Carmen Pellegrino, “Cade la terra”. Appunti di lettura

by

di Demetrio Paolin

Carmen Pellegrino in Cade la terra (Giunti) scrive un romanzo in cui la protagonista ultima è la salvezza tramite la parola: si scrive per salvare le persone che spariscono, ingoiate dalla notte, dalla morte; si scrive per fare in modo che neppure i paesi, i luoghi in cui si è vissuto scompaiano.

Con un’abile mossa pubblicitaria, qualcuno ha rubricato la Pellegrino e la sua opera cartografica sotto l’etichetta di “abbandonologa”. A me pare che questa sia ovviamente una buona trovata per mettere la fascetta sul libro, per creare una sorta di interesse virale sul libro, ma che finisca lì.  Il percorso della Pellegrino è molto più complesso: il vero epigono di Cade la terra è da ricercare, io credo, nell’operato di Franco Arminio, soprattutto per quanto riguarda quell’ibridazione di sguardo tra il narrativo e l’antropologico  nel narrare le zone più “povere” d’Italia. In Arminio, però, la riflessione sul paesaggio ha assunto, con il passare dei libri, una natura più prettamente politica,  un atteggiamento che nella Pellegrino invece è assente; nella sua opera assistiamo a quieta osservazione del luogo: c’è un leggero fatalismo, una malinconia, un lutto trattenuto, che trovano la loro ragione d’essere nella parola.

Cade la terra si apre con un’immagine che a me ha molto colpito ovvero l’arrivo della protagonista Estella nel paese di Alento, un luogo immaginario ma molto simile a diversi luoghi del profondo Cilento, dove la Pellegrino vive e ambienta anche le sue ricerche nei luoghi abbandonati.

Estella giunge in questo paese, accompagnata da un cane e vestita da suora. Si dirige verso il sagrato della chiesa e si spoglia del suo abito monacale. L’immagine è sicuramente un richiamo forte e suggestivo alla svestizione di Francesco d’Assisi. Estella lascia tutto ciò che è, tutto ciò che ha per diventare una cosa sola con il paese che la ospita. La spogliazione di sé rappresenta la possibilità di Estella di essere la parola che può salvare le vite degli altri. L’esperienza della nudità, della vergogna di sé – c’è ovviamente un’eco dall’episodio biblico – è il centro su cui infine si innesca tutto il romanzo, che appunto è un teatro della parola.

La struttura stessa di Cade la terra lo dimostra: la vicenda è narrata in capitoli ognuno dei quali è intitolato a un personaggio che parla o di cui viene raccontata la vicenda. La scenografia è appunto un piccolo paese che lentamente dalla prima all’ultima pagina si crepa, crolla, cade. E la prosa della Pellegrino segue anche questi sommovimenti terrestri. È come se nelle righe della sua storia filtrasse l’umidità dell’acqua che rende la terra franosa e che Estella e l’autrice dietro di lei tendono a frenare con la lingua, sedendosi e raccontando storie, che non hanno di per sé un valore esemplare, ma che per il solo fatto di essere raccontante acquistano un senso ovvero quello di opporsi al declinare del tutto, all’inesorabile svanire delle cose.

C’è quindi nel testo della Pellegrino, come dicevamo prima, qualcosa di “francescano”, che non è solo il rimando alla scena di prima, ma proprio la strenua attenzione della lingua nel dire le cose della natura (uomini, alberi, pietre, cibo, animali, forme di nuvole, montagne); la parola le rigenera, anche se nel caso della Pellegrino non ci troviamo di fronte allo stupore iniziale delle cose quando vengono nominate (cfr Cantico di San Francesco), ma alla testarda cura nel tenere in vita qualcosa, destinato a sparire.

Quella che ci propone la Pellegrino è una laica resistenza: lei e il suo personaggio sono consapevoli che le cose vanno come devono andare, che il luoghi non possono che andare in pezzi e essere abbandonati, nonostante l’amore e la cura che ognuno di noi nutre. Rimane una singola possibilità: raccontarli, perpetuarne la memoria, costruire una siepe di parole, come una preghiera a dio sordo, per impedire che il crollo sia improvviso e rumoroso, ma che sia invece languido e sensuale, come quando uno vecchio e stanco s’addormenta per non svegliarsi più.

Tag:

2 Risposte to “Carmen Pellegrino, “Cade la terra”. Appunti di lettura”

  1. brunomattei Says:

    Mi incuriosisce… Grazie per le parole scritte.🙂

  2. liljana kristuli Says:

    una bella recensione !

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...