La campagna per la parificazione dell’iva tra libri (di carta) ed ebook è fondata su affermazioni false

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di giuliomozzi

In questa pagina del sito ufficiale della campagna leggo:

Cos’è un ebook? È un libro elettronico, ovvero un contenuto fruibile in formato digitale (Pdf, ePub, mobi) attraverso ereader, tablet o smartphone.

E questo non è vero, o almeno è illusorio: chi compera un ebook compera una licenza d’uso di un contenuto, non un contenuto. Tant’è che se cerca di far usare quel contenuto a qualcun altro, son dolori.

Nella stessa pagina leggo:

Un libro è un libro, indipendente dal supporto.

E anche questo è falso, per la medesima ragione: un libro (di carta) è un oggetto, che io posso possedere e regalare e prestare e rivendere eccetera; un ebook è una licenza d’uso a me destinata (e solo a me: me lo scrivono anche sul colophon, che quella licenza è per Giulio Mozzi e non per altri).

Ancora, quando nella medesima pagina leggo che

L’avvento dell’editoria elettronica prima e di tecnologie per la lettura in mobilità (ereader e tablet) poi, hanno semplicemente cambiato un’altra volta il modo, i tempi e il supporto sui quali la lettura si svolge,

mi viene il sospetto – anzi, no, la convinzione – che chi ha organizzato il tutto voglia più che altro far dimenticare al popolo dei clienti che non è vero che le ultime novità “hanno semplicemente cambiato un’altra volta il modo, i tempi e il supporto sui quali la lettura si svolge”: hanno anche cambiato (e non di poco) la natura dell’oggetto. Tant’è che mentre I promessi sposi stampati in carta io li possiedo, e posso pure prestarli, e anche fotocopiarne delle pagine perché mi servono in un corso, eccetera, I promessi sposi in edizione digitale io non li possiedo, e non posso prestarli (talvolta posso, con forti limitazioni), e non posso fotocopiarli o stamparne delle pagine senza infrangere una qualche legge eccetera.

Di chi fa l’interesse questa campagna? Degli editori. I lettori quindi – che, essendo clienti degli editori hanno il dovere di considerare gli editori come dei nemici: gente che cerca di massimizzare il profitto a spese loro – farebbero meglio ad astenersi. Secondo me.

70 Risposte to “La campagna per la parificazione dell’iva tra libri (di carta) ed ebook è fondata su affermazioni false”

  1. tiziana.angilletta@libero.it Says:

    Wow. Mi permetti di diffondere questa mail?

  2. Lu' (@nutroilcaos) Says:

    Mi scusi, non ho capito perchè in questo caso ridurre l’iva sarebbe a spese di chi legge… secondo Lei i libri costeranno sempre € 9,99, solo con imponibile e iva diversi? anche in questo caso, non ci sarebbe danno… se, invece, a parità di imponibile diminuisse l’iva, e quindi il prezzo finale, non vedo il danno…

  3. Giulio Mozzi Says:

    E infati, Lu’, non ho scritto che “ridurre l’iva sarebbe a spese di chi legge”.

    Ho scritto che gli editori (la campagna origina dagli editori) cercano di far passare l’idea che il libro digitale e quello cartaceo siano la stessa cosa, ma: non sono la stessa cosa.

  4. Pensieri Oziosi Says:

    A proposito, un paio di settimane fa, l’Economist ha pubblicato un lungo articolo (sei pagine intere) sul futuro del libro [1].

    Come curiosità, l’articolo riporta un’affermazione di Niccolò Perotti:

    Now that anyone is free to print whatever they wish, they often disregard that which is best and instead write, merely for the sake of entertainment, what would be best forgotten, or better still, be erased from all books.

    La versione originale della citazione sembra essere la seguente [2]:

    Nam cum liceat unicuique pro libidine animi sui quaecumque velit imprimere: fit ut omissis saepenumero quae optima sunt, ea scribant placendi gratia quae oblitterari potius ac deleri ex omnibus libris deberent.

    Spero di essere riuscita a leggere bene, il mio latino è un po’ arrugginito…

    [1] http://economist.com/book

    [2] Nicolaus Perottus, Cornucopiae, Ex officina Ioannis Valderi (Johannes Walder, Basilea, 1536), colonna 1097, riga 40, http://books.google.it/books?id=g7qqXiIXT5gC&pg=PT721

  5. frperinelli Says:

    Sono d’accordo, e da quando ho raggiunto le medesime conclusioni, mi sento turlupinata.

  6. RobySan Says:

    Dimostrare che una storia è una storia, indipendentemente dal supporto di lettura.

    Una storia è una storia è una storia. Non è una rosa.

  7. Giulio Mozzi Says:

    Grazie, P.O.

    Nell’articolo (piuttosto elegante, mi pare) che citi, è scritto a un certo punto:

    The printed book is an excellent means of channelling information from writer to reader; the e-book can send information back as well. Teachers will be able to learn of a pupil’s progress and questions; publishers will be able to see which books are gulped down, which sipped slowly. Already readers can see what other readers have thought worthy of note, and seek out like-minded people for further discussion of what they have read. The private joys of the book will remain; new public pleasures are there to be added.

    Credo che sia per via di queste “joys” che possiedo due lettori di libri digitali, ma nessuno dei due si connette mai alla rete.

    Non voglio entrare in clima da laboratorio linguistico.

    lab_lingue_sede2

    Lascio certe cose alla generazione successiva. Io passo.

  8. marcocandida Says:

    Però, Giulio, l’autore di un libro e-book e cartaceo sono lo stesso autore. O no?

  9. Giulio Mozzi Says:

    Indubbiamente l’autore di un’edizione cartacea e di un’edizione digitale di un mio libro sono sempre io. Ma questo, Marco, che c’entra?

  10. Lu' (@nutroilcaos) Says:

    Continuo a non capire, mi spiace… Il contenuto è lo stesso, cambia il modo in cui tale contenuto è utilizzato. Perchè dovrebbe avere tassazioni differenti? Spesso la tassazione differente serve a promuovere ciò che ha la tassazione più favorevole (es., l’acquisto prima casa). In questo caso, perchè ci sarebbe bisogno di difendere/promuovere i libri cartacei? Ancora, l’iva è neutra: l’editore la incassa da chi compra il libro e la versa allo stato. Non vedo vantaggi per l’editore nell’abbassare l’iva, solo per chi legge in ebook (a parità di imponibile)…

  11. acabarra59 Says:

    ” Domenica 28 settembre 1997 – Sale l’IVA sulle sigarette, scende l’IVA sui biglietti del cinema. ” [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 71

  12. Giulio Mozzi Says:

    Lu, ma io non ho mica detto che l’iva al 22% sui libri digitali è giusta. Ho sostenuto che, secondo me, che chi ha organizzato la campagna vuole

    più che altro far dimenticare al popolo dei clienti che non è vero che le ultime novità “hanno semplicemente cambiato un’altra volta il modo, i tempi e il supporto sui quali la lettura si svolge”: hanno anche cambiato (e non di poco) la natura dell’oggetto.

    Gli ascoltatori di musica, vogliono forse bene ai discografici? No, in genere li odiano. E i lettori di libri, non dovrebbero fare lo stesso con gli editori?

  13. Marco Says:

    Il libro di carta non si estinguerà. La prospettiva secondo me è diversa. Sono gli editori a rischio estinzione (non tutti, solo questi) che aderiscono a queste campagne, tentando di farlo sparire (non riuscendo a sostenere costì di stampa e distribuzione per libri destinati al macero) e sostenendo (in verità con poca convinzione con tanta tristezza) l’e-book.
    Spariranno dunque – se non riescono a proporre un catalogo accattivante – gli editori “da macero” ma non i libri di carta.
    Che come diceva Eco sono come l’ombrello: invenzione perfetta nella sua semplicità e dunque virtualmente “eterna” (anche se la carta è deperibile).
    Editori come Adelphi continueranno a stampare e a vendere il libro stampato. Certo, oggi propongono un catalogo e-book, ma questo secondo me non cancellerà la produzione stampata.
    Sarebbe però interessante vedere se (per esempio in Adelphi), la quota di e-book venduti è in crescita e sta riducendo progressivamente la quota di libri di carta venduti.
    Io non credo, ma non ho le prove.
    Per quanto riguarda il catalogo “accattivante” che gli editori dovrebbero essere capaci di proporre, il problema in questo momento (circa dal 2008 ad oggi) è un altro, mi sembra chiaro: la lettura in questo momento suona lenta e poco “sexy” rispetto ad altre forme di utilizzo del tempo libero: facebook. twitter. soprattutto youtube.
    Ma questo può essere salutare per la narrativa:
    occorre trovare un nuovo ritmo adatto all’oggi.
    Quale?

    Tu cosa ne pensi Giulio?
    Marco

  14. eziotarantino Says:

    sul sito dell’iniziativa c’è un altro errore, non del tutto innocente o casuale: “L’Europa considera il libro tradizionale e l’ebook in modo diverso: il cartaceo ha l’IVA al 4%, il digitale al 22%”. Non “l’Europa”, ma l’Italia, perché come è noto, l’IVA varia molto da paese a paese. Che so, in Norvegia è al 25% ma 0% sui libri; in Svezia 25%-6%; in Germania 19% e 7% sui libri. I dati stanno qua: http://www.amazon.co.uk/gp/help/customer/display.html?nodeId=502578

    Ezio

  15. Giulio Mozzi Says:

    Che il libro di carta possa estinguersi, è cosa che nessuno pensa. Che il mercato del libro digitale sia – oggi come oggi – particolarmente profittevole per i “libri da macero” è una cosa che io sospetto, ma non so provare (perché lo sospetto? Perché guardo le classifiche).
    Che il libro digitale forzi il libro di carta verso gli estremi (edizioni-spazzatura a poco prezzo e edizioni di pregio), tendendo a occupare la zona centrale (il libro “medio”), è cosa che anche l’abate Galiani saprebbe spiegare senza difficoltà.

    Non ha senso domandarsi, Marco, se “la quota di e-book venduti è in crescita e sta riducendo progressivamente la quota di libri di carta venduti”. Non ha senso perché negli ultimi tre- quattro anni il mercato del libro (in generale) ha subito una contrazione più o meno di un quarto. Ed è molto difficile distinguere le vendite di libri di carta semplicemente perdute da quelle che si sono trasformate in vendite di libri digitali.
    Peraltro il mercato del libro digitale è, in Italia, ancora sostanzialmente irrilevante – fatta eccezione per la narrativa di genere e i “libri da macero”.

    Ti ho risposto, Marco, però ti faccio notare che hai sollevato questioni che non c’entrano nulla con l’articolo mio.

  16. Lotar Sánchez (@LotarSan) Says:

    Io sono convinto che i frutti dell’ingegno non vadano confusi con il supporto che li ospita.
    Credo anche che l’Iva per i libri in formato digitale è troppo alto.
    Che questo sia un vantaggio per gli editori è indubbio, altrimenti non si darebbero da fare per promuovere la campagna.
    Il fatto che gli editori ne traggano vantaggio, non significa che non ci sia un vantaggio a livello di prezzi anche per i lettori.
    Una battaglia alla volta, prima considerare “libro” sia i “book, sia gli “ebook”, solo dopo potrà iniziare la battaglia per la libertà di distribuzione del secondo, in modo che tutti possano sentirsi proprietari dell’oggetto file.
    Infine, mettendosi nei panni di uno scrittore, mi verrebbe da pensare che devo stare attento agli editori squali ma anche ai lettori che non vogliono sganciare €2 e che lottano per avere il diritto di regalare anche il libro ai loro amici pur si sentirsi proprietari di qualcosa.
    Come la mettiamo con gli autori che vorrebbero autoprodurre le loro opere?

  17. Giulio Mozzi Says:

    Anche tu, Lotar, sollevi questioni che non c’entrano con il mio articolo.

    Io dico: questi qui fanno una campagna; nel testo della campagna mettono informazioni false. Questo mi dà una misura della loro credibilità.

    Che poi, nel caso in cui calasse l’Iva, non è mica detto che cali il prezzo dei libri. Non c’è nessuna traccia di un simile impegno, nei testi della campagna.

  18. Andrea D'Onofrio Says:

    Sono considerazioni vere, e non limitate solo all’editoria.. La sottrazione dei diritti di proprietà – o la loro contrazione a pura forma senza sostanza – è in atto in tutti i settori: musica, video, videogame.
    Prima si acquisiva la proprietà, oggi hai una licenza di utlizzo REVOCABILE. In sostanza, dalla proprietà alla concessione.

    “Mi viene il sospetto – anzi, no, la convinzione – che” ci sia molto del vero nell’idea di Classi di servizio, (al servizio della classe dominante) di Luciano Gallino.

  19. Giacomo Brunoro Says:

    Tecnicamente non sempre si acquistano “licenze d’uso”, dipende dallo store in cui si acquista l’ebook. E sempre tecnicamente l’ebook si può regalare e perfino rivendere legalmente.

    E non è vero che un libro cartaceo comprato in libreria può poi essere prestato ad una altra persona perché si tratta di pirateria. Se lo rivendi senza fare regolare scontrino commetti un illecito, peraltro. Che poi la cosa non sia mai stata perseguita per mille motivi diversi è un altro discorso, ma il discorso non cambia.

    Personalmente sono a favore della riduzione dell’IVA sugli ebook, ma non tanto perché li considero uguali ai libri (dato che uguali non sono), ma perché sono favorevole in generale alla riduzione dell’IVA su qualsiasi prodotto.

    Sono d’accordissimo che si tratta di una campagna a favore degli editori perché anche se l’IVA passasse al 4% il prezzo al consumatore sarebbe lo stesso, però non vedo come negativo il fatto che gli editori abbiano un po’ di margine in più in un mondo senza margini come quello editoriale.

    Quello che secondo me nessuno ha il coraggio di dire è che il 4% di IVA ai libri non c’entra un fico secco con la cultura, dato che la stragrande maggioranza degli altri prodotti culturali sono tutti tassati al 22%, ma si tratta di un favore politico fatto ad un’intera filiera ben precisa. Il vero vantaggio dell’IVA al 4% va allo stampatore e a tutti i soggetti che negli anni hanno messo i pratica operazioni ai limiti della legalità (non sempre editori) vendendo gadget di ogni tipo (soprattutto in edicola) con IVA al 4% perché c’era allegato un libretto da 10-15 pagine.

  20. Il marketing nascosto dell’IVA sui libri - manteblog Says:

    […] Mozzi (che al riguardo si è un po’ risentito) mi chiede un parere su questo post che ha scritto su Vibrisse riguardo alla campagna #unlibroeunlibro abbastanza in onda sul social […]

  21. davide fischanger Says:

    Sono un sostenitore della necessità di ridurre l’Iva degli ebook. Non sono un editore, non sono un autore. Sono un semplice lettore. Amo i libri cartacei, al punto di possederne un bel po’, ma apprezzo il lettore digitale. Domanda: libro ed e- reader sono entrambi veicoli di conoscenza. Che l’approccio alla lettura possa essere diverso (non staremo qui a dei bellissimi saggi di Cavallo, Steiner, Ivan Ilic etc.. sull’argomento), e che la condizione “giuridica” di questo accesso (possesso o licenza d’uso) comporti dei necessari distinguo, non è tutto sommato indifferente rispetto all’opportunità di avere dei prodotti culturali a un prezzo minore? La conoscenza non deve essere economicamente accessibile? E infine: perché essere così prescrittivi? È solo una campagna per arricchire gli editori? I lettori non dovrebbero prendervi parte? E perché? Non posso aderire ad una campagna perché ne condivido almeno una parte degli obiettivi?

    PS: Il male naturale ce l’ho in cartaceo e in digitale sul Kindle. In ogni caso li avrei comprati, ma lasciando allo Stato meno IVA ci avrei aggiunto un altro titoli.

    Con stima.

  22. Giulio Mozzi Says:

    Davide, nessuno qui sostiene che il 22% di Iva sui libri digitali sia cosa buona e giusta.

    E l’Associazione degli editori non ha preso nessun impegno a diminuire i prezzi, qualora diminuisse l’Iva. Proprio nessuno. Non ha nemmeno firmato esplicitamente la campagna. Addirittura, il sito di riferimento è un .org, per una cosa prettamente .com.

    Giacomo: no, regalare un libro non è pirateria. E per la vendita dei libri non è necessario (da molti anni) emettere scontrino fiscale.

  23. Paolo Paganetto Says:

    Mi scusi Mozzi, ma non condivido nulla di ciò che ha scritto:

    mi pare che lei confonda contenuto e supporto.
    Quando compra un libro di carta lei non è proprietario del suo contenuto, ma solo del supporto. E così vale per l’ebook.

    Per quanto riguarda quel che se ne può fare, regalarlo o prestarlo, la differenza sta tutta nella presenza o meno della protezione dell’ebook.
    I nostri ebook (sono l’amministratore di una piccola casa editrice) sono tutti DRM free, quindi chiunque è libero di farne ciò che gli pare (l’importante è non comprarli da Amazon perché i DRM li mettono d’ufficio. Quindi, se mai, se la prenda con chi li vende).
    Tenga presente anche che neppure il libro di carta lo si può fotocopiare per oltre il 20% del suo volume, o roba del genere.

    La sua conclusione mi pare poi tipica di una vecchia, obsoleta e autoevirante lotta di classe: non le pare che offrire a chiunque la possibilità di fruire cultura ad un prezzo enormemente più accessibile sia proprio perseguire gli scopi di cui lei si fa paladino?

    Cordialmente,
    Paolo Paganetto

  24. Giulio Mozzi Says:

    Paolo, ripeto: l’Associazione degli editori non ha preso nessun impegno a diminuire i prezzi dei libri qualora venisse ridotta l’Iva. Anzi: non ha nemmeno apertamente firmato la campagna.

    Adottiamo la distinzione tra “contenuto” e “supporto”. Se compero un’opera in carta, sono proprietario del supporto; se compero un’opera in digitale, non sono proprietario del supporto (cioè del file) se non quando – cosa che apprezzo molto, ma che pochissimi editori scelgono – il supporto sia privo di Drm.

    Ho scritto nell’articolo:

    …Tant’è che mentre I promessi sposi stampati in carta io li possiedo, e posso pure prestarli, e anche fotocopiarne delle pagine perché mi servono in un corso, …

    ed è evidente quindi che non ho parlato certo di fotocopiatura integrale.

    Scrivi:

    …non le pare che offrire a chiunque la possibilità di fruire cultura ad un prezzo enormemente più accessibile sia proprio perseguire gli scopi di cui lei si fa paladino.

    Che c’entra? Io ho criticato la campagna perché usa un argomento fasullo ecc.; non ho certo sostenuto che l’Iva sui libri digitali vada bene così com’è.

    Peraltro, la retorica secondo cui il libro sarebbe tout-court “cultura” mi pare stucchevole. Si pubblicano un sacco di schifezze. Mi domando perché le schifezze debbano avere l’Iva agevolata.

  25. acabarra59 Says:

    “ 19 luglio 1995 – « Io non amo la modernità », dice la signora del Centro Fotocopie. “ [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 74

  26. RobySan Says:

    “…mi pare che lei confonda contenuto e supporto…”

    Direi di no. Chi confonde – deliberatamente – contenuto e supporto è proprio l’autore del testo di presentazione della campagna quando afferma, al punto 1) di volere “Dimostrare che una storia è una storia, indipendentemente dal supporto di lettura.” o che “un libro è un libro” ecc. A prescindere dalla bizzarria di voler dimostrare l’ovvio, ma tant’è, resta il fatto che libro cartaceo e e-book sono entrambi supporti (non contenuti) con caratteristiche differenti e l’IVA è sul supporto[*], non sul contenuto. La campagna usa retoricamente – per captatio – l’argomento della diffusione della cultura (fa tanto intellettuale engagée) per parlare della tassazione sul supporto e chiedere che venga diminuita. La captatio benevolentiae serve per accaparrarsi alleati (i lettori) lasciando loro intendere – senza affermarlo – che: meno IVA = meno prezzo finale. Infatti molti commentatori hanno inteso quello, benché alla cosa non vi sia il minimo accenno.

    Io dico che ciò che Mozzi ha proposto non è una critica dell’ammontare IVA sui prodotti dell’ingegno, bensì un esercizio di lettura. Di analisi della retorica.

    [*]: nel caso di libro cartaceo il supporto è proprio l’insieme dei fogli. Nel caso di e-book, invece, il supporto è l’insieme di un file e della sua licenza d’uso, cioè della possibilità fisica e legale di fruirne.

  27. puntomaupunto Says:

    Io sarei molto d’accordo su una campagna che affermi “se l’ebook ha gli stessi diritti e doveri del libro cartaceo allora deve avere la stessa IVA; altrimenti no”.

    Non è difficile né troppo costoso per un distributore implementare un sistema che a partire da un softDRM (cioè un file di testo) pemetta di cambiare la persona che lo possiede. Non è difficile per un editore modificare il softDRM in modo che l’acquirente possegga (e non abbia in licenza d’uso) una singola copia del libro con divieto di distribuirne copie ad altri. Chi non vuole farlo continuerà a tenersi l’Iva al 22% (in crescita, come per legge di stabilità) Tanto chi vuole copiarsi illegalmente l’ebook lo fa già ora.

    La campagna non funzionerà per almeno due ragioni: la prima è che nonostante i proclami di Franceschini il governo non vorrà mai perdere quelle due o tre decine di milioni di euro di gettito, soprattutto ora che da gennaio anche comprare un ebook su Amazon porterà il 22% di iva; la seconda è che ai grandi editori va benissimo il DRM pesante. Però non mi pare appunto per nulla strano che sia rivolta ai lettori, mentre gli editori se ne stanno a guardare🙂

  28. Giulio Mozzi Says:

    Un esercizio di lettura, Roby: sì.

  29. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 12 maggio 2010 – Poi dice che sta per scoppiare la guerra digitale – per l’e-book. Io non vorrei, perché, in queste cose, sono pacifista. Ma se proprio deve scoppiare, allora spero che muoiano tutti, dico tutti. “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 76

  30. Giacomo Brunoro Says:

    Regalare un libro non è pirateria, ma prestarlo o ricopiarlo integralmente a mano sì. E si può legalmente regalare un ebook. Per vendere un libro non si deve emettere scontrino fiscale per il discorso dell’IVA assolta dagli editori, ma se non si fa una ricevuta si evade l’Irpef.

    La cosa più paradossale è che è il libro ad avere un’IVA agevolata in maniera del tutto immotivata! Perché anche gli audiolibri hanno l’IVA al 22 ma visto che ai grossi editori non interessano da un punto come mercato se ne fregano e non lanciano nessuna campagna.

  31. broncobilly Says:

    1) Chi beneficia maggiormente della riduzione IVA dipende dall’ elasticità di domanda e offerta sul mercato editoriale, difficile dirlo d’ amblè. Il fattore principale per calcolare la traslazione d’ imposta è il grado di competitività nel settore.

    Per il resto non posso che appoggiarmi alla mia limitata esperienza personale di “lettore forte” sia prima che dopo l’ avvento dell’ e-book.

    2) Nel mio piccolo mondo il libro cartaceo si è estinto da tempo. Se un libro che m’ interessa non è disponibile in formato elettronico rinuncio. Anche se non riesco a disfarmene, guardo ormai con odio la mia libreria, ingombrante (e costoso) ricettacolo di polveri. Sono infastidito dal dover consultare i vecchi testi cartacei e, non appena posso, cerco di ricomprare i più significativi in formato elettronico.

    3) Come è cambiata la mia lettura? Passo più tempo a selezionare le letture e meno ad affrontarle direttamente, anche se quando leggo, leggo cose più riconducibili ai miei interessi. Le ricerche all’ interno del testo sono enormemente agevola, cosicché la lettura diviene più analitica. Si tratta di un cambiamento, certo, ma dire che siano “cose diverse” mi fa un po’ sorridere. Il fatto poi che da queste speculazioni psicologiche dal sapore leggermente cervellotico si facciano ricadere conseguenze economiche che mi toccano direttamente, mi fa un po’ arrabbiare. Non vorrei mai arrivare a dire che, tirate le somme, il buon Mc Luhan ha fatto più danni che bene🙂

    4) Come è cambiata la trasferibilità dei libri? Chi condivide con me l’ account amazon (ora 4 persone) ha disponibilità immediata di tutti i miei (nostri) libri. Posso trasferire cio’ che voglio a chi voglio ovunque sia e persino leggere insieme a lui lo stesso libro contemporaneamente, anche a migliaia di km di distanza. In tutti gli altri casi posso agevolmente duplicare i file e renderli disponibili a terzi dotati di qualsiasi lettore in pochi secondi, anche se, mi rendo conto, questa operazione è pirataggio (per quanto praticamente impossibile da perseguire).

    5) Le mie previsioni per il futuro: per i lettori una pacchia, per gli editori un inferno, per gli autori nessuno lo sa.

  32. Giulio Mozzi Says:

    Bronco: io non ho parlato di differenze “psicologiche”, ma di differenze legali.

    Giacomo: a me pare che nessuno sostenga che prestare i libri cartacei sia reato. Mi sai citare qualcuno che lo sostiene? Né mi risulta che vendere i propri libri usati al mercatino dell’usato sia reato (ho perfino il permesso dei vigili, pensa un po’). Davvero a te risulta?

  33. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 26 luglio 1996 – Quando ieri sera sono andato a dormire, non avevo ancora deciso quale libro portare con me quando, il giorno dopo cioè fra poco, partirò per andare in vacanza. Ma stamani non ho avuto dubbi, sarà perché è Venerdì: sarà il Robinson Crusoe. Il Robinson Crusoe che leggerò nei prossimi giorni non sarà quello vero, il mio, che trent’anni fa prestai al mio amico e che, dopo trent’anni, non ho ancora riavuto indietro, ma una copia, in tutto identica – è l’edizione Einaudi del 1963 -, che ho ottenuto in prestito dalla biblioteca. Trent’anni perduti? Forse. Comunque, dopo trent’anni, se si vuole leggere, bisogna accontentarsi delle copie, di quelle cose in tutto e per tutto simili agli originali, ma che in qualche impercettibile particolare si rivelano false, non autentiche, se non addirittura bugiarde. C’est la vie. Del resto tutti i venerdì non incontro forse un Venerdì che non è quello di Robinson ma quello di Repubblica? Quando uno ha fatto naufragio ha fatto naufragio. (Il problema vero sono i cannibali) “. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 77

  34. Giacomo Brunoro Says:

    Hai ragione sulla vendita, sbagliavo io. Ho cercato un po’ in giro e ho trovato questo: ” la cessione di un bene personale usato (ma anche di un bene nuovo, ad esempio acquistato erroneamente) è un’attività per definizione priva di utilità economica o, in altri termini, un’attività incapace di generare un plusvalore e quindi un reddito tassabile. Mi riferisco quindi a beni personali che, indipendentemente dal valore, è verosimile che siano stati acquistati per un utilizzo personale o familiare. In questo caso è possibile venderli, con qualsiasi mezzo, senza alcuna formalità dal punto di vista fiscale. Colui che vende, a mezzo internet o in un negozio dell’usato degli oggetti personali, non deve dichiarare nulla né adempiere ad alcuna particolare formalità”.

    (il resto dell’articolo è qui: http://www.alessandrogiuliani.it/index.php?id=5038)

    Per quanto riguarda il prestito dei libri credo proprio che o sei un soggetto deputato a farlo (tipo una biblioteca) oppure non lo puoi fare, anche se probabilmente siamo nel limbo legale (o dell’assenza di controlli). Se fosse legale prestare un libro dovrebbe essere legale prestare anche un disco o un cd, cosa che invece non lo è. Diciamo che tecnicamente nessuno ha mai sollevato il problema perché si trattava di una fetta di mercato relativamente piccola (un po’ come succedeva con le vecchie cassette a nastro per la musica negli anni 80 e 90).

  35. dm Says:

    Per il libro cartaceo vale il principio di esaurimento: dopo la prima vendita l’autore perde il controllo dell’opera, quindi l’acquirente può prestare quel libro a chi vuole.

    Vedi ad esempio qui.

  36. Andrea D'Onofrio Says:

    @Giacomo Brunoro. Ho la sensazione che tu abbia impostato male il discorso sul prestito.
    Il prestito è SOLO pubblico per definizione. Stante la nostra disciplina, non esiste il prestito privato.
    E se io ti do un libro, non è prestito? No, è fruizione, condivisione, visione, quello che vuoi tu ma non prestito in senso giuridico.
    Quindi è consentito o meno? Dipende, non solo ritorno che economico, ma anche del destinatario.
    Se io inserisco un dvd e lo vedo tra amici e familiari, è consentito. Se chiamo i passanti no, anche se lo faccio a titolo gratuito.
    E’ il libro? Non è chiaro, perchè la fattispecie contemplate dal legislatore sono CHIARAMENTE pensate in fuzione dei media non cartacei.
    Di sicuro se Giulio Mozzi compra 10.000 copie di un libro e le presta ai passanti arrivano i carabinieri, come poii vada a finire è dubbio.

    Ma il punto non è questo. Il punto è che il media “file” ha diversa frubilità rispetto al media “carta” è la case editrici, come quelle software, hanno inziato un guerra spietata per fare passare il concetto che se io compro un libro, un disco, un software sotto forma di un file, non ho acquisito un diritto, ma una licenza,personale, non cedibile.
    E lo fanno passare sotto la bandiera del diritto di autore. Cosa ridicola, come è veramente ridicolo il limite dei 70 anni dopo la morte. Che , ovviamente, tutela gli editori e non gli autori, che sono defunti da un pezzo!

  37. Giacomo Brunoro Says:

    Grazie per le delucidazioni. Sul diritto d’autore il limite dei 70 anni è scandaloso, concordo, e ti vengono anche a dire che è per tutelare gli eredi… vabbè. Da un punto di vista giuridico resta comunque una situazione molto interessane e articolata.

  38. Quanta iva dare agli ebook? E gli ebook sono davvero libri? | Nazione Indiana Says:

    […] secondo punto lo troviamo esposto da Giulio Mozzi, quando afferma che no, l’ebook non è un libro, specie per quel che riguarda i diritti del […]

  39. Andrea D'Onofrio Says:

    Grazie anche a te. Dimenticavo. Il sito dell SIAE è veramente ben fatto e spiega con (sorprendente) chiarezza la normativa.

    Consiglio a chi interessato di partire da qui http://www.siae.it/Faq_siae.asp?click_level=4000.0100&link_page=siae_faq.htm

    ma c’è molto di più.

  40. broncobilly Says:

    Giulio, ci fai notare delle imprecisioni nella campagna sull’ IVA ridotta. Penso che i tuoi rilievi siano da considerare sensati qualora denuncino incongruità rispetto allo scopo della campagna stessa. In caso contrario saremmo di fronte a trascurabili semplificazioni.

    Premessa: l’ IVA ridotta viene accordata per promuovere la lettura poiché si ritiene che questa attività abbia un rilievo sociale.

    Se uno mi dicesse: la lettura su libro elettronico non ha la valenza della lettura tradizionale poiché è più frammentata, meno orientata e bla bla bla… quindi non merita il privilegio dell’ IVA ridotta; io, data la mia esperienza personale, non sarei d’ accordo pur avendo compreso perfettamente il senso dell’ obiezione e come si colloca.

    Tu invece fai notare che:

    1) nel caso dell’ e-book la lettura su supporti elettronici avviene con una vendita di licenza d’ uso anziché di un oggetto.

    2) i lettori “hanno il dovere di considerare gli editori come dei nemici” e quindi non collaborare alla campagna.

    Data la premessa, il primo rilievo mi sembra non pertinente, il secondo semplicemente falso.

    Per quanto riguarda il primo, certo, prestare libri puo’ creare un’ esternalità positiva che chi ha a cuore la lettura vede di buon occhio. D’ altro canto, ci sono molti contro-argomenti, tipo la condivisione dell’ account e la facilità nel riprodurre file amazon. Ma ce n’ è uno che si staglia netto: il costo di produzione di un libro elettronico è più basso. Il costo marginale (ma anche quello di stoccaggio) addirittura pari a zero!

    Chi tiene alla diffusione di un bene esulta nel sapere che il costo di quel bene è ribassabile imboccando certe vie. Esulta e indirizza tutti verso quella via (magari attraverso la leva fiscale). Se avesse la bacchetta magica trasformerebbe l’ intero parco dei lettori tradizionali in lettori di libri elettronici.

    E qui veniamo al secondo punto: io sono “nemico” del mio spacciatore solo quando c’ è da tirare sul prezzo. Qui invece si tratta di dividere la torta.

    Quando per lui ci sono occasioni di risparmio – ed è il nostro caso – vedo la cosa di buon occhio e la favorisco poiché parte di quei benefici potrebbe trasferirsi su di me (il 100% in caso di mercato competitivo). Arrivo a dire che persino un aumento dei profitti – essendo la premessa per futuri investimenti – potrebbe arrecarmi benefici indiretti. Insomma, se sta lottando per procurarsi la “torta” tifo per lui, anche se poi magari la mia fetta è piccola.

    n.b. sono perfettamente consapevole che queste siano solo discussioni accademiche poiché il fisco italiano – da anni – segue solo la LOGICA del rapinatore di banca: “andiamo a prendere i soldi laddove ci sono” e la PSICOLOGIA dell’ ancoraggio: “giusto o sbagliato, se pagano continua a farli pagare”.

  41. ilcomizietto Says:

    Il libro digitale è molto, molto diverso dal libro di carta. L’ebook sta al libro di carta come il libro di carta sta ai manoscritti medievali. Attualmente si stanno sottoutilizzando le potenzialità dell’ebook e degli ebook reader. Agli editori fa comodo usare l’ebook per trasformare la carta in un flusso di bit e far credere che non si possa fare altro. L’innovazione costa ed è rischiosa. Ma l’ebook non può esaurirsi in quella dimensione, pena il suo rimanere ai margini del mercato.

    I grandi distributori (Amazon) hanno pensato di trasformare il possesso in un servizio. Il fatto di avere un DRM sul libro (anche social) rende de facto l’ebook una licenza d’uso. Ma NON tutti gli ebook sono licenze d’uso. Molti sono senza DRM. Proprio i Promessi Sposi sono un bene che si può possedere attraverso LiberLiber. Io personalmente non acquisto prodotti con DRM. (Tollero solo i DRM Social.)

    Questo dal punto di vista delle intenzioni. I fatti vanno per conto loro. Come era illegale fotocopiarsi un libro (ma tanto veniva fatto lo stesso) oggi si copiano ebook senza nessuna remora. I DRM sugli ebook si possono togliere con una facilità imbarazzante. Il possesso fisico che era stato buttato fuori dalla finestra rientra dalla porta.

    Non credo affatto che il prezzo dei libri incida sulla lettura. Se uno ha voglia di leggere, oggi ha la possibilità di farlo spendendo pochissimo o niente. (Qualcuno ricorda che esistono le biblioteche? E che esistono anche le bibliotece digitali? ( http://milanoest.medialibrary.it/ ) )

    Detto questo, da lettore, ovviamente l’iva al 4% mi farebbe comodo. Ma non smetterò certo di leggere per l’iva al 22%.

  42. Giulio Mozzi Says:

    Bronco, tu scrivi:

    Chi tiene alla diffusione di un bene esulta nel sapere che il costo di quel bene è ribassabile imboccando certe vie.

    E io ripeto: nei testi della campagna, c’è forse un impegno dell’Aie a ribassare i prezzi dopo la diminuzion dell’Iva? No, non c’è; non c’è neanche la firma dell’Aie, che ha voluto fare una campagna che sembrasse “venire dal basso”.

    Se uno mi dice: “Caro consumatore, tu ti impegni in questa causa, e io mi impegno a fare così e cosà”, la faccenda è chiara. Ma in questo caso la faccenda non è così.

    Io non ho notato “imprecisioni”. Ho notato un palese tentativo di imbrogliare i lettori.

  43. broncobilly Says:

    Ok Giulio. Il “comizietto” mi contesta l’ argomento del prezzo sul lato della domanda (rispondo sotto), tu sul lato dell’ offerta.

    Un tale diceva: “non é dalla generosità del macellaio che spero di ottenere il mio pranzo…”. Il resto è noto.

    Allo stesso modo dico che non è da “promesse generose” che spero di ottenere la mia fetta (una volta che altri si saranno procurati la torta).

    L’ iva al 4 si applica al prodotto, non al produttore. la cosa è indifferente solo se esistesse un unico produttore per quel prodotto.

    Ecco, tu parli del settore editoriale come di un monopolio assoluto. Solo in questo caso avresti in parte ragione.

    E dico “in parte” perché un fornitore con più risorse da investire nei libri potrebbe comunque arrecarmi benefici indiretti.

    Chiudo con due osservazioni.

    La prima sull’ ambiente.

    C’ è gente che ricicla i rifiuti con l’ acribia di un miniatore e rastrella le città alla ricerca di banane a km zero con la foga di un nazista. Poi scopri che questa stessa gente si ostina sul “cartaceo”😦. È un po’ come professarsi animalisti e girare in visone. Quando c’ è un’ alternativa con zero trasporti e zero carta chi ha un minimo di coscienza ambientale non se la lascia sfuggire. Così come non dovrebbe restare indifferente il legislatore: basterebbe solo affiancare all’ IVA una banale carbon tax e si vedrebbero invertiti di fatto i carichi fiscali tra cartaceo ed elettronico.

    La seconda su prezzi e diffusione.

    Se il nesso non esiste, l’ “argomento prezzo” cade. Il buon “comizietto” dice che nel suo caso il nesso è lasco. Per me è leggermente diverso: ho appena rinunciato a un acquisto librario perché caro. Francamente penso che il mio caso si presti meglio alla generalizzazione: altrimenti perché non alzare l’ iva dei libri al 22%? La cosa non produrrebbe nessun inconveniente alla diffusione della preziosa merce, solo vantaggi alle casse dello stato. Devo precisare che per farsi un’ idea corretta in merito è al “libro marginale” che bisogna guardare, non certo al “libro della vita”. Se persino la domanda di cocaina ha una sorprendente elasticità, penso proprio che i libri non facciano eccezione. Oltretutto, l’ offerta di consumi culturali oggi è molto più vasta di ieri: se il tizio che pubblica non sta ben attento a come prezza il suo libro mi scarico dalla rete i suoi papers e amen (oppure me ne vado al museo virtuale, o al festival della letteratura, o a vedere la juve…).

  44. Andrea D'Onofrio Says:

    “L’ iva al 4 si applica al prodotto, non al produttore. la cosa è indifferente solo se esistesse un unico produttore per quel prodotto. ”

    E infatti esiste un solo produttore perchè il libro non è un bene fungibile.

  45. Giulio Mozzi Says:

    Bronco, io non parlo del sistema editoriale come di un monopolio assoluto. Io sto commentando una campagna pubblicitaria dell’Associazione italiana degli editori (Aie): associazione dotata, presumo, di una certa rappresentatività.

    Nella pagina del sito Aie dedicata alla campagna ci sono molte frasi reboanti (“E’ tutto il mondo del libro, dagli editori agli autori, dai lettori, forti o deboli che siano, sino a chi lavora in casa editrice a dire NO con una foto, insieme e con forza alla discriminazione tra i formati del libro. Volti di persone note, meno note, italiani che leggono tanto, poco o che diventeranno lettori danno voce e corpo alla campagna #unlibroéunlibro, uniti nella richiesta di non penalizzare gli e-book e dalla volontà di dimostrare che una storia è una storia indipendente dal supporto di lettura”, ecc.); si parla di “penalizzazione” del libro digitale; ma non c’è nulla che autorizzi un ragionamento del tipo: “meno iva, prezzo più basso”. Quindi io mi ritengo autorizzato a pensarla così: “meno iva, prezzo uguale, maggiore profitto”.

    Non c’è nulla di male nel profitto. C’è qualcosa di male, secondo me, nel fare una campagna finto-social mettendo in moto i propri autori e dipendenti, astutamente facendo credere che si stia lottano per libri più economici.

    Ma ormai questo l’ho ripetuto sette o settantasette volte: d’ora in poi, chi vorrà attribuirmi opinioni che non ho espresse dovrà accontentarsi di una smentita.

  46. ilcomizietto Says:

    @broncobilly
    L’editoria è un monopolio: se voglio leggere un testo specifico sono costretto a finanziare un editore. A parte i testi con copyright scaduto, ogni opera ha un editore unico.

    Per il prezzo dei libri: io parlavo di lettura, non di acquisto. Il libro che costa troppo lo leggo anche se non lo compro. Cioè potremmo mantenere il numero di lettori attuale anche con il prezzo dei libri aumentato. Gli acquisti, ovviamente, caleranno. Poco ma sicuro. (Anche perché se i soldi non ce li ho, non è che faccio un mutuo per comprare un libro. Faccio una scelta più serrata.)

  47. RobySan Says:

    Fuori tema:

    C’ è gente che ricicla i rifiuti con l’ acribia di un miniatore e rastrella le città alla ricerca di banane
    a km zero con la foga di un nazista. Poi scopri che questa stessa gente si ostina sul “cartaceo”…

    Perché siamo così convinti che l’avanzata tecnologica sia senz’altro economicamente ed ecologicamente conveniente?

    Un’occhiatina qui. Ma basta cercare un po’ per tovare molto di più (e non a livello di congettura) circa l’infondatezza energetica della “illusione elettronica”.

  48. acabarra59 Says:

    ” Martedì 2 ottobre 2001 – Chissà se è più leggere dondolare la testa accovacciati per terra con un libro in mano: come se fosse il muro del pianto, come se si sentissero male, come se stessero facendo la cacca, come se fossero matti – e invece sono solo maomettani. Oppure è più leggere sfogliare il giornale: al bar, al mare, al cesso, sulla spiaggia – tenerlo a bada mentre ti sfugge, corrergli dietro quando vola via. Oppure accanirsi sui libri, evidenziando evidenziando, colorarli di verde o di giallo, fino a che non si vede più niente. Oppure fotocopiarli, digitalizzarli, metterli in rete, faxarli, spedirli, velocemente, al creatore. Chissà. ” [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore / 78

  49. dm Says:

    Alcune delle osservazioni di broncobilly mi sembrano sensate, ma la sparata pseudoecologistica per cui sarebbe etico sostituire la carta col bit mi è abbastanza intollerabile. Il consumo di energia che la “rivoluzione digitale” incrementa di minuto in minuto, i cumuli di “spazzatura digitale” che qualsiasi nuovo hardware contribuisce a stendere nelle discariche abusive del Terzo Mondo dovrebbero convincere tutti a usare meno la rete, comperare meno dispositivi elettronici, scrivere il minor numero di commenti nel blog di Giulio…
    Mi fermo qui, per risparmiare un grumo di carbone bruciato ai nostri cieli.

  50. dm Says:

    (Scusa, Robysan, ho visto ora. Sono arrivato per ultimo. : ) )

  51. broncobilly Says:

    Tre idee su libri e monopolio. Guarda caso tutte e tre smaccatamente a sostegno della mia tesi🙂

    Il libro non è un bene fungibile, d’ accordo, ma per fortuna non è nemmeno necessario che lo sia per avere “concorrenza”.

    Infatti, basta una qualsiasi pubblicità glamour per togliere “fungibilità” persino a un banale dentifricio. Dopodiché, l’ antitrust non si sente certo chiamata in causa.

    Se volessi esagerare racconterei quanto mi è capitato al supermercato: mi fiondo determinato verso lo scaffale dei libri, poi, con la coda dell’ occhio, vedo la Nutella e investo lì il mio budget residuo. Chi l’ avrebbe mai detto che libri e Nutella fossero in concorrenza? Eppure, almeno in parte, è stato così.

    Dipende molto dalla curvatura ma tra Leopardi (il bersaglio mirato) e la Nutella Ferrero (il bersaglio centrato) ci potrei far passare l’ universo.

    Ma c’ è di più: i libri contengono “informazione”, anche se un’ informazione di tipo particolare. Chi vende “informazioni” non puo’ esporre troppo in vetrina la propria merce altrimenti la regala ancora prima di averla venduta. Tutto cio’ facilita la concorrenza.

    Faccio un esempio per chiarire un po’ meglio. Questa estate, contrariamente alle mie abitudini, volevo avvicinare qualche narratore italiano, così ho chiesto in giro a chi ritengo ferrato. Mi hanno fatto il nome di tale Mari, sembra una penna interessante a giudicare da come si scaldava il referente. Poi si è fatta largo la figura di un certo Pecoraro, voce con altri colori ma altrettanta qualità, in più onusta di freschi e prestigiosi premi. Ora devo decidermi e ammetto che questi due autori sono per me in sanguinosa competizione tra loro. Non escludo a priori di far redimere la questione al prezzo o ad altri dettagli.

    Il fatto è che io (come tutti) compro i libri per leggerli, mica leggo i libri per poi comprarli, quindi spesso sono indeciso. Il commercio dell’ “informazione” funziona così e la competizione ne esce favorita.

    Non resta allora che adottare un concetto empirico di monopolio. Io direi che c’ è monopolio quando esiste un unico editore (o distributore) che fa politiche palesemente dannose per i suoi clienti. La seconda parte è la più importante.

    Sono piuttosto restio a pensare che esista qualcosa del genere nel mondo dei libri.

  52. Guido Sperandio Says:

    BRONCOBILLY scrive: « n.b. sono perfettamente consapevole che queste siano solo discussioni accademiche poiché il fisco italiano – da anni – segue solo la LOGICA del rapinatore di banca: “andiamo a prendere i soldi laddove ci sono” e la PSICOLOGIA dell’ ancoraggio: “giusto o sbagliato, se pagano continua a farli pagare”.»

    Broncobilly definisce queste: «Discussioni accademiche» e ne spiega di seguito il motivo.
    Ecco, ha espresso alla perfezione ciò che penso fin dall’inizio di questo scambio.

  53. Giulio Mozzi Says:

    Bronco, scusa ma: a me pare che siamo arrivati al delirio. Perciò ti metto in quarantena. I tuoi futuri interventi non saranno automaticamente pubblicati.

  54. broncobilly Says:

    Giulio, evidentemente è saltato qualche passaggio. Ecco allora una ricostruzione semplificata.

    Avevi espresso un concetto chiaro:

    “… c’è forse un impegno dell’Aie a ribassare i prezzi dopo la diminuzione dell’Iva?…”

    Poiché hai continuato a dirlo anche nel commento successivo, c’ è da ritenere che questa idea sia centrale nella tua visione.

    Sottolinei addirittura di averla ripetuta troppe volte. Eppure non era certo sfuggita, forse era sfuggita la risposta, che mi sembrava altrettanto chiara: L’ IMPEGNO CHE RICHIEDI E’ DEL TUTTO PLEONASTICO.

    Che le cose stiano in questi termini, che l’ impegno richiesto fosse pleonastico, è chiaro da almeno un paio di secoli (a tanto risale l’ invenzione dell’ economia moderna come disciplina), da qui la citazione del macellaio di Adam Smith.

    La tua richiesta ha senso solo se il mercato editoriale fosse un monopolio e i consumatori dei meri “price taker”. E poco importa se tu abbia parlato o meno di “monopoli editoriali” visto che sono necessariamente implicati affinché la tua lamentela abbia un significato.

    Per questo poi il discorso è scivolato sulla relazione tra libri e monopoli: perché il sugo della storia è tutto lì!

    Nessun monopolio, nessun impegno da richiedere a chi lotta per la parificazione.

    Nessun monopolio e la torta verrà giocoforza ripartita.

  55. Lucius Says:

    “Nel mio piccolo mondo il libro cartaceo si è estinto da tempo. Se un libro che m’ interessa non è disponibile in formato elettronico rinuncio. Anche se non riesco a disfarmene, guardo ormai con odio la mia libreria, ingombrante (e costoso) ricettacolo di polveri. Sono infastidito dal dover consultare i vecchi testi cartacei e, non appena posso, cerco di ricomprare i più significativi in formato elettronico”. Misto di saccenza e spocchia “technological-chic”: null’altro.

  56. Lucius Says:

    Errata corrige: “saccenteria” e non “saccenza”, ovviamente. Chiedo venia

  57. Fabrizio Says:

    La discussione è molto lunga e per quanto ne abbia letta la maggior parte certo non l’ho letta tutta. Mi scuso con tutti, quindi, se la mia osservazione è stata già posta e nel dubbio sarò brevissimo. Non è una questione di ontologia (del libro, dell’idea, del supporto) bensì di ridistribuzione che bisognerebbe monitorare. Gli editori pensano di risparmiare dei costi di magazzino, di carta, di tipografia, di distribuzione con il libro elettronico: 1) dovrebbero chiedere qualche aiuto ai produttori di supporti elettronici non al sistema fiscale collettivo o alle compagnie telefoniche quando i libri si leggeranno solo in steaming nel mondo ipercollegato 2) dovrebbero riformulare la percentuale che va agli autori.

  58. Giulio Mozzi Says:

    Bronco, mi pare che tu confonda i significati delle parole “monopolio” e “rappresentanza sindacale”. Non capisco come tu faccia, ma lo fai.

    Fabrizio, rispondo sui due punti.
    1. Centrale non è la produzione di supporti, ma la distribuzione dei libri digitali (tant’è che il supporto più diffuso è prodotto dal più grande distributore).. Purtroppo i distributori di libri digitali sono stati molto più svelti degli editori. Gli editori, al momento, non hanno la forza contrattuale per chiedere “un aiuto” a Amazon & co.: al massimo, possono chiedere pietà.
    2. La percentuale che va agli autori sui libri digitali è già oggi molto diversa da quelle sui libri cartacei.

  59. Andrea D'Onofrio Says:

    @ Giulio Mozzi. “La percentuale che va agli autori sui libri digitali è già oggi molto diversa da quelle sui libri cartacei.”

    Sai di quanto? Anche orientativamente

  60. puntomaupunto Says:

    nel libro che ho appena pubblicato, la percentuale sul cartaceo è il 7% e del 20% sull’elettronico.

  61. Giulio Mozzi Says:

    Che io sappia (ma non mi occupo molto di contratti) si sta appunto tra un 7-20 e un 15-25, a seconda delle dimensioni della Casa, dell’importanza degli autori eccetera.

  62. broncobilly Says:

    Giulio, non avendo parlato di “rappresentanza sindacale” non vedo bene dove stia la “confusione” che denunci.

    Certo, “sindacato” e “monopolio” sono da sempre concetti in simbiosi poiché il sindacato non è altro che un cartello: cerca di creare un monopolio per spuntare condizioni più favorevoli sul mercato. Sul punto, oltre al buon senso, concordano Richard Freeman, James Medoff, Gregg Lewis, Morgan Reynolds e praticamente tutti gli studiosi del sindacato.

    Cio’ detto, continuo a non vedere la rilevanza della cosa sulla tesi centrale, e cioè: la tua richiesto di impegno ad abbassare i prezzi ha senso solo se sul mercato editoriale esiste un monopolio dell’ offerta, altrimenti impegni del genere sono del tutto pleonastici poiché, qualora la campagna vada a buon fine, intascherò automaticamente la mia fetta di torta.

    Ora, l’ Aie ha la forza di imporre politiche di prezzo all’ intero settore? Ognuno giudichi e ne tragga le conseguenze.

    Se risponde di no, partecipi pure a cuor leggero alla “campagna di parificazione”.

    Se invece risponde di sì: 1) partecipi ugualmente alla “campagna di parificazione” per i “benefici indiretti” di cui ai commenti precedenti ma soprattutto 2) denunci la sua scoperta all’ antitrust.

    n.b. Una sola cosa sul “libro verde”: mica possiamo imputare a chi legge in ebook di essere connivente con la“rivoluzione digitale”, quella esiste a prescindere. Una volta data, possiamo al limite interrogarci su come un lettore sensibile alle questioni ambientali sceglie tra le alternative a disposizione. La mia fonte era un articolo del NYT:

    “… Cleantech study concluded that purchasing three e-books per month for four years produces roughly 168 kilograms of CO2 throughout the Kindle’s lifecycle, compared to the estimated 1,074 kilograms of CO2 produced by the same number of printed books…”

    Il tutto senza considerare i costi di immagazzinaggio e smaltimento.

    Possiamo discutere delle quantità (in rete c’ è di tutto) ma non penso che al “forte lettore” con coscienza ambientale siano lasciate molte scappatoie.

    http://green.blogs.nytimes.com/2009/08/31/are-e-readers-greener-than-books/

  63. Giulio Mozzi Says:

    “Gli editori aderenti all’AIE rappresentano il 90% del mercato librario italiano.”

    Questo leggo nel sito dell’Aie.

  64. dm Says:

    Bronco, ovviamente lo studio tecnoentusiastico su cui poggi la tua argomentazione – peraltro svanito dal sito in link – prende in considerazione un mondo che non esiste. O meglio, un mondo esclusivo.
    L’ho ripescato qui.

    E qui trovi invece argomenti più di questo mondo.

    Innanzitutto credo che la media di libri acquistati da una persona sia di gran lunga inferiore ai 22.5

    «il 45,6% dei lettori non ha letto più di 3 libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, cioè chi ha letto 12 o più libri nello stesso lasso di tempo, sono solo il 13,8% del totale. Nel 2011, il 9,9% delle famiglie dichiara di non possedere alcun libro in casa; il 63,7% ne ha almeno 100, l’11,8% da 101 a 200 e il 14,4% più di 200″, ricorda il rapporto.
    Tom’s Hardware parlando del rapporto ISTAT “La Produzione e la lettura di libri in Italia 2010/2011“».

    In secondo luogo non viene considerata l’ipotesi dell’acquisto – o meglio ancora del prestito – di libri usati.
    Dunque proviamo ad ipotizzare una lettura media di 1 libro al mese (12/anno) di cui il 50% usati (6/anno).
    Paragonandoli alla stessa vita media di un Kinlde, abbiamo 24 libri nuovi e 24 libri usati. Ipotizziamo anche che la vita media di un libro usato possa essere di 6 “prestiti”, quindi è come se l’impatto totale fosse di 28 libri nuovi per vita media.
    Con il Kindle, 28 libri nuovi causano l’emissione di 208,83 kg di CO2 contro i 280 kg dei libri cartacei. Questo scarto di meno di 80 kg però non gioca a favore dell’elettronica che nel conto non inserisce la produzione, l’energia, gli eventuali downlaod dello stesso libro, l’impianto commerciale – ad esempio – dello store di Amazon.

    In più bisogna considerare che, per la produzione delle batterie al litio indispensabili a un lettore e-book, servono materiali rari e non rinnovabili, e che le miniere e le attività estrattive di detti materiali sono causa di deforestazione.

  65. deborahdonato Says:

    “Il fatto è che io (come tutti) compro i libri per leggerli, mica leggo i libri per poi comprarli, quindi spesso sono indeciso. Il commercio dell’ “informazione” funziona così e la competizione ne esce favorita”.

    Bronco, sai che io invece spesso leggo i libri per poi comprarli? Capita, se qualcuno mi presta un libro ed io me ne innamoro o se lo prendo in biblioteca e poi capisco che non ne posso più fare a meno. Il libro, poi, non necessariamente informa. O, quanto meno, informare è una delle cose che fa.

  66. Solo se un libro è libero allora un libro è un libro | Signor D Says:

    […] L’intervento di Giulio Mozzi: https://vibrisse.wordpress.com/2014/11/04/la-campagna-per-la-parificazione-delliva-tra-libri-di-carta… […]

  67. IVA al 4% per gli ebook, forse è la volta buona | EDITORIA DIGITALE Says:

    […] pubblica conti qualcosa, men che meno quando si tratta di decisioni politiche o economiche. Sono d’accordo con Giulio Mozzi quando sostiene che le affermazioni alla base della campagne f…, ma del resto si è trattato di un’operazione di marketing tutto sommato ben pensata e […]

  68. l’Iva sugli ebook | Notiziole di .mau. Says:

    […] perdere per il momento tutte le tecnicalità legalistiche (tipo il fatto che l’Iva al 4% sui libri è assolta alla fonte perché diventava troppo difficile fare i […]

  69. I libri digitali costeranno di meno? | vibrisse, bollettino Says:

    […] italiana degli editori, a quanto pare, ha vinto la sua battaglia. (La mia opinione: qui). Quindi: – immaginiamo un libro digitale che al 31 dicembre costi 10 euro (prezzo di […]

  70. Iva e libri / Un incentivo all’imprenditorialità | vibrisse, bollettino Says:

    […] ci fosse falsità ideologica nella campagna unlibroèunlibro, a me pareva evidente da subito; trovo peraltro un po’ ingenuo l’atteggiamento di chi si aspetta che una […]

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