Botta e risposta / Tenzone tra Mariella Prestante e un donzello

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Ruggero e Bradamante: bellezze a confronto

Ruggero e Bradamante: bellezze a confronto



[Le regole del gioco sono qui].

Prende la parte del donzello, contro Mariella Prestante, Giorgia Tribuiani. Più o meno per le rime, magari ipermetre o per l’occhio; e con varianti.

Mariella Prestante:

Ieri t’ho visto, caro il mio donzello:
stavi là in piazza e sbaciucchiavi ardito
una che io – nemmeno con un dito
l’avrei toccata. Forse il mattarello.

E così questo, che t’invio spedito,
è un sonettuzzo di congedo. Anello
e gioie varie me le tengo, o bello,
però l’amore tra noi due è finito.

A meno che… A meno che strisciando,
cenere in capo e vesti molto lacere
tu venga a me, pietà pietà implorando.

Allora forse – dico forse – il laccio
che tu hai strappato… No! Tacere!
Se sono troppo buona non mi piaccio.

Il donzello:

Mariella, frena presto il polpastrello
che digita il sonetto incarognito
e, prima di mandarmi il benservito,
ascolta: chi tu hai visto è il mio gemello.

Lui sta da un po’ con questo travestito
che poi, vabbè, non è un fotomodello,
ma a doti – come dire – da bordello
associa la sorpresa oltre il vestito.

Ma adesso, mia Mariella, mi domando
leggendo le tue rime battagliere:
cos’è quella terzina di comando?

Che sia di questi tempi il bel maschiaccio
– com’anche il mio fratello ha a sostenere –
più ambito con mammelle e strofinaccio?

Mariella Prestante:

Tesoro, tieni a mente: non è bello
usare un argomento già sentito;
e dire: “Io non ero, è mio fratello…”,
come argomento è vecchio e strasentito.

E poi, sai chi ci crede? Neanche un zito
che alle cose del mondo sia novello.
E molto brutto è pure (e metto il dito
dentro la piaga – no, metto il coltello)

che il travestito, tu, devoto a Venere,
lo spacci per puttano, e pur nefando:
e dànni nel suo nome tutto il genere.

Quindi al pasticcio segue il pasticciaccio:
speravi di scolparti, ma sbagliando
mi mandi in bestia. Vedi che affaraccio…

Il donzello:

Vabbè, ti chiedo SCUSA in stampatello
se poi, dopo il fattaccio, t’ho mentito;
percuotimi se vuoi col tuo flagello
urlando finché perderò l’udito,

però tra una frustata ed un ruggito
ascolta che mi frulla nel cervello:
tu che nel tuo sonetto hai custodito
l’onor del travestito, vuoi che quello

io faccia venir qui e che – non degenere,
ma amante del piacere – lui, baciando
la bocca tua, le carni bianche e tenere

offra anche a te? Vedrai: non è malaccio
e non sarò geloso. Rinnovando
le scuse mie, Mariella, ora t’abbraccio.

Mariella Prestante:

Già dici – vedi, vedi – “il travestito”,
non dici Alberto o Sergio o Mario o quello
che sia il suo nome: tu gli affibbi un titolo,
un’etichetta, o marchio, o stigma, e dello

essere suo non t’interessi. E’ trito
ritrito questo modo, è proprio nello
stile del maschio che non ha capito
che il mondo è vario, e perché è vario è bello.

Respingo quindi il sudicio tuo abbraccio,
e il tuo biglietto brucio e mando in cenere,
e se ti azzardi a farti vivo faccio

una denuncia per molestie. E bando
ora alle chiacchiere: mi sta aspettando
un tizio nuovo: è bello, e del neoprene è re.

Il donzello:

Parli così perché non hai sentito
ancor la storia sua: Gianraffaello
– questo è il suo nome, ok? – con me ha insistito
che poi sarebbe proprio un gran macello

se si sapesse, di lui che è marito
e padre, cosa a sera fa in ostello.
Che dici, adesso il fatto t’ho chiarito?
Mariella mia, mi butto nel ruscello

se scrivi ancora che più non ti piaccio!
Mi tramortisco con il posacenere
se proprio adesso che mi fai uno straccio

devo scoprire – o forse stai scherzando? –
che tu ami il sesso in maschera. Nefando
il giorno in cui mi vidi a te congenere.

Qui finisce la tenzone. Mariella, sdegnata o stufa – o in tutt’altre faccende affacendata – non rispose: cedette le armi, per così dire.

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4 Risposte to “Botta e risposta / Tenzone tra Mariella Prestante e un donzello”

  1. Patrizia Argentino Says:

    Mariella, a te m’inchino! Brava🙂

  2. mariagiannalia Says:

    Mariella, la tua poetica maestrìa
    nasconde un tal che io conosco assai
    e mi scoraggia dal cimento pria
    che altri versi io legga. E mai

    -so ben- potrò raggiungere le vette
    di tali estremi raffinati versi
    per dirle degne di tenzon perfette
    e con onore stare in par potersi.

    Perciò mi sto quieta e senza strepito
    a studiar ancora il quare e il quia
    della tenzon richiesta da esto compito

    più tosto lunge dalla possanza mia.
    Con umiltà e di puntiglio un fremito
    mi studierò dissimular peperomìa!

    (Per trovare la rima in -mia adatta ho scomodato il lessico della botanica. In questo caso la parola è usata come metafora di “molteplici possibilità”). Ah, a cosa ci costringe il Mozzi! :-))

  3. Giulio Mozzi Says:

    Ma va’, che la Mariella si arrabatta
    e mette insieme i versi a pressappoco:
    uno l’azzecca, sei ne storpia, e il gioco
    è di smerciar per scarpa una ciabatta.

    Se dapprincipio andava quatta quatta,
    poi s’è sentita dentro come un fuoco
    e poetando incede, e manca poco
    che si dichiari Aeda della Patta.

    Tacesse un po’, ‘sta donna! Io ci provo
    a dirle “Su, ma dài, non farlo ancora…”:
    ma come fosse in preda allo Stilnovo

    lei dà di matto e dice: “Nel mio petto
    gentile spirto parla e canta ognora”:
    poi sbuffa, molla un peto, e fa un sonetto.

  4. mariagiannalia Says:

    Ma sei troppo bravo. Mi hai fatto sganasciare dalle risate.

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