La carta igienica (Le cose che ci sono in casa, 109)

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di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

È bianca, rosa, azzurra, arabescata
(i raffinati se la compran nera)
e tra le stanze la più riservata
l’ospita tutti i dì, da mane a sera.

Dormicchia quasi sempre accanto a un trono
vuoto, come una gatta acciambellata,
ma, quando arriva il re e dell’acqua il suono
si sente, allor risponde alla chiamata.

E son carezze morbide, a due veli,
è dello strappo il timido frusciare,
è il bacio della carta a fior di peli,
è il dolce retrogusto del nettàre.

Lei gira e gira e serve la famiglia:
morbide chiappe e irsuti deretani,
la natica gentile della figlia,
i vizzi glutei dei parenti anziani…

C’è però un caso, assai malaugurato,
di acuto pianto e di stridor di denti:
è quando il rotol scopri terminato,
e allor son dieci piani di accidenti!

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5 Risposte to “La carta igienica (Le cose che ci sono in casa, 109)”

  1. acabarra59 Says:

    ” 10 febbraio 1994 – Il barbone alto, compitissimo, in baffi e loden verde, all’uscita del supermarket, si china a raccogliere il pacco di carta igienica caduto dal carrello strapieno della signora accompagnata dalla colf filippina. « Meno male no è ova », dice. “.

  2. Carlo Capone Says:

    Carinissimo, Claudio, nonchè updated.
    Ricordo ancora quei primi Cinquanta, quando ci si serviva della carta di giornale (almeno nelle zone più arretrate del Paese, nel Nord non saprei). Un trauma mai risolto.
    E se qualcuno scrivesse dei versi sulla carta del salumiere invece che sui dieci piani di morbidezza?
    Nota: non vuole essere una provocazione.Nè tantomeno una mancanza di rispetto verso GM.

  3. acabarra59 Says:

    “ 26 novembre 1994 – Mi ricordo bene che in casa si è sempre comprato il giornale. Lo comprava il nonno, mi pare, ma è certo che per anni lo ha portato il giornalaio stesso, lasciandolo infilato nella maniglia di ottone della porta. Il giornale era La Nazione di Firenze, foglio moderato-conservatore quanto a indirizzo politico, assai ben radicato in tutta la regione. Ricordo che a me non interessava quasi per niente; lo trovavo brutto e non di rado ridicolo. Per di più era inservibile. Per esempio, i film annunciati nella cronaca cittadina erano sempre sbagliati, per sapere che cosa andare a vedere si finiva sempre per telefonare al cinema. Al piano di sopra il vecchio ex fascista, nonno del mio più caro amico, ricordo che leggeva L’Unità. Il fatto, ancorché strano, non era comunque di quelli che allora attirassero la mia attenzione. Del giornale ricordo che mi facevano ridere certi titoli come, ad esempio, « Senese smarrisce il portafoglio a Vladivostock », non proprio così ma quasi. Ricordo anche che un’occupazione del nonno era tagliarlo (il giornale) in tanti rettangoli formato cartolina che poi, appesi a un gancio accanto alla tazza, servivano da carta igienica per tutta la famiglia. Ovviamente in epoca ante-scottex. Nel giornale ricordo che si involtavano le mele, le pesche, le patate quando ancora non esistevano le buste di plastica. Con la carta di giornale si facevano anche certe palle che servivano ad avviare il fuoco nella stufa. Ugualmente pressata la medesima carta veniva introdotta nelle scarpe perché conservassero la forma. Con la carta di giornale gli zufoli non vengono bene, posso assicurarlo. Con la carta di giornale ricordo anche di aver foderato i libri, qualche volta. Per pulire i vetri la carta di giornale è speciale, assicurava la zia. Etc., etc. Che cosa c’era scritto nel giornale? Non era una domanda che mi facessi mai. “.

  4. Stefano Serri Says:

    Bello leggere versi che sanno unire leggerezza di tono a sapienza compositiva (la strofe centrale sopra tutte).

  5. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 14 ottobre 1998 – « Lacco Ameno, 10 agosto 1947 – In una latrina a pagamento, ho visto parecchi biglietti da dieci lire che qualcuno aveva usato come carta igienica. Vantaggi dell’inflazione o gesto di spregio? » (Paolo Milano, Note in margine a una vita assente, cit.) [Noto che nei diari più di una volta capita di leggere qualcosa che ha che fare con i cessi, le latrine, la cacca e simili. Infra-ordinario o coprolalia?] “.

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