La formazione del fumettista, 31 / Giuliano Piccininno

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di Giuliano Piccininno

[Questa è la trentunesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Giuliano per la disponibilità. gm].

giuliano_piccininnoAvvertenza: Per ricavare qualche informazione utile bisogna necessariamente arrivare in fondo al pezzo; tutte le esperienze sotto elencate non rappresentano un esemplare percorso di formazione praticabile. Oggi.

Ieri: metà anni ‘70. Io e il mio sogno stupido, diventare disegnatore di fumetti. A Salerno.

Qualsiasi altro mestiere lasciava intravedere un percorso formativo, una possibilità di apprendistato; era abbastanza chiaro cosa fare volendo diventare astronauta, geometra o spacciatore di droga. Come diavolo si faceva a diventare fumettista? Anche al Liceo artistico non ne sapevano nulla.
Grazie a qualche preziosa informazione filtrata attraverso la stampa e a qualche illuminato programma televisivo (che inizia a dare una patina di rispettabilità al genere), inizio a radunare i pochi dati disponibili. Che sembrano suggerire, come unica possibilità, la migrazione in cerca di fortuna verso le capitali dell’editoria.
Eppure, per quanto sprovveduto capisco che quel lavoro non si fa in un ufficio presso la casa editrice, quella è la redazione; i fumettisti disegnano a casa loro e poi portano le tavole all’editore. E’ già qualcosa, Ma un disegnatore a cui chiedere informazioni, chi l’ha mai visto?

Fine anni ’70. Devo passare al “noi”.

Incredibilmente, incontro altri giovani spiantati con le mie stesse aspirazioni, formiamo un collettivo e proviamo a mettere in comune le nostre abilità e conoscenze. La scuola ce la facciamo da soli.
Cosa sia poi diventato quel gruppo di ragazzi è abbastanza noto, Salerno oggi vanta un numero incredibilmente alto di rispettabili professionisti rispetto a città molto più grandi.
Forse può essere interessante il come.
Invece di abbandonarci a derive punk o a sperimentazioni frigidariane (che pure seguivamo con interesse) cominciamo a lavorare assieme sulle forme di comunicazione del fumetto popolare, scambiandoci i ruoli e litigando, stroncando senza pietà tutto quello che non ci sembra adeguato, chiedendoci sempre come si potesse far meglio; un continuo ed estenuante esercizio di autodisciplina che ci rende più consapevoli, preparati e smaliziati. Ma anche più amici.

Primi anni ’80. Le fanzine e il professionismo.

Si tratta di trasformare le capacità potenziali in mestiere, iniziamo a frequentare le prime fiere macinando chilometri, editiamo la nostra fanzine Trumoon, creiamo un sodalizio importante con il gruppo fondante di Fumo di China, conosciamo Magnus e altri professionisti, ci rendiamo conto di quanto ci sia ancora da imparare. Primi riconoscimenti, prime soddisfazioni (visibilità, si direbbe oggi) ma capiamo che non basta sentirsi dire bravi.
L’unico spiraglio, per noi, è la porta di servizio.
Alcuni di noi iniziano la dura gavetta dei fumetti porno, esercizio che permette di fare tanta esperienza e approdare in breve a Splatter, al classico Intrepido ed infine alla Bonelli. I miei amici si fanno valere, primo fra tutti Raffaele Della Monica, che brucia tutte le tappe fino ad approdare a Tex. Il mio percorso è un po’ più trasversale, decido di terminare prima gli studi di Scenografia e poi esordisco con Alan Ford, un lavoro durissimo con scadenze terribili.

Non si esce vivi dagli anni ’80.

Decido di lasciare Alan Ford dopo qualche anno, ho sviluppato un metodo efficace ma è un lavoro troppo ripetitivo che non mi permette di evolvermi; per la Epierre scrivo e disegno tante storie per i più piccini: Masters of the Universe, Bravestarr, Tiramolla… proseguo su questa linea anche sul Corrierino con i personaggi Warner e le Ninja Turtles. A seguire realizzo per la Egmont parecchie storie di Prezzemolo, il draghetto di Gardaland.
Il buonsenso consiglierebbe a questo punto di bussare alle porte della Disney, dove pure ho delle conoscenze. E invece no, sviluppo un mio personale stile grottesco sfruttando al meglio quattro differenti opportunità editoriali: il nuovo taglio (querelatissimo) dell’Intrepido di Sauro Pennacchioli e la rivista Nero della Granata Press (dove torno a lavorare sui testi del vecchio amico De Nardo), parecchi episodi di Arthur King di Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici e, soprattutto, la possibilità di creare finalmente un mio personaggio per la casa editrice Star Comics.
Nelle storie di Ozzy riverso molte passioni ed energie; il personaggio piace, qualcuno ne coglie la complessità ma la rivista StarComìx per cui l’ho creato chiude dopo una decina di numeri. Insisto: Ozzy viene pubblicato (ma senza adeguati riscontri) da altri tre editori prima dell’abbandono definitivo.
Il periodo più intenso e creativo del mio percorso termina con un nulla di fatto.

Fine anni ’90. Punto di svolta.

Che fare? Un altro spiantato che come me pubblicava su StarComìx, tal Leo Ortolani, prosegue i suoi fumetti dapprima con autoproduzioni e poi con piccoli editori; a me sembra di poter aspirare a qualcosa di più importante, in fondo lui sa fare solo quello mentre io so disegnare di tutto.
Tutto, tranne Bonelli.
Bonelli? Perché no? Forse perché non ho mai disegnato con uno stile realistico, ma si può provare. E’ un nuovo esordio, 38 anni e tanto di nuovo da imparare. Le prove bonelliane (per Martin Mystère) vengono intercettate da Mauro Boselli alla ricerca di disegnatori per Dampyr; il test va benone, inizia la produzione.

Gli anni zero. Routine e inquietudini.

La disciplina bonelliana (e l’ortodossia boselliana) mi mettono a dura prova, è tempo di sviluppare abilità latenti rimaste allo stadio di esercizio scolastico decenni prima, e meno male che c’erano. Intanto cambia tutto, cambia il mercato, cambiano le fiere, c’è un nuovo mondo informatico che richiede aggiornamento continuo; i miei quaranta sono anni eroici di radicali e necessarie trasformazioni, basta un attimo per ritrovarsi inadeguato.
Mentre lavoro con continuità su Dampyr arrivano nuove opportunità dalla pubblicità. Per varie ditte e agenzie torno a disegnare in modo umoristico, i riferimenti sono cambiati ma, fortunatamente, mi destreggio anche con lo stile euromanga. Fra le collaborazioni più durature c’è quella per la Geox, con gli albetti diffusi in tutto il mondo.
Trovo anche il tempo e le residue energie per fare nuove proposte e tentare qualche sortita oltre frontiera ma ci vorrebbe più convinzione. Non solo da parte mia.
Sul finire del decennio mi tolgo però lo sfizio di creare i Bagigi, un fumetto umoristico su dei giovanissimi rugbisti, pubblicato su di una rivista del settore e poi in volumetto.

Anni ’10. Ancora cambiamenti?

Dopo dodici numeri di Dampyr penso di aver dato abbastanza al personaggio, ho sempre alternato il lavoro bonelliano con altre piccole cose ma la routine si fa sentire; cerco spazio in Francia e mi danno da disegnare un Dracula, direi che con i vampiri può bastare.
Realizzo (ancora con Giuseppe De Nardo!) un’avventura per la collana Bonelli Le Storie ambientata nell’antica Roma, provo a usare uno stile diverso, nitido e severo, un lavoro faticosissimo. Spero che lo sforzo risulti gradito ai lettori. Le 110 pagine sono intervallate da poco altro, una storia per Vikings e parecchie tavole dei Bagigi.

Ora.

Sto disegnando l’ultima pagina de Le Storie, proprio adesso, mentre scrivo queste righe. Non so ancora di preciso cosa disegnerò nelle prossime settimane o, per meglio dire, non so quale progetto partirà prima degli altri, ma direi che va bene così. Di sicuro ci saranno da imparare nuove cose, ambientazioni, metodi, stile, strumenti… Ll’importante è farsi trovare pronti per un’altra esperienza.
L’unico fondamentale consiglio che mi sento di dare a chi sia riuscito ad arrivare in fondo alla ricostruzione di questa mia vicenda professionale è questo: la formazione del fumettista deve essere permanente.

Note (crediti formativi).

Ci sono altre esperienze trasversali che ritengo fondamentali per la mia formazione fumettistica:

1. La passione per il progressive rock, che mi ha insegnato ad apprezzare la complessità della costruzione artistica musicale, con tutto l’inevitabile corollario di variazioni sul tema, improvvisi cambi di ritmo e soluzioni melodiche tutt’altro che immediate; complicazioni apparentemente inutili ma che, per qualche motivo, continuano a ispirare il mio lavoro.
2. La pratica sportiva agonistica (in particolare per l’atletica e il rugby), che ha formato il mio carattere e mi ha lasciato in dote un approccio alla professione molto competitivo, oltre alla capacità di soffrire, di saper cadere e, soprattutto, di rialzarsi ogni volta.
3. L’istruzione artistica, soprattutto a livello teorico, in quanto di insegnamenti pratici diretti ne ho ricevuti ben pochi.
4. L’esperienza didattica, attività che richiede(rebbe) un aggiornamento costante e che mi ha permesso di stabilire sempre nuovi canali di comunicazione con i giovani, chiarendo prima di tutto a me stesso il senso delle esercitazioni.
5. L’essere cresciuto in una città di provincia. Anzi, nella periferia di una città di provincia, una fertile “fabbrica di sogni”, per citare Renzo Piano.

Considerazione finale

Mi rendo conto di aver ricostruito il mio percorso professionale con un tono asettico e distaccato.
Ma, secondo voi, senza passione, senza conservare la capacità di emozionarsi, senza uno smisurato amore per il racconto per immagini come lettore prima che come autore, sarei riuscito a fare tutto questo?

Giuliano Piccininno (Giffoni Valle Piana, Salerno, 1960), autore professionista di disegni e sceneggiature. Da 30 anni lavora nell’ambito del fumetto popolare italiano ed internazionale su personaggi già noti o di sua creazione; fra i primi ricordiamo Alan Ford, Masters of the Universe, Bravestarr, Tiramolla, Prezzemolo, Arthur King, Ninja Turtles, Looney Tunes. Premio Fumo di china come miglior autore umoristico nel 1997 per il suo personaggio Ozzy. Dal 2002 scrive ed illustra gli albi di Magic Geox e si occupa di varie applicazioni del personaggio pubblicitario diffuse in tutto il mondo. Dal 1998 disegna le avventure del cacciatore di vampiri Dampyr per Sergio Bonelli Editore e produce illustrazioni per campagne pubblicitarie per le ditte Geox, Sisa, Safilo, Selle Italia, Playlife, Hotel parchi Garda. Insegna Disegno e storia dell’arte presso il Liceo Scientifico “G.G.Trissino” di Valdagno (Vicenza) dove vive e lavora. Ha realizzato illustrazioni per La Gazzetta dello sport. Ha pubblicato in volume i personaggi di sua creazione, Ozzy (1993), Villa Transilvania (2005), Kovacich (2009) e i Bagigi (2012), una squadra di piccoli giocatori di rugby, serie pubblicata sulla rivista Rugby Club. Nel 2013 ha disegnato per l’editore francese Soleil un volume dedicato a Dracula. Attualmente lavora per la serie Le Storie di Bonelli Editore e per l’americana Zenescope.

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2 Risposte to “La formazione del fumettista, 31 / Giuliano Piccininno”

  1. La formazione del fumettista Giuliano Piccininno | afnews.info Says:

    […] Leggi il post completo: click qui. […]

  2. gianfrancogoria Says:

    Occhèi. Rilanciato su afnews.info anche questo.🙂 Al prossimo!

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