Dieci passi per raggiungere la felicità sessuale per mezzo della letteratura

by
Gustave Flaubert, Emma Bovary

Gustave Flaubert, Emma Bovary

di giuliomozzi

1. Il primo passo consiste nel riconoscere che non è possibile praticare contemporaneamente la sessualità e la letteratura.

2. Il secondo passo consiste nel riconoscere che, se è possibile raggiungere la felicità sessuale senza la letteratura, è comunque meglio raggiungere la felicità sessuale per mezzo della letteratura.

3. Il terzo passo consiste nel riconoscere che la felicità sessuale raggiunta per mezzo della letteratura è diversa dalla felicità sessuale raggiunta con altri mezzi.

4. Il quarto passo consiste nel riconoscere che la letteratura aggiunge, alla felicità sessuale raggiunta con mezzi diversi dalla letteratura, le qualità della moltiplicazione, della replicabilità, della durata e dell’eternità.

5. Il quinto passo consiste nel riconoscere che la sessualità senza la letteratura permette di aver che fare contemporaneamente con un numero piuttosto ridotto di partner; mentre la sessualità per mezzo della letteratura consente di aver che fare contemporaneamente con un numero piuttosto alto di partner (molte migliaia, a volte).

6. Il sesto passo consiste nel riconoscere che la sessualità senza la letteratura permette di replicare l’atto, all’intero di una unità di tempo, un numero assai limitato di volte, con un effetto di sfiancamento; mentre la sessualità per mezzo della letteratura permette di replicare l’atto, all’interno di una unità di tempo, numerose volte, con un un effetto di galvanizzazione.

6. Il sesto passo consiste nel riconoscere che la sessualità senza la letteratura permette di praticare rapporti che, per quanto durevoli, non saranno mai durevoli come i rapporti consentiti dalla sessualità per mezzo della letteratura (si consideri, per esempio, il numero delle pagine della Ricerca del tempo perduto).

7. Il settimo passo consiste nel riconoscere che la sessualità senza la letteratura ha come termine naturale e invalicabile il termine della vita; mentre la sessualità per mezzo della letteratura non garantisce, ma nemmeno impedisce l’accesso a una sessualità oltre il termine della vita: in qualche caso particolarmente meritevole, a una sessualità eterna.

8. L’ottavo passo consiste nel riconoscere che la sessualità per mezzo della letteratura non ha nulla che fare con i libri che si leggono con una mano sola (v.).

9. Il nono passo consiste nel riconoscere che la felicità sessuale raggiunta senza la letteratura è perennemente insidiata dalla caducità.

10. Il decimo passo consiste nel riconoscere che il raggiungimento della felicità sessuale coincide con l’astinenza dalla sessualità, e quindi con la letteratura.

17 Risposte to “Dieci passi per raggiungere la felicità sessuale per mezzo della letteratura”

  1. Luan Says:

    Dieci baggianate fondate sul falso presupposto che la letteratura produca orgasmi e sborramenti non metaforici: un conto è il piacere della lettura, un conto il piacere sessuale.

  2. Monica Bauletti Says:

    Questo decalogo mi sembra fatto per i soli addetti ai lavori, e per addetti ai lavori non intendo certo a quei lavori fatti con una sola mano. È evidente che ha poco a che fare con l’atto sessuale (lo conferma il punto 8), tuttavia non credo di aver afferrato appieno il primo e l’ultimo punto, non che possa dire di aver colto il senso profondi degli altri punti, ma i due estremi li ho dovuti rileggere più volte e mi lasciano un po’ dubbiosa.

  3. RobySan Says:

    Leggo, leggo forsennatamente e forse dissennatamente. Sono esausto. Le forze mi mancano e l’ovetto sbattuto con zucchero e marsala è oramai un pannicello caldo. Forse devo porre un freno a cotanta frenesia letterario-sessuale; tenere la frenesia a freno m’è difficilissimo e mi chiede quasi altrettanta fatica che condurre felicemente a termine un amplesso letterario con un Tolstoj o una Dickinson. Dice, ‘dovresti essere meno rigido, meno aggressivo, dovresti assecondare la letteratura contemporanea, i nuovi autori’. Giusto, dico io, devo lasciar fare a loro. Così risparmio ova, zucchero e marsala.

    P.S.: more solito c’è un punto duplicato, il 6. Che famo? Li teniamo in alternativa?

  4. Ma.Ma. Says:

    Insomma un bel po’ di roba platonica. Mi viene in mente un film – di cui non ricordo il titolo – che vidi in tenera età. I protagonisti facevano sesso guardandosi semplicemente negli occhi e grazie a un unico contatto fisico: posti a specchio appoggiavano i palmi delle loro mani gli uni contro gli altri. Non posso dire che sia stata un’esperienza molto formativa, ma mi sono chiesta per anni come facessero a godere tanto. Cioè: alla fine sembravano proprio felici e appagati,… L’idea della sessualità metafisica ha qualcosa di interessante, ma per ora l’ho considerata solo quale preludio a qualcosa di più palpabile. Legare le due esperienze potrebbe essere davvero un qualcosa in più. O meglio, finito il libro… si può anche passare ad altro. O no? Un po’ come fanno i seguaci della setta del triangolo (li ho battezzati così perché il nome reale mi fu spiegato in spagnolo quand’ero in Costa Rica e non c’ho capito molto). Ad ogni modo questi adepti per mangiare impongono le mani sul cibo in modo da formare un triangolo. Così facendo – mi dissero – loro assorbono tutta l’energia del cibo, tanto che potrebbero sopravvivere di questo. Quando li vidi all’opera, però, rimasi un po’ stupita dal fatto che dopo aver assorbito tanta energia si fossero messi a mangiare il cibo “spompo”. Alla mia domanda sul motivo per cui non si fossero accontentati dell’energia, mi risposero che il primo atto era per nutrirsi, il secondo per godere di un piacere della vita.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Roby: ultimamente do i numeri. Teniamo tutto così.

    Lucio: il presupposto, ahimè, non è quello (come è evidente quantomeno dal punto 10).

    Monica: infatti qui non si parla di “atti” ma di “felicità”.

    Ma.Ma.: la sessualità più felice è quella degli asceti, no?

  6. Nadia Bertolani Says:

    Giusto! A parer mio il sesso è sopravvalutato mentre la felicità sessuale, asceti in testa, è cosa buona e giusta. Senza contare che nessuno ha qui nominato gli orgasmi spontanei che molto hanno a che fare non con le idee platoniche ma con l’intelletto. Basta così, non ho sufficiente autorità per continuare o controbattere. Buona (nel senso di letteraria) felicità a tutti.

  7. Ma.Ma. Says:

    Anzitutto credo esista anche un ascetismo che non metta in conflitto lo spirito, il metafisico, con il corpo, ma al contrario che permetta a quest’ultimo di “migliorare” le proprie sensazioni e prestazioni attraverso la “meditazione” e la ricerca del superamento dei propri limi per aumentare la propria consapevolezza, che altri chiamano invece spiritualità (ma che in questo caso non ha però nulla a che vedere con analoghi valori religiosi). (NB: sta diventando complicato sintetizzare certi concetti).
    Ma soprattutto, Giulio, credo di più al libro delle risposte (e ci credo davvero) che non a quelli che raccontano di aver raggiunto chissà quali soddisfazioni ascetiche…😉
    Detto questo, aggiungo che sono un’amante dell’amore, delle idee, dell’intangibile, e di altri stimoli che poco hanno a che fare necessariamente con l’avvinghiarsi di corpi. Quindi, nonostante le mie osservazioni, sottoscrivo il tuo decalogo!

  8. gian marco griffi Says:

    Non ci ho capito niente.

  9. DANTE TORRIERI Says:

    Per me il Mozzi, con questo post intende dire, lo stesso che dice Vasco nella canzone:

    -Sei pazza di me.

    E cioè:

    Ti farò far l’amore, sai,
    come nessuno mai […]
    e resterò dentro di te
    fino a quando vorrai piangere.

    Vasco infatti avverte (la donna/e):

    -Ti farò far l’amore, sai, come nessuno mai…

    E perché dice una cosa così? Perché lui (il Vasco), ma il Mozzi intende lo scrittore, con quelle parole l’avverte:

    -resterò dentro di te fino a quando vorrai piangere…

    Ma resterà dentro di lei, non con – il fatto apposta – ma bensì con le parole della canzone.

  10. acabarra59 Says:

    “ Senza data [2015] – L’altro giorno, quella che, con ogni evidenza, è la mia compagna, se non « di vita », di una metà, la seconda, della mia vita, è tornata a casa con un libro. Non sto a dire dove l’aveva trovato, fatto sta che me l’ha regalato. Il libro era De l’Amour, di Stendhal (Garnier-Flammarion, 1965 – con una specie di curioso ex libris: « Libreria internazionale L. Cappelli – Trieste – 12-4-65 – nf 3, 95 »). Io l’ho ringraziata, ma non le ho detto – mi sono astenuto da dirle – che ce l’avevo già. È una storia un po’ strana, piuttosto “ stendhaliana “, diciamo così, e ho voglia di raccontarla. Dunque, una quarantina d’anni fa, io ero tornato a casa. A casa avevo ritrovato tutto – quasi tutto – quello che, andandomene, avevo lasciato. Fra quello che avevo ritrovato c’era anche Lei, il mio grande, grandissimo amore di gioventù. Un giorno mi ha anche invitato a cena a casa sua. Ci sono andato, ero, non lo nascondo, emozionatissimo. A casa sua, per farla breve, c’erano un gatto, un cane, due figli e un marito. Perché il tempo era passato, quello che doveva accadere era accaduto, era evidente, era là. Vedendolo, io, non voglio negarlo, sono stato sul punto di cadere, come corpo morto cade, sul pavimento dell’accogliente salle à manger. Perché la verità è che, dopo tutto quel tempo, io ero ancora, grandemente, innamorato. Comunque, anche per fare qualcosa, per darmi un contegno, mi sono messo a guardare fra i libri della sua libreria. E non è stata poca la sorpresa quando ho letto quel titolo, De l’Amour, che sembrava fosse stato scritto, proprio allora, per me. Imbarazzato, emozionato più che mai, l’ho tolto dallo scaffale, ho visto che era un’edizione Garnier, quelle un po’ gialle e un po’ grigie, il grigio era quello della foto della scultura di due amanti – ora mi viene in mente che doveva essere un Amore e Psiche, ora che controllo vedo che è effettivamente l’Amore e Psiche di Canova etc. -, mi è sembrato un bel libro – mi è sembrato anche strano che ce l’avesse lei etc. Per farla anche più breve, lei, vedendo che mi piaceva, me l’ha regalato – lei, ora che ci ripenso, era una a cui piaceva regalare libri, dico regalarli a me… Mah. Boh. Dopodiché, che io sappia, non è successo più niente. Io sono andato via un’altra volta, il tempo è passato, come passa nei romanzi, a grandi sorsi, diciamo così. E ora, ora che sono vecchio, che « tutto è compiuto », che « s’è fatta ‘na certa », come dicono qui, penso che non mi rimane che leggerlo, questo amoroso Dell’Amore. Magari è la volta che capisco che l’Amore, più che un sentimento, è un Argomento. E non è nemmeno detto che sia peggio così. “ [*]
    [*] Lsds / 601

  11. Donatella Says:

    Leggendo i vari punti, mi è venuto in mente il Pascoli, che di orgasmi letterari qualcosina ci capiva (non che gli dessero la felicità, ma almeno la gloria, che è meglio che niente). Poi scopro che è appena uscito un libro in cui, documenti alla mano, si scopre che il (anzi l’ex) virgineo poeta, oltre che col vino e il laudano, si teneva su con le signore allegre. Avesse potuto leggere il decalogo…

  12. L'esageratore Says:

    decalogo nato da un libro di recente (ri)lettura? se sì, quale?

  13. Giulio Mozzi Says:

    Esageratore: no.

  14. Valentina Durante Says:

    Gran bel decalogo. Cose che ho sempre pensate, ma vederle scritte per bene, da 1 a 10, dà soddisfazione. Proporrei una variante, per gentili donzelle, al punto 8: «L’ottavo passo consiste nel riconoscere che la sessualità per mezzo della letteratura raggiunge il suo climax grazie alla letteratura senza sessualità» (almeno: così l’ho intesa io. Ma io sono quella che s’è infatuata di Padre Cristoforo e ha trovato L’amante di Lady Chatterley un libro di gran comicità: non credo di essere affidabile).

  15. Giulio Mozzi Says:

    Oddio, Valentina. E’ successo anche a me, identico, con Lady Chatterley. Gli dèi della Letteratura ci perdonino.

  16. RobySan Says:

    Ho avuto in sogno, questa notte, una visita degli dèi della letteratura. M’hanno incaricato di dirvi che non è il caso di chiedere perdono per le eventuali risate suscitate da “L’amante di Lady Chatterley”. Specie considerando la prima “favolosa” traduzione con cui apparve in Italia (se ne parla qui).

  17. acabarra59 Says:

    “ 20 novembre 1991 – Un bracconiere si pente, un bracconiere non si pente. Un bracconiere parla: questa è la notizia. Questo è il giornalismo. Ci ho messo venticinque anni a capirlo. Stupido come un guardiacaccia. “ [*]
    [*] Lsds / 603

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