Guida in dieci punti al buon uso di un apprendista (di scrittura, ma anche no)

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Se volete capire cosa c'entri Shania Twain con questo articolo, dovete leggere l'articolo

Se volete capire che diavolo c’entri Shania Twain con questo articolo, dovete leggere l’articolo

di giuliomozzi

[Vedi anche la Guida in dieci punti al buon uso di un maestro (di scrittura, ma anche no)].

1. L’apprendista può essere più bravo del maestro. Può essere più giovane, meno esperto, meno determinato, meno convinto, meno istruito, meno socialmente inserito, meno danaroso, eccetera eccetera, può essere meno questo o meno quello, ma può essere più bravo del maestro. Il maestro deve accorgersene e agire di conseguenza.

2. Quando incontra un apprendista più bravo di lui, il maestro deve riconoscerlo. Troverà dunque il modo, sufficientemente cerimoniale e impressionante, per dire a questo apprendista: tu sei più bravo di me, non sto scherzando, non è un complimento, è che proprio tu sei più bravo di me. Se l’apprendista sarà colto da vanità, il maestro avrà sbagliato. Se l’apprendista si sentirà pieno di responsabilità, il maestro (per questa volta) l’avrà fatta giusta.

3. L’apprendista può non essere abbastanza bravo. In quel caso il maestro può scegliere tra rigettare l’apprendista, dargli una formazione sommaria, o attirarlo in un apprendistato interminabile. La terza scelta è ignobile, la seconda può avere una sua decenza, la prima va agita con attenzione: certi rifiuti ammazzano o fanno virare all’isteria.

4. Il maestro e l’apprendista devono mettersi d’accordo su che cosa l’apprendista vuole e che cosa l’apprendista può apprendere, su che cosa il maestro vuole insegnare e che cosa il maestro può insegnare. C’è chi si iscrive a un corso di nuoto per imparare a nuotare e chi per diventare una Pellegrini: sono cose molto, molto diverse. Un legno destinato a essere violino non può essere ammesso a un corso per diventare sedie, e viceversa.

5. L’apprendista non è una massa di Pongo. Il maestro non può plasmarlo a suo piacimento (e tantomeno a immagine di sé). Il maestro i cui allievi diventano simili a lui è sicuramente un prevaricatore (magari inconsapevole: ma conta ciò che accade, non le intenzioni).

6. In quanto tecnico, il maestro dev’essere inappuntabile (non “perfetto” o “onnisciente”: “inappuntabile”). In quanto maestro, dev’essere pronto a riconoscere i propri errori: è l’unico modo per insegnare agli apprendisti a riconoscere i propri errori.

7. Ci si può infatuare – càpita – di un allievo o di un’allieva (e non parlo solo dei casi di infatuazione intellettuale, che pure sono frequenti). L’infatuazione non è un buon motivo per trattare quell’allievo o allieva diversamente dagli altri. Per le eventuali dichiarazioni, aspettare il giorno successivo alla conclusione del corso (così magari intanto l’infatuazione passa).

8. E’ possibile provare antipatia per un allievo o un’allieva. L’antipatia non è un buon motivo per trattare quell’allievo o allieva diversamente dagli altri. In particolare, il senso di colpa per l’antipatia provata non è un buon motivo per trattare quell’allievo o allieva come se valesse più di quello che effettivamente vale.

9. E’ un luogo comune quello che dice: Dagli allievi si impara più di quanto si insegni. Se questo luogo comune fosse vero, a chi spetterebbe il dovere di pagare le quote di iscrizione al corso? E: se un altro comune dice che Si impara soprattutto dagli errori, la combinazione dei due luoghi comuni è micidiale.

10. E’ comunque vero che dagli allievi, o apprendisti come li si chiama qui, si impara. Le dichiarazioni di gratitudine non sono una remunerazione sufficiente per questo insegnamento.

E se non avete ancora capito cosa c’entri Shania Twain con questo articolo, ascoltatevi la canzone.

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6 Risposte to “Guida in dieci punti al buon uso di un apprendista (di scrittura, ma anche no)”

  1. Ma.Ma. Says:

    Il punto tre fa paura.

  2. antoniolamalfa Says:

    L’apprendista ambizioso
    L’apprendista ambizioso fa domande di cui sa già la risposta, e lo fa solo per mettersi in evidenza agli occhi dell’insegnante(generalmente l’insegnante ci casca e dice: “bravo, bella domanda).
    L’apprendista ambizioso cerca di mettersi accanto all’insegnante durante la pausa pranzo, e dice all’insegnante che il primo libro scritto dall’insegnante gli ha cambiato la vita(l’insegnante è quasi sempre molto legato al suo primo libro, e ci casca).
    L’apprendista ambizioso all’ultimo incontro del corso dice all’insegnante che questo corso gli ha cambiato la vita, il modo di organizzare la scrittura, la trama, il periodo. Anche la tecnica di spazzolamento dei denti.
    L’apprendista ambizioso ci prova con l’insegnante. Non importa di che sesso sia l’insegnante. L’apprendista si spaccerà per eterosessuale, omosessuale, bisex. Alla bisogna, l’apprendista ambizioso confesserà che questo corso e l’insegnante hanno cambiato il suo orientamento sessuale.
    L’apprendista ambizioso porta sempre con sé il suo dattiloscritto: nello zaino, dentro la giacca, sotto la cintura dei pantaloni. L’apprendista ambizioso cerca il momento di particolare debolezza o stanchezza dell’insegnante per rifilargli il dattiloscritto. In genere il dattiloscritto viene consegnato nelle mani dell’insegnante senza che l’insegnante se ne accorga.

  3. enrico ernst Says:

    Aggiungerei un elemento: se si vuole un apprendista consapevole dei suoi limiti e delle sue potenzialità, il docente deve essere (farsi) consapevole dei propri limiti e delle proprie potenzialità. Anche con i bambini: le parole contano meno del comportamento, della “dirittura” (rafforzo qualcosa che Giulio dice molto bene)…

    (Intorno al punto 3) ci sono dimensioni dell’esplorazione delle proprie potenzialità espressive (non solo nel campo della scrittura, penso), in cui l’essere bravo o meno non conta assolutamente NULLA… dannosissimi (e sovente del tutto ingiusti) i confronti “stretti” tra apprendista e apprendista sotto il rispetto del talento e della bravura…

  4. enrico ernst Says:

    Antonio, mi sento un seriosone… ma direi ci sono due allievi “ambiziosi”: uno che proprio mosso dall’ambizione vuole imparare e lavora tantissimo, anche con una buona dose di umiltà, motivato… e l’altro invece (probabilmente quello che delinei) è un tale o una tale che l’ultima cosa che vuole è imparare, perché – in fondo – è già arrivato/a, e ha bisogno solo (a volte in maniera straziante) di un riconoscimento… ah il secondo/la seconda non è un apprendista (un’apprendista): non può ma soprattutto non vuole esserlo. Va fatto/a consapevole che – forse – ha sbagliato via e numero civico…

  5. sergio trapanotto Says:

    Lo scrittore che era amato dalle donne.

    Tu sei uno scrittore,
    tu sei altruista:
    la toglierai dalla strada sterrata e fangosa.

    Tu sei uno scrittore,
    tu sei benevolo:
    la porterai sul tuo sentiero fiorito.

    Tu sei uno scrittore,
    tu sai cos’è bene e cos’è male:
    le spiegherai che deve cambiare.

    Tu sei uno scrittore:
    tu sai cos’è giusto e cos’è sbagliato:
    le insegnerai a essere imparziale.

    Tu sei uno scrittore…
    tu sei un figlio di puttana!
    me la riconsegnerai pulita e perfetta
    e io sarò solo un verme da schiacciare.

  6. Pasquon Paolo Umberto Says:

    La strada per l’inferno è percorsa dai cattivi maestri che portano al guinzaglio legioni di bravi apprendisti al solo scopo di farli diventare come loro, dei cattivi maestri. Il distacco è necessario, il contatto malsano rende vana ogni fatica. Il buon maestro sa quando dire al buon apprendista “ora vai il mio lavoro e svolto, da ora in avanti cerca un buon apprendista e, un giorno, se vorrai, narragli chi ero è un buon modo per non perdersi negli echi di ieri”.

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