Seconda stesura

by

di giuliomozzi

[La prima stesura, dell’1 ottobre 2010, è qui].

Rosso e squamoso nel bisunto vaso
il pesciolino gira e gira a vuoto
e ripercorre il suo sentier ben noto
mai da imprevisti o da sorprese invaso.

Mai nella vita egli incontrò l’ignoto,
mai fu turbato il viaggio suo dal caso:
è uguale ogni alba ad ogni uguale occaso,
e il vano suo aggirarsi è un moto immoto.

Il sole, incatenato dal superno
Potere al suo gran cerchio, estate e inverno
produce a noi nel suo rotar sul perno:

ma più assomiglia a quel vagare stanco
senza stagioni la mia vita (e un bianco
angelo muto mi si stringe al fianco).

20 Risposte to “Seconda stesura”

  1. franzdeboeuf Says:

    Molto bello.
    L’unica cosa che non mi piace è il verso 6, e in particolare quel “fu turbato il”.
    Non so, leggendo ad alta voce viene fuori un “mai fu turbat’il” che non mi convince.
    Naturalmente spero che questa critica venga presa per quello che è e non scateni anatemi🙂

  2. emilia Says:

    Bella e triste, caro Mozzi.

  3. Rita Says:

    Non ci credo. Do un certo significato al bianco angelo muto, ma, dopo aver letto la prima stesura, non ha piu lo stesso senso.

  4. Alessandra Celano Says:

    A me piace anche la prima versione, dove è più facile riconoscere l’oggetto della parodia, grazie al “deserto” vaso (che comunque mi piace più di quello bisunto). Di questa, però, mi piace “senza stagioni”, molto più di “senza costrutto”.
    Poi i sonetti (ma questo tu lo sai, Giulio) mi incantano a prescindere.
    Ero interessata “a prendere sul serio questo sonetto” (prima stesura), ma cliccando sul pesce sono arrivata a una pagina “410 gone”. E sono curiosissima di sapere cosa c’era.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Eh, Alessandra, c’era una pagina di un blog – Falso idillio – che giaceva in Splinder e ora sta in Altervista. Non sono ancora riuscito a ricucire il legame.

  6. Alcide Bava Says:

    Provarsi alla forma chiusa è sempre azzardoso, e temerario, noi che con le forme chiuse ormai abbiamo rari incontri, e ormai scarsa scolarità all’ascolto (hormis Patrizia Valduga). Palestra, e perché no, divertimento. Detto questo, lemmi come “bisunto vaso” o “uguale ogni alba ad ogni uguale occaso” verrebbero tacciati quasi sempre come produzione da professore di lettere che versifica nelle notti insonni, la vita consumata su Carducci e non sapendo dell’esistenza di Mark Strand (per fare un nome a caso).

    Alcide Bava

  7. gian marco griffi Says:

    Nota a margine del mio libro di letteratura italiana delle superiori: “Laura dagliela, che almeno la pianta lì”.
    Anni dopo però per espiare sono andato sul Mont Ventoux, e non solo per vedere Pantani.

  8. Giulio Mozzi Says:

    Alcide, questo sonetto è da cima a fondo una parodia.

    E’ una parodia (piuttosto esplicita nel citare il modello) nel primo verso e nella situazione descritta nelle quartine. Ma soprattutto è una parodia perché usa deliberatamente un linguaggio che è morto da tempo; e lo usa storcendolo. Basti vedere lo schema rimico, anomalissimo (abba baab ccc ddd), l’accostamento di lessico incompatibile (“bisunto” e “occaso”) secondo la tradizione lirica italiana, i rottami citazionali (es. il “gran cerchio”), i falsi barocchismi (“produce a noi nel suo rotar sul perno”) e così via.

    A metà del tredicesimo verso, cambia tutto. C’è una frase semplice, incongrua stilisticamente e lessicalmente, che accenna a qualcosa che non si capisce bene. E questo ribalta il funzionamento dell’intero sonetto.

    Ora: non che tutto questo faccia necessariamente del sonetto un “bel sonetto”. Rischia semmai di farlo brutto.

    Però: il comico che rifà Berlusconi, e ripete a ogni piè sospinto “Questo è il paese che amo”, non lo si può tacciare di berlusconismo (e il fatto che sia facendo una parodia non gli impedisce di dire qualcosa di seiro).

    Poi, quel che pare brutto, sarà brutto.

  9. dm Says:

    (Mi piace l’espressione “rottami citazionali”.)

  10. Alcide Bava Says:

    Grazie della risposta, Giulio Mozzi. Ho detto la mia non essendo a conoscenza delle regole del gioco, del fatto che “sonettava” con intento parodico. Forse dovevo accorgermene da solo, ma con la poesia non si sa mai: è forma suscettibile. Memore dell’ottimo decalogo fortiniano, che al 7° punto indica “(…) Non cercate mai di essere originali. Un acuminato manierismo e l’imitazione di uno o più modelli, anche se gli esiti fossero mediocri, fa meno danno al mondo e a voi stessi di quella originalità che quasi sempre è maschera di una servitù inavvertita”.
    Poi, da per me, tralascio il giudizio “bello / brutto”, per un più prosaico “non mi piace”, schiavo come sono del valerysmo per cui i versi hanno il significato che gli si dà.

    Bien à toi

    Alcide Bava

  11. acabarra59 Says:

    “ 11 luglio 1994 – « Ore otto – Alzato prima delle 5 – alle 8 mi sembra di aver già vissuto con la mente tutta una giornata, e guadagnato il diritto di essere stupido fino alla sera. » (Paul Valery, Quaderni, 1935) “.

  12. GattoMur Says:

    OT per l’amico di Rimbaud: Chiedo perdono per l’ignoranza, ma chiederei gli estremi bibliografici del “decalogo fortiniano”, che fortemente m’interessa leggere. Grazie.

  13. Alcide Bava Says:

    @GattoMur, non ho estremi bibliografici. Il decalogo lo raccolsi anni fa (tanti) su di una rivista che più non c’è. Ne ho copia elettronica, che posso inviare via posta elettronica, se in possesso del felino indirizzo mail.

    A te lire,
    Alcide Bava

  14. liliana Says:

    Insisto: non l’ha scritta Mozzi. Se l’ha fatto, è stato solo per farsi
    beffa degli altri ed a se stesso. Succede. Liliana de Franchi

  15. liliana Says:

    Errata corrige :… beffa degli altri e di se stesso. Pardon.liliana

  16. GattoMur Says:

    gianlucaPUNTOtrottaCHIOCCIOLAkatamailPUNTOcom Grazie.

  17. dm Says:

    Be’, questo decalogo incuriosisce. Perché non lo rendete pubblico in qualche modo? (Se la rivista più non c’è…)

  18. Giulio Mozzi Says:

    Alcide: se tu avessi avuto nell’orecchio quel verso che fa “Solo e pensoso i più deserti campi”, e magari anche il sonetto che segue, avresti immediatamente capito che qui di parodia si tratta. Ma evidentemente non ce l’avevi nell’orecchio. E sì che è uno di quei pezzi che si leggono sempre, a scuola, credo davvero in tutte le scuole.

    “I versi hanno il senso che gli si dà”: senz’altro. Il mio sonetto infatti, chi lo sapesse leggere bene, è la ricetta del pollo alla cacciatore.

  19. Alcide Bava Says:

    Ri-grazie Giulio Mozzi. Ho provato a cucinarlo, è venuto fuori un pesce rosso alla cacciatora. Non ho saputo leggere bene.

    Bien à toi.

    Aclide Bava

  20. Giulio Mozzi Says:

    Hai sbagliato l’enjambement, secondo me.

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