Le dieci opere letterarie più importanti del Novecento italiano (un gioco per tutti)

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Lassù, in alto.

Lassù, in alto.

di giuliomozzi

1. Il gioco (perché di gioco, benché serio, si tratta) sarà aperto tra qualche giorno; durerà un mese. Questo è un articoletto esplorativo; serve a mettere a punto le regole.

2. Tra qualche giorno pubblicherò una pagina apposita e vi chiederò di mettere nei commenti le vostre liste. Ogni lista dovrà essere composta da non più di dieci libri. L’ordine di lista sarà irrilevante, perché

3. la classifica sarà stilata sulla base della frequenza. A es., se l’opera letteraria più citata risulterà essere il Trattato di diritto fallimentare di Salvatore Satta, questo risulterà in testa alla classifica finale.

4. La classifica finale non consterà ovviamente di soli dieci libri. Mi riserverò il diritto di pubblicare periodicamente classifiche provvisorie.

5. Di ogni opera sarete pregati di indicare l’autrice o autore (nome completo), il titolo, l’anno di edizione (l’anno della prima edizione, non l’anno dell’edizione che avete a casa). Vi invito a essere accurati: io controllerò quel che potrò, ma ho dei limiti fisici.

6. Non terrò conto di indicazioni del tipo Opere complete eccetera. Mi rendo conto che in qualche caso potrà esserci incertezza: se uno indica Novelle per un anno di Pirandello, e un altro il titolo di una singola raccolta, che farò? Tendenzialmente, terrò conto dell’indicazione della singola raccolta. Se uno indicherà il Porto sepolto di Ungaretti, poi confluito nell’Allegria, sarò in un bell’imbarazzo: perché vi è più di qualche differenza tra il Porto sepolto della prima, minimissima, edizione – e quello che costituisce una sezione del volume ormai quasi “istituzionale” (ne scrisse la prefazione il capo del governo, ovvero Benito Mussolini…). In generale, quando una seconda edizione sia molto differente dalla prima, vi chiederò di specificare l’edizione (vedi a es. le tre, diversissime, edizioni di Fratelli d’Italia di Alberto Arbasino). Insomma, chiedo a voi di non mettermi troppo in difficoltà; e io cercherò di risolvere i casi dubbi.

7. La parola “Novecento” indica l’arco di tempo dal 1° gennaio 1900 al 31 dicembre 1999.

8. Che cosa significhi “importante”, lo lascio decidere a voi. Per parte mia, non coincide con “bello”, anche se la bellezza è importante; contiene l’idea di “influente”; contiene l’idea di “innovativo”; e contiene l’idea di “eticamente rilevante”. Certamente uno può domandarsi: ma Se questo è un uomo di Levi e Il barone rampante di Calvino sono “importanti” perché per decenni sono stati (e sono ancora) libri fatti leggere a scuola, o sono stati (e sono ancora) libri fatti leggere a scuola perché “importanti”? Aiuto, non so rispondere.

9. Se vorrete corredare il vostro elenco di qualche considerazione, la cosa sarà gradita assai.

10. E così anche stavolta abbiamo fatto dieci. Vi prego di segnalare nei commenti tutti i dubbi possibili, tutte le eventuali o potenziali incongruità, eccetera eccetera. Grazie.

(Ci sarebbe un numero 11, volendo: che si vota una volta sola, che non si sparano cazzate, e così via. Ma vale proprio la pena di scrivere l’ovvio?).

49 Risposte to “Le dieci opere letterarie più importanti del Novecento italiano (un gioco per tutti)”

  1. Chiara (Appunti a Margine) Says:

    Bell’iniziativa! Sto già facendo la lista con carta e penna!😀 Quando apriranno le danze?

  2. acabarra59 Says:

    “ Martedì 17 marzo 1998 – « Il Novecento? È il secolo della morte del romanzo », dice l’analfabeta. Ma non così tanto da non sapere che il Novecento è « il secolo della morte del romanzo ». “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 393

  3. Andy Says:

    Un suggerimento: per favorire il consolidamento dei dati, la lista dovrebbe essere stilata in ordine alfabetico, in modo tale da facilitare il reperimento di una certa opera in elenco, visto e considrato che la posizione non e’ rilevante ma lo e’ la frequenza.

    Un eventuale consolidamento potrebbe a quel punto essere fatto anche tramite Excel, ma sono dettagli (lo sono, non lo sono?)

  4. Stefano Says:

    Mi piace. E l’11 piaceva a Marinetti. Porta bene.

  5. Rachele Says:

    che bel gioco!

  6. Pensieri Oziosi Says:

    Giusto per essere chiari: inclusi testi scritti per il teatro?

  7. Giulio Mozzi Says:

    “Opere letterarie”, quindi anche testi per il teatro.

  8. Maria Letizia Verola Says:

    Evvai. Il Canone siamo noi🙂

  9. acabarra59 Says:

    “ Martedì 30 settembre 2008 – « Oppure fu il “ canone “: parola che, spuntata quasi all’improvviso, si è trasformata rapidamente in una pianta rigogliosa e carica di convegni, numeri unici, conferenze, saggi, corsi universitari, traduzioni. Gli echi di un febbrile e un po’ affannato lavorìo, come quello che risuona nelle caverne dei Nibelunghi, si diffusero e furono raccolti, ripetuti, amplificati. Il nucleo appariva in questo caso pieno di promesse e offriva ampi spazi di manovra. La critica sembrava in grado, attraverso questo fortunato talismano, di rioccupare un posto alla luce del sole: c’era da descrivere qualcosa di letterario, ma che aveva (anche se pochi ne mostrarono piena consapevolezza) una immediata ricaduta politica e sociale. » (Mario Lavagetto, Eutanasia della critica, 2005) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 394

  10. C. Says:

    Un gioco difficile.
    C.

  11. Raffaell Musicò Says:

    ma che bel gioco, partecipo volentieri (e sono curiosissima di leggere quello che scriveranno gli altri!)

  12. Giulio Mozzi Says:

    Be’, C., è un’idea tua.

  13. acabarra59 Says:

    “ 1974 [gennaio] – Mi sveglio sempre / sovraeccitato / la notte / il dormiveglia / i primi passi / della coscienza / hanno stratificato / una Babele / di immagini // Ora si tratta / di Ricordare / con ordine // Itinerare / l’anima / verso il suo Dio. (Scheda del risvegliarsi) “ [*] [**]
    [*] Così, tanto per scrivere, per chi è già sveglio, per chi si chiede perché, per chi non vuole scordarsi di avere dormito.
    [**] La s-formazione dello scrittore / 398

  14. paolab Says:

    solo “opere letterarie” in senso tradizionale? perché hai fatto l’esempio del “Trattato di diritto fallimentare” di Salvatore Satta (e data la vexata quaestio su cosa sia letteratura…) e quindi non mi è chiarissimo

  15. pisolander Says:

    Sempre per la serie “solo opere letterarie in senso tradizionale”: i fumetti sono ammessi?

  16. deborahdonato Says:

    Giulio, è da ieri che ci penso. Che pasticcio! Solo con Pirandello, rischio di arrivare a metà lista, idem con Calvino. Scegliere tra le opere di Montale mi dà un senso di vertigine. Non vorrei dar forza ad uno sciovinismo siculo, ma mi interpellano Sciascia, Consolo, Bufalino e Tomasi di Lampedusa. C’è trambusto nel mio studio. Anche se non vanno più di moda, a quanto pare, mi sa che ricorrerò alle primarie.

  17. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 19 giugno 2009 – Io non compro mai libri, ma, se per caso ne compro uno, è la volta che non lo leggo. La verità è che ho sempre preferito leggere i libri degli altri. Mi ricordo che, al tempo dei miei « spostamenti » – chiamarli viaggi sarebbe, francamente, troppo -, dato che spesso andavo a dormire in qualche città che non era la mia, in qualche casa che non era la mia, accomodandomi su un divano o su un lettuccio, non di rado in stanze che non erano camere da letto, bensì soggiorni, o salotti, o studi, in cui comunque c’erano librerie, e libri, i libri di quelli che ci abitavano, i miei ospiti, i miei amici di quel momento, una volta rimasto solo, non mi vietavo di curiosare fra quei volumi sconosciuti, e non di rado, trovatone uno che mi attraeva, lo toglievo dallo scaffale, lo aprivo, me lo portavo con me sul divano o lettuccio che fosse, insomma: lo leggevo. Di tutti i libri che ho letto in questo modo ora non me ne viene in mente nessuno, anzi no, uno sì. L’ho letto trent’anni fa, l’ultima volta forse che sono stato ospite, a casa di una signora che mi ospitava, generosamente, e questo libro è Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, libro fra l’altro adattissimo a chi viaggia, e legge viaggiando, e viaggiando legge etc. Sarà un caso, ma da allora non ho più viaggiato. Di conseguenza non sono più stato ospite. Di conseguenza non ho più letto i libri degli altri. Avrei forse, allora, voluto ricominciare a leggere i miei, solo i miei. Ma dove erano? E quali erano? Ho cominciato a cercarli, allora, ma, dopo trent’anni, credo di dover dire che non ne ho trovato nemmeno uno. A questo punto si può rassegnarsi – « 26 aprile 1984 – Kafka, Descrizione di una battaglia, nella Medusa di Mondadori, dove è finito? (Basta piangere sui libri perduti) » -, oppure no. [*] [**]
    [*] Si noterà la coincidenza.
    [**] La s-formazione dello scrittore / 399

  18. dm Says:

    Considerato tutto, mi pare che il “bando” si riferisca a qualsiasi testo scritto e pubblicato nel secolo andato; lo dico dopo aver letto il commento di paolab.
    Ad esempio, io se partecipassi a questo gioco, includerei senz’altro “L’interpretazione dei sogni” di Freud che, nella datazione ufficiale, risulta essere compreso nell’arco di tempo. A me sembra normale includere questo testo nella letteratura (più normale di quanto sarebbe stato per Freud, di sicuro) per via della qualità letteraria e dell’influenza etc.
    Però intravedo un rischio. Se “opere letterarie” sono, per l’appunto, il “Trattato di diritto fallimentare” citato da Giulio e un libro come “L’interpretazione dei sogni” e quindi un gran numero di saggi attirati dall’associazione a questi due, non è che corriamo il rischio di allontanarci dal carattere specificamente (più propriamente) letterario del gioco proposto?

  19. deborahdonato Says:

    Dm, il bando però parla di Novecento italiano. Ad ogni modo, Nonostante meanche io ami molto i confini, ed ha pure ragione Derrida che la filosofia è un genere si scrittura, però continuo a pensare con “opera letteraria” altro rispetto al saggio e al trattato. La letteratura lavora per immagini, la filosofia per concetti, sarà un rigurgito crociano?

  20. dm Says:

    Hai ragione, Deborah. Ho letto il post ieri. Evidentemente nel corso delle ore deve avere fermentato (o dev’essersi comunque trasformato) in qualcosa d’altro. E oggi ho commentato senza rileggere.
    Resta la questione. Quella sui confini della letterarietà (o della letteratura).

  21. Cesare Says:

    ad es.: gli scritti corsari di Pasolini sono un’opera letteraria? Sembrerebbe di si’.

  22. acabarra59 Says:

    “ 22 dicembre 1988 – Non so capire quale sia il significato della piccola sconclusionata nemmeno brutta mostra di opere di letteratura allestita nel corner più desolato della biblioteca, ma io, scorrendo quei titoli, le copertine, leggendo qualche pagina lasciata aperta a caso di Ungaretti o di Gozzano o la dedica di Corazzini, a cena poi, sentendo la nostalgia di quello che non ho letto che non ho scritto, ho pensato che l’ignoto involontario forse ispirato assemblatore potrebbe essere consigliato a chiamarla: « C’era una volta la letteratura ». “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 400

  23. Giulio Mozzi Says:

    Paolab: se può essere “opera letteraria” qualcosa come “Il principe” di Machiavelli o il “Dialogo dei massimi sistemi” di Galilei, potrà esserlo anche il “Trattato di diritto fallimentare di Satta” (che, oltretutto, ha scritto anche due bei romanzi). Direi di usare il criterio seguente: “E’ opera letteraria ciò che io ritengo essere opera letteraria”.

    Circoscriverei il gioco, però, e rispondo a Pisolander, alle opere che si affidano prevalentemente al testo scritto o che sono godute prevalentemente attraverso il testo scritto. Quindi direi di no al fumetto; e includerei il teatro perché, c’è poco da fare, quasi tutti noi abbiamo letto molto più teatro di quanto ne abbiamo visto.

    Deborah, bisogna tagliare la testa al toro. In fondo, l’unico libro a oggi salvabile di Calvino (a parte quelli per ragazzi, che so’ robette) è “Palomar”; di Pirandello è leggibile “La giara” e poco altro; Tomasi di Lampedusa fu un fenomeno commerciale, bell’esempio di un momento regressivo dell’editoria italiana. Bufalino è uno scrittore d’interesse locale, Montale fu un baritono mancato. Sciacia fu in realtà uno scrittore spagnolo dei Seicento (ma anche Calvino, in fondo, fu uno scrittore francese nato per sbaglio a Cuba). Consolo chi? ** E abbiamo fatto un po’ di largo, no?🙂

    (MI viene il dubbio: guarda che ho scritto “Novecento italiano”, mica “Novecento siciliano“).

  24. Cristian Says:

    con questo intervento di Mozzi la cosa comincia a farsi parecchio interessante

  25. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 22 ottobre 1998 – « Debbo confessare che sono rimasto un po’ sconcertato da questo successo, e ancora più sconcertato dopo aver letto il libro, scritto con rara maestria, straordinariamente avvincente nell’apparente semplicità di condotta, ma privo di quei requisiti – intreccio, grandi passioni, amore e morte, patria, retorica – che si pensano indispensabili per assicurare un buon successo di cassetta. Che cosa avrà spinto tante persone a leggere, e più ancora a comprare il libro? il titolo, il giallo della copertina, il nome altisonante dell’autore, il libro postumo o che altro? Un’indagine statistica sarebbe certo del più grande interesse. » (Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa recensito da Adalberto Di Rosa, in «Il Ponte», marzo 1959) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 401

  26. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 23 ottobre 1998 – « È il caso di distinguere ormai i pregi e le qualità di Il Gattopardo, del primo e unico romanzo uscito postumo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Biblioteca di Letteratura diretta da Giorgio Bassani, Feltrinelli Editore, 1958), dalla sua fortuna che, da critica, è divenuta un fatto mondano, tanto da costituire a volte una sorta di equivoco. All’origine di questo equivoco è indubbiamente la storia curiosa e pateticamente affascinante di un libro scritto all’undicesima ora della vita del proprio autore, che solo dopo la morte di lui ha avuto la pubblicazione e la fortuna critica che senza dubbio meritava, ma a cui la cospicua origine sociale del suo autore e una certa mitologia a cui si prestava la situazione, hanno aggiudicato un di più di popolarità salottiera, che non poteva non essere sfruttato da parte degli uffici stampa di un editore che sapesse il proprio mestiere, ma che, viceversa, dovrebbe incitare i lettori più qualificati a distinguere e a graduare i giudizi. Con Il Gattopardo leggiamo il frutto maturo e ridotto all’essenziale di una cultura e di una civiltà letteraria che proprio il nostro secolo e in special modo la sua prima metà hanno contribuito ad articolare e ad affermare: un lettore avvertito potrà fin dalle prime pagine del libro di Tomasi di Lampedusa riconoscere l’andamento musicale della frase, la facoltà di analisi sottile e di descrizione di paesaggio e d’ambiente, che dalla narrativa analitica e di memoria nata attorno a “Solaria” sulla spinta della lettura di Proust, ai migliori esemplari della prosa d’arte e del rondismo, la letteratura del Novecento ha contribuito ad affermare e far valere nel tempo e al momento più giusto. » (Marco Forti, Il Gattopardo e il gattopardismo, in «Aut aut», 53, 1959) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 402

  27. deborahdonato Says:

    Lo so, infatti nella mia lista entrano comodamente Gadda e Ungaretti, forse Pavese. No, su Pirandello non mi convinci.

  28. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 9 luglio 1999 – « Per attenermi alla realtà effettuale, dirò quindi che, mettiamo su sei critici che scrivono di un libro, solo uno o due lo hanno letto per intero, e questo generalmente in periodi di epidemia influenzale. Gli altri, come si dice qui, lo hanno letto “ in diagonale “ o, in ben più poveri termini, hanno letto l’inizio, la fine e indovinato il resto. Questo sistema presenta, beninteso, qualche rischio, ed è così che, per dare un esempio, il Tomasi duca di Palma ha dovuto subire vari spostamenti araldici diventando ora conte ora addirittura duc de Parme, asserzione, questa, recisamente smentita dal grande e dal piccolo Gotha prima ancora che dai Borboni; don Fabrizio si è trasformato in un don Felipe che, scarsamente stendhaliano, si vedrebbe meglio come protagonista di un indiavolato cha-cha-cha; e al bravo Giorgio Bassani è stato attribuito il nome, non privo di un suo ungarico fascino, di György Bassani, probabilmente per necessità di rima. Se si bada bene, però, anche questi errori denotano un vero fervore, tanto più che le pubblicazioni meno attese si sono occupate del libro con uno slancio che non può non commuovere l’italiano che viva all’estero. Esempi: La Revue de la Police, La Tribune des Assurances, La Revue de la Mercerie e, last but not least, Elle e Votre Beauté: » (Ivos Margoni, Il Gattopardo in Francia, in «Belfagor», 15, n. 5, 1960) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 403

  29. deborahdonato Says:

    E neppure su Montale. Caso mai un oboe mancato!

  30. acabarra59 Says:

    “ Sabato 10 luglio 1999 – « Martedi 7 luglio – Per la prima volta il vincitore non è presente al premio, morto, come tutti sanno, due anni fa senza aver visto pubblicato il suo libro. Pure, la sua assenza non turba la serata. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la sua opera, i suoi casi, formano per tutti noi come una favola umana con le sue sorprese e le sue crudeltà, le sue fatiche e le sue acquisizioni, le sue flessioni e le sue riprese, e la grande assoluzione della morte. Egli, per aver scritto questa opera unica, in essa dura, e con essa vive con noi a pari. L’unico parente dello scrittore che è presente a Villa Giulia, il marchese Pietro Tomasi della Torretta, ex ambasciatore e ministro, miracolosamente fragile nella nitida consunzione dell’età, mi dice parole di malinconia, ma ritenute, sobrie, con accento stimbrato. Intanto, cominciano le note dell’orchestra che annunciano il ballo per i più giovani: li vediamo avviarsi tenendosi per mano verso la scaletta avventurosa che li immetterà nel Ninfeo, tra le erme bianche, dove, affidate ai loro cavalieri, le ragazze, spalle e braccia nude, fioriscono dolcemente. » (Maria Bellonci, Piccolo diario, in «Il Punto», 11 luglio 1959) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 404

  31. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1981] – È morto Montale è molto montale è molto mortale è monto mortale. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 405

  32. deborahdonato Says:

    Acabarra, per protesta contro l’ultimo intervento del Mozzi, il mio giardiniere ha disatteso alle cure delle ortensie e delle giovinette palme e si è ritirato sopra un albero, rifiutandosi di scendere. Da là sopra, sostiene, è più semplice vedere a distanza quelli che passano senza restare. Ora mi chiede di portargli un girasole impazzito di luce, un pacchetto di Marlboro per Zeno cosini e una corda pazza, che non si sa mai…

  33. acabarra59 Says:

    “ Sabato 6 luglio 1996 – Al ristorante Lo schiaffo di Anagni ho modo di notare che Maria Luisa Spaziani fa i biascicotti come la mamma (fuma anche, come la mamma, e, per primo, ha preso gli « schiaffoni ») (Preso da tenerezza improvvisa la mamma l’ho rivista, e rivista morire. Non si dovrebbe mai vedere nessuno morire, tanto meno la propria madre. È troppo terribile, è troppo. Non c’è nessuna ragione di stare con gli occhi aperti a vedere quella cosa mostruosa e insensata. Bisognerebbe urlare, dare di matto, spaccare tutto. Non c’è ragione perché, se non si dà di matto, poi si diventa matto) (Forse per tutte queste ragioni non riuscivo a guardare il balletto di Micha van Hoecke senza pensare alla pubblicità di Benetton. Con quel Multirazziale che è fondamentalmente multicromatico. Tutti giovani tutti agili tutti afoni. Tutti insieme. Pensavo anche di avere capito che il piacere dei balletti è lo stesso delle riviste militari, delle sfilate, delle parate. Il piacere del « tutti » – anche nel senso di annotazione musicale: « Tutti! ». Ma « tutti » chi? Pensavo che nella danza c’è qualcosa di stupido e di feroce, di assolutamente autoritario, pensavo a Degas, pensavo che, se anche la danza è « arte della memoria », sono sicuro che di tutte queste bellissime ballerine non ne ricorderò nemmeno una) (Quando Maria Luisa Spaziani dice che ultima¬mente le è morta un sacco di gente, e dice Ambrogi, e dice Bufalino, e dice la Rosselli, e dice Bellezza, non so perché ma non mi commuove per niente) (Però poi è arrivata Luciana Savignano, che ha ballato così perfettamente da sola, così eloquentemente, e silenziosamente, che io ho detto: « È un genio puro della danza », ho detto proprio così. E, tutto considerato, potevo stare anche zitto) (Però, da diligente diarista, devo riferire anche che Maria Luisa Spaziani ha raccontato che una volta Montale non voleva andare alla Scala a vedere ballare una ballerina di nome Luciana Novaro, perché gli era antipatica. « Ma perché? », gli chiese lei. « Perché ha una faccia che sembra che debbano cadergli le mutande », rispose il poeta. E il bello è che di lì a poco, fra le gambe della Novaro apparve un lembo di stoffa, che scendeva, scendeva… « Ci siamo », disse Montale. Sì, erano le mutande. E lei non sapeva come fare a non scoppiare a ridere, lì, nel buio della sala piena di pubblico) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 406

  34. acabarra59 Says:

    “ 15 novembre – In rappresentanza dell’Associazione Tagliatori di Testa al Toro (A.T.T.T.), lodo Andrea Rauch, art director della Regione Toscana. Dei libri, le copertine. “ (Giovanni Satanik, Diario a fumetti, 1988) [*] [**]
    [*] Dedicato a Giulio
    [**] La s-formazione dello scrittore / 407

  35. dm Says:

    (Calvino non mi piace proprio, e quando lo vedo smontare da qualcuno – anche per scherzo – provo un che di soddisfazione. Eppure tutte le caratteristiche che mi fanno odiare Calvino – in sintesi si può dire: assoluta mancanza di naturalezza – le trovo in pochi pochissimi racconti, non lunghi. “La nuvola di smog”, ad esempio, sembra scritto da un altro, e la differenza mi ha impressionato fin dalle primissime righe. E mi viene in mente che ci sono scrittori che rimangono prigionieri, più o meno consapevolmente, di una poetica in cui, sembrerebbe, si vedano più sicuri. Calvino forse è uno di questi; e della poetica sappiamo molto, visto che ha avuto la terribile idea di raccontarla fin nei minuti dettagli. Insomma, sono un fan del Calvino mancato. Se vedo bene e giusto).

  36. dm Says:

    (Scusate per l’inciso molto incisivo e forse un po’ canino della quartultima linea. Come si sarà capito, in questi giorni sono troppo frettoloso (perché sono distratto, uhm, dalla vita). Saluti alle parentesi).

  37. acabarra59 Says:

    “ 9 maggio 1995 – Il giovane medico che, dalla sede ginevrina dell’OMS, parla per telefono con il conduttore del telegiornale non solo tradisce le proprie origini, ma parla un toscano che a me pare francamente spudorato. Intravedo molte cose: un abitare in Toscana senza inquietudini, un’indifferenza sostanziale alla lingua, quell’« ineleganza » di base che è tipica di tutti gli scienziati, giovani e non. Io invece sono sempre stato fin troppo sensibile alle lingue, al suono, alle bellezze, agli splendidi o curiosi idiotismi. Inoltre, ci tenevo a capire e a essere capito. C’era infine il gusto particolare di mettersi di fronte alle proprie radici, alla stolta naturalezza del parlare-come-si-è-sempre-parlato, nella posizione di chi, senza rifiutare niente, è tuttavia capace di dimostrarsi libero cioè consapevole. E poi il toscano – questa lingua spampanata, da bucaioli o da vecchie zie, troppo liscia, troppo rotonda, troppo « idiota » – francamente non mi piace più. “. [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 408
    [**] Scusate la logorrea: oggi è sabato, piove e ‘un so che fare.

  38. Cristian Says:

    Deborah, e Stefano D’Arrigo?

  39. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 17 aprile 1997 – « Non sapevo la storia di Horcynus Orca. Pare che D’Arrigo non abbia mai finito di riscrivere il suo romanzo, per la stampa del quale le bozze si moltiplicavano senza fine. Pare che ci faranno una mostra (sulle bozze). » (Ludovica Pavese Bonzi, Il mestiere di scrivere / Cronache di letteratura, 1993) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 409

  40. deborahdonato Says:

    Non volevo apparire troppo campanilista (sono di Messina). E come no?

  41. Cristian Says:

    ma questo Horcynus è proprio un capolavoro? Ho letto una decina di pagine non so dieci, quindici anni fa: una grammatica, un tutto troppo troppo meridionale, barocco (e poi mi ha subito intimorito la mole)

  42. deborahdonato Says:

    Cristian, nella mia lista non lo metto. Qui a Messina abbiamo un parco letterario nominato Horcynus Orca, situato proprio a “Cariddi”, nel punto più vicin a Scilla. Le ambientazioni, le descrizioni, mi rendono caro quel romanzo, ma non lo definisco “capolavoro”. Poi, magari, sarei anche felice di sbagliarmi.

  43. Giulio Mozzi Says:

    Vedi.

  44. IU Says:

    Bella mossa, attendiamo la partenza del tutto.

  45. demetrio Says:

    ad esempio nel link che Giulio ha messo io non ci vedo Il fuoco di D’Annunzio.

  46. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 20 novembre 2014 – Interessante anche il saggio della dottoressa Emanuela Gutkowski, dell’università di Catania: Un esempio di traduzione intersemiotica: dal Pasticciaccio a Un maledetto imbroglio, in «The Edinburgh Journal of Gadda Studies». Peccato che la povera signora Liliana si chiami « Balducci » e non « Banducci ». Lost in translation. “ [*] [**]
    [*] Se è per quello, caro Demetrio, nella lista non c’è neanche Gadda (Carlo Emilio).
    [**] La s-formazione dello scrittore / 410

  47. dm Says:

    (E non c’è neppure il Gadda francese, Céline. O per meglio dire l’ispiratore del Céline italiano – da un certo punto di vista, si intende.)

  48. dm Says:

    (No, ispiratore non è la parola giusta. Diciamo: predecessore).

  49. Rollo Tommasi Says:

    Perdona, Giulio, ma mi pare che il decalogo manchi di un punto importante per capire il senso del gioco: importante, ok, ma importante per chi? Per la letteratura italiana, per la società (visto che si parla anche della dimensione etica), per chi inserisce la decina?… Personalmente preferirei interpretarla in quest’ultimo modo… Ma ora spazio all’interpretazione autentica…

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