La formazione del fumettista, 16 / Giorgio Salati

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di Giorgio Salati

[Questa è la sedicesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Giorgio per la disponibilità. gm].

Giorgio_SalatiFlashback #1.
Giorgino è in età da asilo. Agguanta maldestramente gli albi di Topolino del fratellone, e storia dopo storia impara a leggere. Eppure non gli basta.

Flashback #2.
No, non gli basta. Sono passati un paio d’anni, e su Topolino il piccolo Giorgio vuole già scrivere. E lo fa. Prende un pennarellone rosso e scrive su un Topolino a caso il proprio nome. Più o meno, perché sta imparando l’alfabeto e scrive GORGO. Forse ha già sentore di quella passione per i fumetti che come un vortice lo risucchierà senza mai più lasciarlo andare.

Flashback #3.
Giorgio passa gli anni delle elementari a divorare fumetti. Periodici come Topolino e Il Giornalino, ma anche e soprattutto ciò che gli passa suo padre. I paperi di Carl Barks, i topi di Bill Walsh e Floyd Gottfredson, poi Asterix, i Peanuts e vi risparmio il resto di una lista troppo lunga.

Flashback #4.
Giorgio ha dodici anni. E’ esploso l’amore per le testate Bonelli. La voglia di fare fumetti è impellente. Così quell’estate, mentre sul piatto gira Blood Sugar Sex Magik dei Red Hot e fuori l’Unione Sovietica si sfalda, Giorgio prende in mano la matita e inventa i suoi primi fumetti, naturalmente copiando quelli degli altri. Parodie di Tex, Nathan Never, Mister No, Nick Raider. Giorgio guarda e riguarda con attenzione i propri fumetti. E capisce. Capisce che no, fare il disegnatore proprio no.
Col tempo cerca di affinare la tecnica (leggi: bluffare). Ad esempio ricalcando vignette di Mister No e montandole in modo da ricreare una storia nuova (di ben 4 pagine). Il tentativo più sconclusionato è una parodia di un romanzo sul Commissario Ambrosio facendolo interpretare da… Braccio di Ferro. Il Commissario Bracciosio. Naturalmente disegnato ricalcando ogni personaggio dagli albi Bianconi.
Il risultato è un freak dei fumetti, ma si sa, un padre vuol bene a tutte le proprie creature, anche quelle più deformi. E una cosa si fa sempre più chiara: il disegno lasciamo perdere, ma almeno come si inventa una parodia dovrebbe averlo capito. “Inventare”, appuntiamola come parola chiave.

Flashback #5.
Giorgio è adolescente. Il primo giorno di prima superiore si becca una nota perché legge le battute di Groucho sul diario di Dylan Dog invece di ascoltare il prof. di mate. In seconda inizia a scrivere della specie di poesie ispirate ai blues più depressi. Eh già. E’ proprio l’adolescenza. Uno schifo.

Flashback #6.
Giorgio esce dalle superiori con troppe idee: vuole studiare psicologia, anzi no, vuol diventare una rock star, anzi no, vuol diventare uno scrittore, anzi no, facciamo che si iscrive a Lettere Moderne e poi vediamo. Risultato: un anno di università passato più a studiare i quiz della patente che a seguire le lezioni. L’università se ne va al diavolo, in compenso ora Giorgio guida benissimo.
Il problema è che si è rotto di stare passivamente seduto a un banco: lui vuole fare. Inventare. Creare.
Altra parola chiave.

Flashback #7.
Per qualche anno Giorgio si barcamena tra lavoretti di vario tipo (volantinaggio, magazziniere, fotocopie, ecc.) e corsi legati alla scrittura: creativa, cinematografica, eccetera. Ha deciso che se l’università vera non fa per lui, si costruirà da solo un percorso di studi alternativo.
Ma la vera svolta avviene durante una notte passata a parlare di fumetti con un amico. Quei fumetti che ormai lui legge solo sporadicamente. Alle quattro del mattino e all’ennesima birra, un Giorgio ventiduenne ha l’illuminazione: il fumetto! Quello lo conosce meglio di qualsiasi altra forma narrativa, più della letteratura, più del cinema e del teatro! Torniamo al Flashback #4: a dodici anni Guido Nolitta (se non sapete chi è vi sbatto dietro la lavagna) era uno dei suoi idoli… ed è uno sceneggiatore. Perché già, come ha fatto a non pensarci in tutti questi anni: esiste anche il mestiere di sceneggiatore di fumetti! Ora sa che cosa vuol fare nella vita. Una risposta che era davanti agli occhi eppure per qualche motivo era invisibile.

Flashback #8.
Là fuori c’è un mondo senza più Torri Gemelle, intanto Giorgio è di nuovo sui banchi, e stavolta con una determinazione che mai prima. L’aula è quella della Scuola del Fumetto di Milano, in cattedra c’è Riccardo Secchi, sceneggiatore Disney e Bonelli. La preparazione è da palestra di kung fu: o storie belle, o calci nel sedere. Per uno che ha fatto l’obiettore, è un buon surrogato di naja.
Ecco che avviene un click: Giorgio scopre Maus, Watchmen, il Cavaliere Oscuro e un sacco di altra roba bella. Scopre anche il Viaggio dell’eroe teorizzato da Chris Vogler: una utile guida strutturale per i primi passi di uno sceneggiatore in erba, una boa da cui partire per imparare a nuotare, prima di entrare in mare aperto e dimenticare le boe.
Poi avviene un altro click. A detta del suo insegnante, i suoi dialoghi sono brillanti, e poi su Topolino è un buon momento per proporsi. Giorgio non è del tutto convinto: ha perso un po’ il polso del fumetto Disney. Ma poi scopre, con anni di colpevole ritardo, le storie di Faraci e altri autori recenti: Topolino Noir, MMMM, PK, eccetera. La reazione è: ma allora si possono fare anche queste cose nei fumetti Disney! Click.

Flashback #9.
Giorgio ha lavorato per otto mesi a soggetti e sceneggiature Disney. Finalmente, pieno di dubbi e insicurezze, decide di proporsi. Manda dieci tra soggetti e sceneggiature a un editor con un baffo che si chiama Davide e l’altro baffo Catenacci. Giorgio spedisce e aspetta. Poi viene convocato.
All’epoca la redazione si trova in zona Turati, a Milano, a un passo dall’ambasciata americana e dalla chiesa protestante. Nell’atrio svetta un’enorme statua di Topolino che lo fa sentire esattamente come si sente: piccolo piccolo.
L’editor, molto cordiale, dice che dopo aver letto attentamente i soggetti, sì: è adatto a scrivere per Disney. Per un attimo si fa tutto ovattato e al rallentatore. Torniamo al Flashback #3, Giorgio è ancora un bambino, e in questo momento sta fluttuando a un metro da terra lanciandosi fumetti sulla testa come fa Paperone con le monete.
L’editor riprende: Giorgio è adatto a scrivere per Disney, IN TEORIA, ma ora gli mandi un soggetto che vada bene. Dopo dieci-soggetti-e-sceneggiature-otto-mesi-di-lavoro. Il bambino fluttuante si schianta a terra come un meteorite. Striscia fuori dal cratere e dice: …occhei.
Dopo qualche giorno, Giorgio spedisce un nuovo soggetto all’editor. Titolo: Paperina alla riconquista di Paperino. Viene richiamato per discuterne.
Si presenta in Disney, e in un angolo della sua espressione si legge un bambino con le stampelle, implorante. La riunione è concisa: a parte qualche correzione il soggetto va bene, così come le prime tavole che Giorgio ha già sceneggiato. Il bambino getta via le stampelle e si mette a ballare la rumba.
Tempo pochi giorni e Giorgio firma il suo primo contratto da fumettista. E’ l’estate del 2003, Giorgio ha 24 anni e questo sarà uno dei momenti più importanti della sua vita.

Flashback #10.
Giorgio scrive da un paio d’anni per il Topo, è benintenzionato ma un po’ discontinuo. Nel frattempo si sta anche occupando di altre attività di scrittura: la Settimana Enigmistica, laboratori di cabaret. Poi gli arriva una telefonata dalla Disney. Lo hanno selezionato insieme ad altri giovani sceneggiatori topolineschi per frequentare – tutto spesato – un master di sceneggiatura tenuto da alcuni degli autori più assidui della testata: Alessandro Sisti, Riccardo Secchi, Alberto Savini e Augusto Macchetto. E qui avviene un altro click.
I tempi della Scuola del Fumetto in confronto erano una gita scolastica. Qui si striscia con i gomiti nel materiale narrativo, ci si arrampica su solidi intrecci, si ansima inseguiti dalle scadenze. Basta un grido del sergente Hartman per far crollare torri di pagine dattiloscritte esili come carta velina.
Giorgio si è messo in testa che riuscirà per la prima volta a scrivere una storia con protagonista Topolino, e sarà un giallo, che lui non ha mai scritto e al Topo ne hanno bisogno. Una storia classica per dimostrare a se stesso di saper scrivere classico e moderno contemporaneamente. Ci vuole tutto il tempo del master ma alla fine, con l’ultimissimo soggetto, ce la fa. Bastano due parole magiche di Alessandro Sisti e il soggetto si sistema nei punti deboli. Dopodiché viene accettato dalla redazione.
Qualche mese dopo, Giorgio riceve una tavola in anteprima della famosa storia con Topolino protagonista. Già dal titolo gli è subito chiaro di quale disegnatore si tratta: Cavazzano. Il bambino del Flashback #3 sta facendo il surf su una Harley che fa le penne sul tetto di una Ferrari che sgomma su una portaerei che fa il surf nelle cascate del Niagara.

Giorni nostri.
Giorgio ha 36 anni. E’ parecchio ormai che scrive per Topolino. A occhio e croce, una settantina di sceneggiature. Nel frattempo ha lavorato anche ad altre testate, non solo a fumetti, ha lavorato per la tv, ha uno studio insieme al suo ex-insegnante-ora-collega Riccardo Secchi e a due illustratrici, ha fatto molte esperienze meravigliose e qualcuna brutta, ma servono pure quelle. Ogni tanto ha momenti di burn-out, di esaurimento delle energie mentali. Ma durano poco. Perché basta un po’ di quiete, e subito il suo cervello ricomincia a generare personaggi, scene, spunti narrativi. E’ inevitabile. Per Giorgio, inventare storie è come respirare. Forse per questo ritiene di essere una persona piuttosto sincera: le bugie, quelle divertenti, cerca di convogliarle nelle storie. Ed è per questo che più che considerarsi nello specifico uno sceneggiatore, soggettista, scrittore, scribacchino o graffitaro, ama definirsi narratore. Qualsiasi sia il mezzo, qualsiasi la materia – l’argilla che il suo cervello modella – la necessità di Giorgio, nonché l’unica cosa che sa fare nella vita, è raccontare, raccontare, raccontare.

Inventare, creare, necessità. Raccontare.

Ogni tanto Giorgio allontana gli occhi dallo schermo. Ferma le dita che ribattono frenetiche sulla tastiera. Rivolge lo sguardo al portapenne che si trova sulla scrivania. Tra le altre cose, c’è dentro un pennarellone rosso, sempre pronto.

Perché se gli gira, lui prende il primo fumetto che gli capita sottomano e ci scrive sopra: GORGO.

* * *

Giorgio Salati è nato a Milano nel ’78. Scrive storie per Topolino dal 2003. Ha collaborato con testate quali La Settimana Enigmistica, Focus Pico, Mono (Tunuè Edizioni), Misfatto (inserto satirico del Fatto Quotidiano). Tra le sue creazioni, la miniserie LAW per Star Comics e Bookbugs per Telecom Italia. Lavora e ha lavorato per l’animazione (con Studio Bozzetto, Rai Fiction, Rainbow, Lux Vide, Red Whale, Stranemani) e altre produzioni televisive (L’Albero Azzurro). Ad oggi prosegue proficuamente la sua collaborazione con Topolino. E’ anche traduttore ufficiale italiano di Atomic Robo (Red 5 / ReNoir). Veleggia sempre tra mille idee e progetti, e appena questi si concretizzeranno sarete i primi a saperlo, promesso.

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Una Risposta to “La formazione del fumettista, 16 / Giorgio Salati”

  1. Di Giorgio Salati si dice che… | afnews.info Says:

    […] “… E’ parecchio ormai che scrive per Topolino. A occhio e croce, una settantina di sceneggiature. Nel frattempo ha lavorato anche ad altre testate, non solo a fumetti, ha lavorato per la tv, ha uno studio insieme al suo ex-insegnante-ora-collega Riccardo Secchi e a due illustratrici, ha fatto molte esperienze meravigliose e qualcuna brutta, ma servono pure quelle…” Stavolta tocca a Giorgio Salati, dire la sua sulla “formazione del fumettista”. Potete leggere il testo completo facendo click qui. […]

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