Spike Up

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di Marco Candida

punch-al-rumIn Italia il titolo è Punch al rum. In inglese è Rum Punch. E’ un romanzo di Elmore Leonard. Quentin Tarantino ne ha tratto il suo terzo film: Jackie Brown. Una trama, a detta di molti, intricata. Per essere compresa può forse aiutare riassumerla in modi diversi.

Può essere riassunta come la vicenda di Ordell Robbie il quale fa sistematicamente fuori  i compagni che si fanno beccare per questa o quella ragione con le mani nel sacco e una volta dietro le sbarre possono denunciarlo alla polizia come bandolo di un’organizzazione di furto e contrabbando d’armi. Prima Ordell si libera di Beaumont Livingston. Non appena si trasforma in un complice inaffidabile, Ordell non esita a far fuori Louis Gara. Per arrivare a Jackie Brown, con la quale incontrerà grossi ostacoli. Insomma, da questa prospettiva il film di Tarantino presenta lo schema delle storie sugli omicidi seriali con Ordell Robbie nel ruolo di serial killer. Uno degli schemi narrativi più elementari che esistano.

Jackie-BrownLa storia del romanzo scritto da Elmore Leonard può essere raccontata come la vicenda di un’agenzia che eroga prestiti per pagare cauzioni e che ha come protagonista Max Cherry. Tra l’altro Cherry in inglese significa Ciliegia. Teniamolo a mente. Cherry eroga il prestito a Ordell Robbie e quando va a ritirare in carcere Jackie Brown, Max s’innamora di lei. Essendo innamorato, aiuterà Jackie a togliersi dai guai con Robbie, il quale ha pagato la cauzione non per magnanimità, ma per sbarazzarsene presumibilmente spedendole una pallottola nel cranio.

La storia del film girato da Tarantino ha invece come protagonista per l’appunto Jackie Brown. Può essere riassunta come la vicenda di una hostess di una compagnia aerea che importa denaro sporco e che un giorno viene pizzicata con una bustina di droga. I poliziotti vogliono che lei collabori con loro per arrivare al pesce grosso dell’organizzazione ossia Ordell Robbie. Jackie accetta di collaborare e si mette a fare il doppio gioco più o meno con tutti servendosi di un utile idiota innamorato di lei ossia Max Cherry. Il gioco le riesce. Frega gli sbirri, si sbarazza di Ordell e dà l’addio a Max rifacendosi una vita in un luogo esotico col malloppo.

Come si può notare ci sono alcuni cambiamenti tra la storia narrata nel romanzo di Leonard e quella che Quentin Tarantino mette in scena. Se il protagonista della storia è Max Cherry, allora siamo difronte a una love-story con chiare nuances poliziesche. Se invece si sposta a Jackie Brown… il povero Max diventa una pedina e la love-story rimane sullo sfondo. Ma c’è un altro particolare che viene cambiato dal libro al film, e la domanda del presente scritto è: come mai viene cambiato proprio quell’elemento? All’apparenza si tratta di una sostituzione innocente. Ma prima di indicare qual è l’elemento e decidere se la sostituzione sia innocente o meno, proviamo a considerare alcuni fatti.

Spike Lee ha accusato Quentin Tarantino di usare troppe volte la parola “nigger” nel corso del film. A tale critica rispose Elmore Leonard (ora morto) con la difesa più ovvia: realismo, verosimiglianza. In effetti Tarantino usa spesso la parola “nigger” nei suoi film non badando se siano bianchi o neri a pronunciarla. Va anche detto che nel corso di Jackie Brown ci sono scene dove i bianchi vengono posti in uno stato d’inferiorità rispetto ai neri. Pensiamo a quando Max Ciliegia incontra Ordell Robbie nel suo ufficio per la prima volta. E’ appena uscito dal gabinetto e Ordell rileva immediatamente di aver sentito il rumore dello sciacquone ma di non aver udito quello del rubinetto. Max non si è lavato le mani e dialoga con Ordell in queste condizioni per tutto il tempo. Un dettaglio di poco conto, d’accordo. Ma qui è di piccole sfumature che stiamo parlando. Piccole diaboliche sfumature.
Sì, perché, e arriviamo al nocciolo, l’elemento modificato dal libro al film è semplicemente un cognome. Nel romanzo di Leonard Jackie Brown si chiama Jackie Burke. Perché cambiare Burke in Brown? Perché, accidenti? Perché? Se Cherry significa Ciliegia, Brown significa Marrone. Marrone. Jackie Marrone. Perché? Perché chiamarla Jackie Marrone?

Il pensiero corre a un dettaglio delle Iene. Il primo film di Tarantino. C’è la scena dell’assegnazione dei nomi a ciascun componente della banda di gioielli. Mr White, Mr Blue, Mr Brown, Mr Blonde, Mr Orange… Joe Cabot assegna a un complice il nome di Mr Pink. “Perché io sarei Mr Pink?” “Perché tu sei un frocio, va bene?” risponde brutalmente Cabot. Gli altri scoppiano a ridere. “Perché non ce li scegliamo noi i nomi?” prosegue Mr Pink. “Non se ne parla neanche – taglia corto Cabot – Ci ho provato una volta. Non funziona. Quattro ragazzi. Tutti a litigare per chi si doveva chiamare Mr Black. Tutti volevano averla vinta e nessuno che si tirava indietro. Niente. Io decido. Tu sei Mr Pink. E non se ne parli più”. E a questo punto uno dei malviventi (lo interpreta proprio Tarantino) salta su e protesta: “Già, ma anche Mr Brown… Ricorda un po’ il colore della merda”.

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26 Risposte to “Spike Up”

  1. 321Clic Says:

    Non ho letto il libro, ma il film m’è piaciuto un bel po’. Anche una gran colonna sonora, con “Across 110th street” e “Street Life”.

  2. Luan Says:

    uno DEGLI malviventi… ? ahi ahi, Candida non imparerà mai l’italiano:-)

  3. marcocandida Says:

    Luan, se non c’è qualche refuso non sono contento… Giuro che i partitivi so gestirli, comunque… Sì, il film è un capolavoro. La colonna sonora è incredibilmente bella. Across 110th street di Womack è un brano così bello che da solo vale quattro o cinque album di James Brown. Magari anche per questo Tarantino ha cambiato il nome della protagonista da Burke in Brown. Per non far torto a nessuno.🙂

    Per completezza va detto che Jackie Brown ricalca un film Anni ’70 che s’intitola Foxy Brown. Ma va anche detto che nel romanzo di Elmore Leonard Jackie Burke è bianca e bionda. Tarantino la fa diventare nera e le cambia il cognome in Brown. Ricordiamoci che l’eroina della pellicola è una malvivente.

  4. DANTE TORRIERI Says:

    Beh Marco, penso che Tarantino volesse mettere in risalto il colore della pelle di Jackie chiamandola Brown (marrone). Quindi mi dirai tu: non era più logico allora chiamarla… Black (nero)? No, perche’ Jackie e’ una che non pensa due volte a fregare gli altri (buoni o cattivi) per riuscire a sopravvivere. In altre parole è una merda dei nostri tempi… è Brown è il colore della merda. Per Tarantino il realismo è tutto.

  5. marcocandida Says:

    Interpretazione troppo esplicita e libera delle intenzioni dell’autore che, mi spiace, così com’è formulata non si può realmente condividere. Semmai interessante potrebbe essere rintracciare altri elementi che confermino o smentiscano gli elementi già evidenziati nel mio breve articolo.

  6. mauro b. Says:

    jackie brown è anche il nome del protagonista maschile de Gli amici di eddy coyle, di higgins.

  7. marcocandida Says:

    Mauro, ecco il finale di un articolo di Andrea Campo: “Quentin Tarantino, entusiasmato dal libro, volle dare all’eroina di una sua pellicola, il nome di uno dei personaggi maschili di Higgins: Jackie Brown (mentre l’omonimo film è tratto dal romanzo “Rum Punch” di Elmore Leonard, prolifico autore di noir, che riteneva “Gli amici di Eddie Coyle” la miglior opera del genere dell’epoca).

  8. mauro b. Says:

    yes, mi ricordo che quello di higgins è stato uno dei primi libri che ho letto, una decina d’anni fa, e nei blurb sul retro c’era appunto che Leonard lo considerava fra i suoi 10 migliori. Poi fra i libri di mio padre ne trovai anche uno di Leonard e mi appassionai ai suoi. Poi scoprii Tarantino, e tra l’altro jackie brown è quello che ho rivisto di più, perché ha un qualcosa di intimo che mi piace molto. Anche del libro di higgins c’è la versione cinematografica.

  9. DANTE TORRIERI Says:

    Certo Marco puo’ suonare volgare, ma Tarantino amava il realismo: non dimenticare che lui lavorava in un negozio di videocassette e che odiava non rappresentare realisticamente il mondo (un cesso in grande stile… secondo lui). Ricordi Vincent Vega in Pulp Fiction come muore? Sul water mentre legge (una metafora degna della nostra societa’: la gente muore distratta da qualcosa mentre fa i propri bisogni). Ricordi come muore Elvis Presley (suo grande mito)? Proprio sul water mentre legge. Ricordi in una Vita Al Massimo cosa fa dire a Clarence: quando vedo quel bastardo avrei voglia di essere come lui. O anche: lo sai Lee i film che vincono tutti quegli Oscar io non li sopporto. Tutti film invedibili fatti su storie di libri illeggibili.

  10. Marcocandida Says:

    Quindi, Mauro, abbiamo un regista del Texas che prende la protagonista di un romanzo e da bianca e bionda, la fa diventare nera e le dà il nome di un uomo, come omaggio a un altro romanzo. E le cambia il cognome in Marrone. Un regista in grado di controllare al millimetro le sue sceneggiature e le sue pellicole e che ha rivoluzionato la storia del cinema. Mi chiedo se ci sia solo dell’entusiasmo o se questo gesto nasconda qualcos’altro. Tutto qui.

  11. mauro b. Says:

    Beh, è un po’ complicato, come direbbe il drugo (dude) lebowski, ci sono diversi input e output. Bisognerebbe sapere intanto se l’idea di chiamare la protagonista come quello di higgins sia venuta prima o dopo l’idea di cambiare il personaggio da bianca a nera, e semmai se queste associazioni poi sono venute in mente anche a lui, nel senso di capire se anche lui abbia pensato che poi qualcuno avrebbe potuto associare il cognome a significati particolari. Potrebbe averlo pensato e comunque avere troppa voglia di omaggiare higgins. Poi in fondo l’associazione marrone-merda in Iene la fa un personaggio secondario in maniera sciocca, insieme all’associazione rosa-frocio che fa un altro, e subito il capo della banda fa notare quanto siano scemi i maschi certe volte, tanto da litigarsi l’eventuale nome di mr. black; mentre la protagonista di jackie brown è un’eroina assai fica, quindi mi parrebbe strano renderla affascinante per poi mettere sottotraccia una svalutazione così puerile. Se cambiamo contesto al suono Brown, e immagianiamo Pam Grier, direi che potrebbe suonare fico (cool), anche per gli anglofoni.

  12. Pensieri Oziosi Says:

    Tarantino ha cominciato a scrivere la sceneggiatura tratta da Rum Punch dopo che gli era già venuta l’idea di avere nel ruolo della protagonista Pam Grier [1], la quale era diventata vent’anni prima una blaxploitation star con film come Foxy Brown.

    Difficile immaginare Tarantino scrivere una sceneggiatura per la star di Foxy Brown lasciarsi sfuggire la possibilità di inserire un rimando cinefilo nel nome del personaggio.

    [1] https://youtu.be/Atouwc1E95k?t=2m8s

  13. Marcocandida Says:

    Perciò se non vado errato, Pensieri Oziosi, affermi che Jackie Brown è un omaggio a Foxy Brown. Mentre Mauro b. sostiene che Jackie Brown è un omaggio al protagonista di un romanzo che si intitola Gli amici di Eddie Coyle. Curiosità: il blaxploitation (non potevamo non usarla questa parola in questa conversazione!; prima o poi doveva saltar fuori!) Foxy Brown è del ’74. Il romanzo di Higgins è del ’72. Foxy Brown non potrebbe essere un omaggio a Jackie Brown?

    Rimane un dato di fatto. Leonard utilizza lo stereotipo della donna bellissima e letale. Bianca e bionda. Tarantino la sostituisce con una donna di pelle nera e le dà il nome di un uomo. Capisco che sia una questione di omaggi, citazioni… Lo capisco. Ma non potrebbe anche darsi che Tarantino usi le citazioni come alibi, copertura?

    Mauro, è vero che la carogna delle Iene che fa quella battuta sciocca (e un po’ banale; anzi: non sembra un po’ troppo banale per venire dalla penna di Tarantino? così “troppo” da suonare voluta, detta col cuore) è secondario, ma è interpretato dal regista di Austin, Texas in persona.

  14. mauro b. Says:

    cmq, prima di riflettere ancora, devo confessare una mia debolezza, dalla filia del post alla follia, curiosamente in tema: non mi chiamo Mauro. Potrebbe essere un omaggio al Suicidio di Angela B., che non ho letto e che ho intenzione di leggere, ma è il nome di mio padre.

  15. Pensieri Oziosi Says:

    A proposito, chi sarebbe il regista di Austin, Texas?

  16. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, il regista di Austin, Texas si riferisce a Tarantino, ovviamente. Tarantino è di casa da quelle parti. A meno che non abbia traslocato. Vedi, ecco un altro indizio. Tarantino non è nato nel Texas, ma lo ha scelto. Gli piace.

    No, Mauro, l’ultimo commento non è in tema. Qui non stiamo parlando della follia ermeneutica che si può generere playing around con significanti e significati. Stiamo applicando a un testo regole che conosciamo alla perfezione. Non è infatti proprio il nostro Calvino (ispirato da Borges) a scrivere in un saggio che i nomi di un’opera romanzesca possono essere casuali, ma possono anche essere, per questa o quella ragione, utilizzati consapevolmente per aggiungere sapore poetico, evocativo all’opera stessa? Sì, proprio il nostro Calvino di Sanremo, Liguria. Per tacere di Umberto Eco di Alessandria, Piemonte. Dopodiché se tutte queste pratiche ti sembrano follie: la risposta è un no secco. Non sono follie. Sono pratiche incerte, semmai. Non sono cogenti. Non sono conclusive. Ma non sono follie. Nè sono velleitarie. Perché da questa discussione sono nate nuove suggestioni, suggerimenti, crescita, cultura.

  17. marcocandida Says:

    Per tornare al tema. Bisogna chiedersi chi è Jackie Brown? Cosa rappresenta? Direi che la risposta si trova proprio nella bellisima canzone black di Bobbi Womack che apre e chiude il film. Anche qui: il brano non è stato inserito solo perché un bel pezzo soul o per una questione di citazionismo fine a se stesso. Jackie Brown rappresenta la fierezza. Una donna fiera che fa quello che può per togliersi dai bassifondi. Usa qualunque mezzo per innalzarsi, non farsi mettere alle corde da un mondo crudele e senza scrupoli. Centrale in questo senso è la scena dell’incontro al Centro Commerciale con Sheronda. Sheronda è una delle girl di Ordell Robbie. E’ totalmente in balia di Robbie. E’ completamente telepilotata da lui. E c’è questa scena dove Jackie squadra Sheronda dall’alto in basso. Le dedica solo disprezzo a quella che è tutto sommato una vittima e andrebbe compatita. La morale del film è che se soccombi l’hai voluto tu. E’ colpa tua. Non c’è più morale, non c’è più dio con cui farsi scudo, da usare come scusa. E’ colpa tua. (Il che è da tenere a mente anche per noi spettatori pur nelle nostre vite meno estreme e più tranquille, e con meno disvalori)

    Comunque, Across 110th Street dice così:

    Ero il terzo fratello di cinque
    facendo qualunque cosa dovessi per sopravvivere
    Non sto dicendo che quello che facevo fosse giusto
    cercare di uscire dal ghetto era una lotta ogni giorno

    Eccetera. Testo stupendo…

  18. mauro b. Says:

    follia riferito a me, un poco esagerando…

  19. marcocandida Says:

    😉

  20. marcocandida Says:

    Aggiungo una curiosità. Nel romanzo di Elmore Leonard compaiono due personaggi che si chiamano Beaumont e l’altro Cujo. Cujo è il nome del cane San Bernardo protagonista del romanzo omonimo Cujo di Stephen King. Beaumont è il cognome del protagonista di un altro romanzo di Stephen King: La Metà Oscura.

    Dico anche un’altra cosa. Qual è l’intento di questo articolo? Quello di mostrare quanto Tarantino, un regista all’apparenza distante da istanze politico-propagandistiche, invece lo sia. Tarantino è un regista politico.

  21. Pensieri Oziosi Says:

    Back from the States, still a bit jet-lagged…

    Non so come ti sia venuta in mente ‘sta cosa di Tarantino texano di Austin, visto che è nato in Tennessee, cresciuto in California e lì tuttora vive. E’ vero che Tarantino ha buoni relazioni con Richard Linklater e la Austin Film Society, per la quale ha curato una serie di QT Film Fests e dalla quale è stato insignito honorary Texan. Tarantino chiama Austin “[his] hometown away from hometown” [1], ma, nota bene, ciò sottolinea che la sua effettiva hometown è altrove (L.A., caso mai non fosse chiaro).

    Comunque, proseguiamo. Si può discutere se QT sia un regista “politico”, qualunque cosa ciò voglia dire, ma non è certo andando alla ricerca gnostica di significato nei nomi dei personaggi che lo si può sostenere: nascondere indizi così bene che nessuno a parte uno scrittore di Tortona li riesce a vedere, mi parrebbe il modo più straordinariamente inefficace di mandare un messaggio politico.

    [1] https://youtu.be/_8DY-vMj4LI?t=1m25s

  22. marcocandida Says:

    Ma ho ripetuto nei commenti che Tarantino di Austin Texas non indica la sua città d’origine. Poi tra l’altro citando “hometown away from hometown” mi dai più ragione che torto. A Tarantino piace Austin, dove ha girato Death Proof. Senza contare che le scene del Massacro della Sposa di Kill Bill Vol. I e Vol. II sono ambientate in Texas. Quanto al fatto che ti pare straordinariamente inefficace il modo di nascondere indizi così bene, be’, questa è una tua opinione. Semmai potrebbe essere più interessante, come dicevo anche a Dante Torrieri, dimostrare, dati alla mano, quanto Tarantino stia dalla parte dei neri. Ad esempio, in Bastardi senza gloria c’è la scena tra il gerarca nazista e la giovane donna ebrea seduti a tavola durante un convito nazista. Il gerarca nazista tira in ballo la faccenda che la ragazza is running a movie-theatre along with a black guy. E qui il gerarca (intrepretato da un incredibile Christoph Waltz) si scatena usando tre o quattro volte la parola “negro”. Dicendo anche una cosa abbastanza orrenda circa questo collaboratore della ragazza. Dopodiché, nella scena successiva la ragazza si rivolge al suo collaboratore nero dicendo di amarlo e lo chiama “adorato”. I due si amano e hanno una relazione. Allora qui abbiamo un bilanciamento. Quindi non è proprio vero che, appena può, Tarantino inserisce nei suoi film scene dove dà addosso, con la scusa del realismo, ai neri. Sempre che non vogliamo considerare malignamente che la coppia è formata da una “ebrea” e un “negro”. Penso che Tarantino propagandi i suoi convincimenti ideologico-politici molto più di quel che sembri o che lui stesso voglia ammettere.

  23. Pensieri Oziosi Says:

    Marco, un consiglio: ad un certo punto si fa una figura migliore ad ammettere di avere preso un abbaglio piuttosto che arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di difendere una posizione indifendibile.

  24. marcocandida Says:

    Pensieri Oziosi, ho solo proposto una possibile lettura dei film di Tarantino. Una lettura che tenga conto dell’elemento socio-politico presente nei suoi film. L’articolo è breve e potrebbe essere più riccamente decorato di esempi, ma gli appassionati di Tarantino possono all’occorenza trovare esempi da soli. Peraltro, nei commenti, che vanno presi sempre per quello che sono (poco più che chiacchiere da chat), ho fatto qualche esempio. Non vedo, dunque, perché, trattandosi semplicemente di una possibile lettura, dovrei ammettere di aver preso un abbaglio.

  25. Giulio Mozzi Says:

    Marco, si chiamano Beaumont (di cognome) anche alcuni personaggi di “La vita istruzioni per l’uso” di G. Perec.

  26. marcocandida Says:

    Giulio, nel 1985 Stephen King scrisse sul New York Times una recensione a un romanzo di Elmore Leonard grazie alla quale questi arrivò al grande successo. Ho trovato questa informazione, che mi sembra decisiva, sulla rete. King ha poi scritto altre recensioni e ha parlato di Leonard anche in alcuni suoi libri. Queste cose le sapevo da me, essendo un aficionado di King. Perciò Cujo e Beaumont potrebbero essere un omaggio di Leonard a King. Cujo lo è senz’altro; e che lo sia Beaumont è un’ipotesi non del tutto inverosimile.

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