Lo scrittore medio (e la scrittrice media?)

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Un pubblico, medio

Un pubblico, medio

di giuliomozzi

In un’intervista apparsa il 13 agosto scorso (qui, in una rubrica di Giorgio Dell’Arti connessa – se ho capito bene – al sito del Corriere), lo scrittore e critico e eccetera Franco Cordelli, alla domanda “Chi è lo scrittore medio?” risponde:

Ne siamo letteralmente circondati. Le faccio un paio di nomi, tra i tanti possibili: Melania Mazzucco e Valeria Parrella. Tipiche scrittrici medie, che vanno bene per un pubblico altrettanto medio, non definibile in termini culturali, e dunque inesistente.

Ho qualche piccola osservazione:

1. D’accordo, cercar di definire un “tipo” per mezzo di esempi non è – in linea di massima – una cattiva pratica. Non mi dispiacerebbe, però, capire un po’ meglio che cosa diavolo sia uno “scrittore medio”; ovvero, quali siano i tratti caratteristici di questo “tipo”. La domanda può essere posta anche in forma molto semplice: come si distingue uno scrittore medio da uno scrittore non medio? (Tra l’altro, Mazzucco e Parrella a me sembrano scrittrici molto, molto diverse).

2. Analoga domanda farei per il “pubblico medio”. Ma ho anche un’altra perplessità. Se un “pubblico medio” non è “definibile in termini culturali”, in quali altri termini è definibile? E se non è definibile in nessun modo, come diavolo si fa a parlarne? Altra questione: l’aggettivo “culturale”, nella formula “in termini culturali”, è da intendersi nel senso che ha a es. in sociologia o in antropologia? (Vedi Treccani). O è da intendersi come giudizio di valore?

3. Mi sfugge la ragione per cui qualcosa di “non definibile in termini culturali” sia necessariamente “inesistente”. Non so se il mio piede sinistro sia “definibile in termini culturali”, ma a me pare molto esistente.

4. Il romanzo è stato considerato per molto tempo roba da donne – donne intese come creature inferiori al maschio per capacità intellettuale, solidità emotiva, eccetera, e pertanto destinatarie di una letteratura programmaticamente “di consumo”. Sarà per questo che come esempio di “scrittori medi” Franco Cordelli fornisce i nomi di due scrittrici?

L’immagine qui sopra viene da qui.

20 Risposte to “Lo scrittore medio (e la scrittrice media?)”

  1. Sofia Rocca Binni Says:

    Caspita, che fonti autorevoli! Wikipedia! Scusa, ma non ho saputo resistere…Da scrittrice al di sotto della media

  2. Giulio Mozzi Says:

    Infatti nel frattempo sulla “cultura” ho pescato la voce della Treccani (che, per un errore banale mio, non riuscivo a pescare prima).

  3. Elena Marino Says:

    Più interessante sarebbe forse rivolgere la domanda “chi è il critico medio?”

  4. claudiosalvi Says:

    Giulio, quali sono termini di paragone di medio, escluso non medio?
    alto non è necessariamente migliore.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Claudio: d’accordo, “alto” non è necessariamente migliore. Soprattutto se dicendo di uno scrittore che è “medio” intendo descriverlo e non giudicarlo.

  6. Ma.Ma. Says:

    Mi sono persa…
    È un cul-de-sac.
    Quando leggo “scrittrici medie” penso che forse si intende dire scrittrici di media cultura, concetto che viene rafforzato (forse) quando l’intervistato parla di “pubblico altrettanto medio (?)”, ma poi resto fregata dall’affermazione secondo cui tutte queste persone non sono definibili in termini culturali… ed è un casino che s’ingarbuglia ancora di più quando dopo aver detto che ne siamo circondati, sottolinea che in realtà non sono esistenti. Mi fuma il cervello. Non riesco proprio a capire.

  7. Bruno Chiaranti Says:

    E’ la domanda ad essere imprecisa e fuorviante .
    Non definisce l’aggettivo”medio” e accetta una risposta fuorviante, acida ed illogica; l'”ergo” finale fa piangere.

  8. Ma.Ma. Says:

    …ma la domanda Bruno, da quel che capisco io vedendo l’originale, si rifà a una precedente affermazione dello stesso intervistato che identifica in un determinato momento (la pubblicazione de “Il nome della rosa”): L’atto di nascita dello “scrittore medio”.

  9. helgaldo Says:

    Mi pare di capire che il commento del critico non sia piaciuto, altrimenti non si capirebbe il perché di questo post. Non basterebbe mostrargli il dito medio e finirla lì anziché discutere su concetti astrusi e irrilevanti quali scrittore medio, pubblico medio.

  10. acabarra59 Says:

    “ Sabato 28 maggio 2005 – Ho pensato che il mio non è un « diario minimo ». Innanzitutto perché non sono Umberto Eco, poi perché non siamo né alla fine degli anni Cinquanta né all’inizio degli anni Sessanta, infine perché non mi piace minimizzare, cioè non ambisco a fare soprattutto il buffone. Il mio, forse è un « diario medio ». Nel senso che lo scrive uno mediamente stupido, mediamente furbo, mediamente infelice, mediamente felice. Già, perché, almeno in un certo senso, io sono felice. Anche se non ho nessuna vera ragione per esserlo. Anche se mi hanno appena fatto una multa di ottantuno euro e sessantacinque. Il fatto è che io sono anche mediamente smemorato, cioè incapace di ricordarmi di quando stavo meglio di ora, incapace, soprattutto di ricordarmi di chi mi ha fatto del male. (Compresi i « viggili ») “ [*]
    [*] Lsds / 478

  11. mimma rapicano Says:

    Buongiorno a tutti.
    Credo che sul concetto di “medio” Maurizio Cattelan abbia preceduto tutti. L’intervistatore, l’intervistato e noi qui che ne discutiamo.

    Vorrei capire perché stare nel “mezzo” ha un’eccezione così negativa per il critico intervistato.
    Stare nel “mezzo”, a mio avviso, è avere la possibilità di guardare in alto e in basso, a destra e a sinistra. Insomma, un punto di osservazione che può anche essere considerato privilegiato.

    Ma il critico in questione è irritato da tutto ciò che è sotto la media, sotto il suo naso.
    Ha tracciato una linea netta tra cultura e non cultura e, sotto la sua limpida traccia, non esiste più lo scrittore medio e non esiste più il pubblico medio (insomma, una strage).
    Dunque posso concludere che il critico in questione abbia una visione molto, molto ristretta.

    Premetto che le due scrittrici citate non fanno parte delle mie letture ma volendo per un attimo, solo un attimo, immedesimarmi nella ristretta visione del critico, credo che l’elenco dello “scrittore medio” andrebbe ingrossato e reso molto molto più corposo.

    Insomma, sempre lui, il critico in questione, mi ricorda una pubblicità del Gratta e Vinci: “Ti piace vincere facile?”.

    Buona domenica
    Mimma

  12. Nadia Bertolani Says:

    La questione è molto interessante, ma va posta in un altro modo, un modo più sincero e meno ipocrita: scrittore/scrittrice/pubblico medio=pessima qualità. In questo modo il giudizio di Franco Cordelli perde sostanza, rientra nella categoria dell’esegesi del mal di pancia. E comunque acabarra59 ha risolto il tutto da par suo e cioè molto bene.

  13. costanzaj Says:

    Ho letto l’intervista – che mi ha irritata e simultaneamente trovata, almeno in parte – d’accordo. Mi pare una buona occasione mancata, perchè poteva argomentando meglio dire delle cose più ficcanti. A me Parrella per altro piace moltissimo.
    Ma questo problema della medietà lo avverto terribilmente, come lettrice. La mia sensazione è che non è che manchino i talenti – i talenti fioriscono sempre e ce ne sono molti tra gli scrittori che Cordelli giudicherebbe medi. Ma il meccanismo editoriale, e forse diverse cose che stanno intorno allo scrittore concorrono alla produzione della medietà alla trasformazione di un talento grande in un talento commerciale.
    Questa cosa ha a che fare con i ritmi dell’industria culturale, con i criteri di quella Italiana, e a quel punto anche con delle questioni esterne al meccanismo editoriale che riguardano il quotidiano dello scrittore. La nascita di un grande scrittore ha a che fare con la nascita di un mondo estetico e linguistico e immaginativo che saturi un bisogno ancora non esistente. Vuole tempi lunghi e in addizione alla techne, al mestiere, una sorta di egocentrismo di desiderio di imporre un nuovo mondo interno che generi un nuovo desiderio. Questo tipo di scrittore può essere raccolto solo da un’imprenditoria culturale che concepisca il suo ruolo come individuazione di nuovi mercati, con conseguente rischio di impresa, non con la roba che si vede qui che gioca sempre sul sicuro perchè satura ciò che notoriamente è richiesto. Per fare questo si toccano desideri comuni si affina un po’ la techne, e con un libro all’anno un sacco di gente se la cava. Ci saranno pure – non voglio dire, però quello che sento in certi casi è – Parrella per esempio è bravissima, ma perchè non si mette e non viene messa nelle condizioni di visitare il suo altrove? Molti scrittori non sono medi perchè mediocri, perchè non arrivano. Ma perchè sono deprivati culturalmente e collettivamente del lusso di esplorarsi.
    Spero di essere stata un po’ chiara e non aver detto tutte sciocchezze.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Costanza: due o tre grandi scrittori per secolo e per nazione dovrebbero bastare, no?

    Non è che ci aspettiamo “tutti capolavori”, e poi restiamo delusi?

  15. marcella Says:

    ” […] che mi fanno ridere quando sono triste, che mi fanno ridere quando sono felice, che mi fanno ridere quando sono medio” #chiediaelio (tra l’altro anche qui si parla di piedi)

    (se ho esagerato con l’inopportunità, chiedo perdono)

  16. liberdiscrivere Says:

    “In medio stat virtus”, rivaluterei il termine “medio”.

  17. costanzaj Says:

    Giulio 2 o 3 sono pochetti. Sono pochettissimi. E me sa che a noi manco quelli.

  18. stefano Says:

    1- la medietà è l’unica caratteristica, stabilita arbitrariamente secondo alcuni parametri. Per questo l’unica possibilità di distinguere i due tipi non è per le loro caratteristiche, ma secondo la scelta arbitraria esterna. Con i calciatori è più facile: non sono medi ad esempio tutti coloro che hanno vinto un mondiale. Non è una qualsiasi caratteristica del calciatore a metterlo fra i medi o no, solo l’aver vinto un mondiale.

    2 lo stesso vale per il pubblico. Non è vero però che non sia descrivibile in termini culturali, e chiaramente che sia inesistente.

    3 Non c’è infatti alcuna ragione. Forse con inesistente vuole intendere un’altra cosa, poiché nella risposta successiva dice che come per la poesia il pubblico è composto dai poeti stessi, il pubblico che legge i romanzi è fatto di romanzieri stessi, o potenziali. La quantità di sciocchezze dette in due sole risposte è stupefacente, in effetti non è da tutti, cosa lo fa iscrivere nella mia personale classifica di cretini eccellenti.

    4- è possibile

  19. Giulio Mozzi Says:

    Costanza: l’Ottocento italiano è già bello pieno con Foscolo, Leopardi, Manzoni, Nievo. Poi, certo, uno può appassionarsi ai minori, avere una simpatia per lo Zanella (io ce l’ho) o o per il D’Azeglio (e ci ho pure anche questa). Ma, insomma: la simpatia non deve far perdere il senso della misura.

    Nel Novecento, in Italia, abbiamo avuto Lorenzo Montano, Mario Pomilio, Gaia Servadio: cosa pretendi di più?

  20. Luca Paoli Says:

    Mi pare che la questione dovrebbe concentrarsi piuttosto sulla categoria adoperata anziché sul tentativo di appurarne il significato corretto. Posso accettare che la medietà, al pari della normalità, possa avere un suo senso, per esempio quale strumento di analisi nell’ambito di alcune scienze sociali. Ma sul piano letterario e, in generale, su quello artistico è fuori luogo.Per farla breve, l’aristocratico Cordelli evoca il ragionier Ugo Fantozzi che, a proposito della Corazzata Potemkin, dichiarò che era “una cagata pazzesca!”

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