Il collezionista di fotografie di attrici porno vestite

by

di giuliomozzi

Sei e mezzo di mattina. Sono sotto la doccia. Il telefono mobile, appoggiato sulla lavatrice, trilla. Chiudo l’acqua, mi sporgo, il numero non mi è noto, non rispondo.
Dieci minuti dopo, asciugato e vestito, richiamo. Uno, due, tre, quattro squilli.
“Eh?”, dice una voce maschile.
“Buongiorno”, dico. “Sono Giulio Mozzi”.
“Le pare questa l’ora di chiamare?”, dice la voce maschile.
“Veramente mi ha chiamato lei”, dico. “Dieci-quindici minuti fa”.
“Ma lei chi è?”, dice la voce maschile.
“Sono Giulio Mozzi”, dico.
“E cosa vuole?”, dice la voce maschile.
Riempio i polmoni. Svuoto i polmoni.
“Ho ricevuto una chiamata da questo numero, dieci-quindici minuti fa”, dico. “Non ho potuto rispondere perché ero sotto la doccia. Appena ho potuto ho richiamato”.
“E cercava me?”, dice la voce maschile.
“No”, dico. “Qualcuno, che ha chiamato con il telefono che sta usando lei adesso, mi ha cercato ormai un venti minuti fa”.
“Ah…”, dice la voce maschile. “Forse mia moglie”.
“Può essere”, dico.
“Chi ha detto che è, lei?”, dice la voce maschile.
“Giulio Mozzi”, dico.
“Aspetti che chiedo”, dice la voce maschile.
Elena!, sento gridare, Hai cercato tu un certo Duilio Pozzi?
Non sento la risposta.

“Mia moglie non ha cercato nessun Guido Bozzi”, dice la voce maschile. “E comunque ora non può rispondere”.
“Mozzi”, dico, non “Pozzi o Bozzi. E: Giulio, non Duilio o Guido”.
“Ma cosa fa”, dice la voce maschile, “mi cambia nome ogni cinque minuti?”.
“Va bene”, dico. Facciamo così. Dica a sua moglie che la persona che cercava al telefono poco fa, e che non le ha risposto, ora può risponderle”.
“Io glielo dico”, dice la voce maschile. “Però non ho capito chi cercava lei”.
“Fa niente”, dico. Chiudo la telefonata.
Dieci minuti dopo il telefono trilla.
“Buongiorno, sono Elena Stazzuti”, dice Elena Stazzuti.
“Buongiorno”, dico, “è lei che mi ha cercato poco fa?”.
“Sì”, dice Elena Stazzuti. “Conosco le sue abitutini mattiniere. Spero di non aver disturbato”.
“Per niente”, dico. “Solo che ero sotto la doccia, come presumo anche lei quando ho richiamato io”.
“No, stavo cacando”, dice Elena Stazzuti.
“Non ha importanza”, dico. “Mi dica, dunque”.
“Niente”, dice Elena Stazzuti, “volevo solo parlarle di un romanzo che ho scritto, e che volevo farle leggere”.
“Deve mandarmelo”, dico.
“Sì, certo”, dice Elena Stazzuti. “Ma così, volevo fare un sondaggio preliminare”.
“Dica, dunque”, dico.
“Allora”, dice Elena Stazzuti, “il romanzo è in sostanza la storia di un collezionista di fotografie di attrici porno vestite”.
“Immagino siano difficilissime da trovare”, dico.
“Ma lui non le trova”, dice Elena Stazzuti. “Le fa. Si procura gli indirizzi delle attrici porno, le aspetta sotto casa o fuori dagli uffici delle case di produzione, e le fotografa”.
“E’ uno stalker, insomma”, dico.
“Qualcosa del genere”, dice Elena Stazzuti. “Il problema è che queste fotografie, il nostro uomo, poi le pubblica in rete”.
“E che male c’è?”, dico.
“Lei capisce”, dice Elena Stazzuti, “per un’attrice porno, soprattutto se è una vera star, ma anche se è una giovane in cerca dei primi impieghi, apparire vestita è squalificante”.
“Ah”, dico.
“D’altra parte il nostro uomo”, dice Elena Stazzuti, “è collegato a tutto un giro di altri collezionisti, spesso altolocati, dirigenti industriali, politici, cardinali…”.
“Mi scusi”, dico.
“Dica”, dice Elena Stazzuti.
“Ma che cosa se ne fanno, questi qui”, dico, “delle fotografie delle attrici porno vestite?”.
“Ah”, dice Elena Stazzuti, “se ne fanno quello che se ne fanno tutti i maschi delle fotografie delle attrici porno”.
“Sesso solitario?”, dico
“Appunto”, dice Elena Stazzuti. “Talvolta in gruppo, intendo in gruppi tra maschi”.
“Tutti lì col proiettore?”, dico.
“Sì”, dice Elena Stazzuti.
“Mah”, dico.
“Signor Mozzi”, dice Elena Stazzuti.
“Mi dica”, dico.
“Le vie della perversione sono infinite”, dice Elena Stazzuti.
“Non ne dubito”, dico. “Ma poi cosa succede nel romanzo?”.
“Le solite cose”, dice Elena Stazzuti. “Circa due terzi del testo è preso dalla narrazione degli atti sessuali compiuti dal protagonista o dai suoi associati, mentre un terzo è preso dalla narrazione dell’inchiesta svolta dal commissario Helenio Stazzoni – discendente per via indiretta da Helenio Herrera – a partire dalla denuncia di Alina Stiller, pornodiva nota col nome di…”.
“Coccolona”, azzardo.
“Signor Mozzi!”, dice Elena Stazzuti. “Come ha fatto a indovinare?”.
“La narrazione è il mio mestiere, bambola”, dico.
“E vabbè”, dice Elena Stazzuti. “Comunque alla fine, nel corso di un confronto all’americana, la Stiller incrocia solo per un istante gli occhi del collezionista…”
“…e se ne innamora. Così riconosce uno che non è lui, fa andare in galera un innocente, e poi si sposa il collezionista”.
“Signor Mozzi! Ma lei ha già letto il mio romanzo!”, dice Elena Stazzuti.
“No”, dico, “ma è come se lo avessi già letto”.
“Come è possibile?”, dice Elena Stazzuti.
“La narrazione è il mio mestiere, come le ho già detto”, dico. “E poi la narrazione del suo romanzo ha un alto tasso di prevedibilità”.
“Lei dice?”, dice Elena Stazzuti.
“Dico, dico”, dico.
“Quindi dice che non potrebbe avere successo?”, dice Elena Stazzuti.
“Di questo non ho idea”, dico. “Sono incompetente in materia”.
“Quale materia?”, dice Elena Stazzuti.
“In materia di genere erotico”, dico.
“Non le piacciono i libri da leggere con una mano sola?”, dice Elena Stazzuti.
“Non mi interessano”, dico.
“Quindi non intende leggere, e tantomeno promuovere, la mia opera. Giusto?”, dice Elena Stazzuti.
“E’ così”, dico.
“Mi permetta una domanda”, dice Elena Stazzuti.
“Prego”, dico.
“Lei ritiene di avere una vita sessuale soddisfacente?”, dice Elena Stazzuti.
“Questi sono fatti miei”, dico.
“Lei preferisce condurre la propria vita sessuale con un unico partner, o moltiplicare i partner?”, dice Elena Stazzuti.
“Questi sono fatti miei”, dico.
“Lei ritiene che la sua vita sessuale, per modalità e quantità, rientri nella norma nazionale?”, dice Elena Stazzuti.
“Questi sono fatti miei”, dico.
“Lei ha mai incontrato partner conosciuti in conversazioni mediate dal computer?”, dice Elena Stazzuti.
“Questi sono fatti miei”, dico.
“Lei utilizza, per eccitarsi sessualmente, fotografie o filmati?”, dice Elena Stazzuti.
“Questi sono fatti miei”, dico.
“Insomma, signor Mozzi, lei non mi sta aiutando”, dice Elena Stazzuti.
“Non ho nessuna intenzione di aiutarla, signora Stazzuti”, dico.
“Ma mio marito è molto comprensivo”, dice Elena Stazzuti. “Sa che per affrontare una carriera servono, a volte, dei sacrifici”.
“Le dichiaro il mio assoluto disinteresse”, dico.
“Se vuole le mando una mia fotografia”, dice Elena Stazzuti.
“Vestita?”, dico.
“Signor Mozzi”, dice Elena Stazzuti, “Il mio personaggio è un perverso, ma io mica lo sono!”.

7 Risposte to “Il collezionista di fotografie di attrici porno vestite”

  1. cletus Says:

    “La narrazione è il mio mestiere, bambola”, dico. (delizioso).

  2. RobySan Says:

    Ebbrava la signora Scazzuti!

  3. Pierluigi Lupo Says:

    Darei una chance al romanzo della signora Stazzuti. Potrebbe essere interessante approfondire il quotidiano delle porno attrici, anche se adesso non lavorano più come un tempo.

  4. Bandini Says:

    Spassoso. Siamo sempre di più in zona noir. Giulio Mozzi, il Philip Marlowe del mondo editoriale.

  5. Ludovico Says:

    cit da sopra :

    ““Per niente”, dico. “Solo che ero sotto la doccia, come presumo anche lei quando ho richiamato io”.
    “No, stavo cacando”, dice Elena Stazzuti.
    “Non ha importanza”, dico. “Mi dica, dunque”.”

    la rivelazione nella 3a riga è terribile

  6. letizia Says:

    “Vestita?” la signora Stazzuti ha mosso l’interesse del Mozzi alfine.

  7. VISUALE Jean Françoise Says:

    Sono Stizzita!

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