La formazione della fumettista, 29 / Antonella Vicari

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di Antonella Vicari

[Questa è la ventinovesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Antonella per la disponibilità. gm].

antonella_vicariOtto anni, i titoli di coda di un cartone animato di Hanna & Barbera mi hanno fatto capire cosa avrei fatto da grande: la disegnatrice.

Da sempre il disegno ha fatto parte della mia vita. Non è stata una scelta ma una necessità. Scarabocchiavo, creavo piccole vignette, storie, costringevo la mia sorellina a stare ferma per ore per farle un ritratto, avevo sempre con me un taccuino, un block-notes o qualsiasi altra cosa dove poter disegnare. Ero la prima della classe in disegno.
Ho letto tantissimo sin da piccola cominciando con Topolino e Paperino. Mi affascinavano i fumetti dalla linea chiara franco-belga: Hergè, Juan Gimenez, Vittorio Giardino, Giraud/Moebius. Ma anche autori sudamericani, dalle atmosfere più cupe e noir, José Mûnoz, Barreiro & Risso, Jordi Bernet. Poi c’era Hugo Pratt. Ero attirata da entrambi gli stili, uno più “chiaro e leggero” e l’altro più “scuro e deciso”. Non avevo ancora chiaro quale sarebbe stato il mio stile.

Credo che il fumetto sia una delle tante possibilità che abbiamo di raccontare, e credo che ci siano un’infinità di modi per farlo. Ho sempre trovato straordinario lo spazio bianco tra le vignette che viene riempito dalla nostra fantasia. Tutto accade lì.

Il mio approccio con il fumetto è stato del tutto casuale e fortuito. Dopo aver lasciato a metà l’Accademia di Belle Arti, ero decisamente preoccupata. Avrei voluto frequentare una scuola di fumetto, ma al tempo la più vicina era a Milano e non essendo possibile andarci, decisi che dovevo trovarmi un lavoretto qualsiasi. Mia sorella mi informò che al Circolo Canottieri della mia città cercavano un/a lavapiatti. Sbagliammo indirizzo e così mi ritrovai presso un altro circolo, nel quale lavorava come chef il fratello di Roberto De Angelis (disegnatore e copertinista di Nathan Never).

In pratica, il mio contatto con questo ambiente avvenne per caso e per uno sbaglio. Conobbi così i disegnatori della cosiddetta “scuola grafica salernitana”, oggi affermati professionisti per la Bonelli e per case editrici d’oltralpe.
Andavo a trovarli nel loro studio, guardando i loro lavori, belli e professionali per me. Capii che dovevo studiare, disegnare di tutto di più, dato che non bastava saper disegnare per fare fumetti, ma bisognava anche avere nozioni di prospettiva, di anatomia, conoscere come la luce scoplisce i volumi. Capii anche che il mio stile lo avrei trovato con il tempo e tanta fatica, almeno quello che mi avrebbe distinto o distinguerà dagli altri.

Così, iniziai ad andare a portare le mie prime tavole a Roberto, che con grande pazienza mi dava consigli e mi faceva capire cosa non andava: ogni volta era in pratica tutto da rifare.

Ancora oggi la ricerca continua.

Passarono circa sei anni e mi dedicai solo a questo.

A casa cercavo di impegnarmi, per fortuna avevo l’appoggio morale delle mie sorelle e di mio fratello che mi convincevano a non mollare il mio sogno e non perdere la fiducia in me stessa.

Grazie all’aiuto dei miei colleghi ho avuto l’opportunità di iniziare con piccole collaborazioni per case editrici milanesi. Ho collaborato, insieme al collega Maurizio Picerno, nella realizzazione delle matite di due albi della serie Gordon Link per la casa editrice Dardo. Mi misurai con il lavoro vero. A ripensarci oggi quanti errori e ingenuità! Il primo lavoro pagato fu per un giornalino dedicato al Milan, edito dalla casa edirtice 3ntini di Milano, dovetti disegnare il Berlusca su uno yacht.

Un giorno, Roberto De Angelis mi informò che Antonio Serra era alla ricerca di disegnatrici, per un nuovo progetto tutto al femminile. Una novità per la Sergio Bonelli Editore, stava nascendo Legs Weaver. Dopo svariati mesi e prove su sceneggiature, Serra mi accolse nel suo staff.

Allora era possibile fare la fumettista!

Da quel giorno sono passati molti anni. Il mio interesse e la passione che ho verso il fumetto continuano a crescere e la ricerca dello stile prosegue. Oggi lavoro con la tavoletta grafica, per ora inchiostro soltanto, ma spero che presto passerò con lo stesso strumento a realizzare interamente anche le matite. L’uso di questo nuovo mezzo mi ha entusiasmato. Il rendere reale e ricreare la stessa casualità manuale con un pennello digitale è una sfida quotidiana. Questo è un lavoro che richiede tanta autodisciplina, piacere della solitudine, ma allo stesso tempo ti dà anche tanta libertà.

Leggo tanti fumetti bonelliani, compro molte graphic novels. La lettura di una storia narrata per immagini, la potenza di un segno, per me sono un piacere per gli occhi e la mente… irrinunciabile.

Infatti ogni tanto mi piace sperimentare e quindi mi dedico anche all’illustrazione, sia su carta che in digitale. A volte accarezzo l’idea di creare una piccola storia tutta mia. Girano in testa molte idee che non riesco a focalizzare in una trama. Credo che tutto un giorno avverrà spontaneamente, così com’è partito.

Concludo con una delle mie citazioni preferite, la quale racchiude per me, la gioia di fare questo incredibile ed eccitante lavoro:

“Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”.

Antonella Vicari nasce a Salerno, dove attualmente vive e lavora. Ha iniziato nel 1995 a collaborare con la casa Editrice Dardo per la quale ha realizzato due albi di cui ha fatto le matite in collaborazione con Maurizio Picerno. Nel 1998 ha iniziato a collaborare per la Sergio Bonelli Editore entrando a far parte dello staff di disegnatrici per la serie Legs Weaver. Viene chiamata come consulente esterna per insegnare fumetto ai ragazzi dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale di Arzano, in provincia di Napoli e presso il Liceo Tasso di Salerno nell’ambito di un progetto finanziato dal Comune e dalla Provincia di Salerno dal titolo “La didattica del cartone animato”. Attualmente collabora, sempre per la Sergio Bonelli Editore, alla serie Nathan Never.

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