Lettera aperta al presidente della Giunta regionale del Veneto

by
Il presidente della Giunta regionale Veneta, Luca Zaia

Il presidente della Giunta regionale Veneta, Luca Zaia

di un cittadino veneto

Cittadino Zaia!
Mi rivolgo a lei nella speranza di trovare orecchie attente e mente pronta a cogliere l’importanza del problema che le sottopongo. Negli ultimi tempi, come forma di depravazione di una malintesa ideologia democratica, si è diffusa in Italia – e nel nostro Veneto in particolare – una particolare e pericolosa forma di pensiero. Sempre maggiore è il numero di chi, allo scopo evidente di promuovere e portare al potere un ceto dirigente inetto e incapace, e quindi facilmente manipolabile, sostiene che non è vero, come rècita l’antica sapienza veneta, che chi che nasse móna more móna, ma che tutti indistintamente, qualunque sia il loro Q.I., hanno la possibilità di raggiungere le più alte vette dell’intelligenza e della sensibilità. A tale scopo il denaro pubblico, cioè il denaro di tutti noi dovrebbe essere investito non nel promuovere l’eccellenza di chi veramente sia in grado di procurare beneficio alla società e alla cultura, ma nel livellare al livello più basso, quello appunto dei mona, la formazione di tutti.
In paesi dove simili strategie sono state applicate, come in Inghilterra e in Australia, questo ha portato ad una rapida monizzazione della gioventù, con conseguente aumento del rincoglionimento collettivo, dipendenza da videogiochi, eccessi di violenza alle partite di calcio, non ché incremento dell’attività sessuale irresponsabile con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza.
Questa ideologia, nota negli ambienti sedicenti “progressisti” come “moner theory“, ovvero “teoria del mona“, sta raccogliendo consenso sotto le spoglie di un falso senso umanitario, ed è biecamente perseguita da chi tenta di racimolare a scopi elettorali il voto delle persone più deboli e fragili e meno capaci di responsabilità civile e politica.

Cittadino Zaia!
Si può dire dunque che
– oggi più che mai ci troviamo di fronte ad un’emergenza educativa. In alcuni casi purtroppo l’educazione dei fanciulli è diventata sinonimo di educazione all’improntitudine, priva di riferimenti etici e morali, discriminante nei confronti di chi invece in una società veramente meritocratica dovrebbe godere di specifiche agevolazioni;
– i risultati delle indagini sociologiche dimostrano come la presa di coscienza della propria monaggine aumenti le possibilità di intrattenere rapporti sociali adeguati e riduca i problemi psicologici quali la depressione, specialmente nelle ragazze;
– errate convinzioni vorrebbero equiparare ogni persona a prescindere dall’intelligenza e dal merito;
– in alcuni casi si è arrivati alla deriva dell’ideologia del mona. Attualmente i progetti educativi vengono spesso presentati richiamando l’esigenza di contrastare la discriminazione nei confronti dei minus habentes. L’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno oggetto di eccessi di considerazione, stimolazioni di vanità, immeritati godimenti di privilegi
– la teoria del mona sostiene che l’intelligenza non dipende dai caratteri biologici che determinano un cervello mona piuttosto che un cervello normale o eccellente. Secondo questa teoria non si nasce mona o non mona per questioni genetiche, ma si diventa mona o normale o eccellente in base a fattori esclusivamente educativi;
– la concezione del cervello come indefinitamente plasmabile apre la strada a scenari inquietanti quali la manipolazione di massa e la discriminazione dei meritevoli;
– l’ideologia del mona è, non solo pericolosa in quanto porta alla disintegrazione della personalità con conseguente fragilità psichica, instabilità emotiva ed affettiva, eccesso di autostima, insensate ambizioni, ma totalmente inutile; esiste infatti un paradosso che dimostra come nei paesi in cui si è maggiormente investito nella cosiddetta “demonizzazione”, quali la Norvegia, le differenze tra mona e non mona sono molto più accentuate. Ciò significa che quando una persona viene contenuta nella propria natura può realizzarsi meglio, e raggiungere una sua propria forma di equilibrio psichico;
– riconoscere la diversità tra mona e non mona non significa discriminare; il vero principio dell’eguaglianza non nega l’esistenza delle differenze, non le azzera, ma le accoglie e le valorizza in quanto portatrici di ricchezza e di complementarità.

Cittadino Zaia!
La Regione del Veneto, alla quale va il merito ormai secolare della concettualizzazione del mona, non può restare impassibile. Non è possibile che nelle noste scuole i mona vengano trattati allo stesso modo dei normali e degli eccellenti. Ciò porterà senza fallo a un decadimento dei nostri ceti professionali e della nostra stessa classe dirigente.
Mi appello dunque a lei, alla sua sensibilità, alla sua intelligenza politica, al suo tatto e al suo amore per la Terra Veneta.

17 Risposte to “Lettera aperta al presidente della Giunta regionale del Veneto”

  1. Paola Says:

    Appunto. Non capirà l’essenza del monasterio.

  2. Adina Says:

    Cittadino Zaia !
    anch’io mi appello alla sua intelligenza politica, al suo tatto e al suo amore per la terra veneta. Siamo seri : ne uccide più la moner theory che la gender theory. Anche perchè sulla seconda nessuno ha davvero le idee chiare come vorrebbe far credere, mentre sulla prima abbiamo tutti idee CHIARISSIME : non siamo mica dei mona !

  3. Monica Bauletti Says:

    “mama fame grande cha farme mona ghe penso mi” – detto popolare sulla teoria del mona.

  4. paolo coltro Says:

    Io mi auguro sinceramente che Luca Zaia risponda. Così capiremo la sua visione del mondo, le sue percezioni, l’onestà intellettuale e politica (purtroppo sono diverse), . Vedremo se sa dialogare con i suoi concittadini. Se non risponde, è già un test. Ma se risponde, è un test a più registri: la politica, il potere, non ultima l’ironia.
    Se volesse partecipare al dibattito, mi permetto umilissimamente di suggerire qualche consiglio:
    1) Lasci stare Leibniz
    2) Non chieda consigli a molti dei suoi amici, si cadrebbe nella tautologia
    3) Non si rivolga ai preti per sapere cosa sia da demonizzare e cosa no
    4) non cerchi affannosamente i famosi “sinque schei de mona in tasca”: ormai non ci sono più neanche quelli. Oppure sono, per molti, l’intero patrimonio

    Se risponde senza seguire i miei consigli, sono contento lo stesso

  5. Giulio Mozzi Says:

    Se Zaia non risponderà, Paolo, sarà prima di tutto perché non avrà notizia di questa lettera.

  6. maria Says:

    Mi pare che la lettera nasca da un fondo di fiducia,.Io l’ho stampata e l’allungherò a qualche conoscente. Non sono veneta,ma il male é italiano e tutti conosciamo il significato del termine che, é vero, permette ,più di ogni altro, di fare giochi di parole provocatori.Io sento parlare della realtà denunciata(l’argomentazione ,nella lettera,è veramente perfetta ).Ma il concetto di buona scuola(la cosiddetta riforma della scuola) del governo ha focalizzato il problema?No,perchè è ben spiegata nella lettera la spinta contraria…Bisogna pensare al modo di diffondere questo scritto.

  7. Mery Carol Says:

    Facciamo in modo che ne abbia notizia. Ci sono ancora le Poste e i corrieri. Mandiamogli centinaia di mail. Fosse solo questo il problema!

  8. Silvio Antolini Says:

    Se osservi bene la fotografia capisci cosa farà

  9. gianlucabarbera Says:

    Forse non ho capito il senso della lettera aperta. Ma a me pare che sia stata scritta al contrario. E’ tutto capovolto. A me pare che ciò da cui viene messo in guardia Zaia sia esattamente il modo in cui sono andate le cose in questo Paese dal dopoguerra in avanti (livellamento verso il basso eccetera). Nel caso, Zaia non farebbe che rinverdire la tradizione.

  10. gianlucabarbera Says:

    Ah, ora capisco (almeno spero): dietro c’era tutta la polemica della teoria del gender… bisognava andarsi a leggere le puntate precedenti. E soprattutto (per me) “studiarsi” la teoria del gender, della quale fino a pochi minuti fa non sapevo nulla; nemmeno che esistesse Va be’, me culpa. Non ce la faccio a stare al passo coi tempi. Le cose corrono troppo veloci.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Infatti la “teoria del gender” non esiste, Gianluca. Come spesso accade, il nemico viene inventato. (Chi volesse leggere la mozione sulla “teoria del gender” approvata dal Consiglio regionale del Veneto, non ha che da cliccare qui sopra sulla faccia di Zaia).

  12. Federico Platania Says:

    @Giulio (“La teoria gender non esiste”)

    Bisognerà avvertire papa Francesco (vedi qui, qui, qui e soprattutto qui dove il papa paragona l’ideologia gender alla gioventù hitleriana).

  13. maria Says:

    Ho capito,predomina dunque nella lettera l’attacco ironico conseguenza di quella mozione e quindi l’argomentazione così importante passa come al solito in subordine e diventa strumentale perdendo di efficacia.

  14. RobySan Says:

    Si dia un’occhiata a questo esercizio retorico.

  15. Rollo Tommasi Says:

    Mi dispiace sinceramente per Tommaso Scandroglio se vede nella legge sul bullismo un modo subdolo di imporre strane teorie sull’identità dei generi… di sicuro non ricorda che il bullismo ha fatto vittime tra gli adolescenti. Quelli come lui ritengono che questi interventi legislativi vogliano riscrivere i testi sacri (se non, addirittura, l’opera divina: si veda l’articolo linkato da Robysan); a me pare che la posizione contraria voglia riscrivere la Costituzione. Ho paura che in questa querelle – la quale sta assumendo dimensioni davvero preoccupanti – vi sia una sorta di ciclicità storica: un nuovo modo di riproporre la lotta tra potere temporale e spirituale… Pensavo fossero altri tempi.

  16. Giulio Mozzi Says:

    Federico: i papi hanno parlato del Limbo per secoli, prima di scoprire che non esiste. E pensa alla faccenda del “peccato originale” (che è, secondo me, la prossima vittima designata). Quanto a Francesco, non so se legga vibrisse: ma il servizio statistiche mi segnala più o meno tutti i giorni il passaggio di tre IP vaticani.

  17. Federico Platania Says:

    Per carità, Giulio, sono ormai più di cinquant’anni che la Chiesa Cattolica ha fatto suo il motto protestante Ecclesia semper reformanda est. Non mi sorprendo per questo. Quello che mi sorprende è che questo papa su certi temi è conservatore tanto quanto i suoi predecessori, ma viene comunque raccontato dai media (persino da alcuni media cattolici) come un innovatore e un rivoluzionario (un esempio? Leggete le dichiarazioni del papa contenute in questo articolo di Repubblica. Sono le ennesime esternazioni antiabortiste da parte di un pontefice. Nulla di nuovo. Eppure il giornalista ce le “vende” come la rottura di “antichissimi tabù clericali”).

    Sto andando fuori tema.

    Sull’inesistenza della teoria gender penso questo: se nel marzo del 1919 qualcuno si fosse proclamato “antifascista” probabilmente sarebbe stato preso per pazzo eppure – con il senno di poi – la storia gli avrebbe dato ragione. Credo insomma che “teoria gender” sia un’etichetta sotto alla quale si stanno radunando una serie di istanze, in modo per ora disordinato e confuso, che poi con il tempo si sistematizzerano. Agli oppositori della “teoria gender” si può rimproverare per ora, al massimo, un po’ di frettolosità e l’inevitabile imprecisione in cui incorre chi spara nel mucchio. Con il tempo gli ambiti si faranno via via più precisi e ogni persona potrà decidere a cosa essere favorevole e a cosa essere contrario.

    (segnalo questo articolo del Foglio che riporta le critiche alla “teoria gender” da parte del filosofo ateo Michel Onfray. Trovo interessanti le dichiarazioni di Onfray perché la sua critica proviene da una posizione aconfessionale).

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