Appunti su Kubrick

by
2001, Odissea nello spazio

2001, Odissea nello spazio

di Marco Candida

(2001: Odissea nello spazio)

Di solito si definisce 2001 un film visionario e surreale. La qualità migliore del film di Kubrick è tuttavia il suo realismo. I viaggi interplanetari sono la rappresentazione più verosimile di quel che accade nello spazio. All’interno delle navicelle il the può essere servito a testa in giù data la possibilità di giocare con la gravità. Certo, di solito vediamo le persone camminare a testa in giù solo nei sogni o nelle allucinazioni. Quindi quando vediamo la stessa cosa possibile in una navicella spaziale l’effetto che ci fa è surreale. Però è reale. Kubrick compie un’operazione da artista vero. Non racconta storie surreali, ma individua gli elementi surreali presenti nella realtà. L’assenza di gravità è uno degli ingredienti fondamentali di ogni buona visione surreale. L’uomo che vola. L’uomo a testa in giù. L’uomo in grado di sollevare pesanti macigni con un dito. Cose possibili solo in particolari condizioni di gravità. Kubrick mostra il surreale che è nel reale. Un breve appunto ora sulla colonna sonora. Queste stazioni spaziali e astronavi che orbitano e girano nello spazio sembrano ricreare i movimenti di un ballerino di danza classica. Ed ecco quindi Danubio Blu e Strauss come colonne sonore perfette questa forma di danza. Ma torniamo al realismo di 2001. Il computer Hal 9000 impazzisce. Diventa una pericolosa minaccia per l’equipaggio a bordo. Astutamente Kubrick mette solo due unità a bordo della navicella spaziale. Altrimenti un numero maggiore avrebbe richiesto una pellicola di una decina di ore almeno. Hal 9000 procede all’eliminazione dei due soggetti. S’inventa un guasto al di fuori della navicella spaziale. Per ripararlo uno dei due deve indossare la tuta e uscire. L’operazione però viene rappresentata realisticamente. I movimenti sono lenti. Non c’è nulla di spettacolare. Quando l’astronauta perde ossigeno e precipita nello spazio profondo non ci sono urla o rumori. Nulla. Perché nello spazio non si possono udire. L’effetto realistico ha come conseguenza la despettacolarizzazione. Kubrick non si domanda soltanto “Cosa accadrebbe se” ma “Cosa accadrebbe realmente se”. (In fondo non c’è molta differenza tra Hal 9000 e lo squalo dell’omonimo film di Spielberg. Sarà forse per questo che nel sequel di 2001 fu chiamato come attore protagonista lo stesso attore protagonista di Lo Squalo?) Hal impazzisce e diventa un eliminatore mortale. L’idea potrebbe persino essere degna di un horror se non fosse che il degonflage operato da Kubrik rende impossibile l’utilizzo di questa categoria. Ora qualche breve annotazione sul monolite. Nel sequel di 2001 apprendiamo che l’astronauta ha incontrato un monolito di due chilometri diverso da quello avvistato dall’equipe di astronauti sulla Luna: questi era assai più piccolo. Vi entra all’interno cominciando un viaggio interstellare che si tramuta alla fine in un viaggio cerebrale. Oltre l’infinito (questo il titolo dell’ultima parte di 2001: Beyond the Infinite) l’uomo trova se stesso, la sua mente, la sua vita. Non è dissimile da quanto accade nel film recentissimo Interstellar.  Anche se il significato del viaggio in 2001 è probabilmente molto più ampio. Ultima annotazione. All’inizio di 2001 le scimmie scoprono di poter usare l’osso di un animale come arma contundente. A turno picchiano un’altra scimmia girandole intorno e dandole una bastonata. I compagni di Soldato Palla di Lardo nel film di Kubrick Full Metal Jacket passano uno per volta dandogli un colpo allo stomaco con un sapone avvolto in una federa ricordando la tribù di scimmie di 2001.

ap-shining

(Shining)

Siamo certi che il vero cattivo del Shining di Kubrick sia Jack Torrance? Per caso non potrebbe essere, invece, Wendy? Wendy la vittima. Wendy l’eroina che salva il figlio. Wendy che esce dall’Overlook Hotel senza nemmeno un graffio. Ogni volta che Jack si avventa su di lei, è lui stesso a farne le spese. La prima volta minaccia di massacrarla mentre sta salendo le scale (Wendy in alto/Jack in basso: posizione d’inferiorità), ma ciò nonostante è Jack stesso a capitombolare giù sul pavimento. E’ la buona e cara Wendy a disturbare Jack mentre sta scrivendo. E’ la buona e cara Wendy a portare via il figlio da Jack accusandolo di averlo di nuovo picchiato come fece tanti anni fa senza voler sentire ragioni. Sempre lei afferra per le caviglie un Jack privo di sensi e lo trascina nella cella frigorifera chiudendolo dentro. Sì, Jack perde la testa. Afferra un’ascia. Cerca la moglie e il figlio minacciandoli. Però colpisce Halloran venuto dall’altra parte del Colorado per portare l’automobile con la quale poi sarà Wendy col figlioletto a svignarsela. Come se Halloran fosse la quintessenza dell’Archetipo del Servile Autista Nero. Jack rincorre Wendy con l’ascia. Ma è lei a tirare una coltellata a una mano di Jack quando questi la infila dall’esterno per cercare di aprire la serratura. Anche i fantasmi stessi dell’Overlook invitano Wendy a unirsi alla festa. Non la minacciano. Non le fanno nulla. Come mai? Non erano d’accordo con Jack? Non gli avevano affidato un compito sinistro? E del resto non è il solo Jack a lasciarci le penne nell’intera vicenda? Sì. Lui. Che è sempre stato lì. Da anni e anni. Jack è il fantasma di se stesso all’inizio e poi lo diventa per davvero. Lui è la vittima designata. Jack. Wendy è il carnefice e magari Danny sta solo cercando di salvare il padre. A vent’anni ho letto un libro di Karoly Kerenyi sul Labirinto. In breve il labirinto può rappresentare simbolicamente il cervello oppure le viscere della genitrice. Dunque quando Jack osserva il plastico del giardino a forma di labirinto che cosa sta osservando veramente? Sta osservando la sua stessa mente e la sua follia? Oppure quel labirinto sono gli intestini di Wendy? Wendy con la sua faccia lunga, scavata, gli occhi spiritati, il coltellaccio ha risucchiato e avvolto i suoi uomini nel delirio e nella follia. Orchestrando tutto fin da principio. Non è possibile? Se Shining è la rappresentazione simbolica della missione dell’Apollo 11 o degli altri misteri illustrati nel documentario Room 237 perché non potrebbe starci anche questa interpretazione? Avete presente come Stanley Kubrick maltratta Shelley Duvall durante le riprese del film?

1050_copertina

(Arancia Meccanica)

Dopo Arancia Meccanica lo sguardo sottecchi di Malcolm Mcdowell diventa l’insegna di altri film di Stanley Kubrick. Ritroviamo lo stesso sguardo anche nel personaggio di Jack Torrance in Shining e in quello di Soldato Palla Di Lardo di Full Metal Jacket. Arancia meccanica parla della pratica del “lavaggio al cervello”. La conseguenza di tale pratica è la perdita del libero arbitrio e della propria personalità. Anche Shining parla di qualcosa di simile attraverso un autoisolamento volontario. All’interno dell’Overlook Hotel forze oscure s’impadroniscono di Jack portandolo alla follia. La perdita della ragione include naturalmente anche la perdita del libero arbitrio e del barlume più autentico del sé. L’addestramento marine svuota Soldato Palla Di Lardo della più vaga nozione di se stesso. Palla non può più mangiare il suo ciambellone alla crema. Deve correre. Arrampicarsi. Deve diventare un altro. Anche qui Kubrick mette in scena una forma di condizionamento dell’umano e di ribellione dell’umano al condizionamento. Sì, lo schema è questo: Arancia Meccanica condizionamento che viene dallo Stato e dal super-ego; Shining autocondizionamento; Full Metal Jacket misto: Palla Di Lardo sceglie di entrare nel corpo dei marines e l’addestramento, ma l’adestramento lo travolge, non ha scelto quell‘addestramento. Passiamo a un’altra annotazione. Il drugo di Arancia Meccanica è cattivo fin da principio. Poi per effetto del lavaggio al cervello diventa buono. Per poi tornare, in seguito a un altro intervento di segno contrario, cattivo. Jack Torrance è buono o è cattivo al principio di Shining? C’è qualcosa che sta per esplodere dentro di lui. L’Overlook Hotel lo aiuta a riappropriarsi del suo vero se stesso. A Jack piace essere fuori controllo: questa è la sua essenza. Palla Di Lardo precipita nella follia senza fare ritorno. Da persona normale sprofonda negli abissi infernali della pazzia perdendo se stesso per sempre. Perché tendiamo ad avere simpatia per Alex e a considerarlo l’eroe di Arancia Meccanica? Che cos’ha di meglio degli altri personaggi? Se è un personaggio negativo, com’è possibile? Per rispondere bisogna guardare a che cosa accade ad Alex una volta subito il lavaggio al cervello. Torna nel mondo civile e tutte le persone che nella prima parte del film aveva vessato e torturato si prendono la loro rivincita. Non incontra pietà. Incontra vendetta. Perciò è sbagliato quanto abbiamo detto prima. Alex non è cattivo e poi diventa buono e poi torna cattivo. Alex è come gli altri e poi diventa diverso dagli altri e poi torna a essere come gli altri. Una volta diverso non può più stare con gli altri. Perciò è necessario che torni come gli altri. Ecco perché percepiamo Alex un eroe. Nel mondo di Arancia Meccanica Alex è il migliore della sua gente. E’ il più scaltro, astuto, feroce, vendicativo, senza scrupoli e cattivo. Insomma, un essere eccezionale. Un eroe.

full_metal_jacket_11

(Full Metal Jacket)

Il cecchino di Full  Metal Jacket può essere assimilato al computer Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio. Entrambi sono terminatori letali. L’addestramento di Soldato Palla Di Lardo che lo conduce alla follia può essere assimilato al lavaggio al cervello subito da Alex in Arancia Meccanica. Il significato simbolico è differente, ma lo schema formale è il medesimo. Dunque Full Metal Jacket rappresenta la fusione di almeno due precedenti film di Kubrick. Hal 9000 di 2001 rappresenta la tecnologia che prende il predominio sull’uomo. Il cecchino di Full Metal Jacket rappresenta la roulette russa della guerra. Al di là di ogni strategia la guerra è una lotteria da incubo. Altra annotazione. Hal 9000 una volta disattivato e vinto si mette a cantare “Giro giro tondo”. I soldati di Full Metal Jacket tornando dalla battaglia in mezzo a una città in fiamme cantano “La Marcia di Topolino”. Chissà se rientra in uno schema poetico oppure si tratta solo di una coincidenza. Intanto “Giro giro tondo” è inserito all’interno di un film dove ogni cosa sulle note della musica classica vortica e rotea e gira. Forse l’allusione è tutta lì. Un’allusione meramente intratestuale: un’autoironia. Riguardo la “Marcia di Topolino” di Full Metal Jacket le interpretazioni si fanno più numerose. Intanto nel 1968 fu girato un corto con protagonista Topolino che si arruola per il Vietnam e lì decede. Topolino è il simbolo dell’innocenza e del successo. Farlo morire ha il suo messaggio preciso. Joker uccide il cecchino facendolo diventare la sua prima vittima. Perde l’innocenza. Tutti i soldati tornano da quella battaglia avendo perso l’innocenza. Perché? Perché stavolta hanno ucciso una donna giovanissima, quasi una bambina e donne e bambini sono da sempre considerati gli innocenti per antonomasia. Uccidere una donna bambina è tanto quanto uccidere Topolino. Ma c’è un’altra interpretazione. Essersi trovato difronte a un nemico giovanissimo e femmina ossia il contrario esatto del nemico feroce che si vuole odiare, combattere e distruggere fa prendere consapevolezza ai soldati di quanto siano giovani loro stessi, di quanto giovani siano i soldati nemici, li fa sentire tutti quanti bambini. La “Marcia di Topolino” è un canto funebre al cecchino-bambina: l’inno più calzante. Altra interpretazione. Il cecchino è una donna e in quanto donna è anche madre. Una madre che attira le sue vittime abbattendole una per una. Qualcosa di simile alla Wendy di Shining. I cattivi sono i soldati. Soldati che sono divenuti “pallottole in camicia”: full metal jacket. Non sono uomini. Sono disumani. Come Hal 9000. Come Jack Torrance in preda ai suoi fantasmi. Pallottole in camicia come “arance meccaniche”. Kubrick sembra interessato a una sorta di sociologia del disumano.  E i buoni sono la ragazza vietnamita e Wendy. Tendono i loro tranelli ed eliminano le mele marce. Jack era una mela marcia. L’invasione americana in Vietnam è stata ingiusta. Gli addestramenti hanno causato danni psicologici irreparabili. Violenza fisica. Violenza psicologica. A tutto questo è la donna a ribellarsi. La madre. La vita.

lolita#poster#kubrick#stereophonics

(Lolita)

Lolita di Stanley Kubrick è assimilabile  ad Arancia Meccanica o a 2001: Odissea nello spazio. Perché parla di brama di  controllo e possesso. Prima Lolita ha una madre carceriera che la controlla in tutto quello che fa e spesso le impedisce alcune iniziative. Una volta morta in un incidente stradale, Humbert il commediografo innamorato segretamente di Lolita se ne fa carico sviluppando una forma di “gelosia patologica” per lei. Le impedisce di fare qualsiasi cosa. Humbert o Charlotte non sono dissimili da Hal 9000 di 2001  o dallo Stato nella distopia Arancia Meccanica. Nel primo caso abbiamo un computer control-freak e nel secondo uno Stato che impone il controllo attraverso il lavaggio al cervello. Del resto anche Eyes Wide Shut può rientrare in questo schema. Una volta fuori dalla sedicente società segreta che ha fortuitamente visitato, il protagonista di Eyes Wide Shut si sente seguito e spiato ovunque. Probabilmente lo schema si ripete anche per altri film. Shining. Full Metal Jacket. La chiave del rebus kubrickiano è: condizionamento. Questo il tema più ricorrente nelle pellicole di Stanley Kubrick. Quelle di Kubrick sono per la maggior parte storie di condizionamento al quale ci si ribella o si soccombe. In Lolita il tratto interessante è la presenza di Lolita stessa. Ancora una volta le ambiguità ci sono e anche una sorta di misoginia strisciante. I mostri non sono Humbert e Charlotte. Il mostro è Lolita. (Nella sequenza del film dove Lolita appare per la prima volta è in costume da bagno, giovane, irresisitibile, bellissima; subito dopo segue la sequenza di un vecchio film dell’orrore con Vincent Price con il primo piano di una mummia mostruosa: la giustapposizione Lolita/Mostro non lascia quasi adito a dubbi interpretativi). Sia Charlotte che Humbert sono incatenati alla malia ammaliatrice della ragazzina. Una volta a contatto con lei non sono più realmente umani. Prova ne sia che Lolita riesce a stare solo con un uomo (a sposarsi e avere un bambino) che dice di non amare veramente. Sul quale insomma rinuncia a scagliare il suo incantesimo di seduzione. Di controllarlo. Quindi: chi controlla chi, alla fine? Ma davvero Lolita è il mostro? Chi scoprono i soldati di Full Metal Jacket quale loro cecchino? Scoprono quasi una bambina: una lolita. In fondo lo sappiamo che Humbert e Charlotte non si comportano bene con Lolita. Sono loro a ostacolarla e a impedirle di essere femmina, donna, madre. Loro sono le mele marce. L’etica di Lolita è la più coerente: per questo lei è l’eroina di questa storia. In ogni caso gli ingredienti vengono mescolati in questo dramma in modo differente dagli altri film di Kubrick. Però sono quelli. La brama di controllo. Il condizionamento.

ilbaciodellassassino3

(Il bacio dell’assassino)

Il bacio dell’assassino è quasi un autocommentario ermeneutico dell’opera kubrickiana. Qui sono contenute le particelle elementari di qualsiasi altra creazione artistica di Stanley Kubrick. Intanto la scena della ballerina di danza classica. C’è una scena di svariati minuti. Quella stessa danza classica che poi tornerà in 2001: Odissea nello spazio e in Arancia Meccanica. Anche i drughi, infatti, sembrano dar vita a un balletto di danza classica mentre saccheggiano, picchiano e violentano. Un balletto grottesco, naturalmente. Così come balletto ironico è quello delle astronavi di 2001. Il bacio dell’assassino poi presenta la scena della donna legata e tenuta in ostaggio. Simile alla donna tenuta in ostaggio tenendola legata a un albero in Paura e desiderio. Dunque, seppure mascherato da uno stereotipo narrativo, ricorre l’elemento del controllo e del condizionamento. Ma è la scena finale che rappresenta la summa kubrikiana: la matrice originaria. Dopo essersi rincorsi per amore di una prostituta, il pugile e il gangster si ritrovano in un magazzino di manichini. I manichini sono tutti femminili. Il pugile e il gangster si scagliano addosso gambe e braccia e interi corpi delle donne manichino. Impossibile non pensare a qualche allusione metaforica. L’eterna lotta dell’amore: una donna, mille donne. Ma c’è l’elemento dei manichini a essere interessante di per sé. Quali possibili sinonimi ha il manichino? Esseri senz’anima. Esseri privi di vita. Automi. Robot. Arance meccaniche. Pallottole in camicia. In quella scena c’è già tutto. Non solo, ma nel corpo a corpo finale tra il pugile e il gangster, quest’ultimo afferra un’ascia appesa checovianamente alle sue spalle. Un’ascia. Come l’ascia che Jack Torrance usa per abbattere la porta del bagno che lo divide dalla moglie e dal figlio nella pellicola Shining. Ecco perché Kubrick aveva inserito quella scena nel film senza badare al libro. Del resto, i romanzi da cui sono tratti i film di Kubrick sono stati tutti o quasi tutti abbondantemente rimaneggiati. Mentre il pugile e il gangster si affrontano, l’uno brandendo l’ascia l’altro un lungo palo che sembra una lancia, osservandoli li possiamo facilmente assimilare a due gladiatori che si affrontano l’un l’altro senza pietà. E il pensiero corre a Spartacus. Badate che non è banale un’analisi del genere. Ci sono registi che edificano chiaramente foreste di simboli. Ci invitano ad addentrarci in esse. Noialtri tentiamo interpretazioni. L’interpretazione avviene all’interno del singolo film. Invece la chiave interpretativa, il perché, vengano effettuate certe scelte anziché altre, se non è possibile rintracciarlo all’interno del film stesso è forse possibile trovarlo all’interno di un altro film dello stesso regista. E’ così e solo così che si può incastrare un’artista. Guardando al corpus complessivo delle sue opere. Per quanto visionario e surreale, per quanto depistante e apparentemente incoerente, per quanto eterogeneo, un artista se tale è, non può sfuggire dall’unica regola ferrea per essere appunto artista vero: essere se stesso. Con le sue ossessioni. Gli elementi ricorsivi. Fantasmi. Demoni. Fissazioni.

eyes

(Eyes Wide Shut)

E’ lei. C’è Nicole Kidman dietro le avventure del marito. Bill (il nome del personaggio interpretato da Tom Cruise) va a una festa privata. Parla con un suo amico di vecchia data che gli confida la parola d’ordine per entrarci. Fidelio (che ha a che fare con “Fedeltà”: il tema di facciata del film). Bill entra nella villa dove si svolge la festa. Non c’entra niente e si caccia nei guai. Ma c’è una donna che lo avverte di andarsene. La cosa interessante è che la donna non rivela a Bill chi è. Noi spettatori siamo portati a credere, in tutta evidenza, che quella donna sia la stessa che Bill ha salvato da una overdose in una festa precedente. Quella stessa donna che crepa per overdose e di cui viene data notizia su un giornale qualche giorno dopo. Ma siamo sicuri che sia davvero quella, la donna? Forse. Ma potrebbe anche essere la prostituta che Bill incrocia casualmente per strada e nell’appartamento della quale s’infila fino a quando la moglie, attraverso una chiamata al cellulare, non riconduce all’ordine il marito. E potrebbe non essere né la prostituta né la donna salvata dall’overdose. Potrebbe essere una donna d’accordo con la moglie fin dal principio. La moglie sapeva. Fin da principio. Sì, perché Bill torna a casa e trova sua moglie che sta dormendo. Sua moglie, nel sonno, sta ridendo. Sta sghignazzando. Come una strega. Ma siamo sicuri che stia davvero dormendo? Nemmeno Bill quando la sveglia ne è sicuro. Le dice: “Stavi dormendo?”. Lei si sveglia e che cosa fa? Racconta al marito un sogno appena fatto dove fa riferimento all’esperienza avuta dal marito stesso alla festa. Però capovolta. E’ lei, nel sogno, a muoversi tra mille persone che si accoppiano selvaggiamente e lei stessa ad accoppiarsi selvaggiamente. E poi c’è un altro indizio. Bill perde la maschera del travestimento che gli consente di mescolarsi agli invitati della festa privata. Dov’è finita, la maschera? Per buona parte del film pensiamo che abbia a che fare con qualche significato simbolico, magari. Invece Bill torna a casa e trova la maschera sul cuscino della moglie. E’ lei che l’ha trovata o è lei che gliel’ha fatta sparire. Per fargli capire che lei sa. Lei sapeva fin da principio. Lei, la moglie, è l’artefice della sciarada. Senza contare lo sguardo che lancia a Bill in cucina mentre sta facendo fare i compiti alla bambina. Lo sguardo di chi sa cosa lui ha fatto. E poi il finale, al centro commerciale, dove avviene quasi una confessione. Lei ha messo alla prova il marito. Lei decide. Lei, la moglie, che durante la conversazione dopo la marijuana in camera da letto, alle parole del marito “Mi fido di te” gli sghignazza in faccia per due minuti interi. Gli ride letteralmente in faccia. Come fa un marito a fidarsi in questo modo di una donna tanto bella? Illuso. Qui la scottante tematica non è tanto il sesso o la famiglia o la fedeltà. Ma… a che cosa è disposta a rinunciare una donna pur di avere una famiglia, un marito, una casa? E’ la donna a tenere in mano tutti i fili. Tutti. Nicole Kidman come Shelley Duvall. Jack, nel plastico del labirinto, non guarda la sua mente. No. Jack guarda la sua vita al centro della quale c’è sua moglie: e lei tiene tutti i nodi. Tutti – e infatti sente solo la sua voce mentre l’inquadratura si restringe. Solo che Wendy si sbarazza di Jack perché è un incapace (lui che le dice: “Tu che mi hai incasinato la vita!”: se si ascoltano bene i dialoghi è talmente chiaro che Jack il figlio non lo voleva…): uno che vuole fare lo scrittore senza esserlo, uno che non riesce a trovare un lavoro. La moglie di Bill, invece, suo marito lo salva. Perché Bill è un personaggio positivo. Un medico. Con una posizione. Sì, l’ingresso nella villa rappresenta solo un momento di crisi, lei è troppo per lui, ma, tutto sommato, la coppia c’è, la famiglia c’è. Per questo viene risparmiato. Altro appunto. Molti sono gli elementi che tornano. I parallelismi sono tra Eyes Wide Shut e Shining e Eyes Wide Shut e Arancia Meccanica. Vediamo come e perché. Il film si apre con la scena di un ballo e il pensiero corre alla scena del ballo di Shining. Poi si sposta in una casa isolata e il pensiero non può non correre all’Overlook Hotel. Quel Overlook Hotel sulla porta del quale c’è scritto a chiare lettere “Monarch”. E quell’Eyes Wide Shut dove il Programma di Controllo Neurolinguistico Beta viene utilizzato a piene mani. (Sono due casi di sperimentazione: Bill e Jack sono cavie umane). E poi c’è il parallelismo Kidman/Duvall – Shelley Duvall come Shelley Winters. I veri mostri. I control-freaks. Questa volta la Kidman si avvale del cellulare: quale longa manus più grande e irrinunciabile? Non poteva non attrarre l’attenzione di Kubrick e del suo interesse per il condizionamento. Ma dicevamo anche del parallelismo con Arancia Meccanica. Sì, perché in Arancia Meccanica Alex incontra una serie di personaggi prima della Cura Ludovico e poi dopo la Cura incontra gli stessi personaggi: però voltati tutti di segno. Da positivi diventano negativi. Mentre Alex da negativo è diventato positivo. Qualcosa di speculare avviene in Eyes Wide Shut. Dopo la partecipazione alla festa privata Bill incontra gli stessi personaggi di prima. Ma sono tutti ancora peggiori di prima. Il negoziante che gli vende il travestimento e che scopre la figlia con un paio di luridi maiali in un angolo del negozio, salta fuori che fa prostituire la figlia di proposito. La prostituta che Bill incontra per strada e con la quale trascorre un momento romantico, si scopre essere siero positiva. E la ragazza salvata dall’overdose, in realtà, nel nuovo mondo senza disincanto dove precipita il protagonista, di overdose ci crepa. Altro appunto. Le maschere. Le maschere assolvono alla funzione dei manichini negli altri film di Kubrick. Spersonalizzazione. E questo processo di spersonalizzazione è chiaro (quasi viene spiegato, se si presta attenzione e si conoscono gli altri film kubrickiani) da una scena precisa. Bill va alla ricerca di un costume e una maschera ed entra in un negozio. Qui ci sono manichini che indossano costumi di carnevale. Il proprietario dice: “Vero che sembrano vivi?”. “Sì, è fantastico”. Quindi ecco che comincia il processo di spersonalizzazione. Già solo la maschera significa diventare un manichino, perdere la personalità. Perdere il controllo. Pallottole umane. Arance meccaniche. Però c’è anche quel “sono vivi” che va valutato in questa interpretazione. Inoltre la scena finale si svolge in un grande magazzino pieno di pupazzi di orsi, tigri. Pupazzi. Ancora una volta. Simulacri. Altro appunto. C’è il tema del doppio e del sosia. Ancora una volta il parallelismo tra Eyes Wide Shut e Shining serve da torcia ermeneutica. In Shining abbiamo le gemelle. In Eyes Wide Shut c’è una strana scena. Bill fa una telefonata alla villa dove si è svolta la festa dai riti orgiastici e a rispondergli è un sosia. Cosa vuole dire? Potrebbe forse voler dire che… Bill non è stato alla festa? Questo particolare fa pensare a un altro particolare in Shining. In Shining ci sono le due gemelle. Perché? Sono le figlie del vecchio custode, però non è chiaro, chi sia il custode. E poi… c’è per caso un sosia di Jack nell’albergo? Si direbbe di no. Ma c’è la fotografia finale con la quale il film si chiude. E’ datata 1921, quindi è impossibile che quel Jack sia il Jack morto assiderato nel labirinto di siepi. Ammenoché… Ammenoché cosa? Al meno che  Jack sia uno spirito che si reincarna e torna periodicamente nella villa? Oppure che nel 1921 ci fosse un’altra persona con la sua stessa faccia: un sosia? Forse. E’ possibile, per quanto sbalorditivo. E c’è un altro indizio che avvolara questa ipotesi. Alle spalle di Jack, com’è noto agli esperti, c’è un uomo che assomiglia a Hitler – e per un istante, in un singolo fotogramma, i baffi di quell’uomo si sovrappongono perfettamente al labbro superiore di Jack. Cosa si sta cercando di suggerire? Quale dubbio si sta cercando di insinuare nella mente dello spettatore? Che Jack rappresenta il Male come Hitler? Oppure che quel signore alle sue spalle (dall’aspetto inquietante, perché ricorda Hitler) è un sosia tanto quanto lo è quel Jack della foto? (C’è forse un riferimento al Dottor Mengele e ai suoi esperimenti che hanno condotto a parti gemellari?). Ma cosa emerge da tutto questo? Abbiamo detto che il tema dominante di Kubrick è il condizionamento. E abbiamo detto che ogni buona visione surreale ha come ingrediente fondamentale l’assenza di gravità. Ma c’è anche un altro tema-ingrediente: l’esplosione del rapporto causa-effetto. In Shining e in Eyes Wide Shut c’è una rosa di cause che possono aver determinato un certo effetto; ma il filo che lega causa ed effetto è labilissimo. Forse non c’è neppure. L’occhio vede quello che la mente sceglie di credere. Altro appunto. In Shining nella scena finale Wendy si ritrova nell’albergo da sola, con un coltello da cucina in mano. E’ terrorizzante (sembra una strega; anche se non sa di esserlo). E cosa accade? Vede i fantasmi. E come sono questi fantasmi? Una persona con un costume di carnevale che è forse quella di un lupo. E un uomo con un drink in mano con la testa spaccata in due metà. E cosa le aveva detto Jack? Jack (nella scena delle scale) le aveva detto di aver voglia di spaccarle la testa e poi mentre la rincorreva con l’ascia (e raccontandole un sogno Jack le aveva detto di aver fatto a pezzi la famiglia con un’accetta) le ha detto “Sono il lupo cattivo”. Non sono fantasmi. Sono proiezioni allucinatorie di Wendy. Sono la materializzazione delle parole di Jack.

2a

(Apparso qui su Wall Street International Magazine)

Tag: ,

87 Risposte to “Appunti su Kubrick”

  1. Ludovico Says:

    Di solito apprezzo gli articoli su su moloch come Kubrick,ma va detto -come per che so,in letteratura, Kafka-che anche esso soffre di un eccesso di interpretazioni…

    Basta vedere il discreto film di Clint Eastwood sul cecchino Chris Kyle (si quello che “protegge il gregge-in iraq,ndr-come i cani di pastore”,e pazienza se gli capita di sparare,avrebbero detto i sui superiori nel film ,anche ad alcuni -civili-che la divisa non la hanno-)per capire che in guerra,nell esercito americano(da sempre quindi,mica solo nel vietnam di FMJ), piu in generale nel mondo anglosassone,e a un certo livello ovunque,certe finezze non le hanno.E non le avevano anche negli anni 60 in sud est asiatico

    Insomma esistono anche culture “altre” al mondo su cui l’occhio europeo continentale ,magari progressista,magari con qualche intellettualismo,non riesce a inquadrare

    (ergo:nel mondo anglosassone i conflitti bellici li fanno anche e sopratutto per vincerli:in italia no,o cmq in quello abbiamo smesso da tempo..come abbiamo smesso di esser incisivi su tante altre cose sia come nazione che come velleità: vedere infatti i guai degli ultimi anni :che le cose siano collegate??)

    Nb:Fmj è un tipo di cartuccia camerata /blindatissima piuttosto potente,sopra viene accennato , cmq lo scrivo qui solo per dare una -secondaria. info tecnica

  2. acabarra59 Says:

    “ Sabato 23 gennaio 1999 – Vedo, dopo tanti anni, 2001 Odissea nello spazio (Kubrick, 1968). Vedo la prima parte, quella delle scimmie, quella che si intitola « L’alba dell’uomo ». Mentre la vedo mi viene di commentare: « L’alba dell’uomo… ovvero quando l’uomo imparò a travestirsi da scimmia ». Poi vado a letto perché sono stanchissimo. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 292

  3. Salvatore Says:

    In un corso di storia e critica del cinema, all’Università di Torino, mi fu detto che il “topolin, topolin, viva topolin” che cantano i soldati alla fine di Full Metal Jacket è il simbolo dell’imperialismo americano… se non ricordo male. Imperialismo culturale, naturlamente, che segue quello militare. In pratica il significato dovrebbe essere: prima ti rado al suolo con i marin, poi esporto la mia cultura.

  4. Ludovico Says:

    a parte che si scrive “marines” da U.s.m.c (che sta per United states marine corps)-a parte che i Marines son fanteria di marina che dipende dalla u.s navy e quindi non son l’esercito principale delle forze armate usa (quello è l’u.s army,che ha ben altri mezzi e hi tech a differenza della fanteria leggera dell USMC)a parte che si può esser in disaccordo con quello che dicono alla università di torino nel suddetto corso sopra,a parte tutto questo,di imperialismo nella canzoncina finale simil disney non ci vedo nulla:

    semmai c’è una contrapposizione tra la durezza della guerra,area viril maschile per eccellenza,con al canzoncina infantile da bravi ragazzi americani degli anni 50-60.ma di imperialismo canzonettistico,proprio nulla i vietnamiti ,anche quelli piu ricchi del sud,dove si combatteva a terra (nel vietnam del nord piovevano solo bombe dagli aerei)manco sapevano cosa era ne topolino ne walt disney

  5. Ludovico Says:

    piccola notazione storiografica aggiuntiva :fu il governo del vietnam del sud nei primi anni 60,sotto il tallone comunista al confine del vietnam del nord,che chiese l’aiuto militare americano:non il contrario! insomma, andiamoci piano col scaricare tutte le colpe al solito ingombrante alleato Usa,quando gli usa persero e se ne andarono,nel 1973-75,al sud rimpiansero subito la colonizzazione Usa,visto che dal vietnam del nord colonizzarono il sud non tanto con le canzoncine..ma in punta di baionetta (e sovvertirono tutto, a forza, con modalità sbrigative ):questo è evidente guglando su qualche sito di storia sul web

    per rimanere su qualcosa che ha agganci con la cronaca, i piu famosi migranti su barca,nel ‘900 non furon quelli albanesi verso Bari o nordafricani verso lampedusa,bensì i”boat people” sudvietnamiti che scappavano in thailandia per sfuggire al comunismo duretto e ansioso di vendicarsi del vietnam del nord

  6. Salvatore Says:

    Io credo che ritenersi detentori del verbo della verità sia la causa più diffusa di guerre, o quantomeno di faide. Meglio sempre mettere un: io penso, io credo, io ritengo… senza dare nulla per scontato. Per la perdita dell’innocenza: è una teoria interessante. Ma nell’effettivo mi limitavo a riportare un ricordo dei tempi dell’Università, verso la quale si può anche non essere d’accordo, certo, ma visto che si passano anni a studiare, qualcosa di buono ci deve pur essere. Magari è sbagliato il ricordo, chissà.

    P.S. marines, hai ragione.

  7. marcocandida Says:

    Salvatore, Ludovico ogni interpretazione è lecita. Infatti le interpretazioni possibili sono teoricamente illimitate. Ma esistono i dati testuali. Gli elementi più ricorrenti. Se nel “Bacio dell’assassino” il protagonista afferra un’ascia e in Shining il protagonista afferra un’ascia abbiamo una coincidenza bella e buona. Se in 2001 abbiamo un finale con “Giro giro tondo” e in Full Metal Jacket abbiamo un finale con “La marcia di Topolino” abbiamo un’altra sorta di coincidenza. E come interpreti abbiamo almeno il dovere di farci venire il sospetto e chiederci perché. E poi possiamo fare ipotesi sul significato (forse vuol dire questo; forse quello: questa è la parte creativa, connotativa): insomma interpretare.

  8. Laserta Says:

    Ancora? Ancora le astronavi che “danzano” nello spazio??
    Sul valzer di “Strass” poi… e magari pure sulle sfumature di “pallettes”… Santinumi!

    Ma un minimo di filtro alla pubblicazione dei pezzi no, eh?
    Una sequela di considerazioni tremendamente banali su Kubrick. Si segnala a Mozzi che esiste una bibliografia un tantino sterminata sul regista. Che bisogno c’era di queste pseudo recensioni? Non portano nessun contenuto di novità. Anzi, sono piuttosto sballate.

  9. acabarra59 Says:

    “ 24 febbraio 1988 – Orizzonti di gloria (Kubrick, 1957) è il film della svolta « pacifista » del cinema. (« Troppo è accaduto e qualcuno deve pagare: l’unica questione è chi ») (I tamburi sono gli stessi di 2001 Odissea nello spazio) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 294

  10. Laserta Says:

    *paillettes

    scusate, Candida fa uscire di senno anche il lettore…

  11. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 30 maggio 2002 – « Ma cosa fai tanto tempo chiuso là dentro? » (Dice la signora Haze a Humbert che si chiude al cesso per scrivere il diario) (Lolita, Kubrick, 1962) “ ][*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 295

  12. Ludovico Says:

    Salvatore,al mondo esistono cose che si chiamano libri di Storia o “documentazione”, e così via (ve ne sono anche di quelli che mettono in guardia dal riscrivere cose gia storicizzate,peraltro)

    Inoltre, ci son anche libri che studiano l’eccesso di interpretazione artistica o culturale, addirittura……….

  13. acabarra59 Says:

    “ Martedì 8 marzo 2005 – Passando davanti alla libreria della biblioteca vedo un libro con un nome che conosco. Il nome è Desmond Morris, il libro è Amuleti e talismani. La circostanza non mi stupisce, ma mi induce a pensare al film che ho, parzialmente, ri-visto ieri sera: Eyes wide shut, di Stanley Kubrick (1999). L’ho ri-visto anche perché volevo registrarlo. Per un malaugurato incidente, infatti, nella registrazione fatta qualche tempo fa, mancava proprio la scena iniziale, quella in cui, senza dire ai né bai, la stupenda Nicole Kidman ci mostra il meraviglioso culo. Per me, ho pensato per l’ennesima volta ieri sera, il film poteva anche finire lì. E non è una battuta, è una recensione, una critica. Sono sicuro che il professor Morris la pensa allo stesso modo. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 296

  14. Carlo Capone Says:

    Ludovico, scrivi: “…fu il governo del vietnam del sud nei primi anni 60,sotto il tallone comunista al confine del vietnam del nord,che chiese l’aiuto militare americano:non il contrario!”

    No. Il Presidente Johnson entrò in guerra nel ’64 adducendo a pretesto “L’incidente del Golfo del Tonchino”, dove il cacciatorpediniere Maddox, sostenne, era stata colpito da un missile avversario.
    Per molti studiosi le cose andarono così, per altri si trattò di una montatura della CIA alla ricerca del casus belli.

    In entrambi i casi non vi fu alcuna richiesta del governo di Saigon affinchè lgli USA accorressero in suo aiuto.

    Giusto per la precisazione.

  15. Ludovico Says:

    @ Laserta

    mah,che dire,Candida s’è preso un curioso impegno,insomma quello di dire la sua su Kurbrick,e diciamo che son in disaccordo su un terzo di quel che vien detto negli articoli,però che fastidio danno?nessuno,credo

    direi che era molto piu deludente la sua recensione dell ultimo di Moresco,di Candida,dico almeno gli articoletti qua sopra sono..agili

    poi certo Mozzi il Candida quassù lo pubblica molto spesso,oh si vede che gli garba come scrittore,punto🙂

  16. Ludovico Says:

    no Salvatore,le truppe Usa sul terreno sudvietnamita(quantomeno gente con divisa mimetica ) c’era dal 1958 ..si dall era Eisenhower…i consiglieri militari c’era da quell’anno(di ogni tipo, esercito marina aviazione)dal 1961 Kennedy manda le prime special forces,i famosi Berretti verdi,perchè vede che i consiglieri militari classici non bastano,dal 1963 ci son le prime azioni dove il contingente usa(napertamente )aiuta le forze del sud etc etc..l’sull incidente dle 1964 NON è d’accordo tutta la storiografia,,quella anglosassone ovviamente tifa qua e la per gli usa

    dal 1965 arrivano i primi Marines volontari e dal 1966 c’è lo u.s army americano,con coscritti di leva

    Si chiamò escalation ,il tutto,infatit nella famosa formulazioen di LBJ:ma da un certo punto in poi,alle nazioni unite,il vietnam del sud ,stato indipendente chiese ufficialmente l’aiuto militare dlel occidente(a cui non risposero solo gli usa,ma anche piccoli contingenti di corea del sud,australia,forse addirittura nuova zelanda ma sicuramente thailandia…)

    come si vede,il tutto va ben oltre la solita storia dei cattivoni Usa che si lanciano nel conflitto….

  17. marcocandida Says:

    Laserta, l’altra sera sono stato a Cultura&Sviluppo ad Alessandria, dalle mie parti. C’era un incontro su Kubrick con Danilo Arona e Roberto Lasagna. Arona, commentando una scena di Kubrick, ha detto: “Di questo film Marco Ghezzi sostiene che qualsiasi cosa si dica è giusta”.

    Ludovico, è interessante anche solo il dato che l’attenzione si sia coagulata attorno a Full Metal Jacket. Quanto all’opportunità di scrivere su Vibrisse, qui bisogna dire grazie a Mozzi e alla mia fede nel motto latino “Memento audere semper”.

    Acabarra, sei impareggiabile.

    Grazie a tutti.

  18. acabarra59 Says:

    “ Martedì 10 settembre 1996 – Hanno ragione quelli che dicono che bisogna ridere perché effettivamente il massimo che ci può capitare è un’Odissea nell’ospizio, un Ultimo tango a Zagarolo. Sembra strano ma è così. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 297

  19. hal Says:

    Intervengo a nome dei seguaci di kubrick in italia, non gente che da aria alle trombe per darsi importanza ma persone che su kubrick ci studiano da anni, l’articolo qui pubblicato, oltre che mal scritto, sembra scritto da uno che non ne sa nulla di kubrick. Ci riserviamo di intervenire in maniera concreta e approfondita in un prossimo futuro.

  20. marcocandida Says:

    Acabarra, in effetti 2001 Odissea nello spazio termina quasi in un’ospizio. Quindi, ancora una volta, il gigantismo della grande opera è, in tanti casi, tutta apparenza e punta in realtà alle esperienze più comuni, elementari, primarie. Pensa a Interstellar, citato nel pezzo. Dopo averne passate di tutti i colori un’astronauta arriva dall’altra parte dell’Universo per ritrovarsi nella camera della sua bambina.

    Hal, questi sono solo appunti. Volevo condividerli perché mi sembra ci sia del buono. Poi anche perché, in tanti anni, non mi pare nessuno abbia mai scritto nulla, qui su Vibrisse, di Kubrick. Ho sempre sperato che Giulio Mozzi scrivesse qualcosa sull’argomento. Il procedimento qui adottato è molto elementare. Ridire quello che si vede. Tutto qua. Le immagini sono l’unica fonte di significato. A questo punto, anche un bimbo potrebbe scrivere un pezzo come questo. E poi fare una cosa ancora più “ingenua”. Non limitarsi a ridire quello che si vede, ma dare un significato a quello che si vede. Dire cosa vuol dire. Operazione, oggi come oggi, la più criticabile. Ad esempio, c’è una scena in Full Metal Jacket. Joker e Rafterman e gli altri marines stanno riposando. Arriva un vietcong con una prostituta vietnamita. Si comincia a discutere costi e chi deve essere il primo ad andarci. Salta fuori che la prostituta non vuole andare con il marine di pelle nera. Dice perché troppo dotato. Il marine protesta. Si slaccia i pantaloni per farla stare tranquilla. La prostituta dà l’ok. Ora, la scena è ambigua, e gioca su un pregiudizio. Tutti i neri sono dotati, quindi anche questo nero è dotato. Ma il nero in questione fa vedere… che cosa fa vedere? Fa vedere che si tratta solo di un luogo comune? Non possiamo rispondere con sicurezza: la scena presenta per l’appunto ambiguità. Però possiamo raccogliere altri dati per cercare di stabilire come Kubrick presenti i personaggi di pelle nera. Questa scena, tra l’altro, la racconto perché si ricollega a un altro articolo su un altro grande regista, da me qui su Vibrisse postato, Quentin Tarantino. Certo, per Kubrick erano altri tempi. Ma non mi pare che sull’argomento Kubrick fosse particolarmente illuminato. E questo aspetto di conformismo (se proprio non vogliamo chiamarlo con un altro nome) si somma ad altri aspetti di “conformismo”.

  21. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 27 febbraio 2013 – Il fatto è che – andavo pensando ieri sera mentre mi preparavo per la notte – Dario Fo è Nobel per la Letteratura, su questo non ci piove. E che io mi stupisca, che continui a stupirmi non conta niente, tutto il mio Stupore – ventennale, quarantennale, cinquantennale – non conta niente, non « risulta », non interessa a nessuno. Non merita alcun premio, non merita niente. Non è altro che un modo di essere stupido, cioè di non capire etc. A forza di non capire, a forza di stupirsi, succede anche qualcosa di peggio: si dimentica tutto. È una specie di cancellazione progressiva di sé, di dissoluzione del proprio essere, di inarrestabile alterazione dei propri parametri vitali, di spegnimento, di ammutolimento. Come Hal 9000, tanto per intendersi, il calcolatore di Odissea nello spazio, quel bellissimo film di tanti anni fa. Che, a ripensarci, è sempre stato soprattutto un film, nient’altro che un film, addirittura un film. C’è poco da stupirsi, c’è tutto da stupirsi, c’è solo da stupirsi. (Dice Dario Fo che « “ clown “ viene dal latino e vuol dire “ contadino felice “ ». Dario Fo: ho sempre pensato che era solo un buffone) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 299

  22. Pensieri Oziosi Says:

    Hal 9000 una volta disattivato e vinto si mette a cantare “Giro giro tondo”. I soldati di Full Metal Jacket tornando dalla battaglia in mezzo a una città in fiamme cantano “La Marcia di Topolino”. Chissà se rientra in uno schema poetico oppure si tratta solo di una coincidenza. Intanto “Giro giro tondo” è inserito all’interno di un film dove ogni cosa sulle note della musica classica vortica e rotea e gira.

    E ancora dopo:

    Se in 2001 abbiamo un finale con “Giro giro tondo” e in Full Metal Jacket abbiamo un finale con “La marcia di Topolino” abbiamo un’altra sorta di coincidenza.

    E’ una coincidenza dovuta al doppiaggio. In versione originale Hal canta Daisy Bell, che non è una filastrocca per bambini.

    Ora, prima che tu ti lanci alla ricerca di interpretazioni del fatto che “Daisy Bell” ha lo stesso numero di lettere di “Full Metal”, e che Daisy vuole dire Margherita, come nel “Maestro e Margherita” di Bulgakov, e Maestro, cioè Professore, è la professione del protagonista di Lolita (tratto da un romanzo di Nabokov, che fa rima con Bulgakov), permettimi di chiarire che almeno in questo caso si sa come mai Hal canta proprio Daisy.

    Comunque, Marco, la tua idea, a metà strada tra il Voyager di Giacobbo ed i ragionamenti di Zuzzurro e Gaspare, tra gnosi e cabala, che si possa far critica andando alla ricerca di attribuzione di significati a coincidenze, è, scusami per la franchezza, sciocca.

  23. ilcomizietto Says:

    Segnalo che “assenza di gravità” è in realtà “assenza di peso”.

    Segnalo anche che Kubrick e Clarke lavorarono assieme al film (Clarke alla sceneggiatura, ovviamente) e il libro nacque in contemporanea al film. Questo è uno dei rari casi (che io sappia unico) in cui la lettura del libro e la visione del film aumenta la comprensione dell’opera.

    Il sequel del film, 2010 L’anno del contatto (regia: P. Hyams), è di qualità decisamente inferiore al primo.

    2001 (libro) è l’inizio di una saga di 4 volumi. I successivi sono: 2010: Odissea due, 2061: Odissea tre, 3001 Odissea finale. Non sono più stati ripubblicati in Italia, che io sappia, e si trovano solo nel mercato dell’usato.

  24. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 6 aprile 2011 – « Lo spazio del tutto nuovo e insolito del film non ha più nulla della ricerca formalistica, o dell’esplorazione più o meno reale o fantasiosa: sì, corrisponde, in un certo senso, alle leggi di una nuova ottica, non necessariamente antropocentriche (si pensi alle “ soggettive “ del così detto occhio di Hal, l’elaboratore che segue con sottinteso disprezzo l’ansimare ginnico di Frank o la masticazione di David; o agli sguardi non umani che al finale “ catturano “ e studiano quest’ultimo). Si potrebbe asserire, Panofsky alla mano, che la concezione prospettica dello spazio, la così detta “ obbiettivazione della soggettività “, viene qui combattuta, proprio come accadeva per il tempo, da angolazioni arcaiche ed avveniristiche al momento stesso: per ignoranza pre-razionalista, e per rifiuto post-razionalista, di un punto di vista centrale, sia pur quello dello spettatore invisibile. » (Guido Fink, 2001: il cinema e lo spazio, in «Paragone-Letteratura», 232, giugno 1969) [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 300

  25. marcocandida Says:

    Comizietto, la frase che segnali è: “L’assenza di gravità è uno degli ingredienti fondamentali di ogni buona visione surreale”. “Assenza di gravità” non si riferisce al nostro Pianeta, a Marte o a Nettuno. Si riferisce a “visione surreale”. Ad esempio, nel film “Le streghe di Eastwick”, c’è una partita di tennis tra Jack Nicholson, Susan Sarandon, Cher e Michelle Pfeiffer. Nicholson interpreta il ruolo, grosso modo, del Diavolo. Ad un tratto compie uno dei suoi diabolici giochetti di magia: ferma la pallina a mezz’aria. Ossia gioca con la gravità. Moltissime visioni surreali hanno a che fare con la forza di gravità.

    Pensieri Oziosi, no, ovviamente non ti scuso per la franchezza. Leggi meglio il testo prima di sparare ad alzo zero con parole- scusami-la-franchezza offensive: “Chissà se rientra in uno schema poetico oppure si tratta solo di una coincidenza”. C’è scritto “Chissà”. Faccio ipotesi. E più avanti parlo di “altra sorta di coincidenza”. D’altra parte, cerchiamo di far capire una cosa parlando di un’altra cosa. Quentin Tarantino nei suoi film inserisce sempre una scena dove si balla. Pulp Fiction con la celeberrima danza di Uma Thurman e John Travolta. A prova di morte con la scena della lap-dance. Kill Bill Vol. I con la band nipponica al ristorante. Il balletto di Mr Blonde in Reservoir Dogs. E’ un suo tratto distintivo, possiamo dire. Se trovo elementi ricorrenti perché non posso fare ipotesi sul perché ci siano e se combinati non abbiano un qualche senso?

    Acabarra, ovviamente conosco Guido Fink. Ma ti pare che potrei mai mettermi a scrivere un testo così denso di -ismi e di categorie astratte? No, preferisco descrivere quello che vedo e poi tracciare connessioni. Molto più semplice. Ma perché mai 2001 dovrebbe riferirsi a Panofsky? Dove compare Panofsky nell’insieme dei film kubrickiani? E se per caso qualcuno salta fuori con una dichiarazione di Kubrick… ma cosa vale, una dichiarazione? Invece un’ascia compare in due film distinti. La danza è un elemento ricorrente. La musica classica idem. In un corpus di opere è possibile che un’opera serva a comprendere meglio un’altra opera. E’ così che mi sembra ci sia concretezza.

  26. acabarra59 Says:

    “ 28 febbraio 1985 – Scrivo didascalie ai film. Loro fanno vedere. Io scrivo quello che vedo. (Prima vedevo senza scrivere) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 301

  27. Ludovico Says:

    dalla articolo di MC

    “”Non è dissimile da quanto accade nel film recentissimo Interstellar. Anche se il significato del viaggio in 2001 è probabilmente molto più ampio. Ultima annotazione. All’inizio di 2001 le scimmie scoprono di poter usare l’osso di un animale come arma contundente. A turno picchiano un’altra scimmia girandole intorno e dandole una bastonata. I compagni di Soldato Palla di Lardo nel film di Kubrick Full Metal Jacket passano uno per volta dandogli un colpo allo stomaco con un sapone avvolto in una federa ricordando la tribù di scimmie di 2001.””

    marco,davvero Interstellar con 2001 non c’entra che nulla.

    E quanto alla scena scimmie antropomorfe + osso di “2001” e quella di FMJ di due decenni dopo, il collegamento è debolissimo altra epoca,altra fotografia e altro significato

  28. Ludovico Says:

    sempre da sopra:

    “” D’altra parte, cerchiamo di far capire una cosa parlando di un’altra cosa. Quentin Tarantino nei suoi film inserisce sempre una scena dove si balla. Pulp Fiction con la celeberrima danza di Uma Thurman e John Travolta. A prova di morte con la scena della lap-dance. Kill Bill Vol. I con la band nipponica al ristorante. Il balletto di Mr Blonde in Reservoir Dogs. E’ un suo tratto distintivo, possiamo dire. Se trovo elementi ricorrenti perché non posso fare ipotesi sul perché ci siano e se combinati non abbiano un qualche senso?”

    Mica sempre:in “le iene” qualcosa di simile effettivamente c’era ma in Jackie Brown praticamente no, e in Inglorious Basterds neppure

    Insomma, non è che tutto significhi per forza qualcosa..piu spesso sono simpatici interludi e nulla piu

  29. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 23 maggio 1997 – Si è sempre detto che quello irrompe dalla parete di fronte agli occhi sbarrati del bambino nella famosa scena di Shining (Kubrick, 198…?) è sangue. Ma io ho sempre preferito pensare che si tratti di qualcosa di rosso, qualcosa di enorme, qualcosa di enormemente rosso. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 302

  30. Pensieri Oziosi Says:

    Marco, io critico le idee, non le persone. Se tu ti senti offeso perché io dico che una tua idea è un’idea sciocca è inutile stare a discutere.

  31. Laserta Says:

    che Candida scriva pensieri in libertà, in maniera ossessiva e stilisticamente pessima, non è un problema.
    Il problema è capire che cosa ci trovi Mozzi a propinarcelo ogni tot.
    Dev’essere una sottile e sadica tortura per i lettori di Vibrisse… :-))))

  32. acabarra59 Says:

    “ Sabato 27 settembre 1997 – « Mi sento come un malato in un’ambulanza che attraversa un paesaggio e sente la frustrazione di non poterlo cambiare. » (Dichiarazione di Vladimir Nabokov dopo aver visto Lolita di Stanley Kubrick, 1962) (Da notare che il figlio di Nabokov, Dimitri, fa il regista) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 303

  33. marcocandida Says:

    Sì, che mi sento offeso, Pensieri Oziosi. Daisy Bell tradotta in italiano con “Giro giro tondo” è stata tradotta in tedesco con “Hänschen klein”. La quale è una children song. Invece in francese è stata tradotta con “Au clair de la lune” che forse non è “Sur le pont d’Avignon”, ma in termini popolareschi è senz’altro paragonabile. Eccetera. In termini categoriali possiamo, pertanto, mettere insieme “La Marcia di Topolino” con “Giro giro tondo”. Ti è chiaro? A me sembra assurdo dovermi difendere con le unghie e coi denti per un’inezia simile. Ma, se questo è il campo, non faccio che conformarmi alle regole. Faccio notare che se confrontiamo questa discussione e una qualsiasi discussione in calce ai video relativi allo stesso argomento su Youtube, non notiamo quasi differenza. E qui siamo su Vibrisse, un lit-blog.

    Ludovico, ma d’accordo. Però è come se, finito di leggere le poesie del Leopardi, dicessi: “Oh be’, perbacco! Mica si può essere così pessimisti!”. Ho proposto un metodo di lettura – mica originalissimo!. Ed è questo metodo che invito il lettore che commenta a utilizzare. Oppure integrare con altri interventi. Va benissimo.

    Acabarra, ti faccio notare, per la gioia di Pensieri Oziosi, che “didascalia” e “Candida” hanno in comune “dida”. Perciò… nomen omen! Marco Candidascalia😉

  34. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 25 gennaio 1999 – Rivedendo Odissea nello spazio, noto, come se non l’avessi mai veramente notato, che è un film sostanzialmente senza parole. Noto anche che, nonostante si parli di immense distanze di tempo e di spazio, quello in cui mi sono sentito coinvolto era, propriamente parlando, un viaggio fra le immagini, cioè un viaggio-da-fermo, anzi, sessantottescamente parlando – il film è del ‘68 -, un trip, ovvero un’avventura assolutamente – « visibilmente » – mentale, l’avventura di una mente allucinata ma soprattutto molto immaginativa. Mirabili, nelle sequenze « spaziali », i nitori dell’astronave che, in coppia con il nero del cielo senza atmosfera, creano uno stupefacente, elegantissimo « effetto bianco & nero ». Meravigliose anche se ormai scontatissime le sarabande multicromatiche del viaggio « oltre Giove ». Mi viene anche in mente che lo spazio – il film d’altronde lo « dice » – è innanzitutto un luogo in cui non si respira o si respira a fatica, perché tutto c’è ma assolutamente mai aria. Alla fine del film – che naturalmente si presta meno di ogni altro ad essere visto nello schermo angusto della tv – mi sono sentito più di ogni altra volta come uno a cui, dopotutto, non è successo veramente niente. Niente altro cioè che restare seduto in poltrona un paio d’ore: uno spettatore, insomma. Del resto, ho pensato, nei trent’anni successivi all’uscita del film di Kubrick, è successo veramente qualcosa di diverso da una lunghissima « fortunata » proiezione cinematografica? « Quello che dici è sconcertante: soprattutto mi dà un’impressione di “ chiuso “ » Mi dispiace per te, mi dispiace per i claustrofobi. « E il respiro? » Niente. « Cioè? » Con il cinema non c’entra mai niente. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 304

  35. Andrea D'Onofrio Says:

    “Faccio notare che se confrontiamo questa discussione e una qualsiasi discussione in calce ai video relativi allo stesso argomento su Youtube, non notiamo quasi differenza. E qui siamo su Vibrisse, un lit-blog. ”

    Anche se confrontiamo le tue ipotesi con quelle di Erich Von Daniken, la differenza è poca: entrambi ritenete evidenti e ricorrenti collegamenti che ai più non sembrano tali.
    Però nessuno ha argomentato che questo è un lit blog e “teorie del complotto” non sono opportune.

  36. dm Says:

    (Forse è possibile parare qualsiasi obiezione, in questi casi, immettendo nel discorso critico sulla finzione un pizzico di finzione addizionale. Per riferire tutto quello che si dice a un narratore finzionale anziché alla (sacra?) figura dell’autore. Mi viene in mente. Ma magari sbaglio. Ciao e buone cose.)

  37. GiuseppeC Says:

    acabarra sei arrivato a 304 s-formazioni senza contraddittorio ed un libro lo hai già pronto; adesso cominciamo a divertirci e scriviamo il secondo. Lo sai che sei vecchio? In ogni libro canonico c’era una voce ma oggi si chiama banalmente Siri. Che si fa?

  38. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 15 ottobre 1999 – Test n. 1. Perché i quattro giovani ultraviolenti picchiano il vecchio clochard ubriaco? A Perché è un vecchio B Perché è un clochard C Perché è ubriaco D Perché canta « le vecchie canzoni del tempo di suo padre » E Perché canta. (La risposta esatta è la E) (Per di più, si viene a sapere più tardi, è anche irlandese) (Arancia meccanica, Kubrick, 1971) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 305

  39. marcocandida Says:

    Andrea D’Onofrio, le teorie del complotto applicate alle arti si chiamano semiologia, analisi strutturalista et similia. Eco vs Von Deniken. L’invito era non giudicare lo scritto, ma, che so?, dire la propria su questo o quel film di Kubrick.

    Dm, non paro le obiezioni. Paro attacchi alla persona. Si sottintende che abbia preso la penna e scritto senza sapere nulla di Kubrick. Non dico di essere Roberto Lasagna o Guido Fink e nemmeno Enrico Ghezzi o Giorgio Carbone, ma da appassionato di Kubrick volevo condividere queste considerazioni. E farvi discutere un po’. Mi pare di esserci comunque riuscito, anche se la piega è stata quella del “zitto, non capisci, non sai”.

    Pensieri Oziosi, mi aspetto che tu risponda. Ti sei attaccato a una minuzia. Ti ho persino dimostrato che il tuo attacco ha troppe pretese. Va bene, qualcuno che sapeva l’inglese (in un Paese dove l’inglese lo sanno in pochissimi) si è accorto che la canzone originale non era la nursery-rhyme “Giro giro tondo” ed euforico ha gridato allo scandalo. Evidentemente all’epoca avranno giudicato, i traduttori italiani come quelli di altri paesi, che quella canzone era l’equivalente di una filastrocca per bambini. Punto. Passiamo oltre. Invece tu pretendi da questo particolare di far cascare tutto. No. Affatto.

    Ho postato questo pezzo, anche per un altro motivo. L’ultimo articolo riguardava un testo chiaramente surreale. Ne ho parlato in un certo modo. Senza mai (o quasi) riferirmi direttamente al testo. Qui al contrario ho offerto molti dati concreti. Ma noto che la reazione, e più o meno sempre degli stessi, è stata speculare. Non che non me lo aspettassi, ovviamente. Direi addirittura cvd.

  40. dm Says:

    Va bene, Marco, pari attacchi alla persona (qualcuno, altre sono obiezioni, mi pare). Ma non importa. Intendo: hai letto questo testo di Demetrio Paolin? Dice delle cose abbastanza, come dire, immaginose a partire dalla strage di Charlie Hebdo, e le dice per voce di un io che – a livello testuale – risponde al nome di Paolin stesso. Ma – come è evidente e come è stato detto più volte nella coda commenti – non si tratta di pensieri che possiamo attribuire alla persona di Paolin. Ecco. A volte questa sorta di “barriera narratologica”, non so come dire, ha la capacità di deflettere gran parte delle obiezioni di merito e dei trasversali attacchi alla persona.
    Volevo dire questa cosa. Non è una obiezione, né ovviamente un attacco alla persona; una cosa che m’è venuta in mente e che potrebbe valere come un suggerimento. Ma non è d’obbligo riceverlo e nemmeno recepirlo, naturalmente.

  41. marcocandida Says:

    Caro Daniele, la “barriera narratologica” serve all’autore per immedesimarsi in personaggi di dubbia moralità, assassini, violentatori o in personaggi che poco o nulla hanno a che vedere con lui: eroi, persone senza macchia e piene di coraggio, individui eccezionali… Non serve per abdicare alle proprie responsabilità. Se scrivo un saggio mi devo assumere per forza la responsabilità delle mie affermazioni. Altra faccenda è appunto un testo narrativo. Ovviamente quando Dostoevskij mette in scena il principe Valkovskij c’è bisogno di un narratore altrimenti potremmo pensare che Dostoevskij veicoli tramite Valkovskij suoi reali convincimenti. Invece, lo ritroviamo in Vanja. Quello di cui è responsabile un autore di narrativa è l’orchestrazione di personaggi e narratore: dell’impianto eticoestetico.

  42. dm Says:

    Marco, però quel testo lì è la prova che tra l’uso più tradizionale della finzione e la scrittura di idee c’è una via percorribile. E di esempi ce ne sono a bizzeffe.
    Non credo che si tratti di venir meno a una responsabilità, a me pare che sia una strategia per garantirsi una maggiore libertà. Oltre che un’esigenza dell’immaginazione, un modo per dire delle cose su un livello deviato rispetto a quello propriamente saggistico. E mi sembra (ma magari mi sbaglio, non ho nessuna competenza in questo) che i tuoi scritti potrebbero risultare più forti e convincenti dentro quel gioco protetto. Che possiamo chiamare autofiction, se vuoi, o possiamo non chiamare proprio per nulla.
    Boh, è solo un’idea di lettore.

  43. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 30 maggio 2002 – Ieri sera mi sono visto Lolita di Kubrick. È un film – sia detto senza offesa, anzi il contrario – molto « datato ». È così datato – cioè assolutamente simile a tutti gli altri usciti in quegli anni -, che a un certo punto mi è sembrato di vedere Il sorpasso. Anzi, un remake del Sorpasso. C’era anche Silvio Orlando, ma poi guardando meglio ho visto che era Peter Sellers. Mi è sembrato di vedere anche Il Gattopardo, per via della lunga scena del ballo. Mi è sembrato di vedere un sacco di cose che avevo già visto. Sarà per questo che, quando Shelley Winters ha detto: « Scommetto che si annoia da morire », io ho risposto di sì: mi stavo annoiando, ecco la verità. C’è anche da dire che Sue Lyon-Lo somiglia da morire a Jodie Foster giovanissima mignotta in Taxi driver, nonché a quella di American beauty. Ma la noia resta. Sarà perché il cinema non mi piace. “ [*] [**]
    [*] La ss-formazione dello scrittore / 306
    [**] Caro Marco Candida, temo che “ abiurare alle responsabilità “ non si possa dire. Forse volevi dire “ abdicare “.

  44. marcocandida Says:

    Daniele, stai giudicando me come scrittore che viene su Vibrisse per essere letto. Di nuovo. Cioè, stai eseguendo, in modo più garbato, la stessa operazione mentale del vigliacco/a Pensieri Oziosi, di Lucio Angelini e della quasi totalità dei commentatori che non siano i commentatori dei pezzi di Giulio Mozzi. Le cose non stanno così. Non sono qui per questo. Sono qui per parlare di argomenti di cui m’interessa parlare. Parlare di Tarantino e Kubrick facendo riferimento a certi argomenti le questioni razziali), parlare di Moresco facendo riferimento a certi argomenti (un mondo in dissesto), per me significa dire qualcosa che ha agganci con i giorni di oggi. Se riduci tutto a “Sei qui per autopromuoverti”, va bene, ma è una riduzione con troppe pretese. Più o meno come Pensieri Oziosi che pretende di cestinare un pezzo perché si è accorto/a di una cosa smanettando su Wikipedia e Youtube. Ma andiamo! Possibile che nessuno dei gentili commentatori abbia qualcosa da condividere sul tema Stanley Kubrick?

    Acabarra, hai lasciato una quindicina di commenti sul topic del cinema per concludere dicendo che il cinema ti annoia e non ti piace? E allora fai altro. A me il cinema piace. Mi piace la letteratura. E la musica.Non solo, penso che servano a tutti, e alzino la qualità della vita.

    Comunque, grazie a tutti.

  45. DANTE TORRIERI Says:

    C’è molto – troppo – da dire su ogni singolo film di Kubrick. Io lo definisco il Maradona del cinema perché con i suoi film ha spaziato su ogni aspetto dello scibile della comprensione umana. Ha mescolato sapientemente diverse cognizioni filosofiche, sociali e scientifiche, creando nuovi filoni di generi tutti nuovi. In particolare adoro due film di Kubrick: ARANCIA MECCANICA e SHINING. In ARANCIA MECCANICA il Corolla Milk Bar era costellato da manichini a forma di tavoli e persino il latte migliorato, che bevono i drughi era contenuto in un distributore con le sembianze di un manichino. E com’é il nome del manichino?:

    -Hello Lucy. Serata faticosa? Anche per noi è stata faticosa. Perdonami Lucy.

    Cioè Lucy è il nome del primo australopiteco rinvenuto al mondo. Possiamo dire che antropologicamente parlando è il primo essere umano della storia umana. Cioè Kubrick associava l’idea del concetto: (manichino cavernicolo) a (uomo di plastica – uomo senza libero arbitrio). Comunque c’è anche un altro aspetto che mi piace del film: il fatto che esista un nesso scientifico tra il trattamento Ludovico subito da Alex e la scoperta dei riflessi condizionati di Pavlov (il quale prese anche il nobel nel 1904). Pavlov mostra come un cane stabilisca un’associazione tra uno stimolo visivo (gli mostra una bistecca) e una reazione conseguente (il cane comincia a salivare) mentre in contemporanea gli si sottopone un terzo stimolo uditivo (si suona un campanello). Ebbene ripetendo questa triplice associazione per un numero di volte determinato, il cane comincia ad avere l’acquolina in bocca, anche se gli si fa ascoltare solo il campanello (senza cioè fargli vedere la bistecca). Alex è sottoposto alla cura Ludovico che consiste a un determinato trattamento:

    -Ma in cosa consiste esattamente questo trattamento?
    -Oh è molto semplice in realtà. Le facciamo vedere qualche film.
    -Film? Come andare al cinema?
    -Qualcosa del genere.
    -Bene allora. Mi diverte vedere i vecchi film ogni tanto.
    (E me li sono visti e come. Dove mi hanno portato compagni, non era affatto un Cine’. Mai visto niente di simile. Mi hanno messo una camicia di forza e la mia Gulliver era legata a un poggia testa, con tanti fili elettrici che ne uscivano. Poi mi hanno piazzato dei fissa palpebre in modo che non potessi chiudere gli occhi in nessun modo.)

    Mentre ha la nausea indotta da una reazione chimica causata, da’ farmaci:

    (Prima da uno dei Malcicchi, poi da un altro, poi da un altro e quando si arriva al sesto o settimo Malcicco che ghigna e ride e lo infila, cominciò ad avere nausea. Ma non posso chiudere gli occhi e anche se cercò di girare le palle visive non riesco ad evitare di vedere lo schermo.)
    -Ora vomito. Devo vomitare. Datemi un catino per vomitare. Mi viene da vomitare.

    In altre parole la cura Ludovico consiste in un lavaggio del cervello come avviene nel cane di Pavlov:

    -Fra non molto il farmaco darà al soggetto una sensazione di una paralisi quasi mortale, accompagnata da senso del terrore e di disperazione.
    -Mi sento male.
    -Uno dei soggetti sperimentali l’ha descritta come una morte da soffocamento o da annegamento. Ed è in questa fase che noi riteniamo che il soggetto compia, una proficua identificazione fra la sua catastrofica esperienza ambientale, e la violenza a cui assiste.

    Ma caso volle che Alex sviluppò una sorta di disgusto -oltre che per la violenza -, anche per una certa musica che prima del trattamento amava:

    (Non c’èra dialogo in quel film – soltanto musica. Però nel mio dolore e nausea la riconobbi quella musica che vibrava ed echeggiava: era il Ludovico Van. La nona quarto movimento.)
    -No, no. Stop basta, vi prego, vi supplico è un delitto, è un delitto, è un delitto, è un delitto, delitto, delitto, delitto.
    -Delitto? Che cosa sarebbe un delitto?
    -Quello. Usare Ludovico Van così. Non ha mai fatto male a nessuno. Beethoven ha solo scritto musica. -Sta per caso alludendo alla musica di fondo?
    -Sì.
    -Conosceva Beethoven prima?
    -Sì.
    -Lei si diletta di musica?
    -Sì.
    -Niente da fare, è l’elemento punitivo immagino. Chissà quanti saranno contenti. Mi spiace Alex è per il suo bene, dovrà avere un po’ di pazienza.
    -Non è giusto, non è giusto che io abbia nausea quando sento il dolce, dolce Ludovico Van.
    -Niente da fare colpa sua, la scelta, la fatta lei.
    -Non c’è bisogno di continuare Sir. Ho capito finalmente che tutta questa ultraviolenza e uccidere è sbagliato, sbagliato, terribilmente sbagliato. La lezione è servita Sir. Ora capisco quello che non avevo mai capito. Sono guarito porco cane.
    -Non ancora guarito, giovanotto.
    -Ma Sir la prego, ora so che è sbagliato, sbagliato perché la cosa è antisociale Sir. Sbagliato, perché ogni uomo ha diritto di vivere felice, senza venire torchiati o accoltellato.
    -No, no buono, deve lasciar fare a noi, ma si faccia coraggio tra quindici giorni sarà in libertà.

    In Shining – un altro capolavoro del Maradona del cinema – quando Jack Torrance guarda il plastico del labirinto e vede la moglie e il figlio, in realtà sta guardando la sua mente che ha costruito la sua vita con Wendy e con il piccolo Doc. Quando Doc prende il gelato con il capo cuoco Halloran dell’Overlook Hotel, Halloran gli spiega come funziona la luccicanza:

    -Beh quando capita qualcosa di brutto a volte, restano delle tracce di quello che è avvenuto. È come quando brucia il pane dei toast. Vedi certe cose che succedono, lasciano tante tracce di quello che è accaduto, ma sono tracce che non tutti possono vedere, ma solamente quelle persone che hanno la luccicanza, solo loro. Così come riescono a vedere quello che potrà avvenire, oppure gli è possibile rivivere gli avvenimenti di tanto tempo fa. Io credo che qui in questo posto siano successe – si proprio in questo hotel – attraverso gli anni, tante cose non proprio giuste.

    E infine Doc chiede a Halloran che cosa è avvenuto in un posto preciso dell’Overlook Hotel:

    -Mi parli della camera 237?
    -La camera 237?
    -Lei ha paura della camera 237?
    -No non ne ho.
    -Mr Halloran che cosa c’è nella camera 237?
    -Niente. Non c’è niente nella camera 237, ma tu non devi andarci assolutamente lì dentro, non devi comunque. Devi restarne lontano Danny. Sono stato chiaro? Restane lontano.

    L’Overlook Hotel è un cimitero di una tribù indiana, in altre parole un polo magnetico, una porta tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, un catalizzatore di eventi magici e strani. Ora la mia tesi è che Jack Torrance impazzisce nell’hotel non perché soffra di solitudine, ma perché ricorda la sua amnesia: ricorda che anche lui possedeva lo stesso potere del figlio Doc, quindi impazzisce per il rimorso di quello che ha dimenticato:

    -Diceva che era lo Shining, la luccicanza: e per molto tempo io credevo che eravamo solo noi due ad averla la luccicanza, proprio come tu credi di averla tu e basta. Ma ce l’hanno anche tanti altri invece… solamente che forse non lo sanno oppure non ci credono.

    Jack aveva la luccicanza proprio come adesso l’ha il figlio Doc a cui l’ha trasmessa geneticamente, però col tempo l’ha dimenticata chiudendola in un cassetto e questo cassetto l’ha riaperto solo quando è entrato nella camera 237 a controllare cosa aveva provocato quei lividi al figlio. È da quel momento che comincia a fare pazzie, perché non riesce a capacitarsi di aver potuto dimenticare la luccicanza. Quando Jack entra nella stanza 237, rivede se stesso da piccolo con il potere della luccicanza: vede cioè una donna nella vasca (una metafora del ventre materno), poi quella donna si alza dalla vasca e avanza verso di lui (cioè la sua vita procede attraverso il presente nel futuro), e infine la donna incontra Jack (cioè la moglie Wendy) e lo abbraccia e lo bacia chiudendo gli occhi (ovvero sposa la moglie Wendy), ma quando riapre gli occhi la donna (cioè Jack) diventa una vecchia megera (perché sposando Wendy Jack dimentica la luccicanza). E dopo quell’avvenimento, infatti, che inizia a scrivere ossessivamente su tutti i fogli del suo romanzo:

    Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca.

    Dove il mattino significa l’inizio della (sua) vita e l’oro in bocca significa la (sua) luccicanza. Ecco perché negli echi ossessivi dei suoi pensieri dei ricordi improvvisi, decide di uccidere la moglie e il figlio: perché li ritiene la sola causa della sua amnesia.

  46. Pensieri Oziosi Says:

    Marco, calma e sangue freddo.

    In più di dieci anni di frequentazioni di Vibrisse (sin dai tempi di Clarence), la prima volta che ho lasciato un commento ad un tuo pezzo è stato in calce all’articolo su Tarantino, quindi non è che io abbia chissà quali preconcetti nei tuoi confronti. Non facciamo di tutta l’erba un fascio.

    Ripeto, io critico i testi e le idee e non le persone: sarebbe apprezzato che tu facessi altrettanto. Tra dire che una tua specifica idea è sciocca, come ho fatto io, e dire che tu sei sciocco, che mai mi sognerei di dire, c’è un bella differenza. Non è una mera differenza formale, ma una vera e propria differenza sostanziale: qual è l’oggetto della critica? Una persona o un’idea? Il fatto che un’idea sia sciocca dipende da chi la dice? In altre parole, se fosse stato Giulio a scrivere i pezzi su Tarantino e Kubrick la mia opinione sarebbe stata diversa?

    Ora, nel momento in cui tu dici che la mia critica è offensiva, metti dei paletti emotivi alla discussione: è possibile per me argomentare la mia posizione se la conclusione viene rifiutata a priori sulla base del tuo stato d’animo? No, naturalmente. E’ perfettamente inutile stare a discutere in questo caso, sarebbe una semplice perdita di tempo: perché dovrei spendere tempo ed energia per raggiungere uno scopo che so da subito essere impossibile?

    Io sono aperta al dialogo, ma lo devi essere anche tu: sei pronto ad ammettere la possibilità che la mia conclusione sia giusta?

    Se tu non sei pronto ad ammettere questa possibilità, ogni mio tentativo dialettico è destinato a priori al fallimento, e quindi inutile.

  47. marcocandida Says:

    Ricevo su Facebook questo commento di Bartolomeo di Monaco (che Bartolomeo non è riuscito a postare qui):

    – Credo che Giulio faccia bene a pubblicare scritti di Marco Candida, che è giovane talentuoso e merita spazio e considerazione.

    – Per quanto riguardo acabarra 59, sebbene qualche volta il contenuto dei suoi interventi sia oscuro per me, li leggo molto volentieri poiché mi sembrano partoriti da una mente alla Edward Blakes. Spesso mi richiamano alla mente intelletti vivaci e scherzosi che ho frequentato anni fa a it.cultura.libri, come Carlo Berselli, alias Maria Strofa (che ricordo qui quando ne appresi la prematura morte: http://www.bartolomeodimonaco.it/…/e-morto-carlo…/) o come un altro di cui, me ne scuso, non rammento il nome, di origine armena (comincia con Chou).
    E poi ci sono quelle date che, almeno a me, si presentano come antichi geroglifici egizi e mi occorrerebbe l’aiuto di un nuovo Jean-François Champollion per interpretarle. Qualcuno può darmene la chiave?”

  48. Andrea D'Onofrio Says:

    “Andrea D’Onofrio, le teorie del complotto applicate alle arti si chiamano semiologia, analisi strutturalista et similia. Eco vs Von Deniken. L’invito era non giudicare lo scritto, ma, che so?, dire la propria su questo o quel film di Kubrick. ”
    E in psicologia si chiamano paranoia. Te la stanno dando, l’opinione, ma per te sono tutti fruitori di google e yoube.

  49. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, la questione è molto più semplice di quello che sembra. Esistono errori da biro blu ed errori da biro rossa. Tu, almeno col sottoscritto, usi la biro blu laddove dovresti usare quella rossa. E’ pieno il mondo di dinamiche di questo genere. Che ci vuoi fare? Ci sono persone di cui si accetta e che si giustificano e persone a cui si fanno le pulci in continuazione. Resta il fatto che di Stanley Kubrick non abbiamo parlato. Se non qua e là. Anzi, Pensieri Oziosi, ti consiglio di rivedere Lolita e in particolare concentrarti sulla parte interpretata da Shelley Winters. Quella sì che fa uso di biro blu.

    Andrea D’Ononofrio, ho capito.

  50. GiuseppeC Says:

    Test n.2 per acabarra: sei l’unico qui dentro a fare letteratura, mentre tutta la narrazione mitopoietica è oggi convogliata attraverso il cinema (ed altri media) e nelle contrapposizioni sui social, come qui con Candida. Che si fa, oltre a cantare? Grazie.

  51. acabarra59 Says:

    “ 3 dicembre 1994 – Che cosa c’è di più datato di un diario? (Risate) “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 307
    [**] Le date sono quelle dei giorni in cui quei testi sono stati scritti, sono le date del mio diario, proprio così. Elementare, Marco.

  52. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1980] – Provati a pensare ma attento a quello che fai. E poi: che cosa significa pensare? Prova ad accumulare una riserva mentale. Una distanza, una prospettiva (in senso visivo). Prova a respirare, ad avere un ritmo, a cantare (in senso fonico). Prova – ecco – ad ascoltare (in senso non solo uditivo), a sentire: ciò che è opposto alla coazione: autodeterminazione psicologica, spontaneità, senza rabbia. “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 308
    [**] Ebbene sì, io ci provo, caro GiuseppeC.

  53. RobySan Says:

    C’è molto – troppo – da dire su ogni singolo film di Kubrick. Io lo definisco il Maradona del cinema perché sul set con la camera a spalla, la sinistra, legifera.

  54. gian marco griffi Says:

    Non ho mai capito se ciò che mi piace di Arancia meccanica è merito di Kubrick o di Burgess. Chissenefrega.

  55. sergiogarufi Says:

    come dice laserta, anche a me non sorprendono i pezzi sgangherati di candida (con le sue “abiure”), bensì mozzi che lo pubblica così spesso.

  56. dm Says:

    Marco, sono amareggiato. Leggo:

    stai giudicando me come scrittore che viene su Vibrisse per essere letto. Di nuovo. Cioè, stai eseguendo, in modo più garbato, la stessa operazione mentale del vigliacco/a Pensieri Oziosi, di Lucio Angelini e della quasi totalità dei commentatori che non siano i commentatori dei pezzi di Giulio Mozzi. Le cose non stanno così. Non sono qui per questo.

    Ho letto le obiezioni che ti sono state fatte. Ti sto solo dicendo che, secondo me (secondo me), entro una cornice diversa tutto quello che hai scritto sarebbe stato inattaccabile. Perché mi pare che il tuo modo di fare critica sia più letterario che letterale, più immaginoso che filologicamente inappuntabile. Mi sembra che la tua postura, la tua visione obliqua delle cose possa funzionare meglio in narrazione.
    Non capisco come tu ti possa sentire giudicato… Non sono nemmeno una mezza tacca d’autorevolezza. Non sono critico, né scrittore, né blogger di fama, solo uno che commenta.
    Ti invito a rivedere quel commento.

    Anche perché, dici poi:

    Se riduci tutto a “Sei qui per autopromuoverti”, va bene, ma è una riduzione con troppe pretese. Più o meno come Pensieri Oziosi che pretende di cestinare un pezzo perché si è accorto/a di una cosa smanettando su Wikipedia e Youtube. Ma andiamo!

    Ma è evidente che:
    – non ti ho accusato di essere qui per “autopromuoverti”;
    – non pretendo di cestinare proprio nulla.

    Come sopra, ho detto la mia su come potresti muoverti per scongiurare in partenza le obiezioni e il resto, hai presente i lettori (quelli che leggono e si fanno un’idea di un testo)? Ecco, sono uno di quei miserabili lì.
    Eh diamine.

  57. marcocandida Says:

    Dante Torrrieri, scrivi:

    “In ARANCIA MECCANICA il Corolla Milk Bar era costellato da manichini a forma di tavoli e persino il latte migliorato, che bevono i drughi era contenuto in un distributore con le sembianze di un manichino”

    E subito mi viene in mente, rimanendo fedele al procedimento mentale adottato nei miei appunti, che la scena finale di “Il bacio dell’assassino” si svolge in un magazzino pieno di manichini di donna. Quindi mi chiedo: “I significati simbolici o parte d’essi della scena finale del Bacio con l’assassino tornano nella scena d’apertura di Arancia Meccanica?”.

    Su “Il mattino ha l’oro in bocca” riporto una teoria. In inglese è “Jack is a dull boy”. Hanno ingrandito bene il foglio e tra la serie di “dull” si leggono anche degli “adult”. Ciò ha portato all’interpretazione che vi sia il passaggio dall’essere ragazzino (uno che vuole fare lo scrittore) a prendersi le proprie responsabilità e diventare finalmente adulto.

    Sergio Garufi, cosa posso dirti?
    Nulla?

  58. Lucia Astrobello Says:

    Dante Torrieri: cioè, non ho capito: in un film del 1971 Kubrick sceglie per un manichino di plastica il nome di un australopiteco il cui scheletro sarà scoperto soltanto tre anni dopo? Minchia, che preveggenza.

    Marco: “e hanno ingrandito bene il foglio e si legge “dull” diventa “adult””. Il foglio è ingrandito in modo che si veda bene quello che c’è scritto, e in effetti c’è scritto “adult” invece di “dull”? Ho capito bene? Grazie del chiarimento.

  59. Lucia Astrobello Says:

    Ok, grazie, adesso è chiaro.

  60. Laserta Says:

    povero Kubrick.

  61. Pensieri Oziosi Says:

    Su “Il mattino ha l’oro in bocca” riporto una teoria. In inglese è “Jack is a dull boy”. Hanno ingrandito bene il foglio e tra la serie di “dull” si leggono anche degli “adult”. Ciò ha portato all’interpretazione che vi sia il passaggio dall’essere ragazzino (uno che vuole fare lo scrittore) a prendersi le proprie responsabilità e diventare finalmente adulto.

    In un altro punto, invece, si legge “dulo boy”, ovvio riferimento alla casa dominante in Pannonia in tarda antichità e ad Attila, che porta all’interpretazione che vi sia il passaggio da scrittore a Flagello di Dio.

    In un altro punto al posto di “dull” si legge “dill”, cioè aneto, chiaro riferimento al momento in cui Jack Torrance ha voglia di mangiarsi una trota.

  62. Pensieri Oziosi Says:

    Ho dimenticato il link alla scena in questione. Gli errori di battitura si leggono bene anche senza bisogno di ingrandimenti speciali:

  63. RobySan Says:

    Coincidenze internettiane.

  64. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, non mi pare di aver sostenuto che l’interpretazione “dull” e “adult” sia la Verità. L’ho riportata. L’ho riportata, nel contesto del mio commento precedente, per una ragione precisa. Tra l’altro, leggi meglio: la parola che compare non è “dill” ma “dyll”. Va aggiunto che “Il mattino ha l’oro in bocca” è stato tradotto così per volontà dello stesso Kubrick. E sappiamo quanto Kubrick tenesse a doppiaggi e traduzioni. (Quindi l’interpretazione di Torrieri, quantomeno, si fonda su un dato riconosciuto).

    RobySan, le coincidenze che segnali possono essere interessanti per dimostrare che i film di Kubrick invitano a numerose interpretazioni. Nel caso degli appunti che ho fatto leggere su Vibrisse, ho solo fatto notare elementi che ritornano nei suoi film. Per capire un film di Kubrick bisogna guardare agli altri film di Kubrick: questo è quello, credo, che si evince dai miei appunti nella loro globalità. Invece, normalmente, si prende il saggio di Freud del 1919 Il Perturbante e ci si accorge di mille coincidenze oppure si prende la Bibbia oppure Panofsky e molto, molto altro. Cose interessanti, istruttive. In molti casi, puri divertissement. Tuttavia, nel momento in cui si smonta un film pezzo per pezzo e ci si accorge che i pezzi utilizzati per un film sono presenti anche in un altro film, è possibile istituire una connessione di senso. Voglio dire, ammettiamo anche che Kubrick si sia servito di Freud e del Perturbante. Ma questo è solo un servirsene per ottenere degli effetti sullo spettatore: spiazzarlo, disorientarlo, turbarlo. Ma non ci sono solo gli effetti. Ci sono anche i significati. Allora, nei miei appunti si tenta di abbozzare (mettendo in correlazione questo e quell’elemento) quali significati possano esserci. Cosa Kubrick volesse dirci.

    Gian Marco, ovviamente può essere piacevole domandarsi se ciò che ci piace di Arancia Meccanica sia merito di Kubrick o di Burgess. E’ una consapevolezza che può aumentare il piacere di questo genere di pellicole.

    A tutti, so io perché ho avuto il lapsus “abiurare”. So io. Ma ho corretto.

  65. Carlo Capone Says:

    Marco, mi farebbe piacere leggere una tua riflessione su “Eyes wide shut”.

  66. paolab Says:

    be’ naturalmente è sempre legittimo tentare la lettura di un’artista e di un’opera d’arte, ma non ogni lettura alla fine si dimostra legittima. se ogni ipotesi può essere fatta e sostenuta con degli argomenti (come appunto fai tu), bisogna però saper ammettere che se qualcuno possiede argomenti che fanno mostrare la corda ai tuoi, la tua ipotesi si può serenamente accantonare. per esempio la faccenda di daisy bell e di giro giro tondo, mi sembra interessante e sostanziale. la coincidenza con topolin sparisce e il significato dell’ultima canzone di hall diventa ben più pregnante (non è solo il regresso di hall all’infanzia, ma la ri-caduta della specie computer nel nulla-senza- parole, la cui soglia è segnata della coincidenza tra ultime e prime parole pronunciate dalla specie). se è vero che nessuno pensa di sostenere la Verità quando formula un’ipotesi, ciò non significa che non si abbiano responsabilità sulle ipotesi formulate. cioè devono comunque essere argomentate al meglio delle capacità e delle conoscenze disponibili a chi le formula. e se vengono “falsificate” bisogna saperle lasciare cadere. questo è il lavoro dell’intellettuale, credo, mentre non è necessariamente quello dello “scrittore creativo”. forse a volte tu confondi i piani. un pezzo come questo è più da intellettuale (cioè da chi provi a leggere e interpretare il/un mondo), ma tu reagisci alle critiche come se questa lettura fosse insindacabile quanto lo è una creazione artistica (che si può giudicare ma non sindacare).

  67. dm Says:

    (È il motivo per cui suggerivo, umilmente, di incapsulare le tue idee su Kubrick in qualche cosa che potesse essere visto come una “creazione artistica”, Marco. Anche perché mi sembra che il linguaggio, l’afflato e le intenzioni “testuali” siano di quella natura, mi sembra.)

  68. dm Says:

    (Ah, e anche a me farebbe piacere leggere qualche cosa di fresco e immaginoso sull’ultimo Kubrick. Per me Eyes wide shut è come un mistero che si può guardare ma non sondare. E la prevedibilità – rispetto all’opera di Schnitzler – non mi toglie nulla ma proprio nulla.)

  69. Luan Says:

    Marca Candida più cinofilo che cinefilo, nella mia visione del mondo.

  70. marcocandida Says:

    Posto qui la risposta di Dante Torrieri a Lucia Astrobello. L’ho ricevuta nei commenti su Facebook:

    Marco non riesco a postare la risposta per Lucia:

    Beh magari Kubrick:
    -possedeva la Lucc(y)canza e vedeva quello che sarebbe accaduto
    -era un extraterrestre e poteva viaggiare nel futuro
    -e’ venuto un qualcuno dal futuro a dirgli queta cosa
    -il paleontologo aveva visto Arancia Meccanica
    -forse lucy sia per kubrick che per il paleontologo era la LUCE in inglese
    ovviamente scherzo

    Marco penso che Kubrick riprende troppo spesso manichini per essere un puro caso🙂

  71. marcocandida Says:

    Paola Borgonovo, se Pensieri Oziosi avesse scritto qualcosa di pregnante e decisivo, lo avrei ammesso. Ma ho criticato aspramente Pensieri Oziosi per due ragioni: la prima ragione è che non si può cestinare un pezzo a partire da una minuzia. Gli appunti contengono cose più interessanti e cose meno interessanti. Cose più risapute e cose meno. Contengono espressioni improprie (ma non scorrette) ed espressioni felici. Voglio dire, nel tuo breve commento tu stessa hai scritto “Hall” anziché “Hal”. Posso giustificarti per mille ragioni o devo per forza pensare che non hai mai visto un film di Kubrick in vita tua? Specie se sei in grado di fare il bel commento che hai fatto. La seconda ragione è più specifica. La critica mossa da Pensieri Oziosi non aggiunge nulla. Daisy Bell è l’equivalente di “Giro giro tondo”. Cosa lo dimostra? Che guardando alle traduzioni negli altri Paesi troviamo equivalenti di “Giro giro tondo”. Più chiaro e lampante di così…! Se Pensieri Oziosi fosse partito/a con più garbo, glielo avrei fatto notare più garbatamente. Non sono una Sfinge.

    Daniele, quella che suggerisci è una de-resposabilizzazione. Quindi la respingo al mittente. Un narratore non è de-responsabilizzarsi. E’ soltanto una forma di tutela.

    Lucio Angelini, non sono cinofilo. Infatti tu non mi piaci nemmeno un po’.

    Carlo Capone e ancora Daniele, ci penso un momento e vi rispondo su Eyes Wide Shut.

    Grazie a tutti.

  72. Pensieri Oziosi Says:

    Pensieri Oziosi, non mi pare di aver sostenuto che l’interpretazione “dull” e “adult” sia la Verità. L’ho riportata.

    E ridaje. Io critico le idee e non le persone, al contrario di quello che fai tu.

    Tra l’altro, leggi meglio: la parola che compare non è “dill” ma “dyll”.

    A be’ il vantaggio di questo modo di fare critica è che ogni errore introdotto dal canale dà spazio ad altre possibili interpretazioni:

    Il fatto è che la sequenza degli errori di battitura è tale che Kubrick aveva immaginato che qualcuno avrebbe letto erroneamente “dill” al posto di “dyll”, in modo da dare l’impressione che Jack Torrance avesse voglia di una trota all’aneto, ma in realtà è tutta una messa in scena per nascondere il vero significato del messaggio, visto che evidentemente “dyll” è l’acronimo di “Do Your Laundry Lovingly” con il che si evidenzia l’ossessione per la pulizia nella mente malata di Jack Torrance.

    E non è finita. In un altro punto al posto di Jack si legge Mack, ovvio riferimento a Mack the Knife, la versione in inglese di Mackie Messer (Brecht/Weil), dove knife=messer=coltello è un ovvio presentimento alla scena successiva del coltello. In un altro punto Kack al posto di Jack è un ovvio riferimento scatologico, e Hack si riferisce invece alla nostra astrofisica, di cui Kubrick aveva grande stima.

  73. sergiogarufi Says:

    “Un narratore non è de-responsabilizzarsi”

  74. acabarra59 Says:

    “ 9 aprile 1989 – Non avevo mai notato che il generale pazzo del Dottor Stranamore (Kubrick, 1964) si chiama Jack D. Ripper. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 309

  75. RobySan Says:

    In fondo, Kubrick faceva film comici.

    P.S.: Pens. Oz. (Brecht/Weill) perchè “weil” è “perché”. Cosa volevi dire, eh?

    Poi, su Eyes Wide Shut, divertitevi qui.

  76. dm Says:

    Marco, però mi aspetterei delle scuse, private o pubbliche, dal momento che mi hai accusato di cose assurde e mi hai dato – seppure indirettamente – del “vigliacco”. Mentre sai che non ti sono ostile, altrimenti mi sarei comportato in un altro modo. Non capisco poi perché tu voglia a tutti i costi renderti antipatico ai lettori: pubblichi qui in un blog letto e importante e alla prima critica strilli e dai del vigliacco a un tuo lettore, riesci a travisare un suggerimento per un tremendo attacco alla tua moralità di scrittore, poi però ringrazi tutti.
    Secondo me scrivi bene e sei coinvolgente, ma se ti rendi così antipatico per così poco diventa poi difficile accogliere la tua scrittura ed esserne coinvolti. Questo è parte del problema, secondo me.
    Poi fai come vuoi.

  77. dm Says:

    (Robysan: va be’, ma con Kubrick si ha un gioco facile. Tu ci riusciresti con Tom e Jerry? A quel link si trova un tesoro paranoide inestimabile).

  78. RobySan Says:

    No, dm, io non ci riuscirei. Forse perché, appunto, non sono paranoico.

  79. dm Says:

    (Ah, quante opportunità perse, RobySan…!)

  80. Lucia Astrobello Says:

    Dante Torrieri attraverso marcocandida: rileggendo il lungo intervento di Dante Torrieri che comincia col manichino Lucy mi sono resa conto che in effetti il mio commento era inopportuno: non si spara sulla Croce Rossa.

  81. marcocandida Says:

    Daniele, non te la prendere. Scusami. Ho aggiunto, come da te e Carlo Capone richiesto, qualche appunto su Eyes Wide Shut.😉

  82. dm Says:

    Ricevuto, Marco.
    (Domani rincaso e leggo.)

  83. dm Says:

    Di Eyes wide shut – ora dico una sciocchezza, – mi ha sempre impressionato la gradazione di perturbante data dal mischiarsi dell’inquietudine per certe pulsioni all’inquietudine nei confronti di un sacro che non si capisce.
    E mi sembra che la musica di… (vado a cercare in Youtube) Jocelyn Pook dia di questa commistione una sintesi musicale perfetta.
    Dopo c’è tutto quanto il resto.

  84. marcocandida Says:

    Rileggendo gli ultimi commenti, mi viene in mente la scena che chiude la prima parte di Full Metal Jacket. Due compagni trovano Soldato Palla Di Lardo mentre si esercita da solo in bagno col fucile. Il fucile è carico. E’ chiaro che Palla Di Lardo sta dando i numeri. Il Sergente Hartman arriva di gran carriera e sceglie la strategia sbagliata. Seguita a ricoprirlo d’insulti senza mostrarsi intimorito. Come se Palla non ne avesse ricevuti abbastanza di insulti. Palla di Lardo spara ad Hartman, poi si infila il fucile in bocca e si fa saltare la testa.

  85. dm Says:

    In che senso, Marco?
    (Ti chiedo, visto che l’analogia funesta riguarda anche il nostro ultimo scambio).

  86. claudiobraggio Says:

    Gentilissimi tutti, di primo acchito mi pare adatta la battuta di un mio compianto maestro (non soltanto sua, comunque), lo sceneggiatore Furio Scarpelli al quale un critico chiese che cosa avesse dire con quel film e lui rispose “A me lo chiedete? Sono soltanto l’autore…”
    Occorre comunque riconoscere che Marco ha avuto il pregio di stimolare una discussione, facendo così sentir partecipe anche chi su un set non c’è mai stato, che una sceneggiatura non l’ha mai scritta, che il tedio di una sala di montaggio non l’ha mai provato.

  87. marcocandida Says:

    Claudio, per capire i film di Kubrick bisognerebbe prendere carta e matita e fare un disegno. Si disegna al centro del foglio un cerchio. Attorno al cerchio una serie di linee. Tra le linee e il cerchio c’è uno spazio bianco. Ora, la domanda è: esiste una correlazione tra il cerchio e le linee? Ecco, i film di Kubrick sono lo stesso. C’è il film, e una serie di linee interpretative lo circondano. Ma mentre si percorre la linea e in fondo alla linea si scorge il cerchio, ci si ritrova nello spazio bianco.

    Ad esempio, in Shining c’è la semplicissima scena della famigliola che si sta dirigendo in macchina verso l’Overlook Hotel. Riguardo questa scena sono stati compiuti studi di ogni genere: sul colore della macchina, sul percorso, sulle triangolazioni formate dalle montagne circostanti. Ma a me ha attirato un particolare banalissimo. La scena termina con Jack che con un’espressione del viso eccezionale esprime sarcasmo dicendo al figlioletto: “Vedi, lo ha detto anche la televisione”. Questa frase e quel sarcasmo potrebbero agganciarsi a una delle linee interpretative che vuole Shining una confessione di Kubrick riguardo l’allunaggio avvenuto durante l’Amministrazione Nixon. Lo dice anche la televisione; e questa frase banale detta in un film di Kubrick suona meno banale e molto più carica di allusioni. Quanto al fatto se creda o no nella truffa dell’allunaggio, a mio parere, c’è solo un elemento a favore dei complottisti: che tutta quella faccenda si è svolta durante la Presidenza Nixon! Il resto sono chiaramente pretese e Kubrick ha probabilmente giocato con questa corrente complottista inserendo qua e là qualche riferimento senza mai venire meno al suo comandamento fondamentale: l’ambiguità, il chiaroscuro, la linea che non si congiunge mai al cerchio al centro del foglio.

    Va pur detto, ancora riguardo a Shining, che nella versione europea Stanley Kubrick tagliò una trentina circa di minuti di pellicola; ma se si guarda la versione americana ci si rende conto di più cose. Intanto ci si rende conto del fatto che Shining è un film assolutamente “ben fatto” oltre che pieno di riferimenti simbolici. La verità è che con i tagli la nostra mente fa più fatica a comprendere quello che accade. Ma senza tagli è più semplice. Ad esempio, Dick Halloran telefona tre volte alla polizia di Denver prima di prendere la decisione di recarsi personalmente all’Overlook Hotel. C’è persino una conversazione con un signore per affittare un gatto delle nevi che consenta a Dick di raggiungere l’albergo. Poi nella prima parte Wendy fa visitare Danny da uno specialista, e nel corso della conversazione con la dottoressa, Wendy le confessa che tempo prima Jack a causa di un incidente aveva rotto un braccio al figlio. Così in fondo ha ragione Stephen King quando dice: “Ok, ci rendiamo subito conto che abbiamo un uomo che farà a fette la famiglia alla prima occasione… e questo non era l’intento del mio libro!”. In realtà, persino King si è infilato in una linea interpretativa e ha creduto di congiungersi al cerchio al centro del foglio. Ma, la faccenda, a parer mio, è più complessa. Prima che la famiglia Torrance arrivi all’Overlook Hotel abbiamo la seguente situazione (nota allo spettatore avvertito): un padre ex alcolista e con eccessi d’ira, un figlio con un amico immaginario e strano e poi c’è Wendy presa in mezzo a questa situazione. Ma c’è la questione simbolica. Chi rappresenta simbolicamente Jack? Facile: il Minotauro. Chi rappresenta simbolicamente Danny? Danny assomiglia al Posseduto – simile alla bambina dell’Esorcista. E Wendy chi rappresenta, allora? Spiace lanciarsi in questa interpretazione delle cose ma Wendy è La Strega. Qualche indizio c’è. Intanto alla fine del colloquio Jack termina dicendo “Mia moglie è un’appassionata di film dell’orrore, storie di spettri”. Poi il look. I capelli e il viso scavato, spettrale conferiscono a Wendy l’aspetto di una strega. Poi c’è una scena nella versione americana assente in quella italiana. Precede quella del triciclo di Danny. Wendy sta aprendo una latta gigantesca di minestra. E il movimento che compie a tutta prima potrebbe sembrare quello di una strega che sta facendo girare un mestolo nel pentolone. Poi quando Wendy cerca, chiusa in bagno, di fuggire da Jack, nella scena più drammatica del film, si sporge dalla finestra, ma non riesce a passare: i capelli le finiscono sulla faccia e li agita al vento e poi le mani ossute vengono ringhiottite dentro. Mette i brividi. Sembra una strega. Wendy è una strega senza saperlo, più o meno come Jack (nella versione americana c’è un pezzetto di film tagliato dove dice di aver provato un senso di déjà vu, come se conoscesse già ogni angolo della casa… ma poi ci scherza sopra, magari è solo una battuta) è il Minotauro senza ricordarlo. Ecco, mi rendo conto che Wendy è timida, e non fa nulla di male, se non difendersi, ed è la vittima di un pazzo; ma bisogna ricordare che in quegl’anni era uscito, con grande impatto, Carrie Lo sguardo di Satana. E chi è Carrie? E’ una creatura timida, introversa, una vittima: ma è anche il mostro della storia. Shining mette insieme tipi di questo genere. Ma nulla di definitivo, in queste interpretazioni, ovviamente. Nella versione americana c’è anche una scena in più sulle allucinazioni di Wendy a fine film e il film ha più corpo, più senso, è eccezionale. Ma perché Kubrick lo tagliò? Un’ipotesi che mi viene da fare potrebbe essere che Kubrick avesse colto l’occasione di rendere il film ancora più disorientante. In Europa con Kafka e compagnia siamo abituati ad avere a che fare continuamente con linee che circondano cerchi, anzi con linee tratteggiate che circondano cerchi. Kubrick si sarà detto: “Italiani, francesi, tedeschi, spagnoli… se la caveranno”. E comunque, volente o nolente, i tagli operati da Kubrick rimarcano il fatto che a lui interessasse soprattutto il portato simbolico del film più che la storia: il labirinto, l’interazione minotauro-strega, queste cose. Far fuori la “sensatezza della storia” costringe a prestare più attenzione ai significati ultranei. E ce ne sono a bizzeffe. Wendy non assomiglia solo a una strega, ma anche a un’indiana. L’Overlook Hotel sembra un accampamento indiano. Dentro ci sono arazzi raffiguranti indiani. E l’Overlook è sorto sulle ceneri di un cimitero indiano. Perciò, se Wendy assomiglia a una graziosa squaw, non potrebbe essere l’incarnazione di uno degli spiriti dei sepolti nel cimitero? Il che rafforzerebbe il duello Jack/Wendy. Wendy sta vendicandosi di Jack, sta rinnovando un duello secolare – che potrebbe rapresentare anche il duello tra americani e nativi, col conseguente sterminio di quest’ultimi. Una vendetta. L’albergo fu costruito nel 1907, la foto dove compare Jack alla fine del film è del 1921, e Grady stermina la famiglia nel 1970. Ogni sette anni il duello si rinnova. Ma, per quanto sia un’interpretazione suggestiva, non possiamo esserne davvero sicuri. In un film horror tradizionale compararirebbe uno spirito di pellerossa che batterebbe una pacca sulla spalla a Wendy dicendole: “Ben fatto”; ma Shining è qualcosa di molto più complesso e irrisolvibile. E’ solo una delle linee interpretative: e le linee, ricordiamolo, non si escludono a vicenda, ma si affiancano, attorno al cerchio.

    A questo punto, Daniele, credo di aver indirettamente risposto alla tua domanda “In che senso, Marco?”. Riscrivere una scena piena di simboli rendendola alfabeto sul foglio non è affatto un’operazione didascalica – parola utilizzata sopra da Acabarra. Perché se quello che accade ha valore simbolico significa che “non si sta dicendo quello che accade” ma “si sta dicendo il simbolo”. Dirlo con le parole serve a mostrare i simboli contenuti nell’immagine.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...