Botta e risposta / La “donna fiera” risponde a Claudio Tolomei

by

Cuore_di_Pietra__by_Corvola



[Le regole del gioco sono qui].

Prende la parte della donna, rispondendo a Claudio Tolomei, la famigerata Mariella Prestante. Per le rime.

I due testi raffrontati in pdf.

Chi non sa ben, com’una fiera Donna

Chi non sa ben, com’una fiera Donna
l’altrui misere membra volga in pietra;
miri il guardo crudel de la mia Donna,
ch’ha forza di cangiar ciascuno in pietra.
Alma non è sì di se stessa Donna,
Ch’ella co gli occhi suoi non faccia pietra.

Qual è sì aspra, o si ferrigna pietra,
ch’aguagli il duro cuor de la mia Donna.
Di monte o scoglio la più alpestra pietra
vetro par verso ciò che la mia Donna
fa sentir, quando un’huom travolge in pietra,
sì possente è il mirar di cruda Donna.

O nuova Circe, o incantatrice Donna,
Che già m’intenerivi, hor mi fai pietra;
che fia di noi, s’io fatto voce e pietra?
L’orgoglio gridarò d’un’aspra Donna,
tu creduta sarai spietata Donna,
io nuda voce entro a sensibil pietra.

Deh fusse il ver che con sì ferma pietra
rompessi un giorno il cor de la mia Donna;
che fatta dal mio dur tenera Donna
pietosa rimirasse questa pietra:
ch’intenerir’io sentirei la pietra,
e farsi neve al Sol de la mia Donna.

Voi lagrime, che fuor di questa pietra
uscite giorno e notte, a la mia Donna
gite, ch’in volto mostra d’esser Donna,
e dentro al duro petto è dura pietra:
poi piangendo le dite, o altiera Donna
spezzi il tuo cor pietà di lui, ch’è pietra.

Guardate ben ch’inanzi a quella Donna,
com’io per troppo ardir divenni pietra,
voi turbando ’l piacer de la mia Donna
non restiate Cristallo o dura pietra:
dolce dunque parlate a quella pietra:
aspra sì, che mai par non hebbe Donna.

Non so se mai da questa horribil pietra
scuoter vorrammi l’orgogliosa Donna:
che s’un giorno pur fusse amica Donna,
non sosterrebbe un’huom voltare in pietra.
Ma chi può sperar mai, ch’essa sia Donna,
se sol di crudeltade è sempre Donna?

Ecco ch’altro non son che nuda pietra,
con voce, ch’esce fuor d’oscura pietra,
et a l’orecchie va di fiera Donna,
che per non udir mai più che mai pietra
sorda si face, e vuol che sempre in pietra
io gridi il gran miracol d’una Donna.

Poi che glie’l corpo mio conservo in pietra,
e le lagrime mie si fan già pietra,
temo la voce non diventi pietra:
che s’io vorrò chiamar quest’aspra Donna,
per isfogar la pena, che m’è Donna,
s’agghiacciarà la voce nel dir Donna.

O se pur fusse ciò che la mia pietra,
com’a pietà di sé muove ogni pietra,
rompesse il duro a quella dura pietra:
non fu giamai la più lodata Donna,
che qualunche fu mai pregiata Donna,
tornaria nulla al par de la mia Donna.

Ma io pur resterò dolore e pietra,
gridando in vano ad ogni tronco e pietra,
pur chiamando e pregando quella pietra,
che men prezzarà me ch’ogni vil pietra,
vivrommi in doglia pari a quella pietra
ch’amando diventò sol voce e pietra.

E d’ella, come la più cruda Donna,
ch’altri non stima degna d’esser Donna,
girà superba al mondo, ch’una Donna
sola di crudeltà maestra Donna,
con cor di fiera, e con beltà di donna
di maraviglia vinca ogni altra donna.

Da Delle rime di diversi nobili huomini et eccellenti poeti nella lingua thoscana. Nuovmente ristampate, libro secondo. Venezia, Giolito, 1548. Pp. 6b-7b.

* * *

Risposta della “fiera donna”

Io spero veramente che ogni donna
che mai t’incontri, d’una buona pietra
bussi il tuo capo, caro il mio anti-donna:
anche se temo che in più dura pietra
tutto sia il tuo cervel, che neanche donna
che avesse fatti i muscoli di pietra

avrebbe forza di spaccar la pietra
donde pensier cotali sulla donna
sen vengon fuori, e scritti sulla pietra
pretendon essere. Ma della donna
tu nulla sai, e se le dici “pietra”
è solo perché ignori che sia donna.

Ma quale Circe, idiota! Io son donna,
e come tutte donne non ho in pietra
il cuor; m’innamorai; e come pietra
preziosa a te m’offersi. Quale donna
non usa le moine, se è una donna
innamorata? E come se una pietra

magnetica io fossi, e tu una pietra
ferrosa, tu venisti a me: la donna
tua diventai, e nessun’altra donna
– giurasti: in chiesa, sulla sacra pietra –
avresti mai amata. Della pietra
sacrata tu, ben presto, e di me donna

ahi beffe ti facesti: e, sì, di pietra
io diventai, quando ti seppi a donna
che fa il mestiere d’esser bella donna
esserti dato, infame. Farsi pietra
o andare in mille pezzi: a cuor di donna
altra scelta non resta. Io fui pietra.

E poi? E poi succede che la donna
predetta spende e spande, e quando in pietra
da non cavarci sangue questa donna
ben ti ha mutato, zac!, ti molla. Pietra
son io? Magari sì, focaia pietra
mi piacerebbe: e bruciar quella donna.

E così sia. Di quella santa pietra
allora ti ricordi, e della donna
che tanto amasti (mah!), di quella donna
volubil no, ma ferma come pietra,
di cui dicesti “sola a me par donna”
(salvo piantarla per quell’altra donna):

e vai da lei. Ti butti sulla pietra
del pavimento; come se una pietra
fosse la lingua parli, e dici: “Donna,
prima che orizzontal, funerea pietra
questo corpo ricopra, non più pietra
esser per me. Chiedo il perdono. Donna

mirabile tu sei. Scrivo su pietra
il pentimento; tengo al collo pietra
di punizione e gogna: oh , non più pietra
esser per me!”. Ma guarda. Quale donna
che in petto avesse un vero cuor di donna
– pensavi tu – qual donna che da donna

agogna all’uomo come a miliar pietra
agogna il pellegrino, o a nera pietra
il musulmano, o come a stabil pietra
il marinaio – quale sciocca donna
non ti avrebbe riaccolto? Io son donna
ma non son sciocca, e questo cuor di donna

(e dico: capirebbe anche una pietra
questo discorso: e tu, che più che pietra
la mente hai dura, dici ancora pietra
a me…) si è fatto a forza cuor di pietra
contro di te, che un tempo come pietra
(errando) d’angolo ti volli, e pietra

mi fosti poi di scandalo… La donna
ch’io sono non ha dubbi, ormai: se donna
piegata e sottomessa, tu, se donna
disposta ad ogni cosa e non più donna
ma schiava tu mi vuoi: no, no, io donna
mi voglio libera, e mai più tua donna.

Tag: ,

Una Risposta to “Botta e risposta / La “donna fiera” risponde a Claudio Tolomei”

  1. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 4 aprile 1997 – Ridevo e piangevo, mordendo, succhiando la pietra della colonna. Guardavo la gente della mia città. Forse – ho pensato – sono pronto a scrivere il mio grande libro tragicomico, tragico e comico, soprattutto tragico, soprattutto comico. (Un sogno) “ [*] [**]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 279
    [**] Signor Mariella, la Sua prestanza mi fa impietrire.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...