“Favole del morire”: recensioni

by

Di Cesare De Michelis, Renato Barilli, Salvatore Scarciglia, Ernesto Milanesi, Daniele Giglioli, Giulietta Iannone, Niccolò Menniti Ipolito, Veronica Tomassini, Gianluca Barbera, Marco Pontoni.

6 Risposte to ““Favole del morire”: recensioni”

  1. Livio Romano Says:

    Bene, finito di leggere il libro, ora son passato alle recensioni. Non solo. Mi son sfogliato di nuovo anche Il culto. Ci penso. Per ora mi rigira per le orecchie quella parola di Lorenzo Marchese che non avevo mai sentito: prosimetro (e la capacità critica di questo postfattore che immagino giovanissimo e trenta volta più colto di me, quantunque saremmo colleghi di dottoranza, all’oggi, leggo). E ovviamente, come tutte le volte che leggo Giulio, talune immagini che si imprimono sulle iridi come cataratte. Girellando qua e là ho anche letto che Dave Eggers avrebbe speso parole buone per Mozzi, e la cosa mi è sembrata un’ennesima dimostrazione di quanto il bene, nel mondo, sia distribuito in maniera affatto asimettrica, dal momento che considero l’americano uno scrittore da quattro soldi e il Nostro già un classico.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Livio, Eggers parlava per sentito dire (come si vede qui). Sospetto che il mio nome gli sia stato suggerito dall’interprete/guida turistica – che, casualmente, aveva frequentato un mio corso. Peraltro, appena pubblicato This is the Garden, gliel’ho fatto mandare.

  3. Lorenzo Marchese Says:

    @Livio Romano

    grazie per l’attenzione alla mia postilla. Devo compiere 26 anni in effetti, e sono nella barca in naufragio del dottorato in discipline umanistiche.
    Mi interessa molto che non abbia mai sentito dire della parola prosimetro, perché è una cosa molto frequente: è una forma di scrittura (non parlerei di “genere”) che non ha avuto quasi alcuna attenzione negli studi letterari, né nelle nozioni comuni. Basti pensare che il Grande Dizionario della Lingua Italiana (a cura di S. Battaglia) non riporta nemmeno la parola nei suoi 15 volumoni e più – e così molti altri dizionari, senza parlare della mancanza di studi moderni sull’argomento.
    In generale, poi, da quel che ho letto in giro mi sembra che il prosimetro finisca sempre per essere una forma adottata in modo precario e ambiguo dagli scrittori: quasi come un riuso di una tradizione antichissima (“prosimetro” è parola della latinità argentea, e come termine si applica a una tradizione letteraria di nicchia) e insieme uno strumento per apparire inediti nell’informe della commistione prosa-verso. Salvo alcuni grandi modelli (Dante della Vita Nova, fondamentalmente), è come se ogni scrittore reinventasse una sua tradizione, sperimentando nuovi “assemblages” e ibridazioni. Questo mi colpisce parecchio …

  4. Giulio Mozzi Says:

    Vedi a es. il Breve dizionario di metrica italiana a cura di Giorgio Bertone, qui, pagina 169 (secondo l’indice è la 159, ma non badàtegli). Dove si cita, tra gli esempi moderni – ma guarda! – il Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie.

  5. Livio Romano Says:

    Grazie Lorenzo e grazie Giulio. Io non faccio testo, però eh. Vengo da una (faticosa e faticata) laurea in giurisprudenza, e non ho proprio basi scientifiche.

  6. Giulio Mozzi Says:

    Io nessuna laurea, Livio. Però sono sempre stato un lettore strampalato.

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