La formazione del fumettista, 18 / Otto Gabos

by

di Otto Gabos

[Questa è la diciottesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Otto per la disponibilità. gm].

otto_gabosQuesto che segue è un elenco ragionato rapsodico e parziale di momenti decisivi che mi hanno fatto capire di essere ineluttabilmente e da sempre autore di fumetti.

1.
Il mio primo incubo ricordato. Avrò avuto poco più tre anni e vivevamo ancora nella casa vecchia sopra la stazione delle littorine. Non so ancora leggere ma i fumetti già li divoro guardando le figure. Nell’incubo ci sono io che piango rannicchiato e nascosto sotto al tavolo di cucina, di quelli di fòrmica turchese come si usava negli anni Sessanta. Sono disperato perché mi stanno dando la caccia dei diavoli. I diavoli sono Geppo, solitamente buono, che in questo caso è cattivo e perfino armato di forcone e il Grande Satana che invece è cattivo come da copione. A distanza di una vita me lo ricordo ancora bene questo primo incubo. Il tempo ha fornito poi diverse varianti al tema, ma di solito i miei incubi, che finiscono spesso in segmenti di sceneggiature, sono infestati da demoni e streghe. Pure da malviventi senza volto smaniosi di entrare in casa armati di coltelli.

2.
L’album di figurine incompleto de La spada nella roccia. Non so perché ma mio padre lo teneva conservato nella credenzina con i vetri smerigliati insieme ai fumetti pregiati. Flash Gordon e Cino e Franco della Nerbini, la rivista Sgt. Kirk di grande formato e con le prime puntate de La ballata del mare salato di Corto Maltese, Linus degli albori e pure la sua rivale Eureka di Max Bunker, gli Albi d’oro e gli Albi della Rosa della Mondadori, Mandrake, L’Uomo Mascherato, i supplementi di Bat Star o Guido Ventura e di nuovo Gordon delle edizioni Spada, una serie di Cocco Bill in un bel formato orizzontale come del resto erano gli albi di Dick Fulmine di Carlo Cossio, e poi i Tin Tin nelle edizioni brossurate della Gandus di Genova e ancora I Classici dell’Audacia con Blake and Mortimer tra Atlantidi perdute e cronosfere incontrollabili. In mezzo a tante meraviglie che potevo consultare, previo permesso e controllo vigile paterno, c’erano inspiegabilmente anche dei volumetti di Super Eroica, qualche Artiglio D’Acciaio, 24 romanzi di Salgari e un paio di riviste con disegnini un po’ piccanti che non dovevo assolutamente nemmeno sfiorare e nemmeno farne cenno alla Mamma. Infine l’album con le figurine de La spada nella roccia. Incompleto ma bellissimo perché tutta la storia veniva raccontata tramite i fotogrammi del film trasformati in figurine che si attaccavano all’album con la coccoina che profumava di mandorle. Profumo quasi buono quanto la trielina (ma questo l’avrei scoperta in seguito intorno ai dieci anni).
Mi ero innamorato così tanto di quell’album di figurine incompleto che poi tempo dopo al cinema di Natale il film mi sembrava diverso e meno bello perché i colori erano diversi da quelli della stampa. Fatto sta che l’album finì per lungo tempo sotto al mio cuscino in veste di reliquia preziosa, quasi a proteggermi dagli incubi.

3.
Il pupazzetto di Braccio di Ferro che indossa il completino rossoblu del Cagliari. Ce l’avevo dalla prima elementare e me lo portavo ovunque in giro spostandolo dalla tasca del grembiule a quella del cappotto fino a quella specie di sacca che si veniva a creare nel letto tra materasso e coperte quando queste venivano rincalzate prima di dormire.
I fumetti di Segar li ho scoperti prima dei cartoni dei Fleischer. Erano raccolti in un Oscar Mondadori con una copertina molto grafica dove il disegno in bianco e nero si staccava dallo sfondo rosso. Meravigliosi fumetti, li ho amati alla follia e ogni volta che escono delle ristampe li compro per vedere come sono stati tradotti. Perché tradurre Popeye è difficilissimo. Intanto il pupazzetto di Braccio di Ferro in rossoblù si trova ancora sul mio comodino. Fa la guardia contro gli incubi come ha sempre fatto.

4.
Ho appena scritto delle collezioni di fumetti di mio padre. Quelle rinchiuse nella credenzina dai vetri smerigliati (che era ubicata nel bagno di servizio per mancanza di spazio in casa) erano solo la punta dell’iceberg. Infatti mio padre comprava tutta l’edicola tranne i porno e Diabolik che per mia Mamma maestra era diseducativo. Kriminal, con la scusa che fosse degli stessi autori di Alan Ford, a volte era tollerato. Sono cresciuto a pane, fumetti, romanzi di Salgari e un po’ di fantascienza (intorno ai 14 anni invece ero io a passare a mio padre i romanzi di Urania). Mio padre disegnava da sempre, mio nonno disegnava da sempre, la casa di via Tiziano era disseminata di colori, tele, album, matite e soprattutto disegni. Mio padre che a scuola aveva avuto Galleppini come insegnante ripeteva come un mantra infinito che sarebbe dovuto andare a Milano e diventare disegnatore di fumetti altro che lavorare in ferrovia come travet. Il mantra mi aveva così conquistato che già a cinque anni mi sembrava la cosa più ovvia fuggire da Cagliari e diventare disegnatore di fumetti.

5.
Il mio primo disegno conclamato l’avrò fatto tra i tre e i quattro anni. Era decisamente molto informale, pieno di vortici e altri segni espressionisti, ma per me era senza ombra di dubbio l’assalto a forte Apache. Dentro c’era una storia di lotta e di battaglia. Lo mostravo raccontandolo nei dettagli a mamma e babbo che ascoltavano attoniti e felici. Non mi ricordo però se guardassero la mia opera prima nel verso giusto.

6.
Passavo molte ore del giorno a casa della mia madrina, specialmente con sua figlia che andava al liceo. Graziella oltre ad ascoltare il mangiadischi e la Hit Parade di Lelio Luttazzi e Bandiera Gialla alla radio, disegnava benissimo, più o meno come i cartoni animati delle pubblicità del carosello (o così mi sembrava) che io però non riuscivo a copiare come si deve. Non riuscivo a copiare niente perché volevo inventare storie mie con personaggi miei e non copiare, disegnare senza inventare storie non mi piaceva affatto. Allora facevo dei personaggi sempre senza orecchie che dicevano cose incomprensibile, perché non sapendo ancora leggere scrivevo a casaccio le lettere da mettere dentro ai balloon. Graziella mi chiedeva sempre perché disegnassi tutti senza orecchie. Un giorno le dico che le orecchie sono brutte e sulle teste delle persone ci stavano malissimo.

7.
Zio Gianni aveva un’edicola. Passavo serate intere rannicchiato su una cassetta della frutta rovesciata convertita a sgabello a leggere quei fumetti che mio padre non comprava mai. I porno in pratica. Non è che mi piacessero molto perché oltre a non capire bene cosa facessero i personaggi mi sembravano pure disegnati male. Però Diabolik, Goldrake, Zakimort e soprattutto Sadik mi intrigavano abbastanza. Sadik aveva una bella faccia con il suo mascellone.
L’edicola di zio Gianni è stata davvero decisiva. Un giorno mi fa vedere per la prima volta i supereroi Marvel. Erano due numeri di Devil: il n.7, quello della sfida contro Sub Mariner in cui Devil sfoggiava il nuovissimo costume rosso e il n. 9 dove combatteva contro un duca o conte in cotta di ferro. Innamorato a prima vista e per sempre. I disegni di Wally Wood erano fantastici, mai visto niente di simile e pure Silver Surfer disegnato da John Buscema era eccezionale. Supereroi Marvel tutta la vita.
Qualche tempo dopo Aldo, il mio compagno di banco, mi parla di Alan Ford collezionato da suo fratello più grande. Mi racconta il n. 3 Il cervello di Frankenstein e ridiamo come pazzi. Zio Gianni ha in edicola il n. 17 Cure termali dove appare per la prima volta il Grande Cesare.
Se i supereroi sono stati amore a prima vista Magnus è stato da subito il mio modello di riferimento grafico. Come tanti altri ragazzini degli anni Settanta da grande volevo disegnare come Magnus.
Potete immaginare come mi sono sentito nella primavera del 1986 quando l’ho incontrato per la prima volta.
Nel mentre non ho mai imparato a disegnare come Magnus, ma lui era comunque il Maestro, vero punto di riferimento per talento straordinario e cose da dire.
Nel mentre ho vissuto altri momenti decisivi come l’incontro con Mercedes che collezionava il Cannibale e leggeva Chandler e Artaud, Franco che disegnava da dio ma che poi ha smesso senza una spiegazione, ho incontrato Vanna, Bepi, Michele, Antonio, ho scoperto Métal Hurlant e poi Frigidaire, da nerd sono diventato waver e post punk e suonavo in una band con Luca che impazziva per Pazienza e i Killing Joke e c’erano gli skinhead che mi davano la caccia e c’era la casa a Finsbury Park e ho conosciuto Susanna che a volte metteva i retini ai fumetti di Igort e poi ho conosciuto anche Igort e sono stato illuminato da Valvoline e sono andato a Roma da Sparagna e poi a Bologna. Momenti decisivi che racconterò magari in un’altra puntata di questo elenco ragionato.
La cosa ineluttabile è però questa: non ho mai pensato di fare l’astronauta, il pompiere, il ladro, l’ingegnere o l’archeologo. Ho sempre saputo e sostenuto pure con arroganza che da grande avrei fatto i fumetti e scritto delle storie. Fino a un certo punto ero anche sicurissimo che sarebbero state storie di supereroi o di Zagor o di Alan Ford quando Magnus si sarebbe stancato, poi ci sono stati dei cambiamenti in corsa, infatuazioni, conversioni, convinzioni, ingredienti indispensabili di un qualsiasi processo di crescita e sono approdato ad altro ma sempre fumetti erano e sono. I nomi e le etichette mi sono sempre interessate poco. Ma non chiamatemi fumettaro che ha un suono davvero troppo brutto da sentire.

L’attività di Otto Gabos (alias Mario Rivelli) si muove tra fumetto, illustrazione e didattica, nutrendosi di tutti gli stimoli (soprattutto musicali) che lo circondano. Nella sua ormai più che ventennale carriera ha lavorato per numerose riviste, illustrato libri e fatto parte di alcuni tra i più importanti movimenti del fumetto. Dopo aver esordito su Tempi supplementari e aver collaborato con Frigidaire e Dolce Vita, è tra i fondatori della rivista Fuego, dove inizia a pubblicare una delle sue serie più importanti, Apartments. Per Granata Press collabora con Pino Cacucci e Gloria Corica a Tobacco, mentre sono diverse le serie e le storie che scrive per Cyborg, sia nella versione Star Comics che Telemaco. Per la Phoenix conclude Apartments, e scrive Cold Graze e San Pietro. Amplia la sua collaborazione scrivendo a quattro mani con Massimo Semerano una storia di Conan il barbaro, e inizia una lunga collaborazione con Mondo Naif, da cui scaturiscono, tra le varie opere, i romanzi a fumetti I camminatori e Loving the alien, nonché Ladri di lunarie, su disegni di Menotti (di prossima pubblicazione in volume per Black Velvet). All’inizio del 1999 dà vita assieme a Omar Martini al progetto Frontiera, di cui è co-editor, sceneggiatore e disegnatore. Per Lang PBM Editori realizza una versione a fumetti tratta dal romanzo Un sac de billes, di J. Joffo, mentre per la linea Rizzoli Oltre adatta a fumetti il romanzo di R. Perrone Banana Football Club.
Ha realizzato a quattro mani con lo scrittore Loriano Macchiavelli un romanzo illustrato con il celebre poliziotto Sarti Antonio uscito di recente per Leonardo Publishing, Sarti Antonio, come cavare un ragno dal buco. Sempre a quattro mani, ma con Pino Cacucci ha realizzato il romanzo La giustizia siamo noi, edito da Rizzoli BUR.
Per la Giunti Junior ha scritto e illustrato Arrivano gli Gnummo Boys, il suo primo romanzo firmato a doppio nome (Mario Rivelli e Otto Gabos).
Per L’Unione Sarda realizza alcuni volumi della collana Storia della Sardegna a fumetti.
Per la rivista Super G delle edizioni San Paolo realizza Tobia e l’oceano capovolto, graphic novel in due parti..
Attualmente, dopo avere finito un romanzo senza immagini di prossima pubblicazione, sta lavorando a L’illusione della terraferma, romanzo grafico in programmazione per Rizzoli Lizard.
Otto Gabos insegna con orgoglio e passione Arte del Fumetto e Scrittura Creativa all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Tag: , , , , , , , , ,

2 Risposte to “La formazione del fumettista, 18 / Otto Gabos”

  1. E adesso tocca a Otto Gabos, confessarsi | afnews.info Says:

    […] Sempre nello spazio La Formazione del Fumettista: click qui. […]

  2. maria Says:

    Vocazione straordinaria….da Guinness dei primati.
    Sempre,dopo ogni relazione di formazione dei fumettisti, mi viene il desiderio di leggere almeno una delle loro opere .

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...