La formazione del fumettista, 12 / Flaviano Armentaro

by

di Flaviano Armentaro

[Questa è la dodicesima puntata della rubrica del martedì, dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Flaviano per la disponibilità. gm].

FlavianoArmentaroLa mia formazione alle tecniche del fumetto è partita molto tardi.
Sono nato in una famiglia di pescatori salentini, la mia infanzia è passata tra andare in mare, imparare ad aprire una cozza senza farsi saltare via una falange e togliersi le spine dei ricci da diversi strati sotto pelle. Il destino sarebbe stato brillante se avesse fatto passare sotto il mio naso un Corto Maltese, galvanizzato forse avrei passato la vita a solcare gli oceani. Ma non fu quello che accadde.
Per fortuna uno dei miei zii, quello più svitato, ha sempre abiurato il mare. Lavorava allo stadio e a un certo punto mi chiese perché non andassi a rimpiazzare il ragazzo che spaccava i panini, venuto a mancare da poco. Accettai.
Lo stadio, che non poteva avere nome diverso da “Via del Mare”, era un posto abbastanza chiassoso. Se lavoravi non avevi il tempo di goderti le partite e quando potevi eri comunque sull’ultimo anello. Lassù, la gente si portava la radiolina per poter avere, unendo audio e un offuscato video, un’idea congrua di quanto stava accadendo in campo. L’esperienza durò poco, lo zio svitato decise di trasferirsi al nord, chiesi alla mia famiglia se avessi potuto seguirlo.
La risposta fu sì ma niente più stadi, solo scuola.

La scuola al nord durava molto più che al sud. Quasi il doppio. Passare tutto il giorno chiuso in quattro mura era una gran sofferenza. Di sicuro non quanto aprire cozze e ricci di mare.
La mia inquietudine trovò la sua perfetta cassa di risonanza in tale Ettore Spallaccio, ragazzo umbro ma di mamma marchigiana, che non aveva mai visto il suo paese natale. Perfettamente integrato, quindi.
Spallaccio non era un gran lettore di fumetti, anzi è molto probabile che se gliene aveste prestato uno, non avrebbe mai visto la via del ritorno. Con Spallaccio la vita a scuola era molto più sopportabile, i tre anni passarono così in fretta che ancora oggi, con grande dispiacere, fatico a ricordarli pienamente.
Il foglio, con cui l’ultimo giorno dell’ultimo anno le insegnanti decidevano i nostri destini, in base a non meglio precisate loro intuizioni, nel mio caso recava un avvertimento: proseguire la mia frequentazione con Spallaccio, oltre il triennio, avrebbe nuociuto alla mia carriera futura.
Nessuno mi chiese mai dell’esistenza di quel foglio (semmai ne avessero avuto cognizione). La mia frequentazione con Spallaccio potè proseguire durante tutta l’estate. Estate in cui arrivò il momento di condividere con il mio amico la passione per il fumetto.
Dovetti confermare la mia ipotesi, i fumetti non facevano mai ritorno.

Quella, fu anche l’estate in cui decidemmo di fare la cazzata suprema, quella dalla quale non ci sarebbe stata via di ritorno. Spallaccio non era tipo da pensarci due volte o guardarsi indietro. Io sì, ma quel giorno decisi di essere più Spallaccio del solito.
Prima del tramonto eravamo già al comando dei carabinieri in attesa che le nostre famiglie venissero avvertite.
Il gioco preferito di Spallaccio per ingannare l’attesa era “quello sei tu”, indicare qualcosa di stupido o completamente fuori contesto e dire “quello sei tu”. Se fatto con sincera ignoranza, poteva portare a vette di ilarità inconcepibili.
Uno dei “quello sei tu” cadde su un carabiniere ritratto su di una sorta di calendario dei carabinieri. Ce n’erano molti sovrapposti uno all’altro. Decisi di alzarmi a sfogliarli.
Uno in particolare si discostava dagli altri: il carabiniere ritratto, cavalcava con impeto un mastodontico e dorato cavallo meccanico. Lo stile del dipinto poteva apparire classico, ma l’idea e la composizione erano di un’originalità uniche, era una cosa fuori da ogni senno!
Era un’illustrazione di Ferenc Pinter, passarono molti anni prima di poterlo scoprire.

La primavera successiva cominciai il mio primo anno di liceo artistico.
Ho cambiato due differenti licei e tre accademie, in tre regioni diverse, alla ricerca di un’istruzione migliore o superiore, che purtroppo non ho mai trovato. Ho fatto decine di lavori tra i più disparati, da tutti ho appreso uno dei tasselli che compongono le mille sfaccettature della questione lavoro.
Ho passato due anni in uno studio d’animazione dove ho imparato la bellezza del lavorare in team e creare assieme agli altri qualcosa di nuovo, tutto il contrario di quello che di solito fa un disegnatore da solo nella sua stanza.

Tutti i tratti a matita che ho imparato a tracciare nel corso degli anni seguenti, sono soltanto la parte terminale di un processo cominciato molto prima.
È un processo che mi sforzo di fare andare avanti ancora oggi, nonostante il lavoro mi sottragga tempo prezioso, per vivere, per vedere, per imparare.

Di Ferenc Pinter

Flaviano Armentaro lavora nel mondo dell’animazione da dodici anni, realizzando storyboard e character design. Contemporaneamente si dedica a fumetto, satira e illustrazione.
Nato in Salento nell’83, laureato in scultura all’Accademia di Brera, vive a Roma.
Ha realizzato storyboard e character design per Enarmonia, Filmax, Motionworks, Xilam, Rai, Vodafone, Decathlon, Ferrero, Mulino Bianco, Zodiak, Graphilm, Rainbow.
Ha pubblicato i suoi fumetti su Blue, Canemucco, John Doe (Aurea Editoriale), Disney Publishing.
Ha realizzato assieme a Red Whale la serie crossmediale “Cooking Time”, pubblicata a episodi su Il Giornalino.
Insieme a Makkox, ha creato il sito di web-comics Coreingrapho, con il quale ha vinto nel 2010 il Premio Micheluzzi, a cui era stato candidato nel 2011 con il blog flavianoarmentaro.blogspot.com.
Attualmente è al lavoro sui volumi della serie “Nola”, edito in Francia da Dargaud.
Nell’attività di satira ha collaborato con la rivista Mamma (mamma.am), con il sito Orcaidea (orcaidea.com) e dal 2009 al 2010 ha fatto parte del collettivo di satira online Scaricabile (scaricabile.it).

Tag: , ,

Una Risposta to “La formazione del fumettista, 12 / Flaviano Armentaro”

  1. VannoTuttiTroppoPiano: Wannabe fumettisti che fanno le faccette su Facebook - BadComics.it Says:

    […] negli anni da differenti autori (tipo questo mio, questo, questo, questo, questo, questo, questo e questa serie) sul passaggio al professionismo degli aspiranti fumettisti ed è nato da una conversazione tra me […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...