Dieci cose che chi si iscrive a un corso di scrittura creativa non è che è proprio indispensabilissimo che le sappia fare, però insomma è meglio

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Corsi di scrittura creativa

Alcuni hardware per la scrittura

di giuliomozzi

1. Saper usare correttamente almeno uno dei più diffusi programmi per la scrittura (MicrosoftWord, OpenOffice, LibreOffice ecc.).

2. In particolare: saper impaginare decentemente un testo (margini, interlinea, rientri, carattere ecc.) con uno uno dei più diffusi programmi per la scrittura (MicrosoftWord, OpenOffice, LibreOffice ecc.).

3. In particolare: sapere rispondere alla domanda “Quanto è lungo il tuo lavoro?” non “Tot pagine di Word”, bensì “Tot battute, spazi inclusi”.

4. In particolare: saper salvare i propri documenti in formati diversi (.doc, .docx, .rft, .pdf, .epub), secondo le necessità, e tenendo conto della – ahimè – non perfetta compatibilità dei più diffusi programmi per la scrittura.

5. Saper usare correttamente la posta elettronica.

6. In particolare: saper usare la posta elettronica per partecipare a una lista di discussione (metto un link, non si sa mai).

7. Saper usare correttamente almeno uno dei più diffusi strumenti per la condivisione di documenti (Dropbox, GoogleDrive, eccetera).

8. Saper usare correttamente il proprio pc.

9. Saper usare un manuale di grammatica (il primo passo è: possederlo).

10. Saper usare un dizionario della lingua italiana (anche qui il primo passo è: possederlo), e magari anche un dizionario etimologico, un dizionario dei sinonimi eccetera.

Nota: tutti i punti qui elencati, almeno fino all’8, sono condizioni minime per accedere a un qualunque lavoro impiegatizio. La foto in alto viene da qui.

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11 Risposte to “Dieci cose che chi si iscrive a un corso di scrittura creativa non è che è proprio indispensabilissimo che le sappia fare, però insomma è meglio”

  1. Ma.Ma. Says:

    Spuntate tutte. Tranne una parte della 10: non ho un dizionario etimologico, ma ho un dizionario al contrario. Vale?

  2. Giulio Mozzi Says:

    Il “magari” indica un sovrappiù.

  3. amnerisdicesare Says:

    tutte tutte tutte. oh yeah!

  4. Ma.Ma. Says:

    …meglio abbondare!

  5. Cristian Says:

    cavolo ma sembra che debbano iscriversi degli ottantenni arrivati fino alla terza media (forse)

  6. Sergio Pasquandrea Says:

    io insegno, e sospetto che una discreta percentuale dei miei colleghi non potrebbe spuntare più di metà della lista.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Cristian, per dare un’idea:
    – circa due terzi dei testi che ricevo in lettura (ho fatto un conto sugli ultimi 50) sono impaginati così: carattere Calibri, corpo 11, non giustificato, foglio A4 verticale, niente rientro a inizio paragrafo, margine di mezzo pollice a destra e a sinistra, di un pollice in alto e in basso. Ovvero: presentano senza nessuna modifica l’impaginazione standard che offre l’attuale versione di MicrosoftWord.

    Del resto, ci sono persone che non riescono nemmeno a capire queste istruzioni qui sull’impaginazione.

    Non c’è una relazione precisa con l’età. I più pratici in genere sono i quaranta-cinquantenni, perché si sono abituati all’uso di certi strumenti quando gli strumenti stessi non erano ancora ipersemplificati e imbottiti di automatismi.

    Mi è capitato di dover insegnare a dei “nativi digitali” l’esistenza della posta elettronica. Giusto ieri ho sostenuto una bizzarra conversazione: l’interlocutore mi scriveva nella messaggeria di Facebook, io gli rispondevo via posta elettronica, e lui imperterrito ancora mi scriveva con la messaggeria di Facebook.

    Sergio: va detto che da quando molte scuole si sono dotate di piattaforme con sistemi tipo Moodle (dico “tipo Moodle” per dare un’idea) la competenza anche degli insegnanti di Italiano è molto migliorata. (Per l’esperienza che ho della categoria).

  8. stefano Says:

    se mai dovessero fare un film da Sono l’ultimo a scendere (tutto in una giornata) la scena facebook vs email la vorrei come filo conduttore.

  9. lu paer Says:

    Ahia..mi auto boccio! Sono decisamente poco tecnologica..grosso limite, purtroppo!

  10. luciamarchitto Says:

    “Lo faresti un viaggio?”
    “E’ la mia passione”
    “Sicuro?”
    “Mi conosci, sai che è così”
    “Allora non ti resta che andare”
    “Tu, non vieni?”
    “No, questa volta devi andare da solo”
    “Perchè?”
    “Lo capirai una volta arrivato a destinazione. Sei proprio sicuro di voler andare?”
    “Sicuro”
    “Sicuro, sicuro!”
    “Ti consiglio di riflettere bene, non so se poi potrai tornare indietro. Ti consiglio di pensarci meglio, di chiederti come mai io questa volta non ti accompagnerò”
    “Non puoi o non vuoi dirmi perché resti?”
    “Non importa se non posso o non voglio, importante è che lo voglia tu”
    “Lo voglio” disse e nel dirlo una luce bianchissima ricoprì ogni cosa. Chiuse gli occhi. Un fremito e un rumore assordante, poi li riaprì e vide.
    Marchingegni di ferro correvano veloci, gente vestita in modi stravaganti che camminava ai bordi delle strade, attenta ai marchingegni che correvano.
    Enormi costruzioni, strane case, come alveari giganti si ergevano davanti a lui.
    Immobile non sapeva decidere il da farsi. Così si sedette. E guardò. E ascoltò. E cercò di capire. Poi si inoltrò nelle vie. Per giorni, per mesi, per molto tempo non fece altro che camminare e guardare. Poi si ridette di nuovo, prese il suo quaderno e cominciò a scrivere la commedia. Non si mosse fino a quando non pose la parola fine. E poi con la sua commedia sotto il braccio si chiese come fare per trasformarla in un libro. Entrò in una biblioteca e chiese, entrò in una libreria e chiese, si fermò davanti a un cartolaio e chiese. Tutti risposero “Cerca una casa editrice, un consulente editoriale, oppure spediscila per posta elettronica” Risposte che non l’aiutarono affatto.
    “Ci sarà anche in questo mondo una bottega” pensò e subito chiese se conoscevano una bottega. “Sì”, disse uno “La bottega di narrazione, puoi inviare una mail a Giulio Mozzi” “Non posso parlargli di persona?” “Sì, credo di sì, mi pare il tipo che non nega un dialogo a nessuno” “E dove posso trovarlo?” “A Padova” “Allora ci vado. Grazie”
    Arrivò che era notte fonda. Bussò alla porta con forza. Giulio si affacciò alla finestra e non trovò nulla di strano in quel soggetto che portava in testa una papalina rossa, e non ci trovò nulla di strano perchè anche lui portava ben calcata sulla testa la stessa papalina. Neanche chiese come mai bussasse a quell’ora soltanto chiese cosa volesse. “Voglio costruire un libro, mi hanno detto che lei è il bottegaio” “Entri, entri, e chiuda bene la porta con questo freddo poi ci raggeliamo”
    Come entrò tirò fuori da sotto il mantello un malloppo di carte e le poggiò sul tavolo.
    “E no, questo no, questo proprio non lo accetto. Scritto a mano, no! me lo porti scritto in qualsiasi formato, impaginato come si deve, colTimes New Roman carattere 12, interlinea 2, rienti e formato pagina standard.”
    “Ma io non capisco, mi hanno parlato così bene di questa bottega. Di Lei è verò mi hanno detto che ha un caratteraccio, ma poi in fondo in fondo è l’unico veramente innamorato, l’unico che ama il verbo.”
    “Guardi, mi dispiace ma a bottega è ammesso soltanto chi ha almeno qualche conoscenza di video scrittura. No, un manoscritto no.”
    “Posso imparare se lei mi insegna. Non è il maestro bottegaio?
    “Sì, ma io insegno come si scrive un libro, non insegno l’uso del computer”
    “Un Maestro insegna tutto quello che sa”
    “Senta, è notte, tra qualche ora devo prendere un treno. La prego, venga quando avrà imparato i rudimenti della scrittura”
    Col pensiero invocò Virgilio.
    “Virgilio, ti prego, riportami tra gli uomini, non lasciarmi qui in mezzo a tutte queste macchine!” Ma Virgilio non accolse o non sentì la preghiera.
    Si ricordò le sue parole prima del viaggio e capì di essere solo in questo mondo.In questo mondo pieno di luce eppure così scuro, pieno eppure vuoto. Spingi un bottone qua, un tasto là, appare questo e quello ed è tutta una visione, ma la carne, la materia, dove sta? E’ tutta una visione ma l’immaginazione, dove sta l’immaginazione, la ricreazione, il mondo oltre il mondo, gli inferi e il cielo?
    Prese la sua commedia e cercò la strada, quella giusta.
    Un viaggio difficile si accinse a compiere. Tra le mani il suo fascio di fogli.
    Ne mancava qualcuno.
    La mattina Giulio si alzò presto, come al solito.
    “Che sogno strano! Sì, ho fatto proprio uno strano sogno. Con quell’uomo strano.Ma poi cosa aveva di così strano?”
    Prese la tazza del caffè, l’appoggiò sul tavolo, vide alcuni fogli, una calligrafia quasi illeggibile con tutti quei ghirigori. Man mano che leggeva i fogli sbiancava.
    Corse alla finestra la spalancò e lo vide dileguarsi come un’ombra in fondo alla via. Corse come poteva, non era un’atleta, neanche un ragazzo di vent’anni, ma corse fino a quando non gli scoppiarono i polmoni in mezzo al petto.
    Non lo avevano ucciso i suoi allievi che pure aveva invitato a fare.
    No, non loro.
    Ma quel pezzo di commedia che stringeva tra le mani.

  11. Giulio Mozzi Says:

    Eh. Giusto a fine luglio mi sono letto un romanzo scritto in quattro grossi quaderni…

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