Cose che succedono a Pordenonelegge

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di giuliomozzi

Caffè del Corso, ore 10.30. Due ragazze al tavolo accanto al mio.
Prima ragazza: “Io voglio vedermi gli incontri sui sentimenti”.
Seconda ragazza: “Ma sono sovrapposti”.
Prima ragazza: “Tocca scegliere”.
Seconda ragazza: “Qual è il primo?”.
Prima ragazza: “Aspetta… Al Palazzo della Provincia c’è Mozzi”.
Seconda ragazza: “Vuoi andarlo a sentire?”.
Prima ragazza: “No, lui no, per carità”.

19 Risposte to “Cose che succedono a Pordenonelegge”

  1. LiveALive Says:

    Avevo progettato di venire a Pordenone (è a mezz’ora da casa mia), ma ho avuto tutta la settimana occupata. Questa mattina mi sono svegliato alle cinque per andare a Venezia, e sono tuttora bloccato alla stazione in attesa del treno di ritorno. Peccato…

  2. davide Says:

    “”Prima ragazza: “Aspetta… Al Palazzo della Provincia c’è Mozzi”.
    Seconda ragazza: “Vuoi andarlo a sentire?”.
    Prima ragazza: “No, lui no, per carità”.”

    beh non si può piacere a tutti, suvvia🙂

  3. nafralelia Says:

    poverino Giulio

  4. anna maria bonfiglio Says:

    sarei curiosa di sapere il perché del no al Mozzi

  5. francesco genovese Says:

    Ma sicuro che questa storia sia vera.?
    Uhm mm…
    E perché non ti sei fatto riconoscere?
    E cosa hai provato?
    E perché secondo te le due avrebbero detto no lui no per carità?
    Ho letto che ieri o oggi c’è o c’è stato De Carlo….
    Forse devi fare un po’ di televisione…

  6. davide Says:

    francesco,mi scusi ma da come riportato sopra solo una ha detto “noo per carità”-ripeto,insisto.non si può interessare e-o star simpatici a tutti al mondo, non è certo questione di passaggi tv

  7. gian marco griffi Says:

    Ma pordenonelegge è quello che dovevo andarci e poi ho preso il morbillo? Forse mi confondo.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Sì, Gian Marco.

  9. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 19 settembre – Credo di avere capito perché scrivo il diario. Perché, alla presentificazione forzata – « 10 luglio 1992 – Il presente assoluto dei media. » -, io tento di opporre un presente a misura individuale, un presente riconoscibile, un presente « dal volto umano », un presente di me, veramente di me. Io sono quello che sono: sono memoria, sono stanchezza, sono tristezza. Sono vecchiezza, insomma. D’altronde, si sa: nessuno è perfetto etc. “ (La s-formazione dello scrittore, 3) [*]
    [*] E Pordenone, per me, sarà sempre troppo lontano.

  10. acabarra59 Says:

    P.s.: ” Venerdì 19 settembre 2014 “

  11. gian marco griffi Says:

    Non me ne va bene una.

  12. davide Says:

    Gian,in che veste dovevi andarci?

  13. gian marco griffi Says:

    Sicuramente ci sarei andato con i jeans. Poi – se non avessi pensato di prendere il morbillo – avrei dovuto leggere un racconto, discuterne, queste cose qui.

  14. acabarra59 Says:

    ” E Pordenone, per me, sarà sempre troppo lontana “. O troppo vicina? Cfr.: “ Mercoledì 14 febbraio 1996 – « Poetry is a place », diceva lo slogan-titolo di P77, il raduno di poeti a Venezia 1977, durante il quale anch’io, per la prima e ultima volta, lessi una poesia in pubblico. Ma veramente la poesia è un luogo, davvero il dove è così importante per la letteratura? “. Tènere le distanze. [*]
    [*] La s-formazione dello scrittore. 4.

  15. enrico ernst Says:

    non hai mai pensato acabarra che tieni un diario in fondo perché non vuoi parlar(e)-ci… (tenere le distanze – tenerle, collezionarle, dove mettere le distanze, dove?) C’era sempre uno zio che parlava da solo, ai pasti comandati. Mi venne una volta un dubbio: che volesse essere “ascoltato”:..

  16. enrico ernst Says:

    mai che avevo riflettuto sull’espressione “per carità” (il Mozzi non appone un punto esclamativo).

  17. acabarra59 Says:

    “ Sabato 13 novembre 1999 – Ho pensato che, a quelli che si ostinano a leggere il mio originale, trasversale, mediale « tènere le distanze » come un brutale, antisociale, banale « tenére le distanze » che non riconosco assolutamente per mio, potrei comunque suggerire di intenderlo almeno nel senso automobilistico, autostradale del termine: « tenére le distanze »: « di sicurezza », fra il nostro e gli altri veicoli, fra noi e la sconosciuta vettura che ci precede, piena di gente che non conosciamo e non conosceremo mai, a meno di non andare a sbatterci contro, ed è perfettamente superfluo dire che è meglio di no, meglio le distanze – anche se non vi sembrano « tènere », anche se non amate le sicurezze, anche se, viaggiando, vi sentite soli – di certe dolorose, disastrose, spaventose conoscenze. “.

  18. acabarra59 Says:

    P.s. Era La s-formazione dello scrittore / 7

  19. Adua Biagioli Says:

    Certe esclamazioni proprio non si capiscono. Il piacere o non piacere a tutti non c’entra poi molto secondo me. Ascoltare la voce di tutti arricchisce. Chi non lo fa ha dei motivi nascosti che mettono in luce un problema di confronto con se stessi, a mio avviso. Chi ha problemi interiori non accetta l’ascolto del prossimo. Spesso accade così.

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