Il progetto cammina

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Al momento abbiamo con certezza (nel senso che i pezzi sono pervenuti) le partecipazioni di (in ordine alfabetico): Sandro Campani, Nicola D’Attilio, Giorgio Falco, Claudia Grendene, Enrico Macioci, Daniele Muriano, Ivano Porpora, Alessandra Sarchi, Veronica Tomassini. Alcuni altri invitati provvederanno, così hanno assicurato, secondo le loro possibilità, entro breve. Appuntamento a sabato 18 luglio 2015.

18 Risposte to “Il progetto cammina”

  1. Ma.Ma. Says:

    Progetto curioso…

  2. Francesco Pecoraro Says:

    non capisco ma mi piace

  3. Stefano Dongetti Says:

    «Il Borneo è il paese degli agguati e delle sorprese. Bada dove posi i piedi» [Sandokan alla riscossa, E. Salgari). Ecco la ricetta per uccidere il signor Giulio Mozzi con un semplice tranello. Lo si porta nella foresta del Borneo e gli si dice: -Bon, adesso descrivi un po’ questo giardino-

  4. Giulio Mozzi Says:

    Non funzionerebbe. Ho letto tutto Salgàri, so il Borneo a memoria.

  5. GiuseppeC Says:

    testimonianze su come mitigare o superare letterariamente il complesso del padre, la soggezione del maestro, l’aura del ruolo pubblico?

  6. Giulio Mozzi Says:

    A me pare che basti leggere quello che c’è scritto sulla copertina, per capire di che si tratta. Se così non è, devo cambiare copertina.

  7. Patrizia Says:

    Non si può uccidere Giulio Mozzi, perché dopo di lui verrebbe un altro uguale a lui: lui è il Mago di Oz e la Repubblica delle Lettere altro non é che la Città di Smeraldo. E come dice Vecchioni in una canzone di qualche anno fa: ” Lui è il mago di Oz, l’unico mago di Oz, e se non fosse il mago di Oz? Sarebbe un altro più o meno simile al mago di Oz” (Il lanciatore di coltelli – anno 2002)

  8. Giulio Mozzi Says:

    Si può, si può: si deve.

  9. Benedetta Saglietti Says:

    Sono curiosa

  10. RobySan Says:

    Si può, si deve. E’ un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve fare.

    Circa le modalità: hai delle preferenze? Che so, accoltellamento, avvelenamento, pistolettata, fucilata, aereo che precipita (ah, no: dev’essere per strada!), indotto incidente auto-ferro-tramviario, caduta di manufatti pericolanti da costruzione storica in restauro (in sospeso da dodici anni), errore di valutazione da parte di tiratore scelto appostato sui tetti durante una manifestazione anti-euro (rientra nella categoria delle fucilate, lo so, però è colorita), aggressione – apparentemente casuale – da parte di tigre o leone fuggito dal circo Togni (o Orfei), errore medico-chirurgico (dopo un incidente stradale: il chirurgo è uno scrittore dilettante che si ritiene sottovalutato), sfida a duello all’arma bianca (e hai voglia avere letto tutto Salgari), sfida a duello all’arma nera, offerta (accettata) della parte di Jemmy in una rappresentazione stradale del Guglielmo Tell (la compagnia è un po’ raffazzonata: non c’è maestro d’armi e il trovarobe è generalmente confusionario), altro a scelta.

    Così, solo per curiosità. Quanto a me, non mi riesce di essere così gramo da volerti ammazzare: ho severi limiti letterari.

  11. marcocandida Says:

    Ah, ucciso a furia di solletico sotto le piante dei piedi con un bel paio di vibrisse!😉

  12. Giulio Mozzi Says:

    Roby, l’uccisione (di nuovo, basta leggere quello che c’è scritto nella copertina) è simbolica.

  13. Ma.Ma. Says:

    …una bella sfida. In pratica gli autori invitati dovrebbero fare quello che non sono stata capace di fare io: superare, ma io direi resistere a chi vuole cambiare il tuo modo di scrivere, restare libera dai condizionamenti del mondo dei “letterati” che ruota attorno a chi si diletta con la penna in mano: “Dovresti cambiare stile; così non si capisce bene; perché non ti omologhi agli altri?; la punteggiatura va sempre rispettata; troppo complicato; troppo semplice; mi piace più descrittivo; preferisco i periodi lunghi, chi li fa corti pensa di farsi leggere da stupidi, o viceversa”… e via discorrendo. Così alla fine dopo una dozzina di libri ti senti ripetere che quelli più amati erano i primi due o tre, cioè quelli scritti quando non sapevi quello che stavi facendo. Mentre ora che cerchi di seguire tutti i consigli dei vari “maestri” sembri un’altra voce tra i tanti. E allora vanno uccise tutte quelle voci sagge, vanno distrutti gli schemi, va creato qualcosa di originale, di “non consigliabile”… Ma forse non ho capito niente. Se fosse come credo, invece… lo ribadisco: mi incuriosisce.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Ma.Ma.: i maestri vanno uccisi, ma dopo avergli succhiato il sangue, o comunque dopo aver preso da loro tutto ciò che può servirti. A quel punto vanno buttati via. A quel punto, non prima.

  15. Ma.Ma. Says:

    Sì, sì, ne sono consapevole: è un po’ come a karate. Prima impari, poi perfezioni, quindi crei e infine personalizzi staccandoti definitivamente dal maestro. Io ho creato, ora sto cercando di imparare (per questo cerco un “Maestro” al posto dei mille “sapientoni”), ma ho anche una grande voglia di personalizzare… non credo invece che riuscirò mai a perfezionarmi, forse anche perché non amo molto le cose perfette.

  16. Ma.Ma. Says:

    PS: ho personalizzato molto il mio punto di vista sia nella prima risposta, sia in quest’altra, certa di non inquinare davvero la linea base del progetto che – come dice bene – è resa già chiara sul volantino.

  17. Francesca G. Marone Says:

    Io ci vedrei bene un atto di cannibalismo…così da non buttare via tutto, metabolizzare e innaffiare con un bicchiere di vino.

  18. stefano dongetti Says:

    NOVE PRATICI MODI PER UCCIDERE GIULIO MOZZI PER LA STRADA
    Se incontrate per la strada Giulio Mozzi e volete ucciderlo, potete fare così:
    1) Lo fermate bruscamente e gli dite che deve assolutamente leggere un vostro romanzo.
    2) Gli dite che è un romanzo originale in terzine sul tema di un viaggio nell’oltretomba.
    3) Estraete dalla borsa un manoscritto tutto ciancicato e senza titolo.
    4) Gli dite che glielo mandate in Facebook.
    5) Gli dite che glielo mandate in Twitter.
    6) Gli dite che glielo mandate in formato pdf o in excel.
    7) Gli dite che seguite sempre il suo blog “Sopracciglie”.
    8) Gli dite che anche a voi piace molto Sàlgari (con questa accentazione).
    9) Infine gli dite che avete letto le sue istruzioni per scrivere un decalogo ma non fino alla fine.

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