Note di lettura: “Fight night” di Stefano Trucco.

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di Luigi Preziosi

stefano_trucco_fight_nightDue ragazzi, per diversi motivi attratti dal kick boxing, fino a diventarne protagonisti, si confrontano, percorrono senza conoscersi strade diverse, ma caratterizzate da un che di violento che si manifesta non solo nello sport che praticano, ma permea il loro modo di stare al mondo. Su di essi aleggiano, anche se materialmente assenti, ingombranti figure paterne. Ettore è figlio di un carabiniere, che è anche il primo caduto in Afghanistan, Alessandro è orfano di un maneggione disonesto, suicidatosi al momento di rendere il conto, finanziario ed esistenziale. Su queste premesse, Stefano Trucco sviluppa il suo romanzo di esordio, Fight Night (Bompiani).

Le vicende dei due giovani pugili si sviluppano su linee destinate ad intrecciarsi solo nell’ultima parte della storia, essendo la gran parte della narrazione dedicata a progressivi approfondimenti delle personalità dei due protagonisti. Ettore e Alessandro, nomi evocativi di ellenici splendori virili, utilizzati per conclamarne la vocazione epica, percorrono itinerari evidentemente simmetrici, anche se la narrazione tende positivamente ad occultare forme di meccanica specularità delle loro vicende.

Uno, Ettore, figlio di un eroe, si inoltra spavaldamente nell’abisso della violenza anche fuori dal ring, come se il dolore per la morte del padre potesse riscattare qualunque abiezione, muovendosi all’interno di gruppi parafascisti di violenti da stadio, e subendo l’influenza nefasta di Flavio Sinatra, poliziotto corrotto, amico di suo padre prima e amante di sua madre poi. Alessandro, figlio del reprobo, intuisce nella pratica sportiva uno strumento di disciplina anche morale e di purificazione, trasmigra dagli ambienti alto borghesi della famiglia di origine verso altri contigui alla sinistra cittadina, e fa amicizia con Gianluigi, giovane intellettuale che ne subisce il fascino ambiguo, oscillante di continuo tra posture rudemente guerriere ed autocommiserazioni tardivamente adolescenziali. Gli incontri, descritti con ampiezza di dettagli realistici, narrano la consistenza anche umana dei due: Ettore è una sorta di giovane nume guerriero, nato per la battaglia, che sconfigge gli avversari con irritante superiorità, il talento di Alessandro è meno naturale, e più costruito con impegno e volontà. Il percorso di progressivo avvicinamento dei due attraversa una congerie di vicende rivolte a definire meglio circostanze e limiti del loro confronto: in esse prendono forma alcune figure fondamentali per ciascuno. Da Eleonora, ragazza bellissima il cui amore per Alessandro ha evidenti (e ampiamente prevedibili) effetti catartici sul ragazzo, a Vanessa, figura in cui (un po’ incongruamente) coesistono assennatezza (inaspettata, dato il contesto generale) ed inquietanti scivolate verso l’irrazionale e l’esoterico, al Maestro, che oltre ad esercitare un influsso forte sulle loro personalità ancora acerbe, sarà, in tempi successivi, per entrambi istruttore di kickboxing, a Bobo, piccolo delinquente amico di Ettore, a Carolina, le cui azioni hanno l’unico fine di salvare Ettore dal vortice di perdizione in cui pare compiacersi di scivolare.

I due protagonisti vivono circondati da una corte, imponendo a chi li circonda un sorta di sudditanza che intossica rapporti e deteriora sentimenti. Non c’è reciprocità affettiva nelle relazioni che intessono: generalmente, soprattutto Ettore, prendono più di quanto danno. In questi ragazzi così disinibiti ed in apparenza immediati nelle loro reazioni emotive non c’è parità in quelle relazioni che, come l’amicizia e l’amore, dovrebbero essere gratuite per definizione. Piuttosto, entrambi paiono essere ragione di attrazione per una gioventù disorientata, incerta sull’individuazione di ciò può contare davvero per lei, affascinata da richiami fasulli e contemporaneamente rassegnata nella consapevolezza della propria fragilità. Sono tribù contrapposte, definite con nettezza nei loro contorni di estrazione sociale e di appartenenza politica. Ma Trucco, consapevole della desuetudine che nei nostri anni logora queste categorie, pare usarle in maniera astratta, quasi per indicare il paradigma della contrapposizione, piuttosto che per definire due modi diversi di elaborare il vivere collettivo. Il dualismo tra i due si risolve nell’ultimo combattimento, al quale Alessandro giunge avendo faticosamente maturato una certa, pur precaria, consapevolezza di sé. Ettore, invece, pare via via smarrire la sicurezza che in precedenza lo insuperbiva. Il finale, per qualche eccesso di visionarietà e per il suo virare un po’ troppo brusco verso esiti positivi, nuoce all’esemplare compattezza che qualifica positivamente il resto del romanzo. Compattezza che non è inficiata dall’ampia diversificazione dei punti di vista che qualifica il romanzo, ma paradossalmente ne è evidenziata, risultato manifesto di una tecnica narrativa piuttosto sofisticata (oggetto tra l’altro di analisi testuali molto circostanziate presenti in rete, vedi ad esempio qui e qui). Ne deriva piuttosto una robusta caratterizzazione dei personaggi, generalmente ben individuati, ma non degradati a stereotipo. E le vicende di Ettore e Alessandro scorrono via fluide, senza particolari cali di tensione, in una Genova spesso corrucciata, cupa e gonfia di pioggia, ideale fondale per una storia impietosa nel mostrare quanto in fondo è breve il passo tra eroismo e scelleratezza.

* * *

Di Stefano Trucco, in vibrisse, sono apparsi due articoli:

Ho un problema: sono finalista a Masterpiece;

un contributo nella serie “La formazione dello scrittore”.

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2 Risposte to “Note di lettura: “Fight night” di Stefano Trucco.”

  1. LiveALive Says:

    Grazie per aver citato l’analisi che avevo fatto sul forum “Gladiatori della Penna”! La stessa analisi si trova anche a questo link;
    http://convivioamoris.weebly.com/fight-night.html
    Consiglierei di usare questo come rimando perché è un po’ più ordinata.

  2. luigi preziosi Says:

    Questo è il bello della Rete, LiveALive …

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