Dieci buone ragioni per leggere la narrativa contemporanea

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La lettura: una questione spinosa

La lettura: una questione spinosa

di giuliomozzi

1. Non se ne può più di questi snob che dicono: “Io leggo solo i classici”.

2. Non abbiamo più l’età adatta a leggere opere che mettono in questione il mondo. Preferiamo leggere delle storie in cui c’entri il mutuo, il matrimonio che va così così, il figlio che fuma di nascosto, il datore di lavoro stronzo: le cose che fanno la nostra vita.

3. Ho molta stima di mia nonna, un vero tesoro di saggezza; però mi sono innamorato di una coetanea. Sbaglio qualcosa?

4. Vedi mai che, tra tanti libri caduchi, mi càpiti di leggerne qualcuno, o almeno uno, di quelli imperituri. Sai che bello?

5. Cerchiamo di scender giù dalle stelle alle stalle: suvvia; ché il mondo è una gran stalla.

6. Ho letto delle opere di contemporanei che mi hanno cambiato la vita. Chi se ne frega se sono opere caduche? Tanto sono caduco anch’io.

7. Tanto si sa che i cosiddetti classici sono tutti maschi bianchi eterosessuali nobili borghesi benestanti (e spesso preti).

8. Pensa te se quella volta lì, quando avevamo diciassette anni, di nascosto sotto il banco, anziché Porci con le ali, avessimo letto La sonata a Kreutzer o le Lettere a Lucilio. Il mondo sarebbe poi stato migliore? Eh? Sicuri?

9. “Mozzi, non vorrà mica insultare chi ha la bontà di leggerla?”.

10. Una volta un dirigente editoriale me lo disse (eravamo a Roma, davanti alla fermata della metro Cavour, lato Monti): “Sarebbe bello, una volta nella vita, trovare, e pubblicare, e riuscire a far leggere a tanti, davvero, un vero capolavoro”.

L’immagine in alto viene da qui.

52 Risposte to “Dieci buone ragioni per leggere la narrativa contemporanea”

  1. Nazzarena Says:

    Ah, la 4 e la 10!
    Ci pensiamo tutti, in fin dei conti.

  2. Stefano Trucco Says:

    Anche: se l’umanità, lungo tutta la sua storia, non avesse letto anche i contemporanei non ci sarebbero stati nemmeno i classici.

  3. acabarra59 Says:

    “ 3 marzo 1994 – Dante, Leopardi, Foscolo, Carducci, Pascoli… Queste erano le mie letture: i Classici italiani. Ma non solo: leggevo anche Dürrenmatt, leggevo anche Papini, leggevo anche Sartre, leggevo anche Bianciardi. E Mastronardi. E Dickens. E Cassola. E Buzzati. E Malaparte. E Camus. E Piovene. E Pavese… Leggevo anche gli americani, i gialli, la fantascienza. Fino a diciott’anni come ho letto? Il problema è come sia stato possibile che da un certo momento non abbia più letto niente, in un certo senso, in quel certo senso. Subentrata la « realtà ». Dissolto l’atteggiamento estetico. La catastrofe. (Né è pensabile che ricominci da lì. Dovrei voltare pagina, farmi presente a me stesso. Perché la « catastrofe » è anche la mia vita. Non sarò mai un professore) “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 230

  4. enrico ernst Says:

    1) Posizione depressiva. Anche un libro “contemporaneo” è stato scritto nel passato…
    2) Posizione umanitaria. Un libro esiste se non viene letto? Leggiamoli il più possibile per farli esistere; è un dovere morale.
    3) Posizione arte-vita. Ho toccato la spalla di uno scrittore di cui ho letto un libro, gli ho guardato l’orecchio enorme, la pancetta… la sua scrittura gli somiglia: l’ho letto in molti più sensi, di un qualsiasi Shakespeare, mettiamo.
    4) Posizione elitaria. Tra i pochi a leggerlo. Sapori di scoperta; esotismi di quando la gran parte del mondo era vergine, lo leggo con una camicia coloniale sudata, e il senso di un’aria finalmente fresca, orizzonti vuoti, arrivabili…
    5) Posizione estetica. Non volere libri considerati belli e importanti per secoli (o millenni addirittura), per turbe sterminate di lettori. Diritto di leggere libri anche francamente brutti. Sconnessi, inedibili. I gusti sono gusti. Come in Kundera: non è fascinoso e intrigante anche il Kitsch, l’orrido?
    6) Posizione ereditaria. I miei figli erediteranno strane operette introvabili sul mercato al loro tempo… curiosi romanzi scomparsi dopo una prima edizione… un tesoretto tiepidamente luminoso di libri esistiti per un attimo…

  5. virginialess Says:

    Vado a collocarmi tra il depressivo e l’ereditario… Battute a parte, leggo i contemporanei perchè tendo all’ottimismo (troverò prima o poi un grande libro) e perchè posso accostarli con mente libera (dal peso “sapienzale” dei critici).

  6. Cristian Says:

    l’unico vero motivo per leggere libri di narrativa contemporanea è vedere come sono scritti. La contemporaneità della letteratura sta lì. In questo senso la lettura della narrativa contemporanea compete a chi vuole scrivere se vuole imparare a essere scrittore contemporaneo. Altrimenti la contemporaneità la trovi nei libri di sociologia, sui giornali e in tv.

  7. monica Says:

    e mi accorgo che stanotte ho sognato una libreria, libri appoggiati ovunque sui mobiliportalibri e c’era Porci con le ali..

  8. deborahdonato Says:

    Leggo i contemporanei, con la speranza che qualcuno metta ancora in questione il mondo.

  9. elimod Says:

    Simpatica la numero 10 (e veritiera, ahimé)

  10. enrico ernst Says:

    7) posizione modernista. Quelli (i classici?) andavano in giro ancora con il cavallo – e quindi probabilmente scrivevano anche come se si fossero sul dorso dell’animale, o su un veicolo trainato dalla forza animale… se io invece: prendo treni, autobus, macchina, bicicletta… e ho dentro quella “velocità lì”, bene, anche lo scrittore che ha scritto i libri che leggo deve avercela, “quella velocità lì”… se no, con tutto il rispetto, m’addormento…

  11. deborahdonato Says:

    8) posizione mozziana: leggo solo letteratura inedita.

  12. gian marco griffi Says:

    enrico, ho quello che fa per te: “Freccia Futurista – quindicinale d’antitutto”, fine anni ’10 circa (anni ’10 del XX secolo, ovviamente). Altro che treni, autobus, macchina, bicicletta, qui andiamo dallo space shuttle in su.

  13. Daniela Grandinetti Says:

    Leggo un sacco di letteratura contemporanea! Dovrò pur rendermi conto in che mondo vivo

  14. mmirci Says:

    Leggo volentieri i contemporanei (vuoi mettere avere anche una minima possibilità di parlare del libro direttamente con l’autore? Mica puoi farlo con Manzoni), ma…

    1. I classici sono consolatori. Nei contemporanei non sai cosa troverai

    2. Di “cose che fanno la nostra vita” ho piena la vita.

    7. Anche Jane Austen e Grazia Deledda? (ma Deledda sarà contemporanea? Scolasticamente sì, credo, però…)

    8. Sotto il banco si leggevano solo contemporanei: Lando, il Tromba, Corna vissute…

    10. Un dirigente serio dovrebbe parlare di lavoro solo in ufficio, a chi sta dall’altra parte della scrivania.

  15. acabarra59 Says:

    “ Domenica 7 maggio 2006 – « Corriere della Sera presenta i classici della letteratura Disney. Domani in regalo: I promessi paperi » (Pubblicità) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 231

  16. Gianpiero Says:

    I classici sono diventati classici perchè qualcuno li ha letti quando ancora erano non classici. Non leggendo i non classici impediremmo ai classici di diventarlo.

  17. Stefania Says:

    Il punto 6, assolutamente.
    Non ho sfere di cristallo, ma l’emozione di fronte alla bellezza ( quella del punto 4) l’ho provata leggendo ‘Il nuotatore’ di Zsuzsa Bánk.

  18. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 12 marzo 2008 – « Sono venuti meno i presupposti della continuità con la tradizione, si sono create le condizioni di quella che potremmo definire una nuova era volgare. Dove “ volgare “ va inteso nel senso tecnico di “ non classico “, esattamente come accade durante il Medioevo, quando il latino inizia a essere conosciuto male e il greco finisce per essere del tutto ignorato. Il legame con i classici si affievolisce, eppure nasce una letteratura nuova, rivoluzionaria. », dice il professor Boitani. “ [*]
    [*] Potrebbe darsi che, certe volte, i professori dicano bene.
    [*] La s-formazione dello scrittore / 232

  19. Cristian Says:

    DanielaGrandinetti, se guardi la tv o leggi i giornali te ne rendi conto molto meglio

  20. sonia Says:

    Parlando da lettrice accanita mi sento di dire che ci sono libri contemporanei bellissimi ma che non hanno raggiunto una fama tale che renda loro giustizia, parlando da scrittrice mi sento di dire che vorrei essere letta da una grande quantità di contemporanei per diventare un classico nel futuro!!

  21. dm Says:

    Mi ritrovo nella sesta ragione. “Chi se ne frega se sono opere caduche? Tanto sono caduco anch’io.”
    Lasciamo l’ambizione dell’immortalità alle nevrosi degli scriventi!

  22. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 19 aprile 1996 – Per sopportare il fatto che scrivo, cerco di leggermi come un classico. Come qualcosa di già scritto, di già letto, di conosciuto, di risaputo. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 233

  23. dm Says:

    acabarra, : -)

  24. indicedilettura Says:

    La 6, senz’altro.

  25. Carlo Capone Says:

    Come forse ho già detto, l’unica narrativa contemporanea che ho acquistato quasi in blocco sono i libri di Sironi, collana Indicativo Presente.
    Per il resto in questi anni ho letto Romano e Giordano, poi saggistica a quintali, come facevo nella prima metà degli ’80.
    Mi incuriosisce molto Favole del Morire, per più motivi.

  26. Ivan Fiorentino Says:

    Si dovrebbe leggere Bukowski e i suoi problemi con l’ufficio postale presso cui lavorava…

  27. Luigi Siviero Says:

    Più o meno sono i motivi per cui da sempre leggo i fumetti. Dovrei incominciare a leggere più spesso anche la narrativa contemporanea!

  28. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 18 maggio 2006 – « Io sostengo che qualsiasi romanzo si scriva oggi è in realtà un romanzo storico: nessuno di noi è più contemporaneo a se stesso, proprio perché è dell’immaginario, e dunque di una ricostruzione, che ci si occupa. », dice Antonio Scurati. Che non è un giovane scrittore, ma uno scrittore giovane. “ [*] [**]
    [*] Potrebbe darsi che, certe volte, gli scrittori giovani dicano bene.
    [**] La s-formazione dello scrittore / 234

  29. Paola Corponi Says:

    E’ una semplice questione di gusti…e di scegliere con quale libro impiegare il tempo…spesso con i numerosi titoli che escono proprio non ne vale la pena

  30. maria Says:

    Cosa c’è di più bello che vedere il tuo mondo con l’aiuto di anime particolarmenre sensibili,di occhi eccezionalmente penetranti,le immaginazioni più fervide,scritture originali(mai una è uguale all’altra).Non sempre il coinvolgimento è assoluto,la felicità celestiale(capita anche questo) ma un arricchimento c’è sempre ed è vitale.Grazie a tutti gli scrittori contemporanei!

  31. Daniela Grandinetti Says:

    Mi aspettavo una constatazione come quella di Cristian. Tutto ciò che ci viene mostrato per strada è cronaca. La letteratura mostra quello che non c’è

  32. acabarra59 Says:

    “ 22 gennaio 1989 – Si può affermare che: la letteratura è il partito preso di ciò che non c’è in quanto non c’è ma c’è o più semplicemente di ciò che c’è in quanto non c’è. E perché non c’è? Può esserci stato e non esserci più (la memoria il tempo). Può non poterci essere secondo il comune senso del reale (il fantastico il fiabesco il fantascientifico). Può non essere visibile o comunemente veduto (l’infinitamente piccolo l’insignificante il disprezzato lo svalutato lo psicologico l’interiore) (o anche il vietato il censurato il rimosso). E perché c’è? Perché lo dice la letteratura perché la letteratura lo dice. La letteratura è la letteratura è la letteratura è la letteratura? Certo: per la letteratura niente c’è in quanto tale ovvero tutto non c’è ma c’è se letteratura se scritto se detto. E solo in quel caso c’è attinge un esserci degno di questo nome. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 235

  33. Cristian Says:

    Daniela G, io direi invece così: in strada c’è tutto e la letteratura è in strada anche lei, né più né meno. Poi succede anche che ci venga mostrato in strada e quindi anche in letteratura “quello che non c’è” (ovviamente se sai vederlo).

  34. flaviofirmo Says:

    L’ha ribloggato su Flavio Firmo's Blog.

  35. Maria Luisa Mozzi Says:

    Per acabarra59.
    Signor Acabarra (è un maschio, vero?), apprezzo le Sue s-formazioni e mi piacerebbe dialogare con Lei, se non altro, appunto, per manifestarLe il mio piacere nel leggere i Suoi interventi. Ma non posso farlo, perchè non saprei come spezzare questa sorta di autismo letterario (esibito, tuttavia) che Lei ha scelto per lasciare i Suoi segni (graffi, lacrime, sorrisi) nelle pagine di Vibrisse.
    Mi vuole tendere una mano e farmi capire, per esempio, se ha una vita anche fuori dal Suo diario? Se così fosse, potremmo darci un appuntamento qui in Vibrisse per chiacchierare fuori del diario e dentro la Sua vita.

  36. Maria Luisa Mozzi Says:

    Mmm… Mai stata brava a dare indicazioni stradali e spiegazioni sui percorsi!

  37. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 13 agosto 2007 – Io, che ero una specie di « ragazzo-padre », sono diventato una specie di « ragazzo-nonno ». Un « ragazzo-nonno », non è un vero nonno, né un vero ragazzo. È un ragazzo tremendamente invecchiato, così invecchiato da essere costretto a osservare davanti a sé almeno due generazioni di persone più giovani di lui, due epoche subentrate dopo la sua, un tempo enorme che lo fa sentire enormemente anziano, una moltitudine di viventi rispetto ai quali il suo essere solo uno gli dà le vertigini. È infatti da moltissimo tempo che il ragazzo che era e che, dopotutto, è restato non trova più il modo per essere, per evolversi, per esprimersi. Per dire qualcosa di sé. Del suo essere, dopotutto, solo un ragazzo. Coinvolto nel concitato, animoso presente degli altri, non trova mai il modo per essere contemporaneo a se stesso. Costretto ad ascoltare tutti – dopo i « figli », ora anche i « nipoti » – non può mai dire niente. Non può fare niente. Non può fare nient’altro che stare in disparte, il più fermo possibile, il più zitto possibile. Un « ragazzo-nonno » avrebbe preferito che le cose andassero diversamente. Forse avrebbe voluto diventare un uomo. Soprattutto non avrebbe voluto essere condannato a essere, per sempre, un ragazzo. A diventare un ragazzo vecchio, canuto, acciaccato. Un ragazzo che dorme poco, che fuma troppo. Che non ha una lira. Che non lo conosce nessuno. Che non si diverte mai. Perché gli altri ragazzi non lo fanno giocare con loro, perché hanno un altro modo di giocare, di invecchiare, di morire… “ [*] [**]
    [*] Cara Maria Luisa, grazie di avere battuto un gentile, affettuoso colpo. Io per la verità, più che un autista, sono un diarista. Cioè uno che scrive, per eccellenza, da solo. Ma, d’altra parte, si può scrivere in compagnia? Sono, diciamo così, uno che getta sassi nello stagno, e poi guarda i cerchi che si disegnano sull’acqua. Uno che non si illude di poter essere più che un sasso, che dell’acqua non sa quasi niente, e poco anche degli altri possibili, eventuali sassi. Quello che di sicuro non sono quasi per niente è un “ maschio “. Come si spiega nelle righe più sopra, io sono un quasi-uomo, cioè uno che vorrebbe essere un uomo ma non ci riesce. E si stupisce di non riuscirci. Ecco: io sono soprattutto un uomo stupito… Comunque, poiché da un po’ di tempo mi sono messo a “ bloggare “ anche io, mi permetto di indicarle questo indirizzo: https://acabarra59.wordpress.com/diario-romano. À suivre…
    [**] La s-formazione dello scrittore / 236

  38. Maria Luisa Mozzi Says:

    Per acabarra59
    Grazie grazie grazie.
    Andrò volentieri nel Suo blog.
    Non ora, purtroppo, perchè i miei ruoli quotidiani di moglie, mamma, insegnante (piacevoli, s’intende) urgono.
    Buona giornata e a riscriverci.

  39. Maria Luisa Mozzi Says:

    Che cos’è per Lei un uomo?

  40. Da chi vuoi essere letta/o? | vibrisse, bollettino Says:

    […] un intervento in calce al decaloghetto di ieri, una persona che si firma semplicemente “Sonia” […]

  41. SimoneGhelli Says:

    I classici non hanno più bisogno di buone ragioni, i contemporanei ne necessitano sempre.

  42. Agata (e la tempesta) Says:

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    Credo sia un articolo che faccia al caso nostro, pensiamoci.

  43. Agata (e la tempesta) Says:

    mi sono permessa di ribloggare l’articolo sul blog del nostro gruppo di lettura, dove spesso leggiamo classici perché non siamo abbastanza “arditi” per provare i contemporanei. Grazie.

  44. Nicol A. Crisanti Says:

    Non sono editor, sono lettrice, leggo anche i miei contemporanei per comprendere appieno il presente, avendo anche letto i nobili borghesi benestanti, ma soprattutto avendo imparato da Virginia Woolf.
    Quello che mette in affanno gli editor (e la sua numerologia del “manoscrittari”, come ci chiamate in gergo, lo conferma) è trovare la nuova letteratura italiana nel marasma dei grafomani. Quello che affanna i “manoscrittari” è temere un giudizio dopo la lettura di poche pagine, consapevoli che nessuno avrà mai letto tutto il romanzo, è vedere pubblicati, nella maggioranza dei casi, non libri, ma prodotti, supportati dal volto noto che (forse) li ha scritti, oppure commissionati. Abbiamo paura delle agenzie letterarie che approfittano di noi e ci chiedono 400 euro per una lettura, abbiamo paura delle scuole di scrittura che ce ne chiedono il doppio (sto aspettando con ansia il suo prossimo seminario, quando sarà?).
    Anche se ci fosse un vero talento, verrebbe trattato con la stessa spocchia con cui un importante editore mi apostrofò, scocciato “Lei avrà il trolley pieno di manoscritti” invece no, erano vestiti, arrivavo di corsa dalla stazione, volevo soltanto conoscerlo, scambiare due parole.
    Ho una malattia agli occhi per cui ho rischiato la cecità, in quel momento non mi importava di rivedere il cielo azzurro, ho pensato alla letteratura, ho creduto che non avrei potuto più leggere né scrivere e sono caduta in un baratro da cui mi ha tirato fuori la voce di Sergio Rubini che leggeva Sostiene Pereira.
    La letteratura mi ha sempre salvato la vita.
    Non chiamateci più manoscrittari.

  45. acabarra59 Says:

    “ 7 luglio 1995 – a quel premio da Gallimard c’era anche il mio manoscritto ma non sapevo ancora come fosse stato giudicato. c’era anche Silvia B. a cui dicevo: « Ormai gli anni passano a decine ». c’era anche Roberto D’Agostino che rubava tutti i cappelli di paglia e anche il mio. (Un sogno) “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 238

  46. Giulio Mozzi Says:

    Nicol, farsi leggere da me non costa nulla.

  47. Nicol A. Crisanti Says:

    Lo so e la ringrazio, infatti non mi riferivo a Lei, cercavo solo di individuare il punto di vista di chi, annaspando nel marasma – per chi scatta fotografie credo sia anche peggio – talvolta si vergogna di scrivere, anche se l’impulso di raccontare storie è più forte della vergogna.
    Le ho inviato un paio di romanzi, ma passati i due mesi credo li abbia cestinati, e ora il mio ultimo, sperando che oggi non ne abbia già ricevuti troppi!

  48. Emiliano Laurenzi Says:

    La 2, la 3 e la 7 molto condivisibili.

    PS
    Mai letto “Porci con le ali”, ma “Altri libertini”…

  49. Giulio Mozzi Says:

    Direi, Emiliano, che è tutta un’altra cosa.

    Agata: grazie.

  50. Giovanna Colombo Says:

    Immersa tra Cardellini, Regni, Amiche geniali, Sottomissioni…, (con)divido tesi e antitesi mozziane e le ribloggo http://www.criticipercaso.it/2015/03/07/narrativa-contemporanea-grazie-giulio-mozzi/

  51. Ludovico Says:

    strana davvero la 10:probabilmente alcuni capolavori sono usciti ma nelle alte sfere non se ne sono accorti(e del resto,se uscisse oggi Moby Dick e non fosse uscito prima,non se ne accorgerebbe comunque nessuno)

  52. Giulio Mozzi Says:

    Quando uscì “Moby-Dick”, nel 1851, non se ne accorse nessuno. I primi riconoscimenti arrivarono settant’anni dopo.

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