Cinque storiacce (inventate) di vita editoriale

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Alfio Presotto: L'inganno svelato

Alfio Presotto: L’inganno svelato


di giuliomozzi

1. Uno scrittore discreto, ma niente di che, caduto un po’ in disuso dopo i quasi-successi giovanili, riesce a farsi prendere presso una grande casa editrice come consulente e selezionatore di nuove proposte. Passa le sue giornate nell’ufficio dove legge metodicamente tutto ciò che speranzosi sconosciuti e speranzose sconosciute inviano. Quasi tutto ciò che legge è illeggibile (ma lui lo legge lo stesso), qualcosa di ciò che legge è leggibile, talvolta legge qualcosa che gli pare quantomeno interessante: e allora lo trasmette al piano superiore, nell’empireo dove alloggiano (si dice) gli editor. Per anni e anni nulla di ciò che trasmette al piano superiore viene mai pubblicato. Finché un bel giorno si accorge che l’editore ha pubblicato, con grande strombazzamento promozionale, proprio uno dei testi da lui selezionati. Nelle interviste che appaiono nei giornali l’autore ringrazia caldamente l’editor che lo ha “scoperto”, l’editor con falsa modestia fa trapelare l’orgoglio per il proprio fiuto di “scopritore di talenti”. Lo scrittore discreto (ormai ex scrittore discreto, va detto) scrive ai giornali una lunga lettera aperta nella quale rivendica il proprio ruolo nella macchina editoriale; descrive con accenti toccanti il proprio grigio lavoro quotidiano; rievoca lo stupore e la felicità che lo avevano colto quando si era imbattuto in quel dattiloscritto lì; cita ampiamente la fervida scheda di lettura a suo tempo inviata ai piani superiori. Nessun giornale pubblica la lettera. Gli telefona invece l’editor, gli dice: “Senta, non rompa i coglioni. Le sue schede di lettura non le leggiamo mai, perché fanno cagare. A noi quel romanzo lì l’ha proposto l’agente Pampurio, e l’abbiamo pure pagato una cifra. Si ricordi che se le manteniamo l’impiego è solo perché siamo buoni”. L’ex scrittore discreto non fa una piega. Comincia segretamente a inviare all’agente Pampurio i testi peggiori tra quelli che legge. L’agente Pampurio li propone all’editore, che li pubblica quasi tutti, spesso con ragguardevoli risultati commerciali. L’ex scrittore discreto si licenzia. Pampurio, arcicontento, lo prende come consulente superpagato. Da quel giorno l’ex scrittore discreto, ora consulente, non ne azzecca una. Quattro anni dopo Pampurio lo scarica.

2. Uno scrittore discreto, ma niente di che, caduto un po’ in disuso dopo i quasi-successi giovanili, riesce a farsi prendere presso una grande casa editrice come consulente e selezionatore di nuove proposte. Passa le sue giornate nell’ufficio dove legge metodicamente tutto ciò che speranzosi sconosciuti e speranzose sconosciute inviano. Quasi tutto ciò che legge è illeggibile (ma lui lo legge lo stesso), qualcosa di ciò che legge è leggibile, talvolta legge qualcosa che gli pare quantomeno interessante: ma un giorno, con suo grande stupore e sua grande felicità, s’imbatte finalmente in quello che gli sembra un vero e proprio capolavoro. Scrive una fervida scheda di lettura e trasmette il dattiloscritto al piano superiore, nell’empireo dove alloggiano (si dice) gli editor. Dopo qualche settimana comincia a chiedere notizie. “Abbiamo visto la scheda”, gli fanno rispondere gli editor, “lo leggeremo”. Dopo qualche mese lo scrittore discreto, ormai ex scrittore discreto, comincia a telefonare al piano superiore tutti i santi giorni. “Non si preoccupi”, gli rispondono le gioviali segretarie degli editor, “ce l’ha proprio sul tavolo”; “Gliel’ho appena ricordato”; “Sì, sì, la sua scheda ha colpito molto, sono tutti interessatissimi a leggerlo”; “Il dottore mi ha detto di dirle che lo porta con sé nel fine settimana, per leggerlo accuratamente”; “Ne ha lette le prime pagine, si è detto entusiasta, mi ha raccomandato di farle i complimenti”. Finché un giorno – ormai è passato un anno dalla trasmissione del testo al piano superiore – gli telefona il capo degli editor in persona e gli dice: “Lo faremo. Lo faremo sicuramente”. Passano altri sei mesi, poi altri sei mesi. L’autore dell’opera comunica di essersi rivolto a un agente. L’agente scrive agli editor: so che avete quel romanzo da un pezzo, vi do quindici giorni per decidervi. Il capo degli editor telefona all’ex scrittore discreto: “Che cazzo è quella roba lì di cui ci chiede quell’agente?”. L’ex scrittore discreto ritrasmette il testo. Attende speranzoso. Quattordici giorni dopo si permette di sollecitare. Gli risponde il capo degli editor in persona: “Guardi, parli lei con l’agente. Gli dica che in così poco tempo non si può mica prendere una decisione”. Il romanzo viene pubblicato l’anno successivo da un editore concorrente, e non se lo fila nessuno.

3. Uno scrittore discreto, ma niente di che, caduto un po’ in disuso dopo i quasi-successi giovanili, riesce a farsi prendere presso una grande casa editrice come consulente e selezionatore di nuove proposte. Passa le sue giornate nell’ufficio dove legge metodicamente tutto ciò che speranzosi sconosciuti e speranzose sconosciute inviano. Quasi tutto ciò che legge è illeggibile (ma lui lo legge lo stesso), qualcosa di ciò che legge è leggibile, talvolta legge qualcosa che gli pare quantomeno interessante: e allora lo trasmette al piano superiore, nell’empireo dove alloggiano (si dice) gli editor. Un giorno un collega scrittore (più che discreto) gli trasmette uno strano romanzo, neanche proprio un romanzo, un romanzo-poema, scritto da uno sconosciuto. “Leggilo”, gli dice il collega, “a me sembra molto bello”. Lo scrittore discreto (ormai ex scrittore discreto) lo legge, e lo trova bellissimo. Scrive una fervida scheda di lettura e trasmette il dattiloscritto al piano superiore. Passano due anni, e nonostante le insistenze dell’ex scrittore discreto nessun editor trova il tempo di leggere l’opera. Finché un giorno escono i nomi dei finalisti di un importante premio per inediti, e l’autore del romanzo-poema bellissimo è tra loro. L’ex scrittore discreto avvisa immediatamente gli editor. Gli rispondono: “Grazie per la segnalazione”. La proclamazione del vincitore dell’importante premio per inediti è prevista per un certo giorno, alle 18.30. L’ex scrittore discreto, per una volta un po’ indiscreto, riesce a sapere fin dal mattino che il romanzo-poema è il vincitore. Telefona al capo degli editor, che gli risponde: “Grazie per la segnalazione”. Come previsto, il romanzo-poema vince. L’organizzazione del premio lo distribuisce a tutti gli editori. Si apre l’asta. L’editore compera il romanzo, pagandolo un sacco di soldi. L’ex scrittore discreto si permette di far presente al capo degli editor: “Potevamo pubblicarlo due anni fa, e pagarlo uno spispi”. Il capo degli editor diventa tutto rosso: “E perché non ce l’hai segnalato?”. L’ex scrittore discreto produce un fascicolo con tutte le email di sollecito alla lettura inviate nel corso di due anni. Qualche mese dopo, allo scadere del suo contratto di consulenza annuale, non glielo rinnovano.

4. Uno scrittore discreto, ma niente di che, caduto un po’ in disuso dopo i quasi-successi giovanili, riesce a farsi prendere presso una grande casa editrice come consulente e selezionatore di nuove proposte. Passa le sue giornate nell’ufficio dove legge metodicamente tutto ciò che speranzosi sconosciuti e speranzose sconosciute inviano. Quasi tutto ciò che legge è illeggibile (ma lui lo legge lo stesso), qualcosa di ciò che legge è leggibile, talvolta legge qualcosa che gli pare quantomeno interessante: e allora lo trasmette al piano superiore, nell’empireo dove alloggiano (si dice) gli editor. Durante i primi quattro anni di lavoro, mentre il contratto di consulenza gli viene rinnovato di anno in anno, nessuna delle opere da lui segnalate viene pubblicata. Più esattamente: per nessuna delle opere da lui segnalate lo scrittore discreto riceve una risposta, né positiva né negativa né dubitativa. Col passar del tempo lo scrittore discreto legge con sempre meno passione e attenzione: a un certo punto smette del tutto, si limita a sfogliare qualche pagina e poi a mettere da parte. Nel tempo che gli resta libero scrive un romanzo. Decide, per esperimento di proporlo al piano superiore come se fosse l’opera di uno sconosciuto. Anzi: di una sconosciuta, tale Mariella Prestante. Non riceve nessuna risposta, né positiva né negativa né dubitativa. Allora ripropone il romanzo come propria opera, e glielo pubblicano. Tre mesi dopo la pubblicazione (il romanzo, al solito, ha ricevuto qualche buona recensione, ha vendicchiato decorosamente) una perfetta sconosciuta – una certa Mariella Prestante – gli fa causa per plagio. Il giorno stesso, aprendo svogliatamente un plico ricevuto cinque mesi prima, lo scrittore discreto s’imbatte in un dattiloscritto identico al suo romanzo, parola per parola. E’ firmato con un evidente pseudonimo: Giulio Mozzi.

5. Uno scrittore discreto, ma niente di che, caduto un po’ in disuso dopo i quasi-successi giovanili, riesce a farsi prendere presso una grande casa editrice come consulente e selezionatore di nuove proposte. Passa le sue giornate nell’ufficio dove legge metodicamente tutto ciò che speranzosi sconosciuti e speranzose sconosciute inviano. Quasi tutto ciò che legge è illeggibile (ma lui lo legge lo stesso), qualcosa di ciò che legge è leggibile, talvolta legge qualcosa che gli pare quantomeno interessante: e allora lo trasmette al piano superiore, nell’empireo dove alloggiano (si dice) gli editor. Durante i primi quattro anni di lavoro, mentre il contratto di consulenza gli viene rinnovato di anno in anno, nessuna delle opere da lui segnalate viene pubblicata. Più esattamente: per nessuna delle opere da lui segnalate lo scrittore discreto riceve una risposta, né positiva né negativa né dubitativa. Allora lo scrittore discreto tenta un trucco: propone un romanzo che gli è sembrato molto bello come se fosse un romanzo suo. Dai piani superiori la risposta è quasi immediata: si pubblica. Prima di svelare il trucco, lo scrittore discreto scrive – nel dattiloscritto non è indicato un telefono, solo un indirizzo elettronico – al vero autore. Gli risponde la sorella: “Mio fratello è morto due mesi fa, in un incidente d’auto”. Lo scrittore discreto sale al piano superiore e spiega la faccenda al capo degli editor. L’interesse commerciale della storia viene subito còlto. La sorella dell’autore defunto, sua unica erede, firma un contratto importante. Pubblicato un anno dopo, il romanzo fa un buon risultato di vendite.

10 Risposte to “Cinque storiacce (inventate) di vita editoriale”

  1. paolaboggi Says:

    La quarta storiaccia è quella che preferisco.
    Mi fai ridere ( è un complimento)🙂

  2. Rollo Tommasi Says:

    Non lo so… A me, leggendo cose del genere, passa solo la voglia di scrivere (che forse è un bene per l’umanità, e magari pure per me, anche se a livello conscio non lo ammetterò mai…).

  3. Sonia Says:

    La mia preferita è la quarta; gm mi fa desiderare di fare il suo lavoro, giusto per vedere quale sarebbe la mia storiaccia editoriale…

  4. acabarra59 Says:

    “ 28 dicembre 1986 – « E spero che i lettori si divertino », dice in tv Raffaele Crovi, scrittore e editore. “ [*]
    [*] Lsds / 456

  5. sandrocampani Says:

    La 2 mi ricorda qualcosa🙂

  6. paolo Says:

    Una di queste storielle è inventata.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Non fatevi ingannare. Tutte queste storie sono inventate. Nel magico mondo dell’editoria, queste cose non succedono.

    Acabarra: Raffaele Crovi, prima ancora che scrittore e editore, era emiliano.

  8. monicawintersmonica Says:

    perché dici che non succede? potrebbe, no? cioè, non è che inventare storie implica che siano impossibili, o sì?

  9. Rollo Tommasi Says:

    Magico mondo dell’editoria, Giulio?
    Trattasi mica di magia nera?…

  10. Giulio Mozzi Says:

    Talvolta sì. La macumba va forte.

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