“Quello che verrà”, di Michela Fregona / 13

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Leggi il tredicesimo capitolo di Quello che verrà di Michela Fregona

Leggi il tredicesimo capitolo di Quello che verrà di Michela Fregona

[Continua la pubblicazione del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà. Ogni lunedì un capitolo. Immagini a cura di Albergo Bogo]. [Vai al capitolo precedente].

Forse il tipo non ha capito a chi sta parlando.
Magari questo è il suo intervento standard, e lui se lo porta dietro come fosse un soprabito, chissenefrega se piove o c’è il sole, davanti: sale sul palco, se lo infila, e via.
Del resto: quanti ce ne sono così, in giro, di fenomeni microfonati, che gli piace mettere su uno scandaletto della durata palco-pubblico, roba da piccolo cabotaggio, giusto per fare il pieno di occhiate, una volta giù dal pulpito.
Dalla sveglia delle cinque e trenta, nella famosa macchinata con il preside (un dolcevita inaudito: color senape, ma elettrico. Roba che bisognerebbe farla proibire, prima delle undici di mattina) ci siamo sorbellati due ore di guida prudente e poi, in tangenziale, una gincana tra i camion da farci invecchiare tutti in un colpo.
«E allora, la gita…tutto bene?»
«Sì, grazie»
«Li avete riportati indietro tutti quanti? nessuno lasciato per strada?»
«Tutti sani e salvi. Un colpo di calore in cima al campanile di Torcello, causa stivali col pelo…»
«…col pelo? oh, Gesù!»
«…visita al mosaico del Giudizio Universale molto apprezzata, viaggio in vaporetto senza naufragi, bel tempo, nessuno in acqua fuori programma, pic nic multiculturale, scammellata da San Marco in stazione senza incidenti»
«E il tipo delle maschere, l’avete incontrato, quest’anno?»
«Ahmid? Che memoria, preside! Sì, certo. Ahmid ormai è una tappa fissa»
E anche un vero spettacolo: non solo perché il laboratorio è un luogo pazzesco, stivato dalla terra al soffitto di maschere, parrucche, cappelli, follie di ogni tipo, e Ahmid (scappato a Venezia dall’Iran ormai trent’anni fa) è un personaggio che sembra disegnato apposta per un fumetto degli anni Trenta – occhialini ovali, basco, grembiule bianco con martingala e baffi a manubrio.
Ma soprattutto perché assistere allo stupore delle facce dei nostri, immobili nella sauna del laboratorio, mentre davanti ai loro occhi le mani di Ahmid vanno e vengono con le strisce di carta bagnata, con la colla, con gli stampi, è la vera soddisfazione segreta della gita: da impacchettare e mettere via gelosamente, nella scatola dei ricordi.

Continua a leggere il tredicesimo episodio del romanzo Quello che verrà di Michela Fregona.

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2 Risposte to ““Quello che verrà”, di Michela Fregona / 13”

  1. LetturAttiva Says:

    Capitolo ben costruito, riporta alla rimpianta freschezza di scrittura delle prime pagine. Letto con piacere. Lo spaccato dei corsi di formazione docente è assai – ahimé- veritiero nella sua spietatezza. Procedo fedele nella lettura del romanzo.

  2. francavisentin Says:

    Notevole

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