Esitare, prima di scrivere

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Alla vostra sinistra Giulio Mozzi, a destra Stefano Dongetti

Alla vostra sinistra Giulio Mozzi, a destra Stefano Dongetti

Chi volesse ascoltarsi la mia lezione sull’Esitare a scrivere, tenuta giovedì 9 luglio 2015 a Trieste nell’ambito del Lunatico Festival, clicchi sulla fotografia qui sopra. Dura un’ora, comprese presentazioni e domande del pubblico. Ringrazio Stefano Dongetti per l’invito.

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19 Risposte to “Esitare, prima di scrivere”

  1. GiuseppeC Says:

    Godibilissima, grazie. La puntata successiva potrebbe essere su tecniche di collocazione e vendita delle storie cosi’ prodotte presso gli editori, con relativa e succosa aneddotica. Saluti.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Sono competenze diverse.

  3. andrea Says:

    La maieutica dell’esempio… impagabile la chicca “Lei signora è sposata?”… Davvero un’ora spesa bene… Grande Giulio…

  4. Maria Luisa Mozzi Says:

    Giulio, il bosso era in terrazza a San Daniele.

  5. maria Says:

    Cosa c’è di più bello nella vita del periodo dell’apprendimento, quando si mira alla realizzazione di un proprio sogno di attività.E poi sempre, mai smettere di confrontarsi,di discutere,guai a sentirsi arrivati.
    Lezione veramente godibile,come è stato detto sopra.Godibile anche per i non addetti ai lavori

  6. Giulio Mozzi Says:

    Maria Luisa: ma io lo ricordo nei giardini del castello, non lo ricordo in terrazza.

  7. manu Says:

    mi ha incuriosita il romanzo di Paolin raccontato da Mozzi, e ho una domanda: perchè il tatuatore è ebreo? tra i detenuti non vi erano solo ebrei. appena Mozzi ha riferito questo, mi è venuto in mente Levitico 19,28 : ‘e non fate nessun taglio nel vostro corpo per un morto, e non fate su di voi tatuaggi’. il divieto di fare e farsi tatuaggi è un precetto, nell’ebraismo. perchè scegliere proprio un ebreo come soggetto che fa il tatuatore? c’è un motivo particolare o ho capito male io? è semplicemente uno studente dell’accademia di belle arti che per sopravvivere più a lungo in quella situazione esegue anche tatuaggi, o è proprio un tatuatore? (forse la domanda è sciocca ma sono curiosa, grazie)

  8. Giulio Mozzi Says:

    manu, devi solo aspettare febbraio. Il romanzo sarà pubblicato da Voland.

  9. manu Says:

    solo

  10. manu Says:

    qui mi sa che occorre esitare sempre, anche prima di leggere. uff

  11. Giulio Mozzi Says:

    O in compagnia, se preferisci.😉

  12. manu Says:

    mamma mia, è il tuo massimo?🙂

  13. mariagiannalia Says:

    Questa confrenza con relativa conversazione con i convenuti, non solo è godibilissima, come già detto, ma anche interessante nel merito e assolutamente didattica per noi che cerchiamo di scrivere storie. Grazie, Giulio.

  14. Maria Letizia Verola Says:

    Molto piacevole, Giulio!🙂

  15. Maria Letizia Verola Says:

    (p.s. due vertici: il tuo aneddoto proustiano di connessioni false che portano a galla ricordi veri e poi quella connessione da brivido sul racconto di Kafka. Non c’è niente da fare, gli exempla. Cosa è meglio degli exempla?🙂 )
    (p.p.s. se avessi ambizioni artistiche, ora mi precipiterei a sottoporti i mie progetti😀 )

  16. Volete farvi un’idea di che cosa succede nella Bottega di narrazione? | vibrisse, bollettino Says:

    […] Potete dare un’occhiata alle videolezioni di Giulio Mozzi, o ascoltare la sua recente lezione triestina sull’esitare prima di scrivere. […]

  17. Valentina Durante Says:

    Lezione davvero interessante, grazie Giulio. Una domanda, anzi due. Sentendoti parlare di concatenazione di cause e conseguenze mi sono venute in mente alcune tecniche che, da decenni, i futurologi utilizzano per l’analisi e la previsione delle tendenze. Una di queste è lo “scenario planning”, tecnica sviluppata dalla RAND Corporation negli anni ’50. Lo scenario planning aiuta a ragionare in termini di alternative possibili piuttosto che di conseguenze singole: si parte da un evento e si cerca di ipotizzare cosa potrebbe accadere, sviluppando cinque scenari diversi – senza sorprese, ottimista, pessimista, catastrofico e di trasformazione. Per ognuno di questi scenari si identificano poi i motivi per cui potrebbe o non potrebbe verificarsi, e gli si attribuisce quindi una percentuale di probabilità con un totale complessivo di 100. Vince, ovviamente, lo scenario con il punteggio maggiore. Potrebbe essere uno strumento utile anche per la narrazione o lo trovi troppo macchinoso? (domanda uno).
    Altra tecnica da futurologi è il backcasting: si parte dall’obiettivo e si percorrono a ritroso le tappe per valutarne la fattibilità. Esempio di obiettivo: risolvere il problema della fame nel mondo entro il 2017. Posso delineare, a ritroso, delle tappe credibili (ossia cosa dovrebbe succedere entro il 2016? ed entro il 2015?). Se la risposta è no, significa che anche l’obiettivo non è credibile. Potrebbe essere un modo di ragionare (e dunque immaginare) utile alla narrazione o anche qui si complicano troppo le cose? (domanda due). Grazie.

  18. Giulio Mozzi Says:

    Ma, Valentina, direi che qualcosa di simile si fa spesso, direi quasi sempre, quando si ragiona su una storia – soprattutto se si tratta di una storia nella quale è fondamentale l’intreccio. In particolare, spesso si parte da ciò che si desidera che accada e poi si costruisce il percorso che può portare a quegli accadimenti (il backcasting, insomma, più o meno).

  19. Valentina Durante Says:

    Grazie Giulio. Confesso che ho sempre trovato le analisi dei futurologi più interessanti sul piano narrativo che su quello previsionale. Non a caso Peter Schwartz è stato consulente per molti film (uno fra tutti Minority Report) con il ruolo, credo, di colui che aiuta a immaginare futuri plausibili.

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