24 maggio

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Dichiarazione.

Altri morirà per la Storia d’Italia volentieri
e forse qualcuno per risolvere in qualche modo la vita.
Ma io per far compagnia a questo popolo digiuno
che non sa perché va a morire
popolo che muore in guerra perché “mi vuol bene”
“per me” nei suoi sessanta uomini comandati
siccome è il giorno che tocca morire.

Altri morirà per le medaglie e per le ovazioni
ma io per questo popolo illetterato
che non prepara guerra perché di miseria ha campato
la miseria che non fa guerre, ma semmai rivoluzioni.
Altri morirà per la sua vita
ma io per questo popolo che fa i suoi figlioli
perché sotto coperte non si conosce miseria
popolo che accende il suo fuoco solo a mattina
popolo che di osteria fa scuola
popolo non guidato, sublime materia.

Altri morirà solo, ma io sempre accompagnato:
eccomi, come davo alla ruota la mia spalla facchina
e ora, invece, la vita.

Sotto ragazzi,
se non si muore
si riposerà allo spedale.
Ma se si dovesse morire
basterà un giorno di sole
e tutta Italia ricomincerà a cantare.

Piero Jahier
(da Poesie in versi e in prosa, ed. 1964).

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6 Risposte to “24 maggio”

  1. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 29 dicembre 2006 – L’immagine di oggi è quella di una vecchia cartolina. Risale, credo, agli anni prima della guerra. Si vede il viale XXIV Maggio com’era prima che io nascessi, con gli alberi appena piantati, con poche case, ma, fra queste, ben visibile, quella in cui sono nato – anche se è vero che, per l’esattezza, io sono nato in clinica. È un’immagine favolosa, perché il passato, incerto, misterioso, in-dimostrabile come è, è sempre una favola. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 345

  2. Maria Luisa Mozzi Says:

    A me oggi è venuta in mente quest’altra poesia tratta dalla stessa raccolta:

    Piero Jahier
    Domanda angosciosa che torna

    quando vi guardo e voi non potete sapere:
    Perché alcuni son chiamati a lavorare e guadagnar sulla
    guerra, e altri a morire?
    Morire non ha equivalente di sacrificio; morire è un atto assoluto.
    Se la guerra ha un valore morale:rieducare alla salute, alla mansuetudine, alla giustizia, attraverso il passaggio nella pena della privazione e distruzione, perché sopra tutto debbon portarne il peso questi che erano nella privazione e mansuetudine, e non desideravano più che la salute?

    Perché facevi onestamente tanti figliuoli
    nostra forza, gloria d’Italia
    più di tutti ne devi sacrificare.
    Perché sei sano
    buon sangue che cicatrizza presto
    sempre abile a risoffrire.
    Perché sei povero
    ora che il denaro ridicolo
    non compra più nulla
    che vale più solo il lavoro del povero
    che la vita è sospesa tra un raccolto e l’altro
    e il tuo pane scuro è diventato a tutti pane
    perché, santo popolo d’Italia,
    perché più di tutti devi morire?

    Tutti e due i testi non parlano di guerra, parlano del popolo italiano, della sua povertà materiale e culturale, del suo vivere male del morire perchè quel vivere non è poi così importante.
    Tutti e due i testi hanno affetto e rabbia, sorriso ed angoscia.

  3. Maria Luisa Mozzi Says:

    … del suo vivere male, del morire…

  4. maria Says:

    Grazie per avermi fatto ricordare questo centenario.Non avrei dovuto dimenticarlo se è vero che il mio amato padre visse tutta la Grande Guerra,non morì ma morì la sua anima.Oltre a Piero Jahier si può ricordare il mio concittadino Renato Serra,morto sul Podgora,che affrontò il tema della guerra tormentato, pensandola ora come “una perdita cieca,una distruzione enorme e inutile”e poi un’opportunità di vita”si ha voglia di camminare,di andare”Anche gli intellettuali si smarriscono di fronte alla tragedia

  5. acabarra59 Says:

    “ 6 maggio 1995 – « Ho avuto occasione di parlare con un soldato romagnolo del battaglione dove era tenente Renato Serra. I soldati lo supplicavano di continuo: “ Si abbassi, signor Tenente! “ Egli mai non volle. Fu colpito in fronte. La sua statura era alta: e quella fronte che non voleva abbassarsi contro l’inimico, ha come un valore di simbolo, per quanto come arte della guerra possa deplorarsi. » (Dice Luigi Ambrosini che dice Panzini (1915)) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 346

  6. RobySan Says:

    Qualcuno dice che.

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