Relatività a fumetti

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di Marco Candida

Il testo che segue raccoglie tre pezzi separati tra loro: una recensione a un film, una recensione a un libro e l’incipit di un racconto. Il film è Ritorno al futuro. Il libro è il saggio La relatività a fumetti. Il racconto s’intitola “Tornare ad Aurora”, sul viaggio nel tempo.

Ritorno al futuro

hoverboard-back-to-the-future-part-2-michael-j-foxSe si leggono i commenti in calce ai video sulla rete relativi a Ritorno al futuro di Robert Zemeckis con Michael J. Fox ci si rende conto che molti commentatori rilevano quanto quel film abbia contraddizioni e sia zeppo di buchi e cose impossibili dal punto di vista logico. Le critiche sono fondate; ma lo sono se come perno che fa ruotare su se stesso il mondo di Doc e Marty si tengono le leggi einsteiniane. In realtà, il mondo di Marty McFly e Doc Brown non ruota grazie alle leggi einsteiniane, ma grazie a quelle freudiane. In altre parole, Ritorno al futuro è straordinariamente cialtrone quando si riferisce a Einstein, ma diventa straordinariamente preciso quando si riferisce a Freud. Il punto è che questa duplicità, se si presta attenzione, appare voluta: e c’è un dettaglio che lo indica. Ogni volta che Doc e Marty si mettono a parlare di viaggio nel tempo e delle modalità con le quali avviene il viaggio nel tempo, ogni volta che Doc o Marty forniscono una spiegazione scientifica del viaggio, ecco che prendono a parlare concitatamente, i dialoghi accelerano e per lo spettatore diventa quasi impossibile capire precisamente che diavolo quei due stiano blaterando. Si capisce soltanto che sono questioni tecniche, scientifiche, complesse. Invece quando è il momento di parlare di sentimenti e di triangolazioni edipiche tra padri-madri-figli ecco che i personaggi si mettono a parlare normalmente, tutto è comprensibile, per quanto balzano. Persino le corrispondenze sono precise. Quando Marty viaggia venticinque anni avanti nel futuro e incontra sua figlia, chi è l’interprete della figlia? E’ Michael J. Fox stesso. Sì, perché le figlie somigliano al padre: le figlie sono papà in gonnella. Invece quando incontra suo figlio, Marty incontra un perfetto imbecille. Perché i figli assomigliano ai nonni (e il papà di Marty è un imbecille) e anche un po’ ai padri, nel carattere. E quando Marty torna nel 1885 incontra un suo trisavolo irlandese e chi lo interpreta? Ma sempre Michael J. Fox, ovviamente! Perché ciascuno di noi assomiglia a qualche bis-tris nonno precedente. Il quale bis-tris nonno si è sposato con una bis-tris nonna che guarda caso assomiglia alla propria mamma. Come dire che date certe caratteristiche psico-fisiche si attirerà sempre e solo quella donna. Sempre la stessa: non c’è scampo. Affinità elettive. La chimica è tutto. Gli atomi di cui siamo fatti.

Se Ritorno al futuro si guarda alla luce di Einstein sembra un B-Movie. Tutto cambia se ci si rende conto che il tessuto spaziotemporale che Doc e Marty perforano con la Delorean è fatto di particelle edipico-freudiane.
Ciononostante Ritorno al futuro ha in tutto e per tutto l’impianto e l’aspetto di un pop-corn movie. Della cosa, penso io, dovevano essere così consapevoli Steven Spielberg e Robert Zemeckis che escogitarono qualcosa per ovviare all’inconveniente. C’è un solo modo per rendere importante ciò che importante non sembra: far scorrere sangue. Spielberg e Zemeckis s’inventarono un’esclusione. All’ultimo momento sostituirono l’attore protagonista con un altro attore. Michael J. Fox subentrò a Eric Stoltz. Stoltz cadde in un tunnel abissale. Ritorno al futuro è una produzione miliardaria e le cose devono essere fatte al meglio – e sì,  va bene, Michael J. Fox era più adatto di Soltz. Siamo gente seria. Altro che pop-corn. Guardate! Sangue.
Speriamo che questo esempio, notissimo, stia lì per darci la chiave interpretativa delle decisioni talvolta apparentemente imperscrutabili che ogni tanto vengono prese nel mondo dell’arte.

La relatività a fumetti

relativitàfumettiPubblicato da Raffaello Cortina Editore un libro che spiega la teoria speciale e generale della relatività. Interessanti, quando si parla di Fisica, sono le rappresentazioni che vengono utilizzate per spiegare concetti fisici molto complessi. Quando un fisico parla e fa un esempio non bisogna mai dimenticare che sta facendo riferimento alla realtà fisica: cioè a quello che può accadere realmente sulla base di calcoli fisico-matematici. Non si può viaggiare più veloce della luce. Posso immaginare di farlo. Ma non lo posso fisicamente fare. Punto. Il problema è che esistono realtà così complesse che è difficile trovare un’adeguata rappresentazione che consenta una spiegazione. Le immagini che si usano sono un pressappoco. Ma queste immagini, che sono un pressappoco, vengono elaborate dai fisici stessi. Mi chiedo, pertanto, se per caso non potrebbe essere utile affiancare ai fisici i poeti. I poeti sono specialisti nella ricerca della giusta similitudine, metafora, immagine. Perché non chiedere a loro?
Riguardo alle teorie della relatività Brian Greene dice una cosa che va tenuta bene a mente: dice di ricevere quasi ogni giorno lettere ed e-mail che criticano i concetti della relatività. E qui Brian Greene si arrabbia. Tuttavia, i dubbi nascono, nell’uomo comune, perché non esistono immagini adeguate per spiegare i concetti. Prendiamo il concetto di tessuto spaziotemporale. Bene, c’è questo tessuto. Se ci appoggio sopra un pianeta, il tessuto si deforma e tutto quello che è vicino al pianeta, ovviamente, si avvicina un po’ di più e, a causa della gravità, comincia a ruotargli intorno. Il problema è che un tessuto è qualcosa che sta sotto. Ma lo spaziotempo non è forse qualcosa che sta dappertutto? Ma se sta dappertutto come fa qualcosa ad appoggiarsi sopra? Dovrà, al massimo, essere inserito. E, in effetti, i Pianeti non vengono appoggiati. All’interno dello spaziotempo essi si formano. Come se inserissimo un palloncino dentro un blocco di gomma piuma e lo gonfiassimo. Con la differenza che la gommapiuma dovrebbe essere all’interno anche del palloncino. Molto difficile rappresentarselo. Tra l’altro se il continuum spaziotempo è un tessuto ed è deformabile da un adeguato peso allora significa che questo tessuto va immaginato teso. Che cosa fa tendere il tessuto spaziotemporale? Esistono un paio di mollette cosmiche che lo fanno tendere? Sembra una stupidaggine, ma in effetti in fisica queste “mollette” sono i tensori. I tensori servono a dire come mai il tessuto spaziotempo è teso. In realtà, è tutto sbagliato. Lo spaziotempo è una curvatura. Non è propriamente teso. Ma i tensori indicano come lo spaziotempo si curva e la curva determina il movimento della materia – come la materia scivola e rotola sulle curve dello spaziotempo.
La cosa interessante, se si legge La relatività a fumetti, sono le regolarità. La geometria euclidea è bidimensionale e lineare e a questa concezione dello spazio corrispondono movimenti della materia “rettilinei” e uniformi. Poi ci si rende conto che questa rappresentazione della realtà, pur utile a certi livelli, non la racconta tutta. Allora si inseriscono le geodetiche. Lo spazio si curva, le figure geometriche prendono ad avere lati sinuosi e s’introduce il concetto di accelerazione accantonando il moto rettilineo uniforme. Perché Achille non riesce a raggiungere la tartaruga nel paradosso di Zenone? Perché Zenone non teneva presente il concetto di accelerazione. Il concetto di accelerazione e di sinuosità delle forme è fondamentale. Ogni volta che si progredisce nelle scoperte fisiche salta fuori che qualcosa che si credeva costante è in realtà variabile e anzi sta accelerando. Accelerazione, tridimensionalità e accorpamento, variabilità. Queste sono le “costanti”. Per Newton spazio e tempo erano divisi. Einstein li accorpò. D’accordo, Parmenide lo aveva già fatto – Odifreddi docet; ma Einstein calcolò. Ci disse che questo accorpamento è fisicamente possibile. Elettricità e magnetismo stessa storia. Ogni volta che si verifica un oltrepassamento, avviene tramite un’unione di concetti. Ecco le “costanti” dei “passi avanti”: accelerazioni, variabilità, sinuosità, accorpamenti.
Ho letto con interesse un articolo dello scrittore italiano Massimiliano Parente. In sintesi si dice che la letteratura riconosce a teologia, storia e mito una signoria; più o meno ignorando le scienze. Il problema è, ribatto io, che la scienza stessa spesse volte si appoggia alla letteratura. La fantascienza è molto presente nei discorsi scientifici. E lo è tutte le volte che la scienza non è in grado di rispondere alla domanda della quale si occupa ossia: come? Quando non sa come possa avvenire un certo fenomeno ecco che lo scienziato si mette a fantasticare trasformandosi, occorre dire, in uno straordinario scrittore di finzione. Ad esempio, com’è possibile perforare lo spaziotempo? Semplice: se lo spaziotempo è un tessuto posso piegarlo fino a far combaciare il punto A a quello B. Sì, d’accordo. Ma come si fa? La risposta dell’uomo di scienza è che una società più evoluta della nostra di milioni d’anni lo saprà fare. Questa è fantascienza. Questa è teologia. Questa è fede.
Le Piramidi e le Ziggurat sono state costruite dagli alieni. Se uniamo i punti e consideriamo tutte le costruzioni megalitiche e impossibili che sono state costruite nel pianeta, allora dobbiamo concludere che gli extraterrestri ci hanno visitato. D’accordo, ma come? Nei vari documentari non esiste risposta a questa domanda. C’è confusione. Sono state civiltà aliene differenti che hanno costruito le Piramidi e Stonehange? Oppure sono state le stesse che facevano la spola viaggiando a velocità ultrasonica con le astronavi? E come sono arrivati? Flotte di astronavi che hanno attraversato spazi enormi? E le comete e le meteore? E i pianeti orfani? L’universo è un mare di sabbia. Nessun organismo solido può attraversarlo. Forse gli alieni sono della stessa consistenza degli angeli? Sì, ma stiamo facendo teoscienza – e occorre fede. Allora hanno bucato lo spaziotempo! Sì, ma come? Con i cunicoli spaziotemporali postulati da Rosenberg e Einstein? E come facciamo a essere sicuri che un buco di tarlo ci colleghi in un altro posto abitato? Come facciamo a unire punti A e B di dimensioni galattiche e a direzionarli? Come facciamo a indovinare i cunicoli spaziotemporali se essi sono già lì bell’e pronti? Ci vuole fede, è l’unica via: fede nel futuro; ma fede. Allora sono state civiltà preesistenti. Atlantide! Vale a dire un mito di tremila anni fa. Ecco che torniamo indietro nel mito. Al punto di partenza.
La relatività a fumetti è un libro istruttivissimo. Non solo per le ragioni ovvie che spiega in modo chiaro, netto e preciso che cos’è la relatività, ma perché permette di individuare regolarità nelle scoperte scientifiche. Potrebbe essere una scorciatoia.

Tornare da Aurora, di Marco Candida
copPLEDSHo cominciato a stendere il primo progetto di una macchina per viaggiare nel tempo tre settimane dopo la scomparsa di Aurora. Aurora era mia moglie. L’amavo. Era lei a tenere insieme il mio mondo. Ed ero così disperato, quando la perdetti, che mi misi in testa che forse sarebbe stato possibile costruire un marchingegno, tornare indietro nel tempo e impedire che quel camioncino del latte la stritolasse contro un muro in un vicolo troppo stretto. Perché così sono andate le cose, per quanto assurdo.
Io, ho solo una laurea in Lettere. Non sono un genio della matematica. Anzi, non sono un genio di niente. Non lavoro da anni. Da anni cerco lavoro senza trovarlo. Vivo con qualche risparmio. Sto per lo più a casa. Ho un sacco di tempo libero. Lo passo soprattutto a leggere. Romanzi, saggi.
Un giorno ho trovato tra gli scaffali di una libreria un libretto che si intitola La relatività a fumetti. Sarà stato sette, otto anni fa. E’ così che ho preso ad appassionarmi di Fisica. Poi dai fumetti sono passato ai documentari. Morgan Freeman. Brian Greene. Dopodiché ho ripreso in mano i libri di Fisica, Chimica e Biologia del Liceo integrandoli con prontuari come Fisica. Corso di sopravvivenza e Matematica. Corso di sopravvivenza. Infine, giovandomi di una buona conoscenza dell’inglese, mi sono messo a seguire su Youtube le lezioni tenute alla Stanford University dal Professor Leonard Susskind e quelle del Professor Michiu Kaku presso la New York State College.
Quando Aurora è morta, le cose che avevo fino a quel momento appreso in maniera del tutto amatoriale mi si sono radunate nella testa e come ho già scritto dopo solo tre settimane mi ci sono messo sul serio a far progetti per costruire una macchina del tempo.

L’ho costruita sei anni più tardi.
E’ simile alla cabina di una doccia. Alta due metri. Fatta di pareti scure, di alabastro e bachelite. Viene attivata mediante pannelli di controllo che stanno all’esterno. La macchina del tempo si trova nel box auto in dotazione del condominio nel quale abito. Il carburante della macchina del tempo, per così dire, è costituito di oggetti. Sì, semplificando al massimo, la faccenda funziona così. I cunicoli spaziotemporali sono dimensioni senza materia, tempo, spazio. Dentro non c’è nulla…

Continua a leggere il racconto su “Prendi la DeLorean e scappa”, antologia a cura di Andrea Malabaila, Las Vegas Edizioni.

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29 Risposte to “Relatività a fumetti”

  1. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 14 ottobre 2013 – « Women are back », dice lo slogan della pubblicità di Marina Rinaldi. Credo che voglia dire « Le donne ritornano », ma se volesse dire « Le donne sono dietro » non mi sembrerebbe per niente strano. Nell’occasione mi chiedo se « Back to the future » non possa essere tradotto, oltreché come « Ritorno al futuro » anche come « In culo al futuro ». Ah, sapere le lingue… (Servirebbe a non prenderlo in culo). “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 365

  2. giornivariabili Says:

    Post inutile e scombinato come pochi… Ah, già, è del Candida. Adesso capisco.

  3. deborahdonato Says:

    Marco, intervengo su Einstein. Non di “teologia” o di “fede” si parla, nella fisica del Novecento, ma di “metafisica”. I più grandi fisici degli inizi del Novecento – quasi tutti Nobel – si sono resi conto che fisica e metafisica stanno in un abbraccio fatale. Acuni l’hanno presa bene questa inscindibilità (Heisenberg, Bohr, Born) altri hanno altalenato fra l’euforia di un nuovo orizzonte e la ricerca della certezza (Schrödinger e il giovane Einstein) altri ancora hanno speso le loro energie per fare in modo che i due campi restassero divisi e che si potesse continuare ancora in modo “esatto” a parlare di realtà (Planck e l’ultimo Einstein). Il caro Albert, tuttavia, ammetteva con grande onestà che su questi argomenti la sua autorità non andava oltre il dito mignolo. Questo non implica un naufragio nell’irrazionale, come il tuo articolo a tratti fa supporre, ma l’instancabile e meravigliosa ricerca, in questi fisici, di un nuovo modello di razionalità. Non ho letto La relatività a fumetti e mi è venuto voglia di farlo, però mi sento di consigliare di andare a leggere direttamente le opere di Einstein che sono molto più esplicative dei manuali che le vorrebbero spiegare.

  4. deborahdonato Says:

    Ad esempio, “L’evoluzione della fisica: sviluppo delle idee dai concetti primitivi alla relatività e ai quanti ” di Albert Einstein e Leopold Infeld è un ottimo testo divulgativo, in cui Einstein si prende la briga di spiegare la teoria della relatività in modo semplice.

  5. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 27 ottobre 2008 – Nella fiction su Einstein – firmata da Liliana Cavani – che ieri sera non ho visto « nel rosso di Raidue », credo che qualcuno, a un certo punto, dica che la teoria della Relatività consentirà di liberarsi dalla tirannia del tempo, nel senso degli orologi etc. Questo, ho pensato, è esattamente quello che fa il cinema, « fermando » nel suo presente artificiale il flusso degli avvenimenti, « attualizzando » con la sua stupefacente capacità mimetica qualsiasi passato, per quanto remoto etc. Nel cinema tutto riesce a tornare, e soprattutto i conti, e sempre a favore di chi il cinema lo fa. Per tutti gli altri è un po’ diverso. Soprattutto per chi da questo genere di ritorni non riesce ad aspettarsi niente. E non perché stia bene dov’è, ma perché non gli pare che, nel film, ci sia per lui una parte possibile, desiderabile. A lui sembra che ciò che torna è qualcosa che già una volta l’ha fatto soffrire, che il passato che euforicamente si annuncia sia rovinosamente identico a quello nel quale la sua vita ha preso la bruttissima piega che continua ad avere etc. E poi, in generale, lui, del tempo, avrebbe tutta un’altra idea… “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 366

  6. acabarra59 Says:

    “ 7 gennaio 1989 – Back to the future. È l’unico ritorno possibile? Dal cinema al cinema. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 367

  7. marcocandida Says:

    Acabarra, parole sante, le tue. Ritorno al futuro… Ormai abbiamo raggiunto il punto di “non-ritorno” al futuro!

    Giornivariabili, “inutile e scombinato” perché?

    Deborah, mi sembrava appropriato scrivere sulla “Relatività a fumetti” dato che su Vibrisse c’è una rubrica sui fumettisti, e nel mezzo ci sono pure state le vicende di Charlie Hebdo, che in un lampo l’hanno resa una rubrica di tutt’altro sapore. In realtà ho messo insieme alcune considerazioni che da uomo comune mi sono venute guardando documentari, lezioni su internet e quant’altro – più o meno tutto quello che c’è scritto nell’incipit del racconto, l’ultimo pezzo di questo 3×1. Quando scrivo “fede” o “teologia” non mi riferisco a La relatività a fumetti. Sono parole mie.

    Acabarra, ieri sono stato a uno dei Giovedì Culturali organizzati da Cultura E Sviluppo ad Alessandria, dalle mie parti. I relatori erano un professore di Fisica – giovane. E l’Ing. Gardini. Gardini ha fatto parte dell’Esa e ha lavorato per anni al Progetto Rosetta. Costruire un Lander che atterrasse su una cometa, prelevasse un pezzo di cometa e la riportasse qui – per vedere che acqua era, se era l’acqua come quella del nostro pianeta o no. Bene, anche ieri sera mentre ascoltavo l’Ing. Gardini ho pensato a quale immane (lo ripeto: immane) divaricazione esiste tra realtà e fantascienza. Pensa solo a un’astronave che sfreccia tranquilla e sicura nell’Universo, un’immagine scontata, trita e ritrita del repertorio sci-fi… Quando basta una particella che viaggi a sessantotto chilometri all’ora per causare guasti irreparabili.
    Mi chiedo se arriverà un giorno in cui smetteremo di fare fantascienza e usare la fantasia e invece cominceremo ad appassionarci della realtà delle cose. Della noiosa e deludente realtà delle cose. Che a me piace.

  8. GiuseppeC Says:

    > Mi chiedo se arriverà un giorno in cui smetteremo di fare fantascienza e usare la fantasia e invece cominceremo ad appassionarci della realtà delle cose. Della noiosa e deludente realtà delle cose. Che a me piace.

    Marco, potrebbe piacerti il mio romanzetto. Se riesco a farlo pubblicare, te ne manderò una copia. Ciao.

  9. acabarra59 Says:

    “ 16 marzo 1986 – Back to the future (1985) è un film reaganiano? Di certo è un film hollywoodiano cioè spielberghiano. Negli anni Ottanta questo regista fa un Walt Disney non più cartoons, ma la potenza fiabesca è la stessa dei grandi racconti degli anni Cinquanta anzi l’investimento fantastico della realtà è portato al suo culmine. Il cinema è la fantascienza. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 368

  10. RobySan Says:

    Perché Achille non riesce a raggiungere la tartaruga nel paradosso di Zenone? Perché Zenone non teneva presente il concetto di accelerazione

    Suvvìa!!!! Achille non riesce a raggiungere la tartaruga perché Zenone (e gli eleatici con lui) non concepiva la possibilità di un valore finito per una somma di infiniti termini. L’accelerazione e la curvatura del continuum-spazio-temporale non c’entrano.

  11. gian marco griffi Says:

    Hey tu, porco, levale le mani di dosso.

  12. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 4 giugno 2015 – Il docente di « Strategie comunicative » della Luiss, con la faccia che ha, con gli occhiali che ha, con il vestito che ha, potrebbe essere un coetaneo di mio padre, un suo collega di ufficio, oppure un suo conoscente, un medico, un avvocato: di cinquant’anni fa. Ma cinquant’anni fa il docente di « Strategie comunicative » della Luiss non era, presumibilmente, ancora nato. Come strategia comunicativa mi sembra assolutamente micidiale. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 369

  13. marcocandida Says:

    GiuseppeC, lo leggo, il romanzo. Ovviamente se si dovesse scrivere un romanzo di fantascienza il più realistico possibile la cosa fondamentale sarebbe mantenere il fondo favolistico, poetico, allusivo di ogni buona e vera storia di finzione.

    RobySan, l’importanza di Zenone è stata quella di porre l’accento sul fatto che non bisogna fidarsi del “senso comune”. I sensi ingannano. Il paradosso in sè è criticabile e smontabile da molti lati. Nel pezzo stavo parlando di accelerazione non del fatto che punti matematici e punti fisici sono entità differenti.

    Gian Marco Griffi, una doverosa citazione da Ritorno al futuro.😉

    Acabarra, sì la potenza fabiesca di Ritorno al futuro è il succo di tutto. Del resto Spielberg difficilmente fa qualcosa di narrativamente attaccabile.

  14. deborahdonato Says:

    Lo so Marco che quando scrivevi “fede” e “teologia” parlavi tu, infatti proprio a te rispondevo che sarebbe più pertinente e fecondo per il pensiero parlare di metafisica.

  15. acabarra59 Says:

    “ Martedì 11 agosto 1998 – A loro, che vogliono restare sullo scoglio, dico: « Sentite, io vado un po’ a leggere ». Lei, che insegna letteratura, con aria complice – e compiaciuta – mi dice: « Ti capisco… quando uno ha quel vizio.. ». Compiaciuto, rassicurato, vado: ma, poi, leggo davvero? Direi di no, almeno nel comune senso della parola leggere. Quello che faccio è girare in macchina, ascoltare la radio, guardare qua e là. Ne avrei tante da raccontare. Per esempio un aneddoto, quello di Franco Mannino che una volta, tanti anni fa, si mise a suonare insieme a Einstein, e dopo un po’ gli fa: « Mi sono convinto che la tua teoria della relatività è proprio giusta ». « Perché? », domanda Einstein. « Perché tu dici che il tempo non esiste e infatti noi non riusciamo a suonare insieme nemmeno una battuta ». Allora dice che Einstein si buttò su un divano a ridere come un pazzo e diceva: « Voi italiani…voi italiani… siete tutti teatranti… ». Dico questo per dire che i vizi sono tanti. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 371

  16. GiuseppeC Says:

    Distopie gentili, insomma, mondi basati su un approccio tecnico-scientifico che non diventi gabbia per l’umano. Nel concreto, un misto fra la tecnocratica Cina e l’ultraliberale Occidente anglofono. Facciamo Corea del Sud da una parte e Canada dall’altra, in questo 2015? In Europa, ovviamente, la Germania.

  17. marcocandida Says:

    Cara Deborah, la porola “fede” la intendo nel senso di “fiducia”. Tutto lì. Se dico: “Dietro la collina c’è il ristorante” c’è bisogno di fiducia perché venga creduto. Se dico: “Tra centinaia d’anni il progresso tecnologico sarà tale per cui etc. etc.” c’è bisogno di fiducia o in modo più squillante di fede. Ti anticipo che lo so che lo sai.😀

    Giuseppe C, la famosa sonda Voyager è stata lanciata il 5 settembre del 1977 (sono nato il 4 del’78) e il suo viaggio continuerà per altri 30.000 anni. A me sembra incredibile che abbia resistito anche solo fino a oggi. Tra 30.000 anni uscirà dal Sistema Solare. Ah, e un anno luce corrisponde a circa 10000 miliardi di chilometri. Il Sole può contenere un milione di Terre. L’uomo riesce a vedere a 10 alle meno 21, circa, cioè un 1 preceduto da ventuno zeri, (0, 00000…). Quando un Lander invia un segnale radio, la Terra lo riceve mezz’ora dopo. Perciò se qualcosa va storto, si può intervenire mezz’ora dopo. Della Luna vediamo sempre la stessa faccia. La Terra dista dal sole circa 150 milioni di chilometri. Mi chiedo se si potrebbero inventare storie basandosi su spazi e tempi così dilatati. Un timido tentativo lo ha fatto Kubrick con 2001. Penso che in realtà la fantascienza si sposerebbe fantasticamente col minimalismo.

  18. GiuseppeC Says:

    Prendo nota, grazie. Volessi o dovessi scrivere un romanzo con un po’ più di ambizione, lo immergerei in quest’acqua qua, come tu la stai dicendo. Non basterebbero tre settimane, tuttavia, e la trama la vedo complicata. Forse una raccolta di racconti sarebbe più semplice e potresti farla tu: hai visionarietà d’insieme e stupore rafforzabili da un contrappeso redazionale, un “fact checking” che ti eviti i rimbrotti sui principi primi lasciandoti libero nella creazione. In bocca al lupo e di nuovo ciao.

  19. DANTE TORRIERI Says:

    Interessante, lo spazio-tempo sono aspetti inversamente proporzionali fra loro

  20. DANTE TORRIERI Says:

    Mi sono sempre chiesto questa cosa: se a livello macroscopico esiste la relativita’ in quello microscopico esiste lo stesso? Se in una macchina che sfiora la velocita’ della luce, il tempo scorre piu’ lentamente, in un batterio che si muove a una velocita’ assai piu’ ridotta di quella, la realta’ spazio-tempo e’ diversa da quella della nostra nicchia? Ma forse e’ per questo che i processi vitali su scala microscopica, sono molto diversi dai nostri!

  21. Federico Platania Says:

    @Marco:
    La Voyager I è uscita dal Sistema Solare nel 2013.

  22. marcocandida Says:

    Giuseppe C, per carità, non prendere nota da me. La rete è piena di fonti più affidabili. Ho scritto quelle cose solo per ricordare i numeri impressionanti coinvolti. E quanto la fantascienza sia divaricata dalla realtà. Almeno il fantasy o l’horror non hanno pretese; invece la fantascienza…

    Dante, non voglio avventurarmi in risposte, perché potrei sempre dire qualche cosa d’impreciso. Comunque puoi leggere qualche pagina sulla famosa M Theory, sulla quantistica e sulla gravità.

    Federico, sì, dopo 36 anni entrambe le sonde si trovano a circa 19 miliardi di chilometri dal Sole. Non pensavo di aver scritto “Tra 30.000 uscirà dal Sistema Solare”. Boh, un colpo di caldo…😉

  23. marcocandida Says:

    Per completezza, 30.000 anni è il tempo che impiegherà la sonda Voyager a raggiungere un’altra stella. Poco male.

  24. Pensieri Oziosi Says:

    Federico, sì, dopo 36 anni entrambe le sonde si trovano a circa 19 miliardi di chilometri dal Sole. Non pensavo di aver scritto “Tra 30.000 uscirà dal Sistema Solare”. Boh, un colpo di caldo…

    Wow, un’ammissione di errore in Candida? Bravo Marco, hai visto che in fin dei conti non era poi così difficile? Ora che hai dimostrato che sei in grado di fare autocritica, vediamo un po’ se riusciamo a fare qualche passo in avanti, con una domanda facile, facile, di cui sono sicura che tu sappia la risposta: Quale di queste affermazioni a proposito del paradosso di Zenone è più sensata:

    a) Candida:

    Perché Achille non riesce a raggiungere la tartaruga nel paradosso di Zenone? Perché Zenone non teneva presente il concetto di accelerazione.

    b) RobySan:

    Achille non riesce a raggiungere la tartaruga perché Zenone (e gli eleatici con lui) non concepiva la possibilità di un valore finito per una somma di infiniti termini.

    c) Candida II:

    RobySan, l’importanza di Zenone è stata quella di porre l’accento sul fatto che non bisogna fidarsi del “senso comune”. I sensi ingannano. Il paradosso in sè è criticabile e smontabile da molti lati. Nel pezzo stavo parlando di accelerazione non del fatto che punti matematici e punti fisici sono entità differenti.

  25. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, non ho “ammesso” un errore. Ho commesso un errore. Sono pronto ad ammettere gli errori quando si tratta oggettivamente di errori. Quando non è così, cioè non vi è nulla di oggettivo, allora non li ammetto.
    Ma qualcosa sull’argomento del post, lo hai da dire?

  26. Pensieri Oziosi Says:

    non ho “ammesso” un errore. Ho commesso un errore

    No, di cose oggettivamente errate ne hai scritte più di una, l’eccezionalità è nell’averlo riconosciuto.

    Ma qualcosa sull’argomento del post, lo hai da dire?

    Be’ il paradosso di Zenone viene dall’articolo, e vista la chiusura mentale con la quale tu accogli ogni correzione, bisogna incominciare a piccoli passi, evitare di fare il passo più lungo della gamba. Il paradosso di Zenone è questo primo piccolo passo: delle tre affermazioni sul paradosso di Zenone, che riporto qui sotto, quale è la più sensata?

    a) Candida:

    Perché Achille non riesce a raggiungere la tartaruga nel paradosso di Zenone? Perché Zenone non teneva presente il concetto di accelerazione.

    b) RobySan:

    Achille non riesce a raggiungere la tartaruga perché Zenone (e gli eleatici con lui) non concepiva la possibilità di un valore finito per una somma di infiniti termini.

    c) Candida II:

    RobySan, l’importanza di Zenone è stata quella di porre l’accento sul fatto che non bisogna fidarsi del “senso comune”. I sensi ingannano. Il paradosso in sè è criticabile e smontabile da molti lati. Nel pezzo stavo parlando di accelerazione non del fatto che punti matematici e punti fisici sono entità differenti.

  27. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, ignorando tutta la parte dove vengo bellamente offeso (ma tanto sei protetto da identità fittizia, il che, eh sì, fa di te un credibilssimo castigamatti) il paradosso del mentitore è un paradosso oggettivamente vero. Se dico: “Mento” presento un’aporia oggettivamente insolubile. Ma i paradossi di Zenone non sono paradossi oggettivamente veri. Quindi si può sostenere praticamente di tutto per mostrare quanto quei paradossi facciano acqua. Questo penso. Questa la mia controargomentazione.

  28. Pensieri Oziosi Says:

    ignorando tutta la parte dove vengo bellamente offeso

    Sono curiosa, quale parte trovi offensiva? Quella dove io dico che di cose oggettivamente errate ne hai scritte più di una, o quella dove io osservo la chiusura mentale con la quale tu accogli ogni correzione?

    ma tanto sei protetto da identità fittizia, il che, eh sì, fa di te un credibilssimo castigamatti

    i

    Pensa un po’: ci sono solo i miei argomenti sul tavolo, non la mia persona, né i miei titoli, né le mie pubblicazioni. Sono proprio irragionevole…

    Torniamo a Zenone, ricapitoliamo le tue posizioni:

    Candida I)

    Perché Achille non riesce a raggiungere la tartaruga nel paradosso di Zenone? Perché Zenone non teneva presente il concetto di accelerazione.

    Candida II)

    RobySan, l’importanza di Zenone è stata quella di porre l’accento sul fatto che non bisogna fidarsi del “senso comune”. I sensi ingannano. Il paradosso in sè è criticabile e smontabile da molti lati. Nel pezzo stavo parlando di accelerazione non del fatto che punti matematici e punti fisici sono entità differenti.

    Candida III)

    il paradosso del mentitore è un paradosso oggettivamente vero. Se dico: “Mento” presento un’aporia oggettivamente insolubile. Ma i paradossi di Zenone non sono paradossi oggettivamente veri. Quindi si può sostenere praticamente di tutto per mostrare quanto quei paradossi facciano acqua. Questo penso. Questa la mia controargomentazione.

    E’ tutto o hai altro da aggiungere?

  29. Macchina del tempo | vibrisse, bollettino Says:

    […] questo racconto (di cui ho parlato anche qui) in occasione del “Ritorno al futuro day”. “Ritorno al futuro day” era […]

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