La formazione dello scrittore, 28 / gianCarlo Onorato

by

di gianCarlo Onorato

[Questo è il ventottesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice. Le due serie escono, ormai un po’ come viene viene, il lunedì e il giovedì. Ringrazio gianCarlo per la disponibilità. gm]

Dunque ispiriamoci al suo volto. Vediamo, com’è fatto il suo volto? È tondo, anzi ovale, ho letto un tempo che il viso ovale è il viso più carnale e rimanda a un‘attività sessuale intima e profonda pure nelle creature che in sostanza non la conoscono tale pratica, pure in quelle che forse neppure hanno mai conosciuto una sola estasi. Perché l’attività sessuale più autentica non è quella praticata, bensì quella percepita in te da chi ti sta amando. Mentre penso e poi digito la parola estasi, vengo preso dalla somiglianza che questa possiede alla base, – intima e umida come ciò che è alla base di una donna ovale – della parola estate. Da una parte si significa l’essere in rapimento per qualcosa che sequestra i sensi, dall’altra il riferimento è al calore. La relazione tra queste due distanze apparenti, è pronta per essere intuita. E infatti è estate. Dura e cattiva, l’estate che fa male anche dentro, oltre che nella percezione del bruciare di tutto quanto ti stia attorno.

E lei dov’era? Aspetta, lei stava lì in piedi, davanti a te, giusto qualche passo, come esalasse vapore, come spenta d’improvviso dal temporale, o era solo il suo lago cocente che io solo potevo percepire a farmela ricordare così. Non si sa, eppure posso dirlo con certezza. Allora lei era ferma, nel vapore, con il viso ovale e vellutato, la bocca rosa, piuttosto sottile e lunga se colta nel disegno complessivo del volto, e col petto offerto alla luce, sul quale la carnagione aveva fatto la sua miglior stesa. In piedi, in un tempo imprecisato, col volto bambino, ovale, carnoso, rimando segreto alla sua dolcissima venerabilità di donna, e scroscio d’acqua tutto intorno. Ecco, capisco: alle sue spalle il fragore del fiume che precipita da una chiusa, appena sotto a una rupe, dal cui fondo emerge una nuvola vagante di vapore, che si agita e fa sfondo a tutto e a lei in modo speciale, equilibrando l’estate, dialogando con la parte più cupa di essa. Laddove l’estate è fredda, commutata, capovolta, avvaporata.

Allora ho lei, in piedi, il suo volto bambino, l’aria sfidante, il vapore attorno, la pioggia che ci copre, ci ammanta ci frusta, le sue braccia chiare emerse e sorprese dalla furia del tempo, appena spiccate dal vestito a fiori indefiniti su un campo biancastro, estendentesi in basso sino alle ginocchia, lavorandole i fianchi sino alle ginocchia, e su, in alto, il volto di labbra sottili rosate allungate e portate a una sfida. Ecco, così.

Quindi questo è il quadro, il cui fragore si percepisce anche senza il sonoro. Per questa profonda ingiustizia che ci fa spettatori di qualcosa di cui siamo attori, io ti guardo pure attraverso la pioggia, ti guardo attraverso, ti attraverso, e passo nel movimento del tuo sangue, dove saresti uguale a mille altri eppure non sei, perché quel sangue nel suo insieme vorticoso di cellule, nel suo atomico respiro ha dato solo te fatta così e ora posata quasi al centro di questo ricordo, nell’acqua d’intorno, e con la tua caldissima intima acqua generata solo per me, ora.

Dunque io non sono il narratore, bensì l’attraversatore, il saggiatore, bevitore, suggitore. Io sono l’avanti e l’indietro nel tempo di questo ricordo. Mi ho e ti ho nello stesso divario di tempo. Sono te riflessa in me, sono il me che esiste perché si ricorda, sono il tuo fine, la meta non raggiunta. Ah, se potessi in quest’acqua, e fino nella tua, significare molto al di là delle mie gonadi chiamate a regata, potessi farlo, sarei più definito e vicino alla forma reale di quanto lo sia adesso che solo rimesto nuotando il ricordo, vogando come in te.

La mia nascita di essenza scrivente, per la cronaca del niente, che appena emessa già si è dispersa, avviene dunque per contatto celeste: riassaporando è il suo gerundio, che lentamente si densifica in navigando, fino a cadere in scrittura, dunque in niente, una somma di sentimenti e segni che rimandano a un vissuto, come la tua sessualità, non provabile, ma probabilmente già di proprietà universale, collettiva, mia tua sua nostra vostra.

Io sono l’annunciatore estatico, colui che ti guarda per sempre in quella posa, e non saprà mai il perché.

Tag:

31 Risposte to “La formazione dello scrittore, 28 / gianCarlo Onorato”

  1. Andrea Di Salvi Says:

    Grazie.
    Di Cuore.
    Grazie.
    Andrea

  2. acabarra59 Says:

    “ 21 dicembre 1984 – Ti conosco, purtroppo, mascherina perché, credimi, preferirei essere ingannato. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 108

  3. enrico ernst Says:

    fatico

  4. RobySan Says:

    Fàtico?

  5. Lorena Says:

    Senta, cosa ne pensa di quest’iniziativa. L’ho trovata su internet spulciando in giro e mi sembra davvero geniale: trovare giovani col talento per la scrittura facendo un concorso nelle scuole… Non male: http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/voceeurodeputati/2013/06/26/-WRITE-2013-Premio-letterario-organizzato-Onorevole-Tiziano-Motti_8933261.html

  6. Guido Sperandio Says:

    Credevo di avere digitato “La Formazione dello scrittore”, ma devo aver sbagliato rubrica.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Lorena, più che “geniale” l’iniziativa mi pare inutile. Di concorsi nelle scuole se ne fanno a dozzine, a centinaia. Se un ragazzo o una ragazza hanno “talento”, sarà soprattutto il lavoro degli insegnanti ad aiutarli.

  8. sofiaroccabinni Says:

    Nemmeno in mezzo all’oceano, in piena navigazione, si è salvi dai deliri di onnipotenza. Datemi del Prozac. Giulio, ti prego… Non so cosa sia peggio: il profilo biografico o il testo. Essere sopra le righe è un’arte raffinata, ci vuole molto lavoro, molta scienza e autoironia.
    La cosa più comica è che poi vengono a rompere le scatole a me, modesta artigiana di concetti e parole lungamente studiati, contandomi le virgole, censurando “recarsi” perché burocratico, cancellando con furia tutte le “d” eufoniche, posizionando e maiuscole accentate al posto delle frettolose “E'”, come se questo fosse determinante in un panorama desolante. Oppure vorrebbero che seguissi vie già battute, che fossi impersonale o più personale, più concisa o più diffusa, più semplice o meno semplice. Nessuno, negli ultimi cinque anni, è stato in grado di dirmi qualcosa di veramente utile, fosse stato magari anche il semplice e onesto: “lascia stare figliola, non è roba per te”. Rispetto alla finta lotteria del talent e del coach, preferisco lo zio cardinale o la tessera di partito. Paradossalmente c’era più democrazia, o perlomeno non si instillavano nei giovani false illusioni. Come giustamente ha scritto un’insegnante di musica: non esiste più la parola sacrificio, anzi chi osa pronunciarla viene guardato con sospetto, come un guastatore della fabbrica dei sogni, un “invidioso”, un menagramo.
    Anche tutte queste formazioni di scrittori cosa aggiungono, a parte il fatto che la scuola è stata per tutti determinante (cosa ovvia, visto che è nella scuola che ci si cimenta per la prima volta con la scrittura e un pubblico) e che ciascuno ha il suo palma res di letture, più o meno sofisticate?
    Ma cosa fa veramente di uno scrittore uno scrittore? Sa dirmelo qualcuno?
    Forse la risposta più onesta, che ho letto in qualche formazione, la davano le vecchie maestre, quando dicevano di un allievo che aveva il dono della scrittura. Quel dono è una potenzialità, e la vita ci mette dell’altro, comprese le letture, i manuali, le scuole etc. Ma soprattutto sofferenza, molta sofferenza, ascolto, conoscenza di persone, di vite, raccolta di fatti, episodi, storie, parole…
    Infine vorrei che si chiarisse il concetto di scrittore, anche applicato alle varie formazioni proposte. Chi si intende per scrittore? Uno che ha pubblicato, che è riconosciuto dalla società civile come tale? O che si ritiene tale o uno che semplicemente scrive?
    Non ci sono più le Giubbe Rosse, lo so, ma non per questo gli scrittori si devono formare nei reality o altro. Ci siamo chiesti perché gli scrittori non sono più disponibili a fare scuola, a seguire i giovani, a incoraggiarli? Già, dimenticavo che i migliori se ne sono andati, dall’Italia o per sempre. E quelli che ci sono, che sono “arrivati”, come diavoli danteschi, navigando sulla melma, tengono a bada con i forconi gli aspiranti scrittori, spingendoli sempre più in giù.
    Ora che mi sono sfogata, ma potrei andare avanti per ore, penso che mi sconnetterò da internet: sono stufa del virtuale ordinario, della fuffa mediatica, dei passaggi da Fazio, delle vestali dell’editoria, di tutta questa autoreferezialità, della castuccia letteraria, vana e striminzita, che vive di libri che non si vendono. Sono stufa, indignata e disillusa: dalla morte di Tabucchi non ho più trovato un interlocutore affidabile, educato e gentile (oltre che geniale, ma geni si nasce) che si degnasse di rispondere alle mie domande.
    Auguri a tutti.

  9. Paolo Says:

    Come dire? La goccia (d’umore “estatico-estivo”) di Onorato ha fatto traboccare il vaso? Ben venga! Ben vengano appassionati sfoghi e domande come questo, anche se colmi di rimpianto. Grazie

  10. acabarra59 Says:

    “ 17 aprile 1987 – Vede i libri e dice: « Lei è scrittore? » « No, – rispondo – sono lettore ». (È uno che vende case) “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 109

  11. gian marco griffi Says:

    Non riesco a mettere a fuoco se io non ho capito niente di ciò che ho appena letto oppure se quel che ho appena letto non vuol dire niente. Roby: grazie della segnalazione, ma la mia essenza leggente s’è scontrata con la mia essenza ermeneutica, e hanno perso entrambe.

  12. enrico ernst Says:

    Sofia secondo me tu lo sai cosa fa di uno scrittore uno scrittore, e forse è anche questo il problema (?)… ho avuto un mio insegnante-regista che alle domande ribatteva immancabilmente: “… e secondo te?”…
    “mi scusi cosa fa di un attore un attore?” chiedeva un attore e lui implacabile: “… e secondo te?”

  13. enrico ernst Says:

    fàtica fatìca

  14. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1980] – Sei faticoso, diceva il capo redattore leggendomi. Proprio come a scuola. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 10

  15. acabarra59 Says:

    “ Senza data [1980] – Sei faticoso, diceva il capo redattore leggendomi. Proprio come a scuola. “ [*] [**]
    [*] Faticoso e falloso. Però non è solo colpa mia, ma anche della gatta che passeggiando sulla tastiera mi sollevò la ” s “, che non funziona più bene etc. etc.
    [**] La s-formazione dello scrittore / 110

  16. enrico ernst Says:

    scusami sofiaroccabinni ma non riesco a sottrarmi alla tua domanda qui sopra: per sapere “davvero” cosa fa di uno scrittore (di una scrittrice) uno scrittore (una scrittrice) mi sa che bisogna farsi scrittore (bisogna farsi scrittrice). Secundum (?) non datur.

  17. maria rosa Says:

    Sono d’accordo con Enrico Ernst: Fàtica ( ma non fatica, di questa mi sembra ce ne sia pochina…). Per Sofiaroccabinni: sì, sì, molta autoreferenzialità. Ma quali artisti non lo sono?

  18. sofiaroccabinni Says:

    Scusate amici, ma se mi chiamate in causa non posso sottrarmi. Certo che lo so, enrico ernst, cosa fa di uno scrittore uno scrittore o almeno credo di saperlo. Significa che sono una scrittrice? Non secondo la vulgata. Vorrei che me lo dicessero gli addetti ai lavori, chi è, per loro, uno scrittore. Tutti questi termini vanno chiariti: non si conduce una discussione senza prima definirne i termini. Lo insegnavano una volta i maestri e, mi dispiace, ancora è così.
    Maria rosa, andiamoci piano con la parola artista. Già “artiere” è molto: Carducci definiva il poeta un “artiere”. L’autoreferenzialità di cui parlo è una presunzione di oggettività che è sempre escludente, mentre l’autoreferenzialità, per esempio, di Montale, è la condivisione di una percezione delle cose comune a tutti, e nella quale ci si può riconoscere. Nel primo caso è una piaga, nel secondo un dono. Sarei felice se questa discussione servisse, se non altro, a chiarirci sui termini.

  19. locullo Says:

    La fornicazione dello scrittore.

  20. enrico ernst Says:

    … caspita! quanto leoNard Cohen, in gianCarlo (Ballata dell’estate sfinita)… e comunque, sofiaroccabinni, lo scrittore potrebbe essere – dico, secondo il tuo parere – un “annunciatore estatico”? (secondo me sì, per esempio, ma non tutte le volte, non sempre insomma, anzi forse è anche piuttosto raro – o rara, l’estasi)

  21. acabarra59 Says:

    “ Sabato 31 dicembre 2005 – A giudicare da come mi ha fatto piacere quella telefonata, si direbbe che, dopo più di quarant’anni, io non sono ancora divenuto capace di essere, in certe situazioni, altro che immensamente, sconsideratamente, puerilmente felice. Troppo felice per riuscire a immaginare qualcosa di diverso da una rovinosa, definitiva estasi che mi allontanerebbe immediatamente da tutto, da ognuna delle mie mediocri ma in fondo reali realtà per trasportarmi non so assolutamente dove, in un luogo che comunque immagino senza ritorno. E il buffo, l’atrocemente buffo è che, dopotutto, sto parlando solo dell’ipotesi – in-verificata – di una scopata. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 112

  22. Giulio Mozzi Says:

    Ecco il Carducci, per chi non ce lo avesse presente:

    Il poeta, o vulgo sciocco,
    Un pitocco
    Non è già, che a l’altrui mensa
    Via con lazzi turpi e matti
    Porta i piatti
    Ed il pan ruba in dispensa.

    E né meno è un perdigiorno
    Che va intorno
    Dando il capo ne’ cantoni,
    E co ‘l naso sempre a l’aria
    Gli occhi svaria
    Dietro gli angeli e i rondoni.

    E né meno è un giardiniero
    Che il sentiero
    De la vita co ‘l letame
    Utilizza, e cavolfiori
    Pe’ signori
    E viole ha per le dame.

    Il poeta è un grande artiere,
    Che al mestiere
    Fece i muscoli d’acciaio:
    Capo ha fier, collo robusto,
    Nudo il busto,
    Duro il braccio, e l’occhio gaio.

    Non a pena l’augel pia
    E giulía
    Ride l’alba a la collina,
    Ei co ‘l mantice ridesta
    Fiamma e festa
    E lavor ne la fucina:

    E la fiamma guizza e brilla
    E sfavilla
    E rosseggia balda audace,
    E poi sibila e poi rugge
    E poi fugge
    Scoppiettando da la brace.

    Che sia ciò, non lo so io;
    Lo sa Dio
    Che sorride al grande artiero.
    Ne le fiamme cosí ardenti
    Gli elementi
    De l’amore e del pensiero

    Egli gitta, e le memorie
    E le glorie
    De’ suoi padri e di sua gente.
    Il passato e l’avvenire
    A fluire
    Va nel masso incandescente.

    Ei l’afferra, e poi del maglio
    Co ‘l travaglio
    Ei lo doma su l’incude.
    Picchia e canta. Il sole ascende,
    E risplende
    Su la fronte e l’opra rude.

    Picchia. E per la libertade
    Ecco spade,
    Ecco scudi di fortezza:
    Ecco serti di vittoria
    Per la gloria,
    E diademi a la bellezza.

    Picchia. Ed ecco istoriati
    A i penati
    Tabernacoli ed al rito:
    Ecco tripodi ed altari,
    Ecco rari
    Fregi e vasi pe ‘l convito.

    Per sé il pover manuale
    Fa uno strale
    D’oro, e il lancia contro ‘l sole:
    Guarda come in alto ascenda
    E risplenda,
    Guarda e gode, e più non vuole.

  23. enrico ernst Says:

    lil grande artiere estatico! Grazie Giulio! non ce lo avevo presente…

  24. enrico ernst Says:

    artiere ippico: la persona che, negli allevamenti e ippodromi, ha cura dei cavalli da corsa e li segue anche, spesso, nei loro spostamenti tra i varî ippodromi (Treccani online).

  25. sofiaroccabinni Says:

    Salve Giulio, proprio a quell’artiere alludevo: l’officina ardente, soffocante, fiammeggiante di un Mime (il forgiatore della spada di Sigfrido) o di un Vulcano. Lavoro, lavoro e fatica. Fatìca. Contenta di avervi condotti, dopo tanta estasi, alla sanguigna tempra del vecchio ma sempre immenso Giosuè.

  26. acabarra59 Says:

    “ Martedì 2 gennaio 2001 – « È una mole di ben 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell’autore, d’una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso, su l’animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l’uomo, su le nazioni, su l’universo; materia di considerazioni più larga e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazione, come di tale che scriveva di giorno in giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a simiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi apponevano ai classici. » (Giosuè Carducci, Introduzione, in Giacomo Leopardi, Zibaldone, Firenze, 1898, in Giuseppe Pacella, Introduzione, in Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri. Edizione critica e annotata a cura di Giuseppe Pacella, 1991) [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 113

  27. enrico ernst Says:

    il forgiatore… Sigfrido… Vulcano… ma dài di’ la verità, sofiarocca, tu non esisti, sei una fantasia (nordica) di qualche rapsodo latino…

  28. sofiaroccabinni Says:

    Proprio così, enrico ernst, non esisto. Dunque sono, direbbe Carmelo Bene. Anche il nulla ha i suoi gradi e le sue sfumature…
    Sarebbe un altro tema da affrontare, parlando di scrittura: si parte dal nulla della pagina bianca per costruire un nulla che è. Ontologia del nulla: quanto mi manca Carmelo Bene e il suo nulla pieno, in mezzo a tante vuote nullità…

  29. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 10 ottobre 1996 – Stamani penso anche, con un certo raccapriccio, che, se insisto, potrei diventare una specie di Beniamino Placido. Che non è un giornalista, perché sa troppe cose, ma non è neanche un professore, perché è troppo vendicativo. Che è solo un bibliotecario che scrive, un post-bibliotecario, uno sfigato, insomma. Come dimostra anche questa polemica con il professore che dice che il post-muratore Erri De Luca come traduttore dall’ebraico è un cazzone, e Placido dimostra che il cazzone è anche lui, perché ha scritto « 31 settembre », che non esiste, e con questo non ha dimostrato niente, ma si è levato una soddisfazione, e sai che soddisfazione. E intanto Erri De Luca continua a tradurre, e il professore a insegnare, anche se sono cazzoni, ma esistono. E Beniamino Placido continua a non esistere. Come il 31 settembre. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 114

  30. Carlo Capone Says:

    Lo scrittore è un tizio sperduto in un bosco del quale intuisce la fine.

  31. enrico ernst Says:

    Lo scrittore è la fine della quale un tizio sperduto intuisce un bosco

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...