La formazione del fumettista, 4 / Alessandro Baggi

by

di Alessandro Baggi

[Questa è la quarta puntata della rubrica dedicata alla formazione di fumettiste e fumettisti, che esce in vibrisse il martedì. La rubrica è a cura di Matteo Bussola. Ringraziamo Alessandro per la disponibilità].

alessandro_baggiAdesso che ho 48 anni, fumo la pipa e mi sveglio quando voglio. Dormo poco, però; ho orari irregolari.
Comunque, sì; lavoro in casa e faccio Il Disegnatore Di Fumetti.
Di mestiere, proprio. “Professionista”, si dice.
C’è di bello che puoi ascoltare la musica; un casino di musica.
Anche Ornette Coleman, se vuoi.
Poi, c’è di bello che i giorni di lavoro sono tutti uguali, e si lavora da seduti, da FERMI, eppure sembra sempre di andare AVANTI, in una corsa folle in cui non ci si ferma mai.
Sembra di vivere da capo sempre la stessa giornata, con minime variazioni (la spesa, qualche telefonata), dentro alla quale però accadono cose diverse che dipendono TUTTE da TE.
E ti spingono AVANTI.
Anche mentre si dorme, pare di andare avanti, verso la cosa che farai appena sveglio; sempre la stessa cosa, lenta, che però si muove con te.
Poi, c’è di bello che questa corsa che sembra portare AVANTI, in realtà ha lo scopo di portarti indietro, indietro fin dentro ai giorni belli dell’infanzia, dai quali, vivendo, ci si allontana sempre di più, e quindi, se questa corsa riuscisse ad arrivare là dove deve arrivare, alla fine, sarebbe BELLO; ritroveresti tutto intatto, e una specie di vita che ricomincia da capo e in cui tutto andrà bene, in cui tutto sarà OK.
E’ una corsa che può anche arenarsi, o diventare piuttosto brutta, ma va verso qualcosa di bello, e quindi io ho sempre cercato di non cambiare direzione; di non mettermi, ad esempio, a fare il barista o l’animatore perché non ne potevo più di stare a disegnare DA SOLO.

Ho sempre disegnato da solo, perché quando sono in compagnia di qualcuno ne sono talmente felice che mi metto a chiacchierare, anche con tipi taciturni o poco simpatici, non importa; io chiedo, chiacchiero, rispondo, chioso, ammicco, deduco, ipotizzo, azzardo, e, insomma, non disegno più una mazza.
Mi distraggo, ecco.
La tv, mi distrae. Andare in bici, mi distrae.
Andare in palestra, avere UN SACCO di amici, partecipare a cene e a feste e a concerti, bere vodka Moskowskaya o anche rum Havana Club: e viaggiare, fare campeggi, bagni: in una parola, VIVERE…Forse, avrei anche potuto.
Fino ai 16-18 anni ho creduto di poter fare tutte queste cose: ma ormai, avevo GIA’ iniziato a FARE FUMETTI, e presto non feci più nient’altro.
Vivere troppo, mi avrebbe distratto.
Fare fumetti non è il contrario di vivere; ma… direi che devi vivere per far vivere qualcos’altro.
Devi vivere “in funzione di”.
Io queste cose le sapevo già, perché me le aveva dette lo gnometto.
Lo gnometto le dice a tutti gli Aspiranti Disegnatori, già da quando son bambini.
Io ci ho creduto.
Subito.
Lo gnometto, mica ti si manifesta come GNOMETTO; ma io so che è uno gnometto. E dice la verità.
Quando sei bambino, e un qualche zio ti dice “Disegnatore dei fumetti? Ma che lavoro è? Ma vaaa… Ma non vorresti fare un lavoro normale, che ti prendi il tuo stipendio?”; ecco: quello lì è lo gnometto, che fa parlare tuo zio.
Poi magari tuo padre ti porta in giro per gallerie d’arte, ti porta a chiacchierare con i pittori, sui mercatini, ed è il Novembre del 1974, e tu dici che hai già deciso cosa farai da grande, che vuoi fare Il Disegnatore Di Fumetti, e tuo padre ne è anche contento, e i fumetti te li compra volentieri, e c’è questo vecchio acquarellista amico suo che ti dice “Uè, giovanotto… Ma sei sicuro? Ma guarda che non è facile, campare con quella roba lì… Devi lavorare TAANTO, disegnare SEMPRE, non puoi mai mollare, perché ti pagano a pagina… Se non disegni, non mangi. E’ un lavoro a cottimo, praticamente… Giorno e notte, sempre lì. Io ho fatto l’illustratore per tanti anni; mi pagavano poco, e non avevo mai pace. Va’ che col fumetto mi sa che è ancora più dura… Perché ogni pagina sono 5 o 6 disegni diversi… Non ti passa più.”
Ecco; lì, lo gnometto era saltato dentro a quel vecchio ed estimato pittore e m’aveva avvertito nuovamente.
“Lo so; lo so… Ma io VOGLIO FARLO”, rispondevo, a 8 anni.
Nella vita, non sono mai più stato forte come quando avevo 8 anni.
Gnometto al citofono: “C’è Alessandro? Non scende, a GIOCARE? Ah… Sta DISEGNANDO?”
Gnometto alle Medie, che i professori son perplessi, e vai male in tutte le materie: “Mah… Dice che lui vuole fare I FUMETTI… Ma, non si può mica vivere pensando sempre ai fumetti!”.
Qualche anno dopo, gnometto che tutti i tuoi amici son riusciti a farsi regalare il motorino e alla Domenica vanno in giro con fragore: “Cazzo, cosa ti sei perso, Ale!.. Eravamo quasi a Pavia, e agganciamo queste tre ragazzine truccatissime che…”
Tu, a casa, a disegnare.
Disegnare, sapendo che lo gnometto dice la verità.
Disegnare, sapendo che ANCHE TU dici la verità.
Perché il mondo che c’è nelle vignette non è meno vero del mondo che c’è nel Mondo: anzi, è più denso, più compatto, e, nell’essenza, gli corrisponde. La rocciosità della Cosa non era forse ANCHE la rocciosità di Jack Kirby stesso?
Affanculo, lo gnometto.
Poi, la Scuola Del Fumetto; subito dopo le medie, senza perdere tempo.
Le prime delusioni ti arrivano lì: mostre che poi non si fanno, selezioni severissime che non portano rigorosamente a NULLA, fantomatici “editori” che fanno incetta delle “tavole degli allievi migliori” e poi le PERDONO, le TAGLIANO, di certo NON LE PAGANO.
Tanti “operatori del settore” mi sembrarono strani, cinici, poco seri, MENO SERI di me; emanazioni viventi dello gnometto di merda giunte sino a me per scoraggiarmi, per avvertirmi, per mostrarmi “quanto era dura”.
Lo gnometto era la Realtà.
“Ma io”, pensavo, “Io sono un disegnatore”.
Gli anni ’80 erano all’inizio: li avrei trascorsi chiuso in casa, a disegnare. Non ho mai cercato contatti con agenzie, studi, associazioni; mi pareva tempo perso: i disegnatori disegnano.
Io, la Realtà, l’affrontavo così.
Disegnando, cercavo di FORGIARLA (anche la Realtà stava forgiando me: Milano e la pioggia, i primi rifiuti, le edicole, l’Era Corno al tramonto, Pazienza con le sue storie di tossici che trovavo insopportabili. Manara; un figo. Moebius: everybody’s tryng to be Moebius).
Mia mamma, era IL CONTRARIO dello gnometto.
Lei non diceva la verità: mi diceva che “ero bravo”, che “se andavo avanti per la mia strada, dopo ce la facevo”, di “pensare solo a studiare e a diventare bravo che il resto non contava”.
Mi pagava la scuola, i libri, i fumetti, i colori. Anche qualche disco.
Venne con me in Piazza del Duomo il giorno che andai a comperare “Comes A Time” di Neil Young; mi faceva il risotto alla milanese.
E mi amava per come ero.
Con questa mia cazzo di idea di diventare Un Disegnatore Di Fumetti.
Di mestiere, proprio. “Professionista”, si dice.
Mio padre era un’appassionato di pittura.
Trattava anche oggetti d’arte, sculture, dipinti. Io gli parlavo di Kirby, del “Dracula” di Gene Colan.
Disegnare fu il mio modo di raggiungerlo; correggere i miei disegni era il suo modo di raggiungere me.
A volte lo gnometto si impossessava di lui, e mi metteva KO.
Mio padre ha esaminato e corretto le mie tavole fino all’Agosto 2007.
Il 4 Settembre di quell’anno mi ha lasciato per sempre.
Mi mancano, le sue correzioni; e poi devo diventare più veloce.
E molto più bravo, certo.
Per tornare un giorno laggiù, a quelle sere degli anni ‘70 nella casa calma coi riscaldamenti accesi e le voci, e il fumetto appena comprato nelle mani, lì che splende con i suoi disegni esplosivi, con i suoi eroi belli e i nemici cupi e le galassie, fatti bene, BENE, e stare nelle vignette in un mondo PERFETTO dove tutto è okay al di la dello specchio con le prospettive e le ombre e le sere infinite.
E sapere che, alla fine, l’ho fatto io, quel fumetto lì.
E sapere che, alla fine, tutto sarà okay.

Alessandro Baggi nasce a Milano il 10 Agosto 1966; frequenta la Scuola Del Fumetto nel triennio 1981-83. Inizia a pubblicare diciassettenne su 1984 e seguono, negli anni successivi, collaborazioni con Lo Scarabeo di Torino e con le riviste horror ACME Splatter e Mostri. Dal 1992 al 1998 è nello staff della la storica rivista L’Intrepido, in veste di sceneggiatore a autore completo di storie brevi, divenendone copertinista fisso fino alla chiusura della testata. Tale produzione di storie brevi verrà poi raccolta da Daniele Brolli nel volume Vertigini, (1998). Nei primi anni 2000 pubblica due volumi in Francia, L’Affaire Loretta Stevens e Les Travaux, per le edizioni Mosquito di MIchel Jans, e tre volumi in Italia per le Edizioni Scuola Del Fumetto (sempre Il Caso Loretta Stevens, Visioni e Dove muoiono i Barbapapà). Nello stesso periodo inizia a lavorare su Dampyr, personaggio della Sergio Bonelli Editore, di cui realizza una quindicina di episodi. Attualmente è impegnato sulla sua terza storia di Dylan Dog. Ha all’attivo anche una corposa produzione pittorica, di genere astratto-informale, che persegue senza ambizione d’esporre.

Tag: , , ,

5 Risposte to “La formazione del fumettista, 4 / Alessandro Baggi”

  1. Antonella Says:

    Così sincero e scanzonato da essere bello.

  2. egle1967 Says:

    Il mio gnometto non parlava . Guardava e rideva…..sorride anche adesso..e qualche volta , adesso , pervenute da uno spazio temporale intangibile, sento frasi che mi disse allora quando decisi di frequentare il Mattioli.
    Bel post.
    Sincero come lo gnometto!

  3. Antonello Fuga Says:

    Straziante e bellissimo allo stesso tempo. Il più bell’intervento ospitato da questa rubrica (e uno dei più belli sulla formazione di un fumettista mai letti, secondo il mio modesto parere).

    Alessandro Baggi, permettimi di darti del tu e dirti che sei un grande, e non solo come disegnatore. Veramente un grande.

    Ciao e buon fumetto.🙂

  4. Michela Galbiati Says:

    Bello. Davvero…

  5. Mery Carol Says:

    Un apostrofo di troppo (un appassionato ). Il resto, tutto bello, bellissimo!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...