Dieci parole alle quali Giulio Mozzi è allergico

by

di giuliomozzi

1. Bhè.

2. Hahaha.

3. Impercettibilmente.

4. Pervadeva.

5. Contattò.

6. All’improvviso.

7. Inconsciamente.

8. Sorrise.

9. Guaglione.

10. Accrocco.

35 Risposte to “Dieci parole alle quali Giulio Mozzi è allergico”

  1. marisasalabelle Says:

    Condivido le prime due. Aggiungerei “piuttosto che”

  2. miscarparo70 Says:

    Capisco tutte tranne “sorrise”: veicola un’informazione sul personaggio che potrebbe essere complicato far passare in altro modo altrettanto sintetico.

  3. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 29 ottobre 2001 – Un’altra storiella. Arriva quello – con un forte accento veneto – che dice che la moglie è allergica ai libri. Dice che l’ha detto a Umberto Eco. Dice che Eco gli ha detto: si può curare… ci sono dei farmaci… Dice che gli ha spiegato che non è una malattia… è che proprio non li può vedere. Dice che Eco gli ha detto: allora divorzi… oppure la strozzi… Dice che l’ha detto alla moglie. Dice che da allora è un po’ meno allergica. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 285

  4. Serena Says:

    …messaggio ricevuto!

  5. Sergio Pasquandrea Says:

    “Bhè”, le disse lui, “direi che all’improvviso tutto è diventato un accrocco. Hahaha”.
    Lei sorrise, impercettibilmente. Una luce leggera le pervadeva le guance. Inconsciamente, lui contattò una zona segreta della sua mente.
    “Sei ‘nu buono guaglione”, rispose lei. “Ma che cazzo è un accrocco?”

  6. Barbara Tagliaferri Says:

    Sorrise lo sapevo😉

  7. RobySan Says:

    Allora, “Cuore” non ti va tanto giù.

  8. acabarra59 Says:

    “ Sabato 29 dicembre 2007 – « E l’infame sorrise ». Infame perché sorrise o sorrise perché infame? Comunque sorrise – era quello che sapeva fare meglio. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 286

  9. Stefano Borgarelli Says:

    Nessuna variante al punto 2.? Ancor meno di: ‘Hahaha’, sopporto a mia volta: ‘Ahahah’ (su Facebook, p. es., si usa l’interiezione – sconosciuta – per rendere una risata)…

  10. Giulio Mozzi Says:

    Stefano: è un’onomatopea, non un’interiezione. Mi pare.

  11. Salvatore Says:

    Bhè è scritto in modo sbagliato, credo. Dovrebbe essere: beh (ebbene, dunque: beh, fai come vuoi; beh, che c’è?; beh, facciamola finita!), oppure be’ da bene.

  12. marisasalabelle Says:

    Secondo me, la forma corretta è Be’, abbreviazione di “bene”. Ma è accettabile anche Beh (da “belato”?). Assolutamente sbagliato, ma molto usato dagli studenti, Bhè.

  13. acabarra59 Says:

    “ Domenica 10 aprile 2005 – « Beh, vuol dire che mi metterò una corona con i paraorecchi… », dice Braccio di ferro. Che non sopporta la voce di Olivia che canta. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 287

  14. marcella Says:

    ma forse Giulio è allergico proprio al Bhè, mentre magari il Be’ o il Beh gli sta bene. Mah.
    (e così si scoprì che non sopportava nemmeno questa)

  15. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 7 maggio 1998 – Mentre mangiavo la pizza ho visto la donna che leggeva il giornale. Guardando meglio ho visto che muoveva le labbra, impercettibilmente, con una specie di tremito, come se biascicasse un
    rosario. Hanno ragione quelli che dicono che il giornale è una preghiera. « Laica? » Ora nun t’allargà. “ [*][**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 288

  16. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 22 luglio 1996 – « Pimpante ». Se mi dicono che sono « pimpante » – me l’hanno detto, all’improvviso, ieri sera – io mi spimpanto subito. “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 289
    [**] Il neretto di prima era giornale

  17. helgaldo Says:

    Gentile editor,
    le invio l’accrocco del mio nuovo romanzo, dal titolo provvisorio Bhè, Hahaha!, di cui le anticipo l’incipit.

    Radio Napoli Mia sfumò sul melodico per attaccare all’improvviso col Guaglione, che impercettibilmente vibrò oltre la finestra e si diffuse nei vicoli dove la Camorra che pervadeva ogni stilla di speranza in un futuro diverso sorrise inconsciamente al suo potere assoluto e fatale. Fu allora, mentre le note di Carosone mi risuonavano nelle orecchie, che mi contattò ’O Malamente. “Guagliò – disse – ‘sto Mozzi adda murì!”.

  18. acabarra59 Says:

    “ 6 aprile 1985 – Non era colpa mia. Cioè: era soltanto una mia colpa. Non ci riuscivo, ecco. La musica era bellissima. Saliva nelle salette dal basso, si metteva a disposizione di tutti con l’ubiquità egualitaria di una padrona di casa perfetta. Se ne poteva avere un poco anche negli angolini più riposti. Ogni udito era rispettato. Come una filodiffusione pervadeva senza mostrarsi l’ambiente con intensità sonora variabile al costo minimo di una passeggiatina. Il piattino di musica ricevuto al buffet era trangugiabile in piedi o seduti, sulla cassapanca, sotto la nicchia, persino ai confini della zona ascolto dove la nota giungeva morente ridotta a un sussurro. Al quasi buio o in vista dei quadri delle pareti arabescate. L’occhio aveva una sua parte rilevante nel fatto. Le sale importanti tutte da guardare l’arredo ricchissimo compreso l’albero genealogico del casato che illustrava una intera parete. Le ragazze anche erano contemplabili, ad libitum. La musica in ascensione le investiva come l’effluvio di un incenso trasfigurandone i tratti spiritualizzando tutte le convenute al dinner. Senza distinzione di ceto o nazionalità. Perché la musica unisce. Io avevo presto voglia di uscire. Perché? “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 289
    [**] Giulio, hai visto la Lipperini su Repubblica?

  19. GiuseppeC Says:

    Sette “sorrise” su sessantacinquemila parole nel panino scritto a Marzo. Però un fastidioso anticipare con mezza frase indiretta quel che poi i personaggi si diranno subito dopo nel discorso diretto (difetto tecnico che Mozzi credo abbia evidenziato in altro articolo, negli anni passati qui su vibrisse) e tanti typo non visti dal correttore automatico, che ho in inglese per motivi di lavoro.

  20. Patrizia Says:

    Ma sono l’unica a non capire mai i post di acabarra?

  21. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 22 giugno 2005 – A pensarci meglio, tutto si potrebbe spiegare con quella cosa che successe all’inizio. Successe che lei mi lasciò, è vero, ma il punto è che mi lasciò per un altro che, in un certo senso, era l’esatta copia di me. Nel senso che mi somigliava moltissimo, stessa testa, stessa pettinatura, stessa altezza, stessa magrezza, lui, forse, addirittura un po’ di più. Per tutto il resto non potevamo essere più diversi: lui correva in macchina, dipingeva, stava per andare a lavorare in banca. Va detto che anche io, inconsciamente, tentai di copiare lui, per esempio, mi misi a correre in macchina, nel senso che andavo un po’ troppo forte, e per di più non avevo nemmeno la patente, ma solo il foglio rosa, comunque smisi quasi subito perché andai fuori strada e mi è andata anche bene. Comunque ha fatto bene lei, a mettersi con lui, e credo che, dopo tanti anni, ci stia ancora, segno che si è trovata bene. Dove si dimostra che l’apparenza, in un certo senso, non inganna mai. “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 290
    [**] No, Patrizia, non credo che tu sia l’unica. A me, però, basta che li leggi.

  22. Patrizia Says:

    Bene, se è per questo li leggo sempre con molta attenzione, mentre cerco di coglierne il nesso

  23. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1979] – « Gli scrittori di pensieri, di massime, di epigrammi, di frammenti incorrono spesso in questa accusa: di voler finire i loro concetti nel doppio senso del termine; di voler esaurire in una frase la propria pazienza e la curiosità del lettore; quasiché trascurassero i ragionamenti intermedi e staccassero i loro concetti da un discorso continuo non per limarli profondamente, ma per paura di farli scontrare in altri concetti che li contraddicano o li rendano più incerti e più oscuri, e più incerto e più oscuro il modo di esprimerli. Questa accusa di pigrizia, di dilettantismo, di eccessivo desiderio di provvisoria e formale è, certo, storicamente fondata e logicamente si giustifica. Ma si può pensare ad un’altra specie di scrittori, e credere che siano esistiti ed esistano, sebbene i trattatelli di logica e i manuali di storia non li distinguano dagli scrittori asistematici, o antisistematici, in generale. In quest’altra specie di scrittori la diffidenza verso ogni metafisica, l’antipatia per i sistemi sarebbe solo apparente. Profondamente certi dell’unità dei loro pensieri, essi rinuncerebbero all’aiuto di un sistema apparente. Parlando per occasione, descrivendo un oggetto, giudicando di un fatto che in un istante del tempo e dello spazio li attiri, essi potrebbero essere considerati come i più veri imitatori della scrittura e della creazione divina, che ci mostra dappertutto una moltitudine di segni, di cose, di individui, in se stessi perfetti, e lascia che l’unità di tutti gli esseri e di tutti gli individui sia sottintesa, o segreta. » (Giacomo Noventa, Caffè greco, 1946) “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 291
    [**] Per Patrizia

  24. amnerisdicesare Says:

    non capisco ma mi adeguo (cit. Ferrini)😀

  25. RobySan Says:

    DUBBIO EN ABYME N. 1

    Immaginando un racconto nel quale un imbrattacarte – che aspiri alla pubblicazione – presenti l’opera sua a un esploratore letterario – tale Augusto Raggi – e ancora immaginando che l’imbrattacarte protagonista del racconto abbia “bhèato, hahahahato e all’improvviso sorriso un po’ più che impercettibilmente” e riceva quindi i rimbrotti del Raggi – l’esploratore letterario del racconto – per l’uso eccessivamente liberale di certa terminologia allergenica, sarebbe dal Mozzi considerato – l’autore del racconto in cui un autore è un imbrattacarte ecc. ecc. – un imbrattacarte allergenico a sua volta?

  26. sonia Says:

    Beh, scoprendo all’improvviso che un gran numero di queste parole pervadeva il mio romanzo, il mio volto di donna e non certo di guaglione sorrise!
    Ahahah…mi scuso per questo accrocco di parole, consiglio un antistaminico e una bella risata. Un’ aspirante scrittrice che la contattò in passato e della quale probabilmente non vorrà più sentir parlare dopo questa risposta non certo inviata inconsciamente!

  27. gian marco griffi Says:

    Anch’io ho dei problemi col verbo sorridere.
    Detto questo, ti faccio un esempio:
    “Giuditta sorrise.
    Ruben si pisciò addosso”.
    E’ il finale di un inutile racconto senza importanza.
    Ma ciò mi porta a domandarti:
    te sei allergico solo al passato remoto o a tutta la coniugazione del verbo sorridere?
    A tutte le persone indistintamente o solo alla terza singolare?
    Se trovi il verbo sorridere in un libro ne avveleni le pagine o sei di manica larga e lasci correre?
    Ipotizzandoti al Louvre, vorresti distruggere la Gioconda a scalpellate o il sorriso ti infastidisce soltanto quando lo trovi scritto?
    Che parola usi, nei tuoi racconti, in sostituzione della parola “sorrise”?
    Nei tuoi racconti, qualcuno ha mai sorriso?
    Se qualcuno ti sorride gli dici “per favore no” oppure, per es. (vado a braccio), gli dici “senti, la prossima volta o ridi deciso o stai serio, che appena hai sorriso ho sentito prudere dietro l’orecchio sinistro”, o al contrario non ne sei turbato affatto?

  28. acabarra59 Says:

    “ 14 giugno 1994 – « Ieri invece la tragedia: “ Mi ha sorriso di nuovo e non ho resistito “, ha raccontato Gentili ai carabinieri, mentre lo ammanettavano. » (Dai giornali) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 293

  29. RobySan Says:

    “…Se trovi il verbo sorridere in un libro ne avveleni le pagine o sei di manica larga e lasci correre?…”

    Si chiama Giulio, da Padova, mica Jorge, da Burgos.

  30. RobySan Says:

    Gian Marco e acabarra: mannaggia a voi! Non riesco a smettere di ridere!!!

  31. ilcomizietto Says:

    Spero manchi nella lista “attimino”.🙂

  32. aleksandrasemitaio Says:

    Bravissimo

  33. Bruno Chiaranti Says:

    concordo su “bhe” ma che dire di “beh” ?

  34. Lisa Agosti Says:

    Per fortuna ho letto questo post prima di postare qualsiasi commento su questo blog… quattro parole su dieci sono tra i miei cavalli di battaglia😀

  35. Antonio Says:

    E Ha-Ha?

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