La voce (bassa) dei maestri / Enrico Macioci

by

di Enrico Macioci

[Intervento tratto dal libro Se incontri Giulio Mozzi per la strada uccidilo].

Enrico Macioci ha pubblicato: Terremoto, Terre di Mezzo 2010; La dissoluzione familiare, Indiana 2012; Breve storia del talento, Mondadori 2015.

Preleva gratis il libro

Preleva gratis il libro

Naturalmente il problema con Giulio Mozzi è sempre consistito nella voce, che lui ha bassa e fioca, il rantolo d’un fiumiciattolo che scorre lento tra grigi sassi sotto la calura estiva metallica solida canicolare agostana.
I maestri in genere non parlano così, posseggono voci piene e autoritarie o magari soffici e suadenti, voci che ti spingono a guardare la vita con occhi diversi, occhi che non sapevi di possedere e che d’improvviso t’aprono il cuore in due ali dorate, e il tuo cuore spicca il volo e se ne va chissà dove per il vasto mondo; oppure i maestri, se parlano piano, parlano talmente piano da tacere, come certi saggi hindu o zen, o come certi mistici che vivono negli eremi o nei tronchi d’albero, senza nutrirsi e nemmeno bere se non qualche fresca goccia di rugiada; ma Giulio Mozzi non è hindu né zen né mistico, Giulio Mozzi è un cattolico che parla, e io sospetto che dica quasi sempre cose interessanti, che la sua acutezza quasi mai lo lasci cadere nell’ovvio. Solo che io ho sempre compreso – specie al telefono ma anche di persona, e nonostante enormi sforzi auricolari e di concentrazione e attenzione, sforzi capaci di prostrarmi per il buon quarto d’ora successivo – io ho sempre compreso non più del trenta per cento dei suoi discorsi, ragion per cui non so quantificare realmente Giulio Mozzi, né tantomeno definirlo un maestro. Come possiamo considerare maestro qualcuno che non comprendiamo? Che letteralmente ci sfugge? Che il nostro udito non riesce a trattenere?
Certo, i maestri delle grandi tradizioni spirituali (Gesù, Buddha, Maometto eccetera) mostrano spesso lati incomprensibili, oscuri e ambigui, ma Giulio Mozzi non è affatto un maestro spirituale, e ciò per almeno due motivi:
● è un uomo pratico, d’una concretezza a fin di bene ma direi ruvida, tipo pietra pomice o lingua di gatto
● è un uomo che odia tirar su allievi
Il punto numero due sembrerebbe contestare l’indefessa attività d’insegnante di tecniche di narrazione che Giulio Mozzi svolge su e giù per lo stivale da oramai oltre vent’anni, ma si tratta di un’ipotesi fallace: per verificarlo basta iscriversi a un suo corso o lavorare con lui in una qualsivoglia attività, apprendere da lui una serie di cose e poi manifestare gratitudine nei suoi riguardi. Lo ripeto, Giulio Mozzi è un uomo concreto, e dunque sa farsi assai ben capire.

Qui giunto, mi chiedo cosa potrà pensare Giulio Mozzi leggendo queste righe e verificando che:
● considero la sua voce simile a un ruscelletto smilzo fra pietre affocate grevi d’afa torrida giallastra opaca liquefacente eccetera
● ho sempre compreso all’incirca un terzo di tutto ciò che lui mi ha detto (consigli di scrittura, consigli di lettura, consigli di psichiatria letteraria [trattasi della particolare disciplina che prova a lenire, in genere con scarsi risultati, le contorte e stucchevoli ossessioni degli scriventi]) senza darlo a vedere – a meno che lui l’abbia visto senza dare a propria volta a vedere d’averlo visto
● non lo considero un maestro pur avendo più volte manifestato nei suoi riguardi un’accesa gratitudine e una notevole ammirazione.

Mi rispondo, volta per volta, che:
● se ne fregherà altamente – anzi bassamente, se esprimerà il proprio fregarsene ad alta voce (che nel suo caso è bassa)
● riterrà d’aver comunque parlato abbastanza e che sia meglio così, perché Giulio Mozzi è uomo più di parola scritta che di parola detta
● non crederà alle mie asserzioni, continuando a provare disgusto per il fatto che io possa considerarlo – almeno un poco – un maestro.

Ma, caro Giulio, devi credermi invece; io non ho mai potuto considerarti un maestro per via della tua voce, del suo suono remoto, frastagliato, ritroso, avaro, concavo, il suono quieto ma temibile da cui fino a pochi anni fa pendevo come da una forca – gli sarà piaciuto ciò che gli ho spedito? Gli avrà fatto pena? Lo avrà irritato? Gli avrà suscitato indifferenza? E se lo avesse già dimenticato? (Giulio Mozzi riceve pressappoco milleduecento dattiloscritti l’anno, e sospetto che il sorbire così tante parole altrui lo abbia reso fonicamente parco delle proprie).
La gratitudine però, quella resta. So già, caro Giulio, che tu mi consiglieresti in tono flebile di risparmiarmela, io capirei fischio per fiasco e allora taccio. Meglio muto che apocrifo. Amen

enrico-macioci-intervista-breve-storia-del-talento2

Enrico Macioci

Tag:

3 Risposte to “La voce (bassa) dei maestri / Enrico Macioci”

  1. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1981] – Nella voce la verità: questa nozione semplice del sentire. “ [*]
    [*] Lsds / 452

  2. Melania Says:

    a proposito dell’utlizzo degli aggettivi.

  3. Apologia del servo (e con questo abbiamo finito) | vibrisse, bollettino Says:

    […] che il titolo dica già tutto, perciò sarò breve. Come scrive esplicitamene Enrico Macioci, io odio tirar su allievi. Tuttavia ci ho la vocazione pedagogica, e preciso: la vocazione […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...