When his cat ‘o nine tail fly

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Driva’ man he made a life
Git to work and root that stump
Driva’ man de kind of boss
Pater oller bring ya back.

Sutda Mamie ain’t his wife
Driva’ man’ll make ya jump
Ride a man and lead a horse
Make ya sorry you is black.

Choppin’ cotton don’t be slow
Better make your hammer ring
When his cat ‘o nine tail fly
Driva’ man he made a life.

Better finish out your row
Driva’ man’ll start to swing
You’d be happy just to die
But the Mamie ain’t his wife.

Keep a movin’ with that plow
Ain’t but two things on my mind
Runaway and you’ll be found
Ain’t but two things on my mind.

Driva’ man’ll show ya how
Driva’ man quittin’ time
By his big old red bone hound
Driva’ man quittin’ time…

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7 Risposte to “When his cat ‘o nine tail fly”

  1. Guido Sperandio Says:

    Devo essermi sbagliato, devo essere finito in un qualche blog irlandese, cercavo Vibrisse… sorry

  2. Guido Sperandio Says:

    PS: Conosco bene Max Roach, il batterista… cool jazz… eccetera, sì…

  3. maria Says:

    Una novità più interessante dell’altra… su vibrisse!Non mi raccapezzavo sul testo…passa al video e tutto è chiaro.Allora,anche il cool jazz …nel giorno di Natale.

  4. Giulio Mozzi Says:

    Bebop, non cool.

    Driva Man si apre con il canto straziato della Lincoln che racconta le violenze e le molestie sessuali di cui erano vittime le schiave di colore da parte dei padroni bianchi nelle piantagioni fino a pochi anni prima” (da Wikipedia).

    Diciamo che un titolo alternativo per il post poteva essere: “Ha guardato la miseria della sua serva?”.

  5. Guido Sperandio Says:

    Bebop, oh yeeeah! Però tra un Dizzy Gillespie, nella sua espressione più tipica, e il brano in questione c’è differenza… il cool non è praticamente una derivazione… i relativi protagonisti non sono spesso gli stessi?
    Che sia come dico o no, cin-cin alla prima occasione capitasse di incontrarci, fosse a ciribicerci-city.

  6. Giulio Mozzi Says:

    Sì, il cool è una derivazione. Ma il cool è stato anche, per un po’, la “versione dei bianchi” del bebop. E, visto l’argomento della composizione (che apre la suite We insist!, tutta dedicata alla condizione dei negri americani), non mi pare proprio il caso.

  7. Guido Sperandio Says:

    Vero, “versione dei bianchi”. Resta l’episodio del Modern Jazz Quartet, nella sua atipicità.
    Come da manuale, i confini sono sempre labili.
    Questa rimpatriata mi fa rivivere passioni sommerse.

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