“Quello che verrà”, di Michela Fregona / 11

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Leggi l'undicesimo capitolo di Quello che verrà di Michela Fregona

Leggi l’undicesimo capitolo di Quello che verrà di Michela Fregona

[Continua la pubblicazione del romanzo di Michela Fregona Quello che verrà. Ogni lunedì un capitolo. Immagini a cura di Albergo Bogo]. [Vai al capitolo precedente].

Parole. Noi che buchiamo il Fadalto con il sole che decide di farsi vedere sull’autostrada, finalmente. Sotto: il lago Morto, che fa tanto miseria per lo spirito e un nome così non glielo hanno dato a caso. Intorno: le ultime costole delle montagne prima della collina trevigiana. La schiena del Visentin da una parte; dall’altra non l’ho mai saputo.
«E insomma, ‘sta Anita?» chiede Alessandro, con la voce che esce direttamente dalla coppa dell’olio, sotto i nostri piedi: effetto combinato partenza all’alba più sigarette preventive, fumate in piedi davanti al bar della tettona prima di salire in macchina.
«Niente. Non mi ha più chiamato. Dovevo tenerle i bambini, ma non si è fatta viva. Non so che pensare…». Io sto sul sedile dietro.
Davanti, invece, dal lato passeggeri, sta Cecco, da venti minuti in lotta con lo spazio vitale sotto al cruscotto: una, due pacche già ben assestate tra stinco e caviglia. Non trova pace. A quaranta e passa, il mondo continua a conoscerlo via ematoma: a lui, dice, la pubertà non è mai passata. Troppe gambe, troppi piedi.
«E…? Fe-mo che? Dispersa? Ritiro? Dicembre?».
Alessandro guida senza badare ai contorsionismi al suo fianco. La domanda resta in bilico sopra la leva del cambio.
L’abitacolo della Bravo scassata, come al solito, fa anche da sala riunioni. E maggio vuol dire un sacco di punti da mettere. Nonché virgole, e puntini di sospensione. A Padova ci aspetta il re di tutti i convegni, l’annuale appuntamento social-carcerario, ma le due ore di viaggio sono il succo concentrato di tutti i consigli di classe dell’anno.
Cecco boccheggia, come sempre quando è sulle spine:
«No» dice.

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