La formazione del fumettista, 14 / Diego Cajelli

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di Diego Cajelli

[Questa è la quattordicesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Diego per la disponibilità. gm].

diegocajelliDetesto fare bilanci e odio puntualizzare. Raccontare della mia formazione mi costringe, per forza di cose, a riflettere sul mio passato e pensare a come diavolo sono arrivato dove mi trovo ora. È un bilancio. Cavolo. E io detesto fare i bilanci.
Prima di affrontare quella-roba, prendiamo di petto il secondo elemento al mondo che più mi irrita. Puntualizzare. Mettere i puntini sulle “i” e i trattini sulle “t”. Fare distinzioni, dettagliare, specificare in modo pedante. Ne consegue che ho scelto il mestiere sbagliato perché è vero che faccio fumetti, ma…
Non disegno.
(Prima puntualizzazione)
Scrivo.
No, non sono quello che trascrive i dialoghi dentro i balloon. Quello è il letterista.
(Seconda puntualizzazione)
Sono quello che inventa la storia. No, la maggior parte delle volte non mi dicono loro che cosa scrivere.
(Terza puntualizzazione)
Scrivo al disegnatore quello che deve disegnare.
(Quarta puntualizzazione)
Ti risparmio la quinta, sesta, settima e via-così puntualizzazione.
Il mio lavoro: sceneggiare fumetti, è un mestiere che richiede una formazione specifica e un alto grado di specializzazione. Non basta “scrivere”. La faccenda è tutta su come viene coniugata la scrittura, come si lega e come si intreccia al media chiamato fumetto. Di solito, ma non è il mio caso, gli sceneggiatori hanno iniziato ad avvicinarsi ai fumetti disegnandoli. Poi, dopo, si trasformati in sceneggiatori. Io no. Non ho mai avuto ambizioni da disegnatore. Ho sempre, da subito, voluto solo e soltanto scrivere. Forse perché ho sempre letto un casino. Leggere ha come effetto collaterale il desiderio di scrivere.

Ho imparato a leggere molto presto, grazie a una zia molto paziente, che andava d’accordo soltanto con me. Sulle sue ginocchia ho letto di tutto, dall’enciclopedia, ai classici di Poe, dai testi scolastici a, eccoli qua: i fumetti.
Leggo fumetti da quando ho memoria. Ci sono sempre stati. Sia da piccolo, sia da ragazzino. Anche quando facevo il tamarro per strada, anche quando frequentavo gentaglia ed ero protetto dal Santo Protettore degli Adolescenti Che Fanno Cazzate, poi tornavo a casa e leggevo fumetti.
Il primo e più importante elemento della mia formazione è sicuramente la lettura.
Romanzi, saggi, fumetti, riviste, enciclopedie. Leggevo e assimilavo tutto quello che c’era da assimilare. Il che, secondo alcuni, equivale a dire che il primo elemento della mia formazione di scrittore è stata la curiosità.
Al centro della mia galassia di letture c’erano comunque i fumetti, attorno a loro gravitavano una serie di esperienze parallele.

Di sicuro ho letto roba non molto adatta a un bambino e poi un ragazzino, ma chi se ne frega. È andata così. Ero molto autonomo per quanto riguardava le mie letture. Nessuno mi ha mai detto che cosa leggere o che cosa non leggere. Così, a memoria, tra le elementari e le medie, la mia libreria comprendeva: tutti gli eroi della Marvel editi dalla Corno, Zagor, Diabolik, Gli Eterni, Linus e Alan Ford (a scrocco da mia cugina) Eureka, Stephen King, Frigidaire, Totem, L’Eternauta, romanzi vari e più o meno tutto quello che mi capitava sottomano.
All’inizio volevo fare il romanziere. Non avevo capito che c’era qualcuno che i fumetti li scriveva. L’illuminazione mi coglie nel Novembre del 1984. Ho tredici anni e in mano ho un fumetto che non avevo mai letto: è il numero 32 di Martin Mystère.
Con quell’albo capisco che alcuni fumetti si fanno in due. Uno li scrive e uno li disegna. Non so perché lo capisco con quell’albo lì e non prima. Mistero. Da quel momento in poi, il mio unico obiettivo è capire bene come si fa, e farlo diventare il mio lavoro. Recupero un testo fondamentale, uscito in allegato a Eureka nel Luglio del 1983: “Come si diventa autore di fumetti”. Di Castelli e Silver. (Ora quel librino è disponibile free in pdf)
Mi metto sotto e divido la mia scrittura in due esperienze parallele. La scrittura in prosa, racconti, romanzi, cose varie e la scrittura per i fumetti. Scrivo tanto. Non so perché ma in quel periodo la scrittura per me è una cosa privata. Non faccio leggere a nessuno quello che scrivo. Scrivo e basta. Leggo e guardo tanto horror, film e romanzi. Poi nel 1986 esce il primo numero di Dylan Dog. Considero il numero uno di Dylan come la seconda tappa fondamentale della mia formazione.
Su quelle pagine capisco come gestire la regia della tavola e coordinare le sequenze. Se, in un certo senso, dal Martin Mystère di Castelli avevo capito che cosa raccontare, dal Dylan di Sclavi capisco come raccontarlo. Tutto si filtra, si mescola, si amalgama con i ritmi narrativi che ho assorbito dalla Marvel/Corno, con la visione politica e anticonformista del fumetto d’Autore anno ’80 e con il gusto per i dialoghi che prendo dai romanzi. Bada bene, questo è un pensiero che formulo adesso, ragionandoci ora con lucidità, a quei tempi non capivo mica l’origine di quello che si muoveva, narrativamente, dentro di me.
Con questi elementi in mano, nel 1990 mi iscrivo al corso di sceneggiatura serale della Scuola del Fumetto di Milano.
Il mio docente è Antonio Tettamanti. Uno sceneggiatore puro, uno scrittore con la S maiuscola. Diventa il mio Maestro, il mio Sensei. Da lui cerco di imparare tutto quello che posso, trasformo la mia passione per i fumetti in un’ossessione. Quello che ha fatto per me è stato importante e fondamentale. Però, quello stronzo ventenne che ero non gli ha mai detto grazie. Mai. Ecco perché detesto fare i bilanci. Perchè guardo al mio passato e mi rendo conto di quanti grazie non ho mai detto e di quanto fossi stronzamente concentrato solo e soltanto su me stesso. Scusa Antonio, ovunque tu sia adesso. Scusa e grazie per tutto quello che hai fatto per me.
Quindi, come avrai sicuramente già capito, inizio a fare questo lavoro presto. Sono giovane, ma parto in vantaggio. Sono circa dieci anni che mi preparo, per cui, esordisco in edicola con il primo lavoro nel 1993. Ho 22 anni.
A 25 anni scrivo il fumetto che, anni dopo, mi ha fatto guadagnare il titolo di enfant prodige del fumetto italiano: Pulp Stories. In un certo senso ci “campo di rendita” ancora oggi. A quei tempi me la tiro tantissimo.

Da quel momento in poi commetto tutti gli errori possibili. Il primo dei quali è sicuramente credere che la mia bravura sia sufficiente per essere apprezzato e venerato da tutti.
Se pensi che essere bravi sia un vantaggio, è così. Se pensi che quello sia l’unico aspetto da coltivare per la tua carriera, no. Non è così.
Alcune cose le sto imparando adesso, ci ho messo ventidue anni a capirle, perché non sono un tipo sveglio.
Bravino sì, ma sicuramente non sveglio.

Lo sceneggiatore Diego Cajelli, milanese, classe 1971, esordisce a metà degli anni 90, distinguendosi con la miniserie Pulp Stories. Ha lavorato e collabora con le principali case editrici italiane. Per Bonelli, scrive storie per Napoleone, Zagor, Dampyr, Nathan Never e Le storie. Fa parte del team di autori di Diabolik. Tra i suoi progetti più personali ci sono le serie Milano Criminale (Edizioni BD) e Long Wei (Editoriale Aurea.) Per Panini ha scritto l’espansione a fumetti dell’ultimo film di Gabriele Salvatores, Il ragazzo invisibile, e ha trasformato in un eroe dei fumetti la star televisiva Chef Rubio (Star Comics). Scrittore prolifico, tra i più apprezzati della sua generazione, nel 2008 ha vinto il premio Gran Guinigi di Lucca Comics, e nel 2013 il premio Boscarato del Treviso Comics Book Festival, come miglior sceneggiatore italiano. Tra le altre cose, ha un blog molto seguito: Diegozilla.

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6 Risposte to “La formazione del fumettista, 14 / Diego Cajelli”

  1. manu Says:

    il link ‘Diegozilla’ non funziona

  2. La formazione di Diegozilla. | diegozilla | Il Blog dello scrittore atomico Says:

    […] Per leggere tutto il resto, clicca qui. […]

  3. Giulio Mozzi Says:

    Grazie manu, ho messo a posto.

  4. mikimoz Says:

    Grandissimo Diego!
    Un resoconto lucido e onesto, ho apprezzato tantissimo!🙂

    Moz-

  5. maria Says:

    Devo fare una dichiarazione.Leggendo questa “formazione del fumettista”,come anche qualcun’altra,mi è venuto il desiderio di avere per le mani almeno una di queste opere che non ho mai conosciuto.L’autore è “straordinario” nel vero senso del termine.

  6. La formazione del fumettista, 14: Diego Cajelli | afnews.info Says:

    […] Leggete il testo completo su Vibrisse: click qui. […]

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