Says:

    Mi sembra di trovarmi in una pasticceria dove il pasticcere e la commessa litigano tra di loro circa la glassatura di una torta mentre io ho una guantiera di meringhe che nessuno vuole guardare. :*

  10. dm Says:

    Forse ha senso chiedersi se la persona che chiede di poter modificare il tuo testo sia uno dei suoi destinatari. Se è così, ha la possibilità di agire in sintonia al testo – questo al di là degli imperativi editoriali – e coniugare le istanze accettabilmente. Se non è così, mi pare che ci si potrebbe trovar di fronte a un chirurgo inconsapevole dell’anatomia del paziente sul lettino della sala operatoria (rilanciando il nesso del fotogramma là in alto: il chirurgo è alieno e non il paziente oppure il contrario).

  11. amandamelling Says:

    dm teoricamente chi prende in mano il testo dovrebbe essere competente per quel genere dove ha messo le mani, quindi è implicito che rappresenti anche il lettore medio.

  12. dm Says:

    Amanda, non ho parlato certo di competenze. Le lettura non è una cosa semplicemente tecnica. È soprattutto – fatte salve le abilità necessarie – una delicata faccenda di compatibilità degli immaginari. Un testo non è un artefatto Meccano (anche se i meccanismi narrativi a volte lo sono – ma un testo non vive di soli meccanismi narrativi, in qualche caso).

  13. amandamelling Says:

    Io non intendevo solo per tecnica. Credo che le buone vibrazioni su un testo dipendano anche dal tuo allenamento alla lettura di quel genere letterario.

  14. dm Says:

    Sono d’accordo, ovviamente. Ma ti è mai capitato di assistere a una discussione tra due lettori esperti (per cui non potresti dire che uno è più esperto dell’altro) in cui il valore percepito dell’opera sta agli opposti…?
    Evidentemente non il valore percepito, ma proprio l’opera stessa.
    In questo caso, è molto probabile che uno appartenga all’insieme dei destinatari dell’opera, mentre l’altro proprio no.
    Credo che metter le mani in un testo sia un’operazione riservata soltanto ai suoi destinatari. Come sopra.

  15. Giulio Mozzi Says:

    Ma, Daniele (dm), non è mica detto che, se uno appartiene all’insieme dei destinatari dell’opera, l’opera gli sembrerà necessariamente buona.
    In alter parole: non necessariamente mi piacerà un’opera nella quale si lavori sul medesimo immaginario che ci ho io.

    Peraltro, ciò che distingue la lettura da professionista dalla lettura da dilettante (tenendo conto che anche i professionisti leggono da dilettanti, quando non stanno lavorando, ec., a parte certi malati di mente come me), è proprio questo: nella lettura da professionista, il lettore si apre all’opera al di là della condivisione o compatibilità dell’immaginario.

  16. dm Says:

    Sì, Giulio, non è detto che se uno appartiene all’insieme dei destinatari di un’opera, questa gli sembrerà buona, o bella. Ma credo sia facile. È più difficile (anche nel senso in cui ci vogliono più risorse, più disponibilità e una certa forma di arrendevolezza) se questa condizione è ben lontana.

    Ti reputo un lettore-professionista professionista, ma credo che il tuo professionismo si nutra delle tue qualità artistiche. E le tue qualità artistiche non mi sembrano alla portata di tutti. Certo non di un qualunque lettore che aspira a diventare professionista. Quindi, insomma, concediamo dei limiti al professionismo.
    Oltre a questo, il caso ipotizzato più sopra

    ti è mai capitato di assistere a una discussione tra due lettori esperti (per cui non potresti dire che uno è più esperto dell’altro) in cui il valore percepito dell’opera sta agli opposti…?
    Evidentemente non il valore percepito, ma proprio l’opera stessa.

    A me – che sì, non sono un addetto nel mondo delle lettere – capita con una certa frequenza di ascoltare o di leggere quel genere di dispute da parte di lettori professionisti. (Non so: il critico letterario è un lettore professionista?).

  17. dm Says:

    (Non c’entra molto, e quindi metto il commento tra parentesi. Si parlava delle possibilità di ricezione del testo narrativo, un po’ di fretta (e da parte mia, col dilettantismo che mi contraddistingue) nella bacheca di A.M., fra i commenti al post. Il contenuto è pubblico all’interno di facebook).

  18. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1981] – Professionisti: ma si dilettano. “ [*]
    [*] Lsds / 604

  19. sandra Says:

    Io ho appena rifiutato una pubblicazione perché vincolata a tagli che proprio non riuscivo a condividere e, paradossalmente, avrei dovuto eliminare proprio le parti inserite dietro suggerimento di una editor esterna alla quale avevo sottoposto il manoscritto in precedenza, perché ho già lavorato con lei e mi trovo in perfetta sintonia, anche se spesso mi striglia. Più passano i giorni e più sono convinta di avere fatto la scelta giusta per me. Spesso si vuole snaturare un’opera per meglio collocarla in una collana di genere.

  20. RobySan Says:

    Ex Wikipedia:

    Elio Vittorini, che negli anni ’50 curava per la casa editrice Einaudi la collana in cui doveva essere inserito “Il sergente nella neve”, impose a Rigoni di riscrivere il romanzo per ben sette volte.[senza fonte][*]

    [*]: però potrebbe essere vero!

  21. Benedetta Saglietti Says:

    “Comincio a leggere, e già alla terza riga non mi riconosco più. È come se mia voce provenisse dal folto di una bianca barba ottocentesca (sopra la barba ci sono anche due baffoni arrotolati a manubrio) e fosse diventata lenta, sussiegosa e baritonale. In altre parole: quella che doveva essere, nella mia mente, un’amabile introduzione ad alcuni argomenti rilevanti della creatività si è trasformata in una legnosa, contorta (e noiosissima!) dissertazione”. Succede a Anna Maria Testa http://nuovoeutile.it/stile/

  22. Non Cogito, Ego Sum Says:

    I punti 10 e 5 sono in palese contrasto. Il punto 5 dice di ricordare all’editor che il suo unico scopo è il profitto (nel punto 8 viene meglio specificato), mentre lo scopo dell’autore è la bellezza dell’opera, e che le due cose potrebbero coincidere solo per caso. Il punto 10, invece, suggerisce di riflettere con attenzione nel caso in cui l’editor ci dicesse che il nostro libro non è bellissimo, quando noi siamo convinti del contrario. Dunque non ho ben capito: secondo il tuo schema, compito dell’editor è giudicare la bellezza del libro o la sua vendibilità? Oppure dobbiamo prendere in considerazione il fatto che un editor ci dica “sì hai scritto un’opera eccelsa, ma non è vendibile, per cui tanti saluti”?

  23. Non Cogito, Ego Sum Says:

    Noto che è stato pubblicato sul blog un commento di altro utente, inviato in orario successivo rispetto al mio, che ancora non compare. Deduco quindi che il mio ti sia sfuggito, o che la connessione abbia fatto cilecca. Te lo invio di nuovo:
    I punti 10 e 5 del tuo schema sono in palese contrasto. Il punto 5 dice di ricordare all’editor che il suo unico scopo è il profitto (nel punto 8 viene meglio specificato), mentre lo scopo dell’autore è la bellezza dell’opera, e che le due cose potrebbero coincidere solo per caso. Il punto 10, invece, suggerisce di riflettere con attenzione nel caso in cui l’editor ci dicesse che il nostro libro non è bellissimo, quando noi siamo convinti del contrario. Dunque non ho ben capito: secondo il tuo schema, compito dell’editor è giudicare la bellezza del libro o la sua vendibilità? Oppure dobbiamo prendere in considerazione il fatto che un editor ci dica “sì hai scritto un’opera eccelsa, ma non è vendibile, per cui tanti saluti”?
    Mi pare una richiesta scritta in italiano corretto e non priva di logica, e come tale meritevole di chiarimento.

  24. Giulio Mozzi Says:

    Non faccio fatica a immaginare un editor molto competente, perfettamente capace di riconoscere la bellezza, eccetera, e nel contempo cinicamente rivolto al profitto.

  25. Non Cogito, Ego Sum Says:

    Forse volevi scrivere:
    non faccio fatica a immaginare un editor molto competente, perfettamente capace di riconoscere la bellezza, eccetera, e nel contempo disposto cinicamente a sacrificarla – se necessario, il che non è detto – in nome del profitto, pubblicando qualcosa di molto meno bello ma ben più remunerativo.

    Così è più chiaro. E la chiarezza è molto importante.
    Rimarrebbe da chiarire cosa si intende per “bello” ma magari ne riparleremo.

  26. Non Cogito, Ego Sum Says:

    Non so se continui a non approfondire l’argomento per mancanza di tempo, interesse o altro, ma finché non mi darai una risposta dettagliata o non mi cacci a pedate dal tuo blog, io insisto.
    Ripeto: tu hai scritto che l’editor è cinicamente rivolto al profitto, pur sapendo riconoscere la bellezza di un’opera, e fin qui tutto ok, lo sapevo anche io (anche se ho molti dubbi riguardo la capacità di riconoscere la bellezza etc, anche perché questo implica definire oggettivamente la bellezza e qui si apre un discorso infinito). Poi al punto 10 del tuo schema scrivi: “Siete proprio sicuri che il vostro libro sia bellissimo e perfetto e che l’editor sia un cretino o un incompetente o un mostro assetato di sangue? Pensateci bene.”
    Ora, visto che tu, come me, sei una persona di cultura, che si suppone sappia maneggiare l’italiano, dovresti spiegarmi la logica del tuo discorso, specialmente locuzioni del tipo “mostro assetato di sangue”. Se l’editor se ne frega della bellezza e mira solo al profitto, a prescindere dal fatto che ciò sia un atteggiamento saggio, nobile, ignobile e via discorrendo, per quale motivo io dovrei “pensarci bene” nel caso in l’editor rifiutasse il mio romanzo, da me ritenuto “bellissimo”? Esattamente, a COSA dovrei pensare bene? Spiegamelo per favore.
    Oppure, fossi in te, proporrei una sintesi del tuo schema, riportando il mio ultimo commento (basato su quanto avevi scritto tu), ovvero:
    “non faccio fatica a immaginare un editor molto competente, perfettamente capace di riconoscere la bellezza, eccetera, e nel contempo disposto cinicamente a sacrificarla – se necessario, il che non è detto – in nome del profitto, pubblicando qualcosa di molto meno bello ma ben più remunerativo.”

    Spesso chi PRETENDE chiarezza in un paese di cazzari come questo (ah, ovviamente spero che tu non faccia parte dei cazzari) viene bollato come pedante, rompica$$o, hater (ma questa è già una parola per esperti), antipatiko, e via dicendo. Anche per questo forse il 60% degli itailani non legge nemmeno un libro all’anno?

  27. verabas Says:

    occorrono editor per gli editor, editor che correggano gli errori degli editor e che a loro volta siano riletti da altri editor che si fanno consigliare da loro amici editor.
    meglio che gli editor siano gli unici lettori correttori e spettatori di alcuni testi – prosa o poesia – testi fatti da loro e per loro uso.

    intanto:
    gli scrittori scrivano, i poeti facciano poesie, e i lettori, se lo desiderano ancora, magari possono pure leggere.

    se poi anche i poeti leggono quello che hanno scritto gli scrittori e i lettori leggono quello che hanno scritto i poeti e se tutti, poeti e scrittori, leggono l’umile recensione dell’ultimo lettore allora siamo proprio a posto.

  28. RobySan Says:

    …e ci vogliamo tutti bene!

  29. Non Cogito, Ego Sum Says:

    Insisto, caro Giulio. Sto ancora aspettando una risposta alla mia domanda (vedi mio commento del 20 dicembre). In alternativa, puoi sempre bannarmi, o cacciarmi dal blog in qualche altro modo digitalmente possibile.

  30. Giordano Says:

    Alien3. Alla fine lei ha un terribile attacco di colite e scivola in un bollitore gigante. Il film più triste della serie. Ho pianto tanto. Ero innamorato di Ripley.

  31. Raffaella Romagnolo Says:

    Ho sempre creduto nel punto 9. La scrittura è sempre stata il mio secondo (o primo) lavoro. Ma esiste una condizione di piena libertà? Grazie per la chiarezza, come sempre

  32. Giulio Mozzi Says:

    Ego, l’editor potrebbe aver ragione. Tutto qui. Potrebbe. Vale la pena di prendere in considerazione questa possibilità.

  33. Ego Says:

    Ok, grazie. In effetti, sarebbe bello se avessero sempre torto o ragione, ma parliamo pur sempre di esseri umani.

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