Il cardine della salvezza

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di Demetrio Paolin

Nel mio paese tutti bestemmiavano allo stesso modo, tutti i maschi dico. Il vecchio che andava alla vigna, l’operaio alla catena di montaggio, il verduriere che metteva la frutta nelle ceste o il macellaio quando portava la bestia a morte. Che ci fosse il sole lungo i prati del paese o cadesse una pioggia fastidiosa ciò non cambiava si bestemmiava dicendo le stesse due parole; anche i nonni bestemmiavano e i bimbi che stavano con loro imparavano subito dopo mamma, papà, acqua le due parole come una litania. Mio padre bestemmiava, quando lavorava o quando doveva fare una commissione senza voglia, lui s’alzava e a ogni passo puntuali le due parole.

Io ho bestemmiato a 9 anni la prima volta e quando l’ho fatto mia madre mi ha dato uno schiaffo.

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3 Risposte to “Il cardine della salvezza”

  1. malosmannaja Says:

    ottimo racconto. mi piace l’idea della carne come humus e sgomento del pensiero, sarà che sono culturalmente un contadino…
    : ))
    ficcante la messa a nudo delle articolazioni del sapere umano (notevole il coincidere di credo e spero), nonché il dipanarsi lungo il testo delle riflessioni un po’ cane e un po’ arcane dell’io narrante, capaci di ibridare con naturalezza orrore e fascinazione.
    buona la prosa rustica, pregna d’una fisicità che prende per mano, quasi tattile, direi e inevitabile il coagularsi del sogno nella bestemmia (“dio cane”) che pian piano prende corpo lungo il racconto. bella (e forte) l’immagine della morte che lascia indifferenti come una busta di plastica portata dal vento. eh, e in effetti se esiste un’anima immortale, di certo la sua *immateria* è quella del sacchetto di plastica non biodegradabile.
    : )
    (occhio, molti refusi: “andato a don Anselmo” che peraltro talvolta è un Don maiuscolo, altre minuscolo; “voglio lor bene” è un arcaismo alieno rispetto al restante tono narrativo; “quello ha fatto” manca un “che”…; più avanti, invece c’è un che di troppo “si accontentano che se va bene la giornata”… don Anselmo “prede” fiato, ma qualcuno l’ha riletto? poi “Cantini”, e ancora “li prende” invece di “mi prende”, “usciamo cielo”, manca il, “ad Giuda”, “al tengo” vabbè, mi fermo perché non ne vale la pena)

  2. demetrio Says:

    Intanto grazie. Correggo i refusi (una leggera dislessia mi provoca ogni tanto questi problemi grafici.).

  3. maria Says:

    Dio mio,(questa invocazione è la più giusta)io credevo di essere folle per aver sublimato la morte di una creatura come il mio cane al punto da vederci la mia morte,la morte dei miei cari,qui la morte del cane viene identificata allo stesso modo e ci si spinge a vederci la morte di Cristo.Così tutto diventa sacro.Meraviglioso scritto e pensiero(pasquale)

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