Cosa o come insegnare a scuola / Leopardi, Manzoni, Dante e l’educazione libertaria

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Visto che stiamo parlando di questo, Giovanni Accardo (che spesso interviene qui in vibrisse) mi segnala il suo articolo Come insegnare Dante a scuola, pubblicato nel sito della rivista Micromega. Nello stesso sito si trova l’articolo Come insegnare Leopardi (senza noia), di Diana Romagnoli, Paolo Trama e Maria Laura Vanorio; seguiranno domani e dopodomani il Come insegnare Manzoni di G. Petta e Per una educazione libertaria di F. Codello. [gm]

32 Risposte to “Cosa o come insegnare a scuola / Leopardi, Manzoni, Dante e l’educazione libertaria”

  1. acabarra59 Says:

    “ 20 marzo 1984, Roma – Ripenso al professor Paciotti che vent’anni fa al liceo leggeva e spiegava Dante. Tutto sommato in vent’anni non ho sentito niente di meglio. “. [*]
    [*] Chiedere, volendo, a Cesare Viviani.

  2. Maria Luisa Mozzi Says:

    Ho letto Come insegnare Leopardi, che dà forma compiuta ed esemplifica bene molte delle intuizioni emerse qui in Vibrisse.
    Grazie dellla segnalazione.

  3. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 5 ottobre 1998 – « 23 gennaio 1950 – Il fanciullo Leopardi aveva antipatie irriducibili e non ragionevoli simpatie, cagionate solo da un tono di voce, da un mover di persona, da un nome. Tra i nomi di donne non gli piaceva Teresa, forse perché una Teresa che gli stava attorno dové riuscirgli particolarmente odiosa. Il destino gli riempì poi la vita di Terese, tutte dolcemente o disperatamente amate: la Teresa Fattorini, la Teresa Cariani Malvezzi, la Teresa Lucignani… E una quarta Teresa, la seconda moglie del fratello Carlo, fu la sua postuma calamità. » (Michele Saponaro, Diario) “.

  4. Carlo Capone Says:

    Io, se insegnassi Italiano al LIceo, esordirei così: “E’ un genio dell’umanità, un genio incazzoso, di parte e sensuale. Spero tanto che in sette secoli dalla sua morte possa aver gioito di tanta legittima venerazione e abbia trovato pace. Perchè in vita fu esiliato, perseguitato, umiliato e gli bruciarono persino la casa”.

  5. andrea barbieri Says:

    Immagino che l’articolo sull’insegnamento di Leopardi sia considerato una vetta di apertura mentale, ma io non riesco a non considerarlo deludente, e l’insegnate antenna curiosamente si attilla perfettamente a ciò che chiamo ‘la vecchia idea del trasmettitore’.
    Se voi non capite che i giovani possiedono una cultura loro propria, cultura con la C maiuscola, sviluppata dalla loro postura nel mondo, che è anche cronologica, ed è loro e non vostra, perderete sicuramente qualsiasi sfida di insegnamento, e di apprendimento rispetto all’insegnamento che vi arriva dai giovani.
    Quando Mozzi altrove scrive “Credo che ancora oggi sia semplicemente troppo presto per i videogiochi” dovreste comprendere che oggi è già troppo tardi.

  6. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 20 aprile 1998 – Dice che la poetessa Patrizia Valduga in un’intervista a Panorama ha dichiarato che Leopardi è un « poeta per adolescenti segaioli ». Segue foto. (Così gli adolescenti, invece di leggere Leopardi, possono vedere Patrizia Valduga. E giù seghe) “ (Alì Morté, Diario di un extracomunitario) [*]
    [*] A proposito di videogiochi.

  7. RobySan Says:

    D. «Tutti gli adolescenti segaioli, / con l’acne che gli dà le depressioni, / adorano Leopardi, lune e duoli». Potrebbe spiegarmi la “razionalizzazione” della sua antipatia per Leopardi? E da dove deriva questa antipatia?

    Ho un’ammirazione sconfinata per Leopardi prosatore e filosofo. Il poeta non mi piace, i suoi versi più riusciti sono di altri, le immagini e il lessico sono di Vincenzo Monti (l’ha scritto Contini quarant’anni fa!), insomma è il più amato dagli italiani perché gli italiani non amano la poesia.

    Così la Valduga in un’intervista, qui.

  8. acabarra59 Says:

    “ Martedì 2 gennaio 2001 – « È una mole di ben 4526 facce lunghe e larghe mezzanamente, tutte vergate di man dell’autore, d’una scrittura spesso fitta, sempre compatta, eguale, accurata, corretta. Contengono un numero grandissimo di pensieri, appunti, ricordi, osservazioni, note, conversazioni e discussioni, per così dire, del giovine illustre con sé stesso, su l’animo suo, la sua vita, le circostanze; a proposito delle sue letture e cognizioni; di filosofia, di letteratura, di politica; su l’uomo, su le nazioni, su l’universo; materia di considerazioni più larga e variata che non sia la solenne tristezza delle operette morali; considerazioni poi liberissime e senza preoccupazione, come di tale che scriveva di giorno in giorno per sé stesso e non per gli altri, intento, se non a perfezionarsi, ad ammaestrarsi, a compiangersi, a istoriarsi. Per sé stesso notava e ricordava il Leopardi, non per il pubblico: ciò non per tanto gran conto ei doveva fare di questo suo ponderoso manoscritto, se vi lavorò attorno un indice amplissimo e minutissimo, anzi più indici, a simiglianza di quelli che i commentatori olandesi e tedeschi apponevano ai classici. » (Giosuè Carducci, Introduzione, in Giacomo Leopardi, Zibaldone, Firenze, 1898, in Giuseppe Pacella, Introduzione, in Giacomo Leopardi, Zibaldone di pensieri. Edizione critica e annotata a cura di Giuseppe Pacella, 1991)) “.

  9. Giulio Mozzi Says:

    Andrea, scrivi: “sia considerato”, “voi”. Ovvero: ti rivolgi a un interlocutore indeterminato. E’ il comportamento tipico – lo faceva notare già Cicerone nel De oratore – di colui che in realtà fa a meno dell’interlocutore.

    Credo che oggi sia semplicemente troppo presto per i videogiochi perché temo non esista un numero sufficiente di insegnanti con adeguata preparazione sui videogiochi. Mi pareva che il senso della frase fosse chiaro nel contesto.

  10. Giovanni Says:

    Gli autori dell’articolo su Leopardi fanno parte del gruppo di insegnanti dell’istituto tecnico “Pitagora” di Pozzuoli che ha ideato questa bellissima iniziativa: http://www.lapaginachenoncera.it

  11. Andrea D'Onofrio Says:

    “temo non esista un numero sufficiente di insegnanti con adeguata preparazione”

    E certo che non esistono, perchè hanno l’approccio di DM. Si vede benissimo che di videogame capisce poco e gioca meno, ma giudica e disprezza. Cita i videogame calcistici come fossero chissachè e di tutti gli esempio negativi ha scelto il peggiore. I FIFA che tanto disprezza sono solo la versione moderna e digitale del subbuteo, del calcio balilla. Sono un giochillo che i ragazzi fanno qualche volta in solo, altre in multi. Più spesso che no sono solo un modo di stare insieme e si fanno buttati sul divano insieme agli amici. Hanno una modalità di fruizione assolutamente diversa da un RPG, per esempio, o uno strategico a turni.

    La citazione dei sparattutto poi non ha ne capo ne coda. Dire sparattutto e dire tutto e niente, la categoria di riferimento (alla DOOM per capirci) è cambiata millenni (viodeludici) fa.
    Dire sparattutto e come dire film ad ambientazione strorica: c’è tutto e il suo contrario.
    Manco a dirlo, entrando nello specifico lo sparatutto citato da DM è GTA che è fatto apposta per essere citato in negativo. Lo cita perchè è un successo. Ma ce ne sono tanti altri. Andrea Barbieri ha citato Bioshock, ma non è l’unico.

    Il punto, caro Giulio, è che dopo una nottata passata su The witcher leggere Manzoni è quasi impossibiile La provvidenza Manzioniana sembra un favola per bambini di fronte al “Non esiste il bene o il male, solo decisioni e conseguenze” di Geralt di Riva.
    Se non si conosce la complessità, lo spessore, la maturità di certe narrazioni videoludiche, come si può pensare di “Commuovere commuovere commuovere e discutere la differenza con gli horror che amano tanto. E parlare così di letteratura.” altro commento di insegnante che di videogame capisce nulla, e si vede benissimo.

    Leggo sempre commenti negativi sulla Gelmini e la sua riforma. Nel tempo mi sto convincendo che sia stata un buona riforma. Perchè quando parlo con gli insegnanti, soprattutto di lettere, ho la sensazione di un modo chiuso in se stesso, vecchio e con i paraocchi. Una “generazione perduta”

    Insegnare Manzoni a scuola? E perchè? Cosa ha da dirci Manzoni che non ci venga detto, meglio, da un videogame? Quale è lo specifico Manzoniano che lo rende più formativo rispetto a The witcher?
    Queste, per me , sono le domande (non ho le risposte).

  12. dm Says:

    Andrea D’Onorfio, riprendi qui il bandolo dell’assurdo, che però stava . Fra l’altro, come il tuo omonimo, parli con Giulio riferendoti a me. È un indizio di carenza di dialettica naturale, che insieme alle imprecisioni mi convincono a dedicare qualche minuto a farti notare due cose.

    l’approccio di DM. Si vede benissimo che di videogame capisce poco e gioca meno, ma giudica e disprezza.

    Accusare l’interlocutore di incompetenza – sia pure nell’ambito del videogioco – in una discussione partita da un’obiezione di cui sopra, è una dichiarazione d’incompetenza di altro tipo.

    I FIFA che tanto disprezza [dm] sono solo la versione moderna e digitale del subbuteo, del calcio balilla. Sono un giochillo che i ragazzi fanno qualche volta in solo, altre in multi.

    Ancora, utilizzare nella disputa i miei terribili sentimenti verso il Videogioco, non aiuta.
    Che poi il videogioco calcistico della questione discenda addirittura (?) dal subbuteo, be’ questo non fa di quel videogioco calcistico un oggetto dalla dignità artistica.
    Perché è di questo che s’andava discutendo di là.

    Esemplifico.
    Tu scrivi:

    Dire sparat[t]utto e come dire film ad ambientazione strorica: c’è tutto e il suo contrario.

    E accenni esattamente al tipo d’obiezione fatto di là. Io direi: “dire videogioco è come dire film ad ambientazione storica: c’è tutto e il suo contrario”.
    E di qui l’inciampo rovinoso.
    A volte, per uscire dal mulinello azionato da affermazioni paradossali e provocatorie (che prese sul serio ti portano al ridicolo), è sufficiente ridurre quelle affermazioni al paradosso e alla provocazione.

  13. RobySan Says:

    “Non esiste il bene o il male, solo decisioni e conseguenze” (Geralt di Riva)

    Mo’ me la segno.

  14. dm Says:

    Il discorso sulle conseguenze dialettiche di affermazioni provocatorie e paradossali, vale ad esempio per la “domanda”:

    Cosa ha da dirci Manzoni che non ci venga detto, meglio, da un videogame?

  15. Andrea D'Onofrio Says:

    @DM cito te come esempio di pproccio con pregiudizi ai mondo dei videogame.
    Non so cosa sia la carenza dialettica naturale.
    I FIFA non sono ne capolavori, ne immondizia. Esiste una via di mezzo?

    E’ troppo facile, caro DM rispondere, come hai fatto tu. Leggi questo

    Di sicuro alcuni “libri” sono narrativamente decenti se non persino interessanti, di sicuro alcuni romanzi sono ben fatti, ma sei sicuro che i giovani-che-hanno-finito-l’orario-scolastico guardino quelle “narrazioni” e leggano a quei (pochi) romanzi di alto livello? Perché a me, ad esempio, sulla base delle poche immersioni sociali fatte tra quei giovani, risulta che vadano per la maggiore i romanzi harmony e i porno e i scandalistici tipo Trierweiler

    Secondo te, è un approccio scevro da pregiudizi?

    @Robysan. No, te segnati che la provvidenza provvede. E non andare oltre.

  16. RobySan Says:

    @Robysan. No, te segnati che la provvidenza provvede. E non andare oltre.

    Segnato.

  17. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 18 aprile 1996 – Non so se ridere o piangere quando, avendo digitato il mio nome, vedo comparire nell’animazione del golf-videogame, una graziosa giocatrice con un vispo gonnellino rosso. Non c’è niente da fare: per gli americani « Andrea » è un nome da donna. E gli americani, si sa, hanno sempre ragione. (E poi nessuno è perfetto) “.

  18. dm Says:

    Andrea D’Onofrio, come scrivi, è facile rispondere come io ho risposto.
    È facile perché è facile fare a pezzi un’enormità.
    Ti ricordo che i pregiudizi stanno a zero.
    Tra persone ragionevoli, e io considero sempre il mio interlocutore persona ragionevole, conta ciò che è detto, scritto.
    Se tu affermi che gli asini volano e ne fai una questione di fatto, il mio terribile pregiudizio asinino è qualcosa che non c’entra. Così come non c’entra il darsi dell’asino a vicenda, è ammissibile ma come contorno (il primo e secondo devono invece essere a base di asino). E così via.
    Se invece vuoi recedere dall’albo degli interlocutori ragionevoli, per me puoi continuare a dare man forte all’asino.

  19. Andrea D'Onofrio Says:

    No, è facile fare a pezzi un discorso se si guarda SOLO all’enormità.

    Tu hai guardato SOLTANTO agli asini volanti. Tua scelta, ma se in un discorso ampio ed articolato ignori il tanto e ti concentri solo sugli asini, non è irragionevole pensare ad un pregiudizo. Oppure ad una irresistibile attrazione per gli asini

  20. dm Says:

    Sono d’accordo, Andrea, “è facile fare a pezzi un discorso se si guarda SOLO all’enormità”.
    Perché un discorso che superi una certa soglia di astrazione si può fare a pezzi solo partendo dalle premesse. Mostrando cioè che non poggia su una base solida ma su un terreno non edificabile.
    In larga scala, a me sembra l’atteggiamento giusto per evitare, ciascuno nel proprio piccolo, che discorsi oltre una certa soglia d’astrazione e fondati su enormità appunto, entrino nel delicato campo del verosimile. O nella rischiosa prateria del come-dovrebbe-essere-il-mondo. Perché dal condizionale all’indicativo, a volte c’è un minimo scarto fatto di tante ipotesi costruite su terreni pericolosi. Chiedo scusa ma la metafora “attuale” degli edifici su terreni scivolosi è più forte di me oggi. Ad esempio, una domanda tesa verso una scuola più adeguata ai tempi come la tua “Cosa ha da dirci Manzoni che non ci venga detto, meglio, da un videogame?” va ricondotta immediatamente al terreno delle provocazioni, prima che ne venga fuori un discorso “ampio e articolato” per una sostituzione dei Promessi Sposi con The witcher nelle nostre scuole.
    – Hai mai giocato a The witcher?
    – No.

    – Ho visto un asino volante a Timbuctù.
    – Ma che, sei tutto scemo…
    – Cosa ne sai… sei mai stato a Timbuctù?
    – No…
    – Ecco, e allora etc.

  21. Daniela Grandinetti Says:

    mi spiace deludere Andrea D’Onofrio che mi ha chiamata in causa con la seguente affermazione “Se non si conosce la complessità, lo spessore, la maturità di certe narrazioni videoludiche, come si può pensare di “Commuovere commuovere commuovere e discutere la differenza con gli horror che amano tanto. E parlare così di letteratura.” altro commento di insegnante che di videogame capisce nulla, e si vede benissimo”, ma non solo ci capisco un “tantinello”, non solo mi pongo spesso e volentieri in condizione di “apprendere” dagli studenti quel linguaggio e poi sperimentarlo, lo scorso anno abbiamo scritto insieme un racconto: l’incontro tra l’ombra di un ragazzo/partigiano e un ragazzo all’opera con il videogame The War of the Worlds. Saluti.

  22. Andrea D'Onofrio Says:

    Ho visto un asino volante a Timbuctù.
    – Ma che, sei tutto scemo…
    – Cosa ne sai… sei mai stato a Timbuctù?
    – No…
    – Bene, lo hanno imbrarcato con un elicottero e salvato da un incendio!

  23. Andrea D'Onofrio Says:

    Daniela, scusami, sicuramente ho indotto troppo dal tuo commento.
    A prescindere da quello che sai o ignori dai videogame da una semplice frase come la tua non avrei dovuto indurre una generalizzaione.

    Ti chiedo scusa per la mia superficilità

  24. dm Says:

    Il problema, Andrea D’Onofrio, è che incendi e elicotteri non ci sono a Timbuctù soltanto, per cui, come ormai è abitudine pare, vai a parare dove non è pertinente, oltre a confondere diciamo, mi pare, pragmatica e logica.
    Ma magari non è un problema.
    Buone partite.

  25. Maria Luisa Mozzi Says:

    Ho finalmemte letto anche l’articolo su Dante a scuola di Giovanni Accardo, che ringrazio in particolare per le testimonianze su ciò che propone in aula e per avermi confermato che Dante ai ragazzi piace molto.

  26. gian marco griffi Says:

    Leggendo Vibrisse stasera ho imparato che Geralt di Rivia è stato l’insegnante di Thomas Hobbes. E che uno scrittore fantasy polacco può ridicolizzare Manzoni. Mentre Monkey Island potrà entrare nel programma delle medie, e in quel caso mi propongo come insegnante.

  27. Giulio Mozzi Says:

    Andrea D’Onofrio: giustamente scrivi che

    Il punto, caro Giulio, è che dopo una nottata passata su The witcher leggere Manzoni è quasi impossibiile.

    E questa è, direi senz’ombra di dubbio, una delle migliori ragioni per leggere Manzoni a scuola: perché non esistono, mi pare, buoni motivi per dimenticare una tradizione e una cultura la cui conoscenza e frequentazione sono indispensabili per… scrivere The Witcher.

    La pianterei (dico soprattutto a Daniele dm) di ragionare sulla “dignità artistica” dei videogiochi in quanto tali: non serve a nulla. Tutte le forme di narrazione a me note si realizzano in oggetti talvolta belli e più spesso brutti. Di tutto ciò che fu scritto e pubblicato nell’Ottocento, ci resta solo di che riempire uno scaffale di libreria (tutto il resto è cibo per specialisti, accademidi e maniaci).

  28. Andrea D'Onofrio Says:

    “perché non esistono, mi pare, buoni motivi per dimenticare una tradizione e una cultura la cui conoscenza e frequentazione sono indispensabili per… scrivere The Witcher.”

    Non lo so, Giulio. Tutto non si può insegnare, ma perchè scegliere questo e non quello? Non discuto ne il valore ne l’importanza dei Promessi Sposi, ma non credo che la conoscenza del Manzoni sia indispensabile per scrivere The Witcher ne capisco perchè la scuola debba porsi questi problemi. E, ovviamente, non sto dicendo che the witcher debba sostituire I Promessi Sposi.

    Gilio tempo fa – non ricordo se qui o su giuliomozzzi.com – tu scrivesti che non di risposte abbiamo bisogno, ma di domande.
    In questa discussione ci sono troppe risposte, ma “Nothing he’s got he really needs”.

  29. Giulio Mozzi Says:

    La domanda è, Andrea, appunto: di che cosa abbiamo bisogno?

    Probabilmente la conoscenza del Manzoni non è indispensabile per scrivere The Witcher. Ma credo che sia indispensabile, per scrivere The Witcher come per scrivere un buon romanzo o un buon film o un buon fumetto eccetera, una buona conoscenza della tradizione narrativa occidentale (dico “occidentale” per mettere un limite). Della quale I promessi sposi sono un tassello di una certa importanza, non “indispensabile” (perché “nessuno è indispensabile”, come dice Marchionne; e comunque direi che senza dubbio Il Don Chisciotte e Gargantua e Pantagruele e I fratelli Karamazov e Re Lear, e tanti altri, sono senz’altro più importanti. E sono importanti anche La donna che visse due volte, e L’Eternauta, e Final fantasy, e In the court of the Crimson King, e chi più ne ha più ne metta).

    Una prima distinzione si può fare tra giudizi di valore consolidati e giudizi di valore non consolidati. Direi che la scuola ha una tendenza a preferire i primi, e che non ha necessariamente torto.

    Ricordiamoci che nel Seicento tutti (quelli che avevano cultura) andavano pazzi per L’Adone del Marino, e che il libro di maggior successo dell’Ottocento fu I lombardi alla prima crociata di Tommaso Grossi. Opere che ci sono oggi, semplicemente, quasi illeggibili.

  30. acabarra59 Says:

    “ 25 marzo 1994 – Stava per iniziare la grande diretta televisiva del Palio. il percorso, diversamente dal solito, era attraverso tutta la città, che veniva mostrata come non l’avevo mai vista, splendida nella giornata di festa, dal bravissimo teleregista. « Porta San Paolo », ad esempio: chi si era mai accorto che ci fosse? Corrado invece, che era con me davanti al televisore, sì. (Questo sogno è il sogno « della vista ». Per una parte è storia: verso i sedicianni io « scoprii » Siena. Profittando delle indicazioni dei miei nuovi amici, – quelli che per semplificare chiamo sempre « gli architetti » – io me ne andavo in giro a piedi o in bicicletta, incontrando chiese, vicoli, scorci per me assolutamente inediti. Facevo anche fotografie, esploravo musei. Sono stati anni felici, pieni di sole, innamorati, appassionati. Le oscurità – e la saggezza « cattiva » (« captiva ») – degli anni d’infanzia furono dimenticate in un attimo. Ero libero, liberissimo. Poi c’è un aspetto simbolico. « Porta San Paolo » mi fa pensare a San Paolo, ovviamente, e in particolare alla sua conversione, e di seguito al dipinto di Caravaggio che, come è arcinoto, si trova qui a Roma a Santa Maria del Popolo e che non molti anni fa ho rivisto e considerato. Credo di aver pensato allora che il pittore aveva giocato sull’ambiguità del messaggio: il soldato che giace a terra tramortito potrebbe essere stato abbattuto dalla vista della enorme massa bianca abbagliante del cavallo, o forse la stupefacente visione è frutto del suo sogno, forse l’uomo disteso sta dormendo e sognando la grande bestia luminosa (il cavallone sarebbe una sorta di « fumetto »). Forse « convertirsi » è « vedere » qualcosa. Forse in quegli anni luminosi, abbaglianti, io, l’incredulo, vidi e credetti. “.

  31. dm Says:

    (Giulio, ho usato l’espressione “dignità artistica” solo all’interno di discussioni in cui “dignità artistica” era stata sbandierata per dire cose secondo me assurde. Tra l’altro ho riportato l’espressione tra virgolette, o in corsivo, proprio a segnalare che, per me, “dignità artistica” è un corpo estraneo. Lungi da me un attacco ai videogiochi tutti in forza del riconoscimento d’una “dignità artistica”. Ci mancherebbe altro).

    Gian Marco, Monkey Island per le medie può essere un classico. Io mi propongo, più modestamente, come maestro di Snake per la scuola primaria. All’epoca ero fortissimo.

  32. dm Says:

    “25 marzo 2008 – Ho rivisto al Saloon di via Niccolini il grande Mattia. Il grande Mattia era l’altro programmatore, quello che ha proseguito e ora, ha detto ieri, è responsabile per la sicurezza informatica in un istituto di ricerca di certa importanza, quale non dico. Ci siamo rianimati, bevendo un rosso piuttosto scadente, di tutti quei ricordi là. Lui aveva una mano ferma. Di quelle che, senza un righello, tracciano rette senza incertezze. A diciott’anni disegnava fumetti di un erotismo lieve e, sull’altro versante, giocava all’hacker. Avevamo fatto un finimondo di pasticci. Lui poi, molto poi avrebbe ricevuto nella casa dei suoi un torbido avviso di garanzia. Per crimini informatici, ha raccontato ieri, alla seconda bottiglia. – E quella volta, quella del videogioco… – è sbrancato là, sgomitando al tavolaccio. (Al Saloon di via Niccolini, a Milano, hanno tavoli rinforzati col rame sopra come fatti appositamente per ubriaconi caciaroni). Il grande Mattia all’epoca promise ad una ragazza di quarta che le avrebbe ‘dedicato un videogioco’. Mi telefonò, era estate piena, il liceo agli sgoccioli. Era primavera, almeno in apparenza. Invece l’estate già era sotto pelle. E ci mettemmo, non tanto per dimostrare qualcosa ma per uscire vivi dall’estate di una Milano irragionevole sudafricana, allo schermo dei computer. Ieri il grande Mattia ricordava giusto, al terzo ordine, dell’esito finale. – Siete dei pervertiti, pervertiti… Tu e tu, – strepitava sul tavolo di rame rinforzato. Il videogioco disegnato e codato in quell’estate più che adolescente non aveva ricevuto apprezzamenti. – Le ho dedicato un videogioco, le abbiamo cioè – ha continuato col tono da uccello. E quella, ricordo bene, lo mandò e ci mandò al baubau, perché, abbiamo riso fino a tossire, nel cinema dei tempi andati, non aveva apprezzato quell’organo riproduttivo a toni di grigio all’inseguimento di piccole vulve dentro a un campo striato, visuale da lassù, platform. – Che stronza, – ha stronfiato il grande, ma già eravamo al suo portone poco prima del ciao.”

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