Ma gli altri, che cosa leggono?

by

di giuliomozzi

Non dite che non lo fate, di sbirciare che cosa leggono gli altri: sull’autobus, in treno, al bar, in sala d’aspetto, in spiaggia, al tavolino del bar della pensione Miramonti; e così via.

Dunque (usate lo spazio dei commenti): che cosa leggono gli altri?

E, soprattutto: questi altri che leggono, come sono fatti?

46 Risposte to “Ma gli altri, che cosa leggono?”

  1. C. Says:

    Io curioso sempre. Deformazione professionale. L’ultimo leggeva L’armata dei sonnambuli, Wu Ming.

  2. Giulio Mozzi Says:

    E com’era fatto, C.?

  3. Maria Luisa Mozzi Says:

    Eh, difficile dire cosa leggano le persone da quando ci sono le diavolerie elettroniche da lettura.
    Come sai, frequento molto il pronto soccorso, le sale d’aspetto degli ambulatori ospedalieri, i centri prelievi e posti così. Me la spasso, insomma.
    Lì di solito i maschi leggono il telefonino, le donne un po’ vecchie e grasse ebook in lettori piccoli piccoli (storie d’amore, di passione e di molte lacrime a giudicare dalle facce), le donne di mezza età testi su tablet, e hanno sempre qualcosa da fare vedere alle persone con cui si accompagnano,
    Non ho memoria di avere visto negli ultimi tempi libri di carta in mano alle persone nei luoghi che ti ho elencato.

    I miei figli in montagna hanno portato di tutto, da Delitto e castigo a Infinite Jest.

    Il mio papà si è trascinato dietro per casa in questi giorni un trattato sui numeri primi.

    Mio marito ha fatto un buco sul divano meditando su un grosso allegato del “L’espresso” sulla Grande guerra uscito qualche mese fa.

    Vuoi sapere che cosa mi sono portata da leggere io l’ultima volta che sono dovuta andare al Pronto soccorso ad accompagnare qualcuno?
    Una cosa molto bella: Il signor figlio, di Alessandro Zaccuri.
    Di carta.

  4. Sara Meddi Says:

    Oggi al mare (lido di Anzio) ho visto: “La misura della felicità” (credo fosse questo il titolo), “L’ultima casa a sinistra” (mi pare della Newton), due gialli Mondadori, un Einaudi non identificato, un libro della Yoshimoto (titolo non identificato). Io avevo portato “La lettera scarlatta”.

  5. Sara Meddi Says:

    Nessun lettore e-book.

  6. Federico Says:

    Oggi ho sbirciato dentro una shopping bag di una mia collega. Dentro avevo intravisto un libro. Ho girato la copertina, era una cosa di Zafon. Non ho mai letto nulla di Zafon. La mia collega è fatta abbastanza bene.

  7. Virginia Bettinelli Says:

    Molti Borderline leggono Fulmicotone, ridendo, piangendo, ascoltando musica… Credo lo leggerò.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Sara, C.: ma come erano fatti, questi lettori?

    (Intendo le persone, sia chiaro, non i device: “donne un po’ vecchie e grasse [che leggono] ebook in lettori piccoli piccoli (storie d’amore, di passione e di molte lacrime a giudicare dalle facce)” è, per ciò che mi interessa al momento, la descrizione perfetta. (Non è che voglio portare mia sorella come esempio: è che, e ci sarà una ragione, su certe cose ci intendiamo).

  9. Giulio Mozzi Says:

    Virginia: la pubblicità va dichiarata. (Non sono contrario, eh!, ma preferisco che chi legge venga subito informato della natura del messaggio che sta decodificando – come si diceva una volta).

  10. Nadia Bertolani Says:

    Autobus numero 23, da San Secondo a Parma: la fauna è composta da molte donne di colore, alcune con un inequivocabile posteriore targato Isole di Capo Verde, da qualche ragazza concentrata sulla lettura e composizione relativa di messaggini scritti alla velocità della luce tanto che le dita delle mani sembrano moltiplicate come nelle prove artistiche di Balla, da qualche ragazzotto tatuato che esprime se stesso semplicemente sedendo semicoricato e a gambe divaricate e da una signora con cappellino d’altri tempi, elegantissima in velluto verde (le tende usate da Rossella O’Hara per cavarsi dai guai economici?). E’ l’unica che sta leggendo un libro, ma dato che non trattasi di e-book, lo tiene piegato in due e mi nasconde la copertina. E’ seduta davanti a me. Strizzo le palpebre per tentare di ingannare la mia miopia-presbiopia ma non riesco a decifrare i caratteri. Lei avrà una quarantina d’anni. Secondo me, è frigida, altrimenti non si spiegherebbe l’uso del velluto verde. Secondo me è anche invidiabile perché legge. Peccato che non legga un mio libro, sono sicura che lo apprezzerebbe. Forse sta leggendo Trabucchi, mi sembra il tipo. Forse questo sull’autobus numero 23 è solo un viaggio onirico e Giulio Mozzi ne sarà infastidito. O forse no.

  11. ramona Says:

    Una ragazza su una panchina, in piazza. Mora, non giovanissima, di certo ha superato da un pezzo i trent’anni. E’ vestita sportivamente, pantaloni larghi, di cotone, scarpe basse, una canotta, tutto in grigio. E’ seduta con una gamba ripiegata sotto e l’altra penzoloni; in mano un libro di carta formato tascabile, ma lo ha ripiegato su se stesso e non si vede la copertina. Lo sfoglia piuttosto velocemente, ha le pagine ingiallite, sembra molto vissuto. Accanto a lei, sulla panchina, è poggiata una rosa rossa a stelo lungo. Unica e sola. Non so perchè, ma ho subito pensato ad un appuntamento al buio. Se avessi potuto fermarmi ad aspettare magari sarebbe arrivato un tizio con in mano una rosa uguale e un libro uguale. Si sarebbe presentato, avrebbe mostrato il suo libro, uguale a quello della ragazza e le avrebbe offerto anche la sua rosa. Un po’ d’imbarazzo iniziale, ma poi avrebbero cominciato a parlare del libro e dell’autore, e avrebbero scoperto di avere gli stessi gusti. O forse no. Ma non mi sono potuta fermare. Non so se sarebbe andata così. Ma soprattutto, maledizione, non ho potuto leggere il titolo di quel libro.

  12. Cristian Says:

    treno Trieste Venezia c’era uno che leggeva Il giovane Holden con la solita copertina bianca. Aveva messo un segno in un certo punto.
    Ragazzo, vent’anni, nero di capelli, ricci, abbondanti, i pantaloni corti la T-shirt, scarpe, no calzini, trolley. Stava storto, con una gamba piegata sopra il trolley, cioè era mezzo voltato verso il passaggio tra i sedili. Per questo, e perché io ero seduto dall’altra parte del passaggio e sul sedile opposto, ho visto bene il titolo del libro.

  13. Vinicia Tesconi Says:

    Quattordici anni. Al massimo quindici, entrambi. Lei col sedere robusto incastrato tra i seggiolini sul sopraruota dell’autobus, le cosce sode che esplodono fuori da calzoncini di jeans in formato mutanda. Lui aggrappato alla barra di sostegno per i posti in piedi, con indosso una canotta di una misura che è evidente non raggiungerà mai.Parlano come se fossero soli o in mezzo ai sordi per colpirsi reciprocamente. Una sequela di parolacce, battute grevi, picchi di bestemmie. Li ascolto e li osservo e sentenzio la loro pochezza mentale. Culturale anche. Il non pervenuto livello della loro educazione. Penso che non abbiano mai letto neppure un libro scolastico. Che siano incapaci di immaginare l’immensa sazietà dell’anima che certi libri possono dare. E li compiango. E assaporo la superiorità derivata dalle mie letture e dai miei anni come una vittoria sulle loro infinite speranze, sul loro superiore numero di possibilità. Poi lui scende e lei ,dallo zaino, tira fuori un libro e ci si perde dentro.Ci butto gli occhi per deformazione passionale, ogni libro che vedo attira il mio sguardo, convinta di leggere un titolo adeguato al personaggio. Invece è ” Cime tempestose”. Il mio “Cime tempestose”!!! E lei è zitta, rapita, in un altro mondo con un’ espressione che conosco bene. Abbasso gli occhi e mi scuso mentalmente con lei che non mi ha nemmeno notata. Mi sento un po’ sconfitta e un po’ felice insieme. Come quando vedi qualcuno che sta per passare dentro a una gioia bellissima che hai già vissuto e che non puoi, per questo,rivivere mai.

  14. Giulio Mozzi Says:

    Nadia: Trabucchi Alberto? (Ne ho venduti tanti, quando lavoravo in libreria…).

  15. Sara Meddi Says:

    Uno dei gialli Mondadori era letto da un uomo sui quaranta-quarantacinque anni, un po’ sovrappeso, abbondanza di peli e occhiali da sole poggiati sulla testa. L’altro giallo da una bella donna sui trentacinque, bionda, abbronzata, con lettino sul bagnasciuga. Quello della Yoshimoto da una ragazza mora, capelli mossi, dai quindici ai diciotto anni, a pancia in giù sul telo. L’Einaudi da un uomo giovane, su trentacinque, stempiato moro, seduto sotto l’ombrellone, infradito ai piedi. Io avevo un bel costume rosso, intero, un po’ anni ’50, ma non sono riuscita a mettere mano al libro. Gli altri non ricordo.

  16. marcocandida Says:

    Quando esce un libro che hai scritto ecco che cominci a guardare che qualcuno non lo stia, per caso, leggendo. Sei nel bus e butti un occhio. Oppure al bar – magari vicino alla libreria. Dal barbiere, in città. Ci fai, insomma, un po’ di caso. Ed ecco che una volta sul tram a Milano mentre cercavo qualcuno che leggesse un libro mio ho trovato uno che leggeva il libro di un altro. Era Pico di Ivano Bariani. No, dico, Pico. Di Ivano. Bariani. Più che un signore sembrava un aquilone. Aveva una testa a rombo. I capelli erano completamente schiacciati e appiattiti sui lati superiori del suo bel cranio poligonale. Il volto, a due sole dimensioni – altezza, larghezza. Non era possibile notare la sporgenza, anche minima, del naso, o quella degli occhiali, o delle sopracciglia, folte, nerastre. Il collo era una cordicella. Quel signore era un aquilone in impermeabile – un impermeabile beigiolino, che gli andava largo largo, gli stava giusto appeso sulle spalle-grucce. Come facesse quel signore a reggere il libro, che pure è un libello sottiletta, è un mistero. Anche le mani sembravano, ricordo come averle qui davanti adesso, fatte di spago – o magari spaghetti. Quando voltavano una pagina le dita-spaghetti s’intrecciavano tra loro, s’attorcigliavano e si snodavano in un momento, facevano pensare a piante marine. Al minimo scossone del tram l’uomo-aquilone, manco a dirlo, ondeggiava di quam e di làm. Un’altra volta alla macelleria equina a Tortona ho visto uno che aveva tra le mani Il nome giusto di tal Garufi Sergio. Guercio di un occhio, lo copriva con una fascia nera. Una bandana legata attorno al collo, rossiccia come un sanguinaccio, quel tipo aveva la carnagione cianotica, quasi. Gli occhi schizzi. La testa una palla da biliardo – magari una numero 7. In effetti l’uomo, e si era in novembre, alla macelleria equina, e lui se ne stava lì con le braccione che cascavano da un gilerino di pelle, senza maniche, non so se, orca l’oca!, lo stesse effettivamente leggendo Il nome giusto di tal Garufi Sergio. Una sera, poi. Bar Centofanti. Miramare di Rimini. Mi si piazza una cosciona sullo sgabelloide dal bancone. Capelli ricci, boccoluti, tutta infilata e definita da un completo di jeans. Carnagione scura. Occhi truccatissimi, sul nero, dark. Uno spacco a cuore sul petto e il taglio dei seni, polposi, enormi, quasi in ebollizione. Mi taglia con un’occhiata e poi dalla pochette tira fuori un libro. E’ uno dei miei! No! Acc! E’ Il mio nome è Legione di Paolino Demetrin. A quel punto ordino un Bacardi doppio – anzi, facciamolo triplo. Sempre immerso tra le belle donne, rimastico mestamente nel pensier mio. Beato lui. Povero me. Mi faccio una sigaretta.

  17. RobySan Says:

    Alzo appena gli occhi e vedo uno che con: occhiali da presbite con cordicella verde, cranio praticamente a biglia, baffo sale e pepe, sguardo vagamente canzonatorio, commissura labiale destra lievemente sollevata, gira una pagina d’un libro il cui titolo intravedo. E’ “SRENILBUD”. Di un certo ecyoJ. ecyoJ semaJ. Lo guardo, mi guarda. L’ho già visto. Dove? Ero seduto in una sala d’aspetto linda e pulita come uno specchio.

  18. sergio l. duma Says:

    So che nessuno mi crederà ma… non guardo mai quello che leggono gli altri e meno che mai guardo gli altri. Sono troppo egocentrico e vivo nel mio universo personale, in una dimensione tutta mia. Sorry.

  19. Cristian Says:

    invece circa dieci giorni fa ho incontrato davanti alla Feltrinelli dove certe volte vado una persona che conosco che mi ha detto: Mi sono comperato un giallo! e ha alzato il braccio e la mano che teneva i libro. Un libro con la copertina nera, l’autore Grisham , scritto in giallo, e altro non ho visto perché c’era sopra la mano. Questa persona è una persona allegra, ha una sessantina d’anni, ha i baffi, ha gli occhiali, è calvo, vestiva con polo azzurra e pantaloni bianchi. Certe volte lo vedo vestito da ciclista in mountain bike.

  20. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 19 luglio 2010 – In piscina l’omone legge Acciaio, di Silvia Avallone. Nell’altra piscina la tizia leggeva, compitando, qualcosa di cui non sono riuscito a leggere il titolo, c’era « vita », « amore »… I due adolescenti grassi non leggono niente: stanno nell’acqua e limonano. Poi è arrivato uno lungo lungo e secco secco. Parlava al telefonino e intanto si scaccolava, e si mangiava le caccole. “.

  21. steficosta Says:

    io lavoro in ospedale, e lì la gente legge, legge tanto. Leggono i ragazzini, una di loro 12 anni bionda e bon ton leggeva Harry Potter, il primo volume. Una signora carina leggeva ‘La notte ha cambiato rumore’, di Maria Duenas, poi quando l’hanno dimessa me lo ha regalato. Spesso io attacco a parlare di libri con i pazienti, e così mi capita di conoscere persone fantastiche. Un libraio alto e allampanato che ha letto qualche decina di libri in una settimana e che mi ha consigliato molti titoli, tra cui ‘Marina’ di Zafon. Il libro molto bello, intrecciato al ricordo di lui con occhiali rotondi che al posto del pigiama portava camicie da notte maschili, di quelle che si vedono solo nei film western. Ho conosciuto anche una giornalista di Repubblica e la sua compagna, entrambe capelli corti e molto dolci che mi hanno ascoltata e consigliata circa le mie pene d’amore. Poi un magistrato antimafia sotto scorta, che leggeva gialli di Jo Nesbo; una sarta, qualche stilista. Nessuno legge porcherie, come se si vergognassero a portarsi in ospedale le 50 sfumature o i gialli mondadori o gli Harmony.

  22. Giulio Mozzi Says:

    Mi ricordo, durante una degenza di mia madre, la ragazzina del letto accanto: che aveva il nome di un fiore. Aveva diciassette anni, quasi diciotto; dopo una brutta frattura, era alla seconda operazione; veniva da Murano, isola della Laguna di Venezia; studiava all’alberghiero. In quella lungodegenza piena di vecchi e vecchie, lei passava il tempo andando a chiacchierare (stava per essere dimessa, doveva muoversi, fare esercizio – con la stampella) un po’ con questo e un po’ con quella. Molto gentile, carina. Conversazioni fatte tutte di luoghi comuni, ben scelti tra quelli più confortanti: proprio quello che ci voleva, ed era possibile, in quel luogo. Ogni tanto arrivava il suo fidanzato: un ragazzetto con la cresta, un tatuaggio, e una faccia da buono di quelle che disarmano. Tutti le volevano bene, e anch’io.
    Aveva sul comodino, la ragazzina, una delle Sfumature. Credo che in due settimane non sia andata avanti di una pagina. Sfogliava ogni tanto qualche rotocalco-spazzatura. Con l’iPod faceva dei giochi, semplici.

  23. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 1 agosto 2013 – Da segnalare il tizio che, inaspettatamente, legge Il negro del Narciso, nella patetica edizione grigetta BUR-Tascabili. Da segnalare, poco più in là, un altro tizio che pomicia sul lettino con la femmina a seno sontuosamente scoperto, nella certezza di essere « letto » da uno o più di uno. (Lido Stella (Ostuni) (BR), ore 14. 21) “.

  24. Virginia Bettinelli Says:

    Mi ha sgamata… sono colpevole, ma vi prego non arrestatemi. Non è un’arma, è “solo” un libro!

  25. deborahdonato Says:

    Purtroppo è una mia ossessione (quella di sbirciare chi legge) che mi viene spesso rimproverata da mio marito, per la sfacciataggine con cui la esercito. Allora: in spiaggia , purtroppo, tante donne con Cinquanta sfumature di grigio. Ieri ho avvistato qualcuno con Camilleri, una con Splendore della Mazzantini. Sbircio anche i miei alunni, quando entro in classe, prima dell’appello. Quest’anno avevo al primo banco un assiduo lettore di Simenon e alcuni lettori de Lo straniero di Camus (ma quelli erano stati pilotati dalla sottoscritta ).

  26. deborahdonato Says:

    Dimenticavo: le Cinquanta sfumature erano in mano ad una donna sovrappeso, che alzava gli occhi dal libro per richiamare il suo chiassosissimo figlio. Camilleri stava in mani a un uomo biondiccio e baffuto, con un sorriso simpatico. Quella che leggeva Splendore aveva un volto teso e antipatico , ma forse mi stava antipatico proprio perché leggeva quel libro. Il mio alunni lettore di Simenon è un biondo normanno, occhi azzurri, di quelli che la terra sicula ogni tanto riserva. Educato e all’antica, arrossisce quando gli chiedo: “Domenico, che leggi stamattina ?”.

  27. Ma.Ma. Says:

    06.30. Salgo sul treno come da dieci anni a questa parte. È estate: gli studenti ci daranno tregua fino a settembre. Si legge meglio senza qualcuno che ti schiamazza nelle orecchie. Giulio Mozzi ha lanciato un tema interessante. Io sono una di quelle persone che cerca sempre di sbirciare i titoli di chi mi legge affianco. Solo che non riesco quasi mai a farlo senza apparire una stalking. Questa volta voglio riuscirci! Nella prima tratta va male. Due viaggiatori si mettono a chiacchierare con me distraendomi. Scendo per cambiare il treno e lungo il viale della stazione intermedia mi avvicino a due lettori furtivamente, come una clandestina senza biglietto che si nasconde tra gli altri passeggeri. Il primo, un trentacinquenne (o ne avrà già 40?), sembra essere il classico immobiliarista: look sportivo e di tendenza, con la polo rosa, jeans scuri e un paio di scarpe da ginnastica per essere comodo durante le visite con i clienti nelle case da vendere. Rasato, che fa pulito, e abbronzato, che fa estivo. Non manca poi l’orologio costoso al polso; uno di quelli indossati da chi ha i soldi, gli altri leggono l’ora sul telefonino. Pare proprio tornato a essere uno status symbol. Sarà per questo che snobba il cartaceo, preferendo un e-reader: la morte dei curiosi.
    Sono un po’ più fortunata con l’altro passeggero che legge invece un libro tradizionale. Ai piedi porta dei mocassini con le stringhe, marroni. Jeans beige, camicia leggera e scura con sottili strisce bianche irregolari. Dalla sua spalla penzola un borsello di tela blu scuro; ampio e pesante, contiene molti fogli: testi d’esame? Esercizi da correggere? Ma le scuole sono chiuse… Sarà una ricerca? Uno studio? L’aria dello storico, ce l’ha. È miope o astigmatico, ma non ancora presbite. (Eppure è più vicino ai sessanta che non ai cinquanta). Appeso alla camicia, infatti, porta in giro un paio di occhiali: la montatura in metallo, sottile e discreta è un altro indizio. Non se l’infila per leggere… Brizzolato quanto basta per avvicinarlo alla pensione, non è un uomo carismatico. Ha piuttosto quell’aria seria di tutti i professori «impegnati». Sarà per questo che in mano stringe un saggio. Lo intuisco dalle note stampate a margine. È un vecchio libro dalle pagine ingiallite e gli angoli smussati. Sgualcito da mille letture. Se solo riuscissi a leggere il titolo. Mi sembra di intuire che – come tanti testi di formazione – sia stato scritto da più mani. L’unica immagine che capeggia su una copertina rossa, è grigia e tondeggiante. La gigantografia di una moneta? Potrebbe essere un libro di economia? Mah! Il titolo resterà un mistero… Anche in questo caso.
    È arrivata la coincidenza. Salgo e mi incammino lungo il corridoio del vagone. Appena individuo un libro, chiedo se posso sedermi al fianco del passeggero lettore. È un uomo sulla quarantina, di colore: in tutti i sensi. Mi confesserà di vivere da vent’anni qui da noi, ma di essere nato a nord di Malindi in Kenya. La sua t-shirt è sgargiante, anzi, fluorescente a righe rosa, gialle e verdi. Jeans neri e scarpe da ginnastica bianche e pulite. Come borsa, sfoggia una Freitag di vernice lucida, blu elettrico. Sta leggendo un romanzo, è palese. Lo intuisco con un colpo d’occhio. E ci metto anche poco a individuare titolo e autore: si tratta de «La metà oscura» di Stephen King. Intuisco che probabilmente lo ha fatto di proposito: quasi fosse un vanto per lui dimostrare che legge… in italiano. Me lo confermerà infatti apertamente poco dopo.
    È certamente singolare come soggetto. Il pizzetto nero mefistofelico gli conferisce un’espressione seria, mentre gli occhiali con la montatura, nera anch’essa, gli danno un tocco da sinistroide-intellettuale. Lui ci vede bene da lontano! Deve, infatti, togliersi gli occhiali, tutte le volte che si volta a guardare fuori dal finestrino. Mi chiedo se non siano solo per riposare la vista, oppure per darsi un tono? Le lunge gambe accavallate verso di me e il suo atteggiamento «elastico» iniziano a mandare segnali inequivocabili. Mi chiedo se il mio iniziale e insistente sguardo indagatore possa aver suscitato un malinteso.
    Un uomo starnuta. Per educazione, alzo gli occhi dal mio libro e dico: «Salute!»
    Il mio vicino lettore mi guarda e sorride, poi finge di tornare a leggere il suo romanzo. Due minuti più tardi chiude il libro e mi chiede se la mia meta coincida per caso con la sua. Purtroppo sì… Parliamo del più e del meno, poi scatta l’invito per una telefonata? «No, mi dispiace, non amo dare il mio numero di telefono». Vorrei aggiungere che sono sposata, ma magari si offende perché le sue intenzioni non sono quelle di corteggiarmi. Desisto. «Sarebbe bello però prendere un caffé insieme» insiste lui. Per una frazione di secondo mi sento terrorizzata al pensiero di finire nelle sgrinfie di un lettore di horror. «Sono sposata, mi dispiace…»

  28. Ma.Ma. Says:

    a fianco

  29. steficosta Says:

    Ieri un signore bassettino rotondo e rosa, con gli occhi azzurro cherubino leggeva la maglietta del tizio davanti a lui nella fila per la piadina fritta. Sulla maglietta nera, modellata su due muscolose spalle maschie stava scritto: angli-sassi, inglesi, gente che andava in giro nuda a caccia di marmotte quando noi già si accoltellava un Cesare

  30. Nadia Bertolani Says:

    Giulio, no, non era quel Trabucchi che militava nel campo avverso al mio, era il Tabucchi al quale ho aggiunto sbadatamente una “r” dispettosa e non sono riuscita a correggere il testo. Avrei potuto correggere in un testo successivo, avrei potuto fingere che fosse un “trabucchetto” e tentare di fare la spiritosa… Ho preferito l’inerzia aspettando il tuo commento che è arrivato puntualmente. Ma tu sei serio anche quando te la ridi?

  31. RobySan Says:

    …in spiaggia , purtroppo, tante donne con Cinquanta sfumature di grigio.

    La soluzione è l’henné. Miracoloso!

  32. GattoMur Says:

    Qualche mese fa, in un’ora “libera” (era una supplenza, e quel giorno avevo avuto già quattro ore in quella classe; lasciarle fare quel che volevano era pressoché un obbligo morale…) una mia alunna, seconda linguistico, quindi circa quindici-sedici anni, castano chiara, capelli lunghi e lisci, stava leggendo uno di ‘sti libri delle sfumature (non ricordo il colore). Ho provato a chiederle perché lo leggesse (glie l’aveva consigliato qualcuno? le piaceva, ecc.), ma non mi ha detto più di tanto. E io non volevo addentrarmi troppo. Misteri dei successi editoriali.

  33. gian marco griffi Says:

    Ho appena visto un tipo, al bar, che legge Arcicoso di Pinget (il libro è del bar, non è suo, e si intitola “Qui o altrove”, Einaudi, Torino, 1965 – ma io so che sta leggendo Arcicoso perché ho chiesto). Il tipo è magro, smunto, con gli occhiali rotondi, una camicia a quadri mezze maniche, pochi capelli. Ciononostante mentre legge sta ridacchiando. Io, che Arcicoso lo so a memoria, ogni volta che lo rileggo ridacchio nello stesso modo. Uguale. Lo faccio finire poi ci pago il negroni o quella roba rossa dentro un bicchiere che ha sul tavolo.

  34. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 29 luglio 2011 – Poi, sulla spiaggia, c’è una che legge Il tempo invecchia in fretta di Tabucchi. A chi lo dici, ho pensato io. Che, da quando mi sono messo dalla parte del tempo, sono invecchiato terribilmente. “.

  35. C. Says:

    Come era fatto? Molto alto, col berretto “fraccato” in testa nonostante il gran caldo e il mal funzionamento del condizionatore del treno. Occhi verdi, molto grandi. Senza berretto e senza velo di sudore addosso, poteva definirsi senza’altro un bell’uomo. Un po’ curioso. Ci ha fatto un mucchio di domande. Poi s’è messo a leggere e io curiosavo parecchio. L’incipit, cercavo di sbirciare l’incipit. Il lettore di Wu Ming era disturbato dal rumore del finestrino aperto del treno e sbuffava. Chiuse il libro per circa cinque minuti, scolò una bottiglietta d’acqua. Berretto sempre “fraccà” sulla fronte sudata. Dopo un po’ ha riaperto il libro, ma era già a pagina 2 e io l’incipit me lo sono perso. Però adesso che son di bancone, ho davanti il libro e vi svelo l’incipit a tutti quanti:
    “Adunchi come becchi di rapaci, arrossati dal gelo del mattino, bitorzoluti e tumefatti dal bere.” L’armata dei sonnambuli, Wu MIng.

  36. mizaar Says:

    c’è un blog dedicato a questo http://librimetro.wordpress.com, davvero interessante!

  37. siparidicarta Says:

    Metà mattina, nella sala d’attesa di un ambulatorio medico. Arrivo e mi accomodo di fronte a una signora minuta, elegante pur non “firmata”, non truccata, sguardo dolce e intelligente, età sui 45 anni, accompagnata da un adolescente, verosimilmente un figlio. Lui sfoglia il “Corriere della Sera” in modo superficiale, mi sembra un po’ in tensione per la visita; lei ha in mano un libro aperto circa a metà e con un segnalibro inserito quasi alla fine, che utilizza spesso. Ogni tanto si parlano, sottovoce, hanno entrambi un atteggiamento riservato e gentile. Devo approfittare di questi scambi frequenti e veloci, perché lei, ogni volta, richiude il libro per un attimo e rivolge sua attenzione al ragazzo.
    Mi piacciono, spero di non restare delusa, semmai dovessi riuscire a catturare il titolo del libro.
    Esce un camice bianco e pronuncia un cognome, si alzano, lei appoggia il libro sulla sedia, mentre spiana frettolosamente alcuni fogli che porge all’infermiera: vedo, leggo, chiarissimamente.
    “Le menzogne della notte”, Gesualdo Bufalino.
    Una stella cadente, un incontro raro, in questo strano agosto.

  38. Andy Says:

    @Ma. Ma.

    Mocassini marroni?

    Con le stringhe?

    Beh, questo sì che è bizzarro.

  39. Ma.Ma. Says:

    Giuro!😀

  40. Mery Carol Says:

    Mi piacciono le persone che leggono libri, specie se sono giovani. In treno mi siedo di proposito accanto a chi ha un libro in bella vista. Cerco subito di vedere il titolo e se non ci riesco, glielo domando senza farmi scrupoli. Un breve commento e in men che non si dica siamo “amici di viaggio”. Io, ai miei libri, metto la foderina per scoraggiare occhi indiscreti. L’ultima “amica di viaggio” , una ragazza ventenne, sportiva e super griffata di Frosinone leggeva “L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery.

  41. Andy Says:

    Un paio di mocassini (a prescindere dal colore) con le stringhe, è come una canottiera con le maniche, un pelato coi capelli, una cantina col balcone.

    Roba rarissima a vedersi!

  42. Ma.Ma. Says:

    Mi devo ritenere fortunata, quindi: anche se a essere onesta dalle mie parti non è poi così raro vedere mocassini con le stringhe😉 Li produce persino una nota marca.

  43. LudovicaT Says:

    Treno Ancona-Milano, 3 giorni fa.
    Un uomo biondo, occhiali, lo incrocio prima della partenza che fuma una sigaretta. Mi sembra più giovane all’inizio, forse a causa dei pantaloni corti e delle scarpe kickers senza calze (che caldo ai piedi, penso io). Quando mi ci sono seduta vicino ho capito che aveva sui 50 anni. Quando mi ha chiesto a che ora si arrivava a Bologna ho capito che era straniero (tedesco?). Leggeva una guida Lonely Planet su Arabia, Bahrain, Kuwait, Qatar. Io sbirciavo la sua scelta dei capitoli, e avrei voluto fare molte domande (quando parti? perché? quanto starai?) e avrei voluto leggere anche io in modo meno furtivo quella guida e, certo, partire.

  44. GattoMur Says:

    Oggi, 20 agosto 2014, verso le ore 18.00. Pista ciclabile che costeggia l’Adige, verso Mattarello (10 km a Sud di Trento).
    Un uomo, età approssimativa 65 anni, capelli e baffi completamente bianchi. Molto magro, indossa pantaloncini corti e una maglietta, entrambi di colore chiaro. In testa un cappellino con visiera, bianco. È seduto su una panchina, la bicicletta è parcheggiata a pochi metri. In mano ha una matita, di quelle con la mina retraibile (si dice così? boh!), e legge “Wittgenstein e i limiti del lnguaggio” di Pierre Hadot, Bollati Boringhieri, 2007. Talvolta si ferma a sottolineare o scrivere qualcosa. Sulla panchina, chiusa, c’è l’edizione BUR, a cura di Ivano Dionigi, del “De rerum natura” (“La natura delle cose. Con testo latino a fronte”).

  45. Ale T. Says:

    Ci ho fatto caso proprio stamattina mentre facevo colazione in albergo con le mie due bimbe (la loro descrizione sarebbe qualcosa come: piccole donne illuminate da scintille di divino, ma sono chiaramente di parte), io immerso nell’ultimo numero di IL e loro, rispettivamente, alle prese con Stilton e Witcher. La gente intorno a noi non leggeva. Famiglie sovrappeso con l’ansia dell’ultima brioche, coppie magre e tatuate con l’ansia di venire notate – ho fatto del mio meglio per accontentarli -, nevrili adolescenti con gli occhiali a specchio alle nove del mattino. Nessuno che avesse sotto gli occhi altro che la tazzina di caffè, o il succo di frutta. Poteva salvare la situazione una quarantenne mora e formidabile che si sarebbe accasciata esausta su una poltrona lì accanto, ordinando un cappuccino dopo una notte di follie. In mano avrebbe avuto un classico in edizione economica, estratto dall’obbligatorio secchiello Vuitton. E l’avrebbe letto davvero, ignorando gli sguardi di ogni maschio presente in sala. Per il momento, purtroppo, non si è ancora vista.

  46. Stilea Says:

    Anche se di solito adoro curiosare cosa legge la gente e associare letture e fisionomie (questo gioco mi piace) quest’anno non mi sono accorta di cosa leggessero gli altri perché ero troppo presa con la mia lettura ad alta voce per mio marito, che aveva avuto qualche problema agli occhi perciò non volevo che li sforzasse.
    Perciò se avete visto in spiaggia una coppia abbastanza giovane, bellocci ma un po’ tondi sugli angoli, biondo cenere lui, mediterranea lei, con le sdraio vicine per ascoltare meglio e le facce sprofondate dentro lo stesso libro con la copertina gialla, eravamo noi. Il libro era un giallo divertente di Anne Perry, con l’ispettore Pitt e la brillante Charlotte.

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