Dieci cose che si leggono spesso nelle biografie degli autori nei risvolti di copertina, e sarebbe meglio se non si leggessero

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Il risvolto è tutto (opera di Maria Luisa Grimani)

Guarda le opere di Maria Luisa Grimani

di giuliomozzi

1. “Vive tra Rapallo e Cincinnati”. Tanto vale dirlo, che ci ha il marito o la moglie a Rapallo, e l’amante a Cincinnati (o viceversa). Tanto lo sanno tutti (anche gli/le interessati/e).

2. “Dopo vent’anni di lavoro nell’industria chimica, ha abbandonato la scienza per dedicarsi alla letteratura”. Bravo fesso! (Che poi, nell’industria chimica, altro che scienza, lui faceva la contabilità di magazzino. E anche questo lo sanno tutti).

3. “Si occupa di trascrizioni siriache di antichi testi ayurvedici”. D’accordo, se ne occupa. Ma in che veste? C’è qualcuno (tipo un’università, il Consiglio nazionale delle ricerche, una multinazionale del farmaco) che lo paga per farlo? O è una roba sua, tipo passatempo? E comunque: che significa “occuparsi”? Li legge? Li traduce? Li studia? Li commenta? Fa la guardia alle bacheche che li conservano, mentre scruta di malocchio i visitatori e sfoglia la Gazzetta dello sport?

4. “Ha all’attivo numerose pubblicazioni”. Complimenti. Sono così poche, ormai, le pubblicazioni che producono un attivo…

5. “Vive nei pressi di Viterbo, in una splendida villa con giardino, in compagnia dei suoi dodici amatissimi bulldog”. Vogliamo solo sapere quale dei dodici bulldog lo tradirà.

6. “Vive e lavora a Roma”. In realtà ha casa a Prima Porta e lavora a Tor De Cenci, e sta ogni giorno sei ore sul Gra (rip.: lo sanno tutti).

7. “Le sue opere hanno raccolto il consenso di numerosissimi lettori”. Uhm. Si può sapere quanti, di preciso? E, se possibile, si possono sapere: distribuzione geografica, per genere, per colorazione della pelle, per livello di reddito, per aspetti socioculturali? (ecc.). Così, tanto per capire se questo libro è per me (nordico, maschio, bianco, precario d’estrazione borghese, colto-selvatico, ecc.).

8. “L’autore considera questo libro l’opera definitiva sul mistero di Tutankhamon”. I deliri di onnipotenza sono sempre apprezzati. Peccato però che non vi sia alcun mistero di Tutankhamon.

9. “La composizione di quest’opera ha impegnato l’autore per dodici anni”. Nel corso dei quali, impegnato com’era a comporre l’opera, non ha mangiato né dormito, né lavorato né frequentato nessuno. Pare che talvolta sia andato di corpo, ma solo nei primi due anni. Aspettiamo l’intervista alla moglie.

10. Nulla. Nel risvolto non c’è scritto nulla. E viene il dubbio: è suprema umiltà? E’ supremo narcisismo? Rispondo: è l’umiltà di chi a stento si difende dal proprio narcisismo, e in quanto tale – cioè in quanto umiltà – va apprezzata.

16 Risposte to “Dieci cose che si leggono spesso nelle biografie degli autori nei risvolti di copertina, e sarebbe meglio se non si leggessero”

  1. acabarra59 Says:

    “ 27 luglio 1987 – David Leavitt, Ballo di famiglia, 1986 [1983]. Prima di leggere il libro, analizziamo la copertina, anzi la quarta di copertina, dove campeggia la foto dell’autore. Se ne deducono i seguenti dati: 1 è un giovane, anzi, un giovanissimo (nei risvolti si dice che ha 23 anni) 2 è un giovane degli anni Ottanta (si può notare che: A ha i capelli corti ma come se prima fossero stati lunghi B ha occhiali rotondi dalla montatura leggera che potrebbero aver sostituito gli occhialetti cosiddetti alla Lennon ma anche il mio nonno li portava C l’ovale è piuttosto delicato ma non troppo (c’è una barba che potrebbe essere stata lunga – e potrebbe esserlo ancora) D c’è un maglione girocollo un po’ spiegazzato – la foggia antiquata fa pensare che potrebbe non essere suo E il colletto della camicia che si intravede è decisamente malconcio – è uno che le camicie forse se le lava da solo e certo non le stira). Complessivamente si direbbe uno studente dei Sessanta, un post-capellone, un post-kennediano o kennedista che dir si voglia. La foto è di Jerry Bauer, di cui ricordo le foto di Gadda per Einaudi (anni Sessanta). L’espressione è ironica, ma anche malinconica, lo sguardo ha una freddezza « da intellettuale »: non si può dire che sorrida. La posizione lievemente inclinata dell’asse torso collo testa è tipica del ritratto fotografico dagli anni Trenta ai Cinquanta, dalle foto dei divi a quelle dei cantanti. È una « posa » da foto-per-la-mamma. O per la fidanzata. È un bravo ragazzo di vent’anni fa. Ma vent’anni fa lui aveva tre anni. Quando l’ho visto a Domenica in ho pensato che potrebbe essere il primo autore interamente « sintetico », cioè perfettamente falso, della storia della letteratura. Un prestanome? Diciamo un prestafaccia. (E ora leggiamo il libro, ammesso che sia un libro) “ [*]
    [*] Lsds / 451

  2. giros Says:

    E’ vero, si legge di tutto. Personalmente io eviterei anche di menzionare che l’autore “ha partecipato al premio letterario indetto dal condominio di Via Tuscolana arrivando terzo” sia perchè magari in quel condominio abitano solo 3 famiglie (ed arrivare terzi non è un buon risultato…) e sia perchè magari non è un premio letterario poi così prestigioso.
    Comunque qualcosa bisogna pur scriverla…la semplicità e la sincerità senza vergognarsi del proprio mestiere, credo sia la soluzione migliore.
    Una domanda…e se uno fa il programmatore di computer si può scrivere “oltre ad occuparsi di informatica ha scritto anche alcuni libri ed alcuni racconti”
    E poi la foto…io la metterei sempre. Magari un tantino ritoccata con Photoshop ma ce la metterei lo stesso. Perchè ritoccarla ? Ma perchè lo fanno tutti🙂

  3. Patrizia Says:

    Perché scrivere la biografia nel risvolto di copertina? A chi frega della squallida vita dell’autore? Io quando scelgo un libro leggo il titolo, la trama e qualche paragrafo qua e là per capire se mi piace lo stile narrativo.

  4. giros Says:

    Sinceramente io la biografia la leggo sempre, mi interessa invece sapere almeno a grandi linee chi è l’autore.

    @patrizia: nessuna vita secondo me è squallida, può essere squallido il modo in cui la proponi e la racconti ma di per se nessuna vita merita questo appellativo. E’ quella che abbiamo, quella che ci è toccata, quella che abbiamo saputo costruirci, nel bene o nel male…

    D’altro canto ti do ragione sul fatto che il nome inganna per un fatto.Ho letto a proposito di J.K Rowling e che ha pubblicato sotto pseudonimo un romanzo giallo. Il libro è stato scartato da molti editori, poi pubblicato non ha avuto un grosso successo. Esploso il fatto che l’autrice invece era lei, ha venduto milioni di copie (forse si è trattatato anche di una cosa decisa a tavolino rivelarlo…chissà) Comunque a volte sapere chi è l’autore modifica il destino di un libro. E per la cronaca, il libro giallo della Rowling pare fosse davvero mediocre…almeno il primo editore che l’aveva intervistata non ha affatto cambiato idea.

  5. nourko Says:

    “Vogliamo solo sapere quale dei dodici bulldog lo tradirà.”😀

  6. Giulio Mozzi Says:

    A proposito del romanzo pubblicato da Rawling sotto altro nome, leggo in Wikipedia: ” il libro non è passato inosservato: lo scrittore Peter James ha dichiarato al Sunday Times che dopo aver letto il romanzo pensò che lo scrittore fosse molto maturo e non un esordiente. Lo scrittore Mark Billingham, ha confessato di essere rimasto a ‘bocca aperta’ per la portata dell’esordio”. Peraltro (sempre Wikipedia) ” Amazon ha dichiarato che le vendite del libro sono aumentate di circa il 500.000% solo nella mattinata dopo la notizia della reale identità dell’autrice”.

  7. giros Says:

    “Prima di essere pubblicato dalla Little Brown, il romanzo era stato proposto alla Orion Books, ma Kate Mills – responsabile della sezione narrativa – lo aveva rifiutato, come ammesso da lei stessa su Twitter, definendolo ben scritto, ma senza guizzi.”
    Questa era la mia fonte, presa da un articolo su La Stampa. In effetti è vero, pare il libro fosse ben scritto ma “senza niente di che”.
    Da quello che so la stessa Rowling lo aveva inviato alle case editrici già con lo pseudonimo, celando completamente la sua identità e presentandosi appunto come esordiente. Comunque magari è davvero bello, bisognerebbe leggerlo (e che io non adoro particolarmente i gialli)

  8. mariagiannalia Says:

    Io sono per specificare bene il punto 7:

    “Le sue opere hanno raccolto il consenso di numerosissimi lettori”. Uhm. Si può sapere quanti, di preciso? E, se possibile, si possono sapere: distribuzione geografica, per genere, per colorazione della pelle, per livello di reddito, per aspetti socioculturali? (ecc.). Così, tanto per capire se questo libro è per me (nordico, maschio, bianco, precario d’estrazione borghese, colto-selvatico, ecc.).

    Le opere di questo autore hanno raccolto il consenso di numerosissimi (per un esordiente) lettori. In tutto 10.000 di cui 50% maschi, bianchi, residenti in Italia, per una metà eterosessuali e per l’altra metà omosessuali, di questo 50% complessivo, 30% hanno un reddito medio di 22.000 euro l’anno, 10% di 15.000 euro l’anno, l’altro 10% è compreso tra coloro che non hanno reddito (o quantomento non lo dichiarano), e coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà ( infatti tutti costoro hanno sottratto furtivamente il libro dal banco mentre in libreria il commesso era impegnato alla cassa con altri clienti). Del rimanente 50% solo il 10% è di sesso femminile, età media 50 anni, ceto sociale alto-borghese, dedito ad opere benefiche. Pare, infatti, che queste donne abbiano comprato il libro per aiutare l’autore in crisi di liquidità dal momento che il rimanente 40% dei lettori è costituito da parenti ed amici ed amici degli amici, ai quali l’autore ha dovuto regalare la sua opera perchè almeno sapessero parlarne un po’ anche solo per avere letto la quarta di copertina.
    Tutti si sono dichiarati soddisfatti, anche quelli che non lo hanno ancora letto perchè si riservano di centellinarsi le pagine durante le notti ind’insonnia. I lettori sono dislocati in tutta la penisola, isole comprese. Si precisa che il libro è stato regalato anche ad un 5% di futuri lettori che al momento non sanno ancora leggere, nella speranza che, spinti dalla bellezza dell’immagine di copertina, imparino alla svelta.
    Una cosa cosìpotrebbe andar bene?

  9. helgaldo Says:

    11. Una biografia d’autore scritta direttamente dall’autore parlando di se stesso in terza persona, intrisa di falsa modestia e ironia affettata.

    Paolo Nori, che è nato a Parma nel 1963 e abita a Casalecchio di Reno, non sa cosa scrivere in queste note di copertina dove dovrebbe far finta di non essere lui e fare capire che è bravo, e intelligente, e modesto, e che ha scritto un mucchio di libri che sono piaciuti moltissimo anche ai giurati dei premi e che hanno avuto successo anche oltre confine in diverse lingue straniere.

  10. Giulio Mozzi Says:

    Maria: credo che il lettore non dovrebbe sentirsi trattato come un obietivo commerciale.

    Helgaldo: anche a me questa autobiografia di Nori pare un tantino affettata. Diciamo che la retorica del tipo “Faccio il finto tonto perché sono troppo intelligente per mostrarmi intelligente” è ripetibile fino a un certo punto.

  11. blogdibarbara Says:

    Considerando che “Sveva Casati Modignani” (ne ho letto uno perché mi è stato dato in omaggio, e l’unica definizione adeguata è quella della fantozziana Corazzata Potëmkin) è definita la scrittrice più amata dagli italiani (la parola più disturbante in questa frase, naturalmente, è “scrittrice”) uno si chiede: ma ha davvero senso leggere i risvolti di copertina?

  12. Giulio Mozzi Says:

    Barbara, i numeri dicono che Sveva Casati Modignani è la scrittrice più amata dagli italiani. Se “scrittore” è, come mi pare sia l’uso prevalente, chi scrive opere narrative che vengono pubblicate, Sveva Casati Modignani è una scrittrice. Il risvolto non mente.

    (Se decidessero che SCM non è una “scrittrice” perché le sue opere non ci sembrano “letteratura”, entreremmo in un vespaio: perché è impossibile decidere che cosa è e che cosa è letteratura sulla base di giudizi di valore – quindi di giudizi assai difficilmente argomentabili e condivisibili).

  13. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 13 luglio 2009 – Replicando a quanti la accusano di non avere uno « stile », la scrittrice Sveva Casati Modignani « produce » un testo di Stendhal – dai Diari? – in cui l’autore del Rouge et noir afferma che lo stile è il rifugio di quelli che non hanno niente da dire, nel senso di raccontare etc. Per quanto mi riguarda, temo che la signora Sveva abbia proprio ragione. Infatti, per quanto mi riguarda, cioè per quanto ho potuto verificare nella mia personale esperienza, cioè per quanto riguarda proprio me, si può dire che io ho sempre tentato di avere uno stile – in qualche raro caso mi sono persino illuso di essere riuscito ad averlo -, ma ho sempre avuto pochissimo da dire, forse addirittura niente. Tutto questo è successo, penso, perché non ho mai capito quale poteva/doveva essere il contenuto della mia narrazione. Per esempio, il fatto che ho sempre avuto qualche problema con le donne con un doppio cognome, come la signora Casati Modignani, come – ça va sans dire – il professor Scullino del romanzo del povero Nico Orengo. Forse, se mi decidessi a raccontare la storia di questo problema, riuscirei a scrivere un romanzo anche io, anche se credo che ormai sia, in ogni senso, un po’ tardi. Forse la cosa migliore da fare sarebbe leggere i libri della signora Casati, nonché quelli della signora Modignani: ci sarebbe da leggere tanto, non si correrebbe il rischio di annoiarsi. Perché, alla fine, la cosa peggiore è la noia. Quel senso mortifero di già visto, già sentito, di ovvio, di risaputo, di già vissuto. Di duplicato, di clonato. Di scontato – come i prezzi dei saldi. (Poi c’è anche il giornalista Enrico Franceschini di Repubblica, già inviato a New York etc., che dice che lui voleva « scrivere scrivere scrivere ». E io penso che anche questa potrebbe essere una ragione per cui non ho fatto il giornalista, perché io, ormai lo so, volevo soprattutto « leggere leggere leggere ». Poi, a proposito di leggere, vedo che oggi su Repubblica c’è un articolo di Pietro Citati dal titolo: « Le inutili campagne per far leggere il Belpaese ». Io, prima ancora di leggerlo, penso che forse Citati si sbaglia. Dico così perché, per una strana coincidenza, nei settanta metri che separano l’entrata della Biblioteca dall’entrata del supermercato Pam, poco fa ho incrociato ben due giovani donne che, in piedi sul marciapede, leggevano un libro – uno, ho potuto notare nonostante fosse involto in una specie di sovracopertina bianca, era un vecchio libro della Medusa, l’ho visto perché io sono uno che nota un libro, e soprattutto un libro vecchio, anche a considerevole distanza. Non so se dipenda dalle « campagne », ma quelle due leggevano, e anche in una posizione scomoda, considerato il traffico, il caldo etc. E comunque, che sia la fortunata signora dal doppio cognome, il baldanzoso giornalista, o l’anziano rinomato critico, io anche stamani sto finendo per leggere un sacco. Ma non mi lamento, perché, come ho detto, questo è esattamente quello che volevo. Comunque non leggo sul marciapiede, in piedi, etc. Io leggo seduto, davanti a un tavolo. Io leggo comodo. Perché, se non è comoda, la lettura che lettura è?) (P. s. La comodità è il contrario della fretta. Se non me la fossi presa comoda non mi sarei mai accorto che avevo scritto « Modigliani » invece di « Modignani ». Se non me la fossi presa comoda non avrei mai avuto il tempo di pensare che avevo scritto esattamente come la signora Casati Modignani voleva che scrivessi, cioè che pensassi etc.) “ [*]
    [*] Lsds / 455

  14. blogdibarbara Says:

    @acabarra 59 (che se è una data di nascita sei giovane un sacco): a dire la verità la prima accusa che muovo alla signora “Sveva Casati Modignani” (che all’anagrafe ha un solo nome e un solo cognome: Bice Cairati) è quello di non avere niente da dire. Poi sì, c’è anche la seconda, che è quella di dire quel niente come in un temino di quarta elementare di un alunno modestamente dotato. E il fatto che si paragoni a Stendhal la dice tutta, ma proprio proprio tutta.
    PS: In piedi sul marciapiede io no (ma seduta su un marciapiede, nonostante la veneranda età, potrei benissimo farlo, anzi, l’ho fatto anche recentemente), ma nelle sale d’aspetto sempre, specialmente adesso che sto facendo una serie di infiltrazioni per due dolorosissime ernie del disco, e in sala d’aspetto tutti sono intensamente intenti a narrare tutti i loro mali, passati presenti e futuri, e non ho nessuna voglia di rischiare di farmi coinvolgere.
    PPS: ah, la mitica Medusa!
    PPPS: anch’io per un sacco di tempo ho letto Modigliani, che evidentemente suona più familiare. Evidentemente la signora voleva nobilitare il suo nome troppo plebeo, ma senza rischiare di essere presa per ebrea.
    PPPPS: grazie per il lungo e articolato commento di risposta.

  15. RobySan Says:

    “… non c’è nessun mistero di Tutankhamon.”

    Porca miseria!

  16. Sulle quarte (di copertina) | Libri alla Polvere Says:

    […] https://vibrisse.wordpress.com/2015/07/28/dieci-cose-che-si-leggono-sepesso-nelle-biografie-degli-au… […]

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