La formazione dello scrittore, 17 / Giuseppe Caliceti

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di Giuseppe Caliceti

[Questo è il diciassettesimo articolo della serie La formazione dello scrittore, parallela alla serie La formazione della scrittrice (che per qualche settimana sarà sospesa, mentre le “formazioni” degli scrittori uscitanno sia il giovedì sia il lunedì). Ringrazio Giuseppe per la disponibilità. gm]

giuseppe_calicetiLo vedo ancora, mio padre! Prima di andare a letto! Io e mio fratello eravamo bambini! Mio padre e mia madre! A turno! Ci leggevano interi romanzi d’appendice! Roba da farti rimanere stecchito! Storie di rapimenti di bambini! Favole con e senza lieto fine! Alcune pagine a sera! In un sussurro! Altre volte un intero capitolo! Altre ancora una sola pagina! Mezza pagina! A seconda del tempo a disposizione! Della stanchezza! Della giornata appena trascorsa! Io e mio fratello ci addormentavamo con quelle parole in testa! Ci addormentavamo dentro a quelle storie! Un’emozione fortissima! Da uno stato alterato di coscienza all’altro! In estate si prendeva in affitto un appartamento! Sull’Appennino! Il paese si chiamava Villa Minozzo! Esiste ancora! Mia madre era impiegata alle poste! All’ufficio centrale! Quello che un tempo era lì in piazza Gioberti! L’unica piazza con l’obelisco di Reggio Emilia! Uno stuzzicadente, più che un obelisco! L’unico della città, comunque! Si faceva trasferire per tutta l’estate all’ufficio postale di Villa Minozzo! Mio padre non ne aveva bisogno! Era maestro elementare! Aveva i tre mesi di vacanza estivi! Poteva starsene un po’ in pace! Giocare coi suoi figli! Andare in bicicletta su per le salite! E’ sempre stato un ottimo scalatore! Ha vinto per ben due volte la Gran Fondo dell’Appennino reggiano! Duecento chilometri di pura salita! A casa di mia madre ci sono ancora le coppe! I medaglieri di tutte le sue imprese! A ogni modo, una notte di luglio sorpresi mio padre! Sveglio! In piena notte! Seduto al tavolo della cucina! Con una stilografica in mano! Mi ero svegliato per andare a pisciare! Non avevo più di sette o otto anni! Mi avvicinai al tavolo! Un po’ preoccupato! Gli chiesi cosa faceva! Mi rispose! Stava scrivendo una favola per me e mio fratello! Oggi non ricordo più che fine abbia fatto quella favola! Se l’abbia poi completata e ce l’abbia mai letta! Ricordo solo il mio stupore! Stava scrivendo una favola! Sul retro della copertina di un libro! Un volume dei mitici Quindici! La mia serie preferita di libri di allora! Aveva una grafia ampia e ondulata, mio padre! Abbastanza illeggibile! Come la mia, d’altronde! Vederlo scrivere in corsivo sul retro della copertina di un libro stampato mi sembrò una specie di profanazione! Sì, una rivelazione e una profanazione contemporaneamente!

Il 1974! Avevo dieci anni! Mio padre mi aiutò a realizzare un giornalino di quartiere! Bimensile! Ciclostilato! Grazie alla complicità di Don Luigi! Alla Parrocchia del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo! Cento copie cento! Vendute porta a porta! A offerta libera! Ai vicini di casa! Ai dirimpettai! La redazione era di ragazzini come me e mio fratello! Intervistavamo gli abitanti del quartiere, per lo più! Intervistavamo gli stessi a cui poi andavamo a vendere il giornalino! I nostri stessi genitori, soprattutto! Alcuni loro amici! Poi venivano pubblicati i migliori temi scolastici! Scrivere nuovi testi era una fatica troppo grande! E personalmente lo è rimasto! Il Pauloniese! Così era intitolato! Nei primi due numeri! Poi cambiò titolo! Diventò Il Resto di Paulonia! Eco del Resto del Carlino! Perché avevamo chiamato il nostro quartiere Paulonia! Un’iniziativa assolutamente nostra! Un quartiere alla periferia di Reggio Emilia! Zona Belvedere! Vicino alla casa di riposo per miliardari! Vicino a Villa al Poggio! Dove ora c’è il Park Hotel! L’avevamo chiamato così non a caso! In molti cortili del quartiere c’erano alberi di paulonia! Con quelle loro foglie sghembe! Gigantesche! Irreali! De Il Resto di Paulonia uscirono sei numeri! Mia madre li conserva ancora in solaio! Si parlava soprattutto dei Ranger! La nostra squadra di baseball! Fondata insieme a Fabrizio Carmeli! Un altro indimenticabile adulto della mia infanzia!

A quattordici anni conobbi Roberto Brandolini! Un mio coetaneo appassionato e esperto di radio libere! E nacque Radio Alpha! Ottenni il permesso dai miei familiari di trasformare una stanza della cantina nella sala di regia! Radio Alpha fu la nostra radio di quartiere! Radio libera! Si sentiva in un raggio di quattro o cinque chilometri quadrati al massimo! Ma a noi pareva di una potenza enorme! Non ci sembrava vero di poter parlare dentro le nostre case anche quando non ci incontravamo! Nell’autunno del 1978 arrivò puntuale La voce di Radio Alpha! L’ennesimo giornalino di quartiere! Sempre ciclostilato da mio padre in parrocchia! Matrice dopo matrice! Avevamo anche inventato un logo! E ci eravamo fatto realizzare i timbri! Ci sentivamo tremendamente orgogliosi! Sul giornalino pubblicammo soprattutto la guida ai programmi della nostra radio! Trasmettevamo solo alcune ore, nel pomeriggio! Al pomeriggio c’era la scuola! Ma perdevamo intere settimane per decidere i palinsesti delle settimane!

A sedici anni ero iscritto all’Istituto Magistrale Matilde di Canossa! Non avevo alcuna intenzione di diventare maestro elementare come mio padre! Anche se poi lo sono diventato! Mi iscrissi alle Magistrali su consiglio del mio professore di violino! Per avere maggior tempo a disposizione per la musica! Frequentavo il Liceo Musicale Pareggiato di Reggio Emilia! Dall’età di sette anni! Un anno prima di cominciare ero al mare con mio fratello e i miei genitori! A Marina di Massa! In una pensione gestita da suore! Dentro a una pineta bellissima! Avevamo conosciuto una coppia di musicisti! Orchestrali della Rai di Torino! Lui suonava il clarinetto! Lei il violino! Alloggiavano nella nostra stessa pensione! Il mio giovane maestro di canto corale alle Magistrali come studente del Peri mi accordò il permesso di girovagare liberamente per i corridoi e per il cortile dell’Istituto durante la sua ora! In cambio voleva solo il numero di telefono di alcune mie compagne di classe! Con lui mi trovavo bene a parlare per via della sua insofferenza verso tutte le istituzioni musicali cittadine! Liceo musicale e Teatri in particolare! A parte che eravamo tutti e due interessati alle studentesse delle Magistrali! Con la scusa delle lezioni private di chitarra e pianoforte lui se l’intendeva con molte divine della scuola! Io mi arrangiavo come potevo! A ogni modo, ogni giorno, alla ricreazione, ci incontravamo accanto alla macchinetta del caffè! Facevamo commenti sulle divine, per lo più! Ma non solo! Fu durante una di quelle ricreazioni che gli confidai di aver scritto alcune poesie! Lui mi fece il nome di Corrado Costa! Un amico! Che in quel periodo stava scrivendo i testi per un cantante locale! Un certo Sacco, se ricordo bene! Beh, telefonai a Corrado Costa all’uscita della scuola! L’appuntamento fu fissato per il giorno stesso! Alle otto di sera! All’uscita dello studio legale in cui lavorava come avvocato!

Arrivai in motorino! Puntuale! Emozionato! Col mio plico minuziosamente rilegato! Venti poesie dattiloscritte! Custodite nella cartellina di cartone giallo che tenevo sottobraccio! Gelosamente! L’aspetto da piccolo Puffo Saggio! L’ironia! L’aria non professorale! Fu questo che mi fece sentire subito a mio agio con Corrado!

Andammo a prendere un aperitivo! Al Tropical! In Piazza del Monte! Gli parlai delle mie poesie! Lo ascoltai! Mentre parlava prendeva in continuazione appunti! Scriveva! O disegnava sui tovagliolini di carta del bar! Poi si metteva tutto in tasca! Quel suo vizio, poi, lo portò a diventare il vignettista ufficiale di Reporter! Un giornalino di cronaca e annunci economici a cui anche io collaboravo negli Anni Ottanta!

A casa sua gli feci vedere le mie poesie! Finalmente! Attesi! Corrado sfogliò il plico! Lesse! Di tanto in tanto si fermava più a lungo su una pagina! Leggeva ad alta voce qualche verso! Ricominciava a sfogliare! A leggere mentalmente!

Interessanti!, disse.

Tirai un sospiro di sollievo.

Interessanti!, disse per la seconda volta. Poi prese un paio di forbici che c’era sul tavolo! Iniziò a tagliare! A volte una quartina! Altre volta un paio di versi! O uno soltanto! Mezzo! Di cinque pagine fece tante striscioline bianche! Le distese sul tavolo! Una accanto all’altra! Ridusse tutto il mio lavoro in coriandoli e stelle filanti! Le altre pagine me le riconsegnò! Io, umiliato e offeso, le riposi nella mia cartellina gialla! Più tardi, per giustificare quello che aveva fatto, mi parlò di Surrealismo & Dadaismo & Avanguardie Varie! Storiche e no! Tutta roba che alle Magistrali non avevo mai sentito nominare! Non riuscii ad ascoltarlo con grande attenzione! Ero sconvolto! Ero ancora sotto schoc per la misera fine che avevano fatto le mie poesie! Non erano neppure fotocopie! Erano copie originali! Copie uniche! Era come se con le forbici avesse tagliato la mia carne! Per fortuna aveva detto che erano interessanti!, pensai. E continuai a guardarlo giocare con le strisce di carta! Le mischiava l’una all’altra alla ricerca di versi originali e divertenti giochi di parole! Provava e riprovava combinazioni e accostamenti! Li distruggeva alla ricerca di altri che gli piacevano di più! Non c’era dubbio, giocava! Si divertiva! Come un bambino!

Guarda cosa hai scritto!, scherzò dopo avermi letto alcune delle combinazioni più ardite che aveva inventato.

Rimasi perplesso, ammutolito, ma la sua allegria era molto contagiosa!

Allora?, disse ancora. Tu hai intenzione di fare solo lo spettatore? Non mi avevi detto che ti piace scrivere? Guardiamo cosa sai fare!

Provocato, cominciai a giocare con lui, ad appassionarmi!

Non si può scrivere nulla di nuovo e di interessante se non si prende una certa distanza da se stessi e da quello che si scrive!, spiegò alla fine di quel nostro primo incontro.

Me ne andai a mezzanotte! Con un biglietto in mano! Un biglietto su cui avevo scritto i nomi di alcuni scrittori di cui mi aveva letto durante la serata alcune pagine! Primi tra tutti Baudelaire! Dylan Thomas! Céline! Celan! Oltre al biglietto avevo con me un collage potente e che funzionava di una ventina di versi! Quanto di meglio eravamo riusciti a mettere insieme in due ore di intenso lavoro con le striscioline di carta! Mi sembrò di andarmene a mani vuote, lo confesso! Ma fu abbastanza per incontrarci nei dieci anni successivi! Quasi quotidianamente! Fino al giorno della sua morte per infarto! All’inizio degli anni Novanta! Per dieci anni gli feci leggere i miei testi e lui mi fece leggere i suoi! E andai insieme a lui e ai suoi amici cosiddetti neoavanguardisti in tanti reading e festival poetici sparsi per l’Italia e per l’Europa! Adriano Spatola! Patrizia Vicinelli! Giulia Niccolai! Nanni Balestrini! Franco Beltrametti! E tanti altri! A volte li accompagnavo col mio violino nelle loro letture dando vita a spericolate performance! Anche se nel frattempo, dopo aver superato l’esame di ottavo anno al Peri, avevo preso la sofferta decisione di abbandonare gli studi musicali! Proprio due anni prima dal traguardo del diploma! Fu comunque una di quelle decisioni di cui non mi sono mai pentito!

I miei genitori erano preoccupati dell’assidua frequentazione tra me e Corrado! Non riuscivano a capire perché passassi tanto tempo insieme a una persona più anziana di me! Rispondevo che andava da lui a leggere poesie e racconti! Non era una risposta che li tranquillizzasse troppo! Anzi! In quel periodo ebbi la sensazione che pensassero all’eventualità che fossi omosessuale! E comunque non furono i soli…

Dei viaggi e delle avventure con Corrado ne ricordo tante! A Nola, con Amelia Rosselli, suonavo il violino rinchiuso in una voliera! A Brescia vidi l’ancor giovane e sconosciuto Aldo Busi che prima di leggere le sue poesie esibiva a tutti un fallo di ebano! Poi ci furono le prime indiemticabili edizioni della rassegna Di versi in versi con Daniela Rossi, a Parma! E il Festival di Gogolin! Milanopoesia! Pholiphonix, a Parigi!

In tutti quegli anni passati insieme, Corrado mi diede solo un altro consiglio di scrittura. Un giorno, inaspettatamente, mentre tornavamo verso Reggio Emilia sulla sua Mercedes azzurra.

Scrivi di quello che fai! Di quello che pensi di conoscere meglio! Scrivilo al tuo meglio! In modo che almeno piaccia a te! Poi spera che quello che piace a te piaccia anche agli altri!

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15 Risposte to “La formazione dello scrittore, 17 / Giuseppe Caliceti”

  1. Maria Luisa Mozzi Says:

    !

  2. manu Says:

    mi spiace. non riesco a prescindere dai punti esclamativi. probabilmente ci sarà un motivo, ma mi sfugge. non ho letto fino alla fine. mi spiace.

  3. RobySan Says:

    Miglior fabbro! ‘sto Corrado!

  4. unarosaverde Says:

    Una prosa col singulto. Cosa l’ha ridotta in questo stato?

  5. Antoni Coda Says:

    Nella formazione di Caliceti mi colpisce, a margine, l’accenno fatto a proposito di un giovane Aldo Busi che legge poesie sue durante qualche evento a Brescia. Nella produzione di Busi alla poesia è riservato un risicatissimo spazio. Sarei grato a Caliceti se volesse condividere il suo ricordo sul Busi precedente a “Seminario sulla gioventù.” I miei saluti, Antonio Coda

  6. dm Says:

    Un racconto molto bello. Grato.

  7. marisasalabelle Says:

    Davvero, come si fa a scrivere un testo con tutte frasi esclamative?

  8. gian marco griffi Says:

    Odio i punti esclamativi! Per questo mi è piaciuto tanto! Bello!

  9. dm Says:

    Marisa, non sono tutte frasi esclamative.

  10. marisasalabelle Says:

    Tutte tutte no, ma…

  11. Carla Says:

    a me è piaciuto molto! quando si dice destare l’attenzione e mantenerla desta… non basta scrivere cose interessanti, quando si arriva a fare lo stesso tema dopo alcune decine di altri scrittori…

  12. enricomacioci Says:

    In effetti sarei curioso di sapere il perché di questa scelta di Caliceti.
    Gian Marco Griffi:🙂

  13. Giulio Mozzi Says:

    Be’, immaginatevi una lettura a voce alta. Piuttosto alta.

  14. enrico ernst Says:

    “roba da farti rimanere stecchito”. Salinger. Holden Caulfield. Ecco! mi son detto! capito tante cose!

  15. claudiosalvi Says:

    sembra un testo in funzione di punti esclamativi.

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