La formazione delle scrittrici e degli scrittori / Qualche considerazione

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Ventilabro (macchina per separare il grano dalla pula).

Ventilabro (macchina per separare il grano dalla pula).

di giuliomozzi

Per il mese di agosto (non che il curatore di vibrisse vada in vacanza; ma ci vanno, in quantità significative, lettrici e lettori) le rubriche La formazione della scrittrice e La formazione dello scrittore taceranno. Da gennaio 2014 a oggi ho pubblicato 39 (29 + 10) “formazioni”; ne ho, archiviate e pronte per la pubblicazione, già altre 13 (2 + 11). Entro l’anno potremmo arrivare a cira 65 in totale.

Mi dispiace un po’ per alcuni rifiuti; peraltro cortesemente e condivisibilmente motivati:
– un paio, dalla ferma intenzione di non parlare pubblicamente di alcuni fatti (ineludibili in un racconto di formazione, e tuttavia strettamente privati);
– una dozzina (e tutti tranne uno da parte di scrittori maschi), da ragioni di lavoro (“Sono preso con le bombe, non ce la faccio a fare anche questa cosa qui”, ecc.). In questi casi mi permetterò di tornare alla carica tra un poco, sperando che le vite altrui si semplifichino;
– in un caso, dal fatto di avere appena scritto e pubblicato un testo analogo a quello da me richiesto,
– in quattro casi (e tre su quattro, sono poeti), da ragioni di poetica.
Poi, come sempre, c’è qualcuno (non tanti, direi) che ha accettato, ma dopo mesi non ha ancora mandato. Solleciterò, ma sinceramente non ho voglia di infastidire. So che non si può fare tutto, nemmeno tutto quello che si vuole.
In un caso non ho avuta nessuna risposta. Suppongo che la persona abbia cambiato indirizzo.

Confesso che la tentazione di lavorare su questi testi (e quelli che arriveranno) per fare un libro è fortissima.

Provo a spiegare il mio punto di vista. Potrebbe avere un certo interesse editoriale un libro composto dalle “formazioni” delle scrittrici e degli scrittori più letti oggi in Italia. Potrebbe avere un certo interesse editoriale un libro composto dalle “formazioni” delle scrittrici e degli scrittori migliori d’Italia. Ovviamente il criterio della prima selezione sarebbe piuttosto indiscutibile (si tratta di numeri), e quello della seconda piuttosto discutibile (si tratta di valutazioni critiche, estetiche, di gusto eccetera). Gli insiemi delle due selezioni, peraltro, probabilmente avrebbero una intersezione: più o meno consistente, a seconda delle valutazioni critiche, estetiche, di gusto eccetera.

Esiste anche, volendo, il problema di decidere chi è e chi non è scrittore o scrittrice. Per me, vale innanzitutto il criterio materiale: scrittore o scrittrice è chi scrive delle opere e le divulga (cioè: le pubblica) in uno dei modi oggi possibili. Nell’insieme “scrittrici e scrittori” entrano, quindi, tanto coloro che pubblicano presso editori più o meno nobili, quanto coloro che si autopubblicano (ma, direi, non coloro che si “autostampano”: però oggi può essere complicato distinguere tra chi si è autopubblicato e chi si è autostampato). Tra l’altro, nell’ambito delle opere di poesia il confine tra pubblicazione e autopubblicazione è spesso difficile da definire. Sarebbe bello riuscire a definire dei criteri scientifici per fare queste distinzioni: ossia dei criteri che adottino definizioni il più precise possibile di parole come “pubblicazione”, “autopubblicazione”, “cartaceo”, “digitale”, “social network” e compagnia briscola; e trovino il modo di evidenziare anche il coté quantitativo delle valutazioni critiche, estetiche, di gusto eccetera (ad esempio, contando e magari pesando le recensioni, i coinvolgimenti in gruppi e in antologie [nella mia scelta, a es., ho invitato tutte le autrici di Nuovi poeti italiani 6 (Enaudi) e tutti gli autori di Prosa in prosa (Le lettere)].

In realtà, io ho scelta la via più facile: ho cominciato dalle amiche e dagli amici, e poi via via mi sono allargato. E sono andato a occhio (o a braccio, se preferite). Non mi interessa raccogliere le “formazioni” delle persone le cui opere piacciono a me (come in una sorta di antologia personale), ma ovviamente alle “formazioni” delle persone le cui opere mi sembrano belle ci tengo. Mi sono tenuto più o meno all’interno della mia generazione, con qualche movimento quasi solo verso persone più giovani. In un solo caso ho invitato una persona che non ha ancora un “libro” (di qualunque forma o foggia) finito (non mi ha ancora mandato il testo, però). Ho accettato qualche autocandidatura e ne ho respinte altre (soprattutto perché le opere degli autocandidati e delle autocandidate mi parevano, a esser buoni, piuttosto modeste). Mi interessa avere una certa varietà.

“Ma a te”, potrebbe dire finalmente uno, “che cosa – di preciso – ti interessa? Molte di queste storie di formazione sono proprio belle, tutte sono interessanti; e va bene; ma qual è il tuo scopo?”.

E allora confesso: il mio scopo non è quello di sapere come si formano o si sono formati le scrittrici e gli scrittori italiani della (più o meno) mia generazione. Il mio scopo è, piuttosto, sapere come le scrittrici e gli scrittori italiani della (più o meno) mia generazione rappresentano pubblicamente la loro formazione. Il che è tutto un’altra cosa: e non comporta, sia chiaro, nessun dubbio sulla sincerità o sulla verità dei racconti.

La cosa vi sembra bizantina? State tranquilli: non lo è. Fate solo un piccolo esercizio. Andate a vedere le “formazioni” di Valeria Parrella e di Teresa Ciabatti, e guardate (basta guardare le etichette, dette anche tag) quali e quanti sono i nomi che compaiono in quel testo. Poi andate a vedere le “formazioni” di Giuseppe Genna o di Marco Candida: e fate il confronto. Non serve nemmeno leggere i nomi: basta contarli, per capire che ci troviamo difronte a due modi (due scelte) di auto-rappresentazione completamente divdersi.

Se poi si comincia a leggere i nomi, e ad esempio ad assegnarli ciascuno a un “campo” (es: campo degli scrittori “classici”, campo degli scrittori contemporanei, campo degli scrittori con cui si hanno rapporti, campo degli scrittori italiani/stranieri/americani/russi ecc., campo dei filosofi, campo dei registi, campo dei calciatori, campo dei musicisti, eccetera), e ancora si potrà vedere che le varie “formazioni” raccontano storie molto diverse, ma anche scelgono di raccontare le storie in modi molto diversi – con strategie di auto-rappresentazione, potremmo dire, molto diverse.

Ora: per me, tutto questo è molto interessante. Non so per voi.

E, in generale, qui nei commenti a questo pezzo, mi piacerebbe raccogliere un po’ di impressioni su queste due rubriche.

Grazie.

La fotografia del ventilabro viene da qui.

45 Risposte to “La formazione delle scrittrici e degli scrittori / Qualche considerazione”

  1. Vibrisse - "LA FORMAZIONE DELLO SCRITTORE" | MARCO CANDIDA Says:

    […] stato segnalato qui da Intermezzi Editore, ripreso in toto qui da Pier Carlo Lava e da Giulio Mozzi qui all’interno di Vibrisse […]

  2. Cristian Says:

    le mie impressioni sono queste: che i due maschi (ecco, appunto, maschi, sarà un caso?) ci tengano a farci sapere che loro prima di tutto, prima di essere degli scrittori, sono degli intellettuali ( e le due cose secondo me sono molto diverse e troppo spesso si confondono), che loro vivono, prima che come persone le cose della vita, come menti le cose della cultura; inoltre sotto sotto queste auto presentazione nascono da una vocazione autocelebrativa.
    All’opposto le due scrittrici si presentano in maniera umile cordiale e aperto ( ecco cosa non c’è nei due maschi, cordialità e apertura verso il lettore; forse perché non le hanno verso se stessi?) e ci parlano di certi eventi della loro vita di bambine e di ragazze che loro sentono dentro come molto importanti o decisivi nella loro formazione di scrittrici cioè nel dare una certa impronta al loro modo di essere persone che le ha portate a essere scrittrici.

    Sarebbe interessante (lo dico per me che non conosco questi scrittori e scrittrici) quanto di questo modo di presentarsi trovi corrispondenza nei loro libri; e a dire la verità, siccome ieri l’altro ho preso in prestito Fine impero di Genna che ho letto qua e là, mi pare che la corrispondenza ci sia visto il carattere (cosi pare a me) intellettualistico del suo romanzo.

    (PS comunque non vorrei che una quota di quanto scritto dipendesse dal fatto che volendo leggere alla svelta, i due profili dei maschi non mi abbiamo un po’ seccato perché troppo lunghi e messo anche in una specie di stato di inferiorità con la caterva di nomi e riferimenti di cui sono carichi)

  3. Valentina Says:

    Io tiro un sospiro di sollievo in relazione allo scopo delle due rubriche: mappare le strategie di auto-rappresentazione (scritta) degli scrittori/scrittrici mi sembra cosa di estremo interesse, e speravo davvero fosse più o meno questa l’idea di fondo.
    Per ora non ho considerazioni specifiche su possibili “modelli” che ne potrebbero emergere: ho notato subito la variabilità individuale, l’aderenza (credo, consapevole) ad un certo “modo” di raccontarsi ma suppongo che da una comparazione si possano tirare anche fila più generali.
    Grazie, dunque.

    (la prima frase del post mi pare troncata, senza verbo).

  4. Luan Says:

    Direi che il massimo di comicità involontaria è stato raggiunto da Marco Candida, quando si è dichiarato attraversato dal Vento Cosmico. A tal proposito, segnalo il presente link:

    Quanto a me, ricordo che al tempo in cui la El-Emme-Einaudi Ragazzi mi faceva giocare allo scrittore, mi divertivo a compilare su me stesso schede biografiche tipo questa:

    «Pare che la sua vocazione di scrittore (particolarmente precoce e ossessiva) sia da collegarsi a un oscuro incidente occorsogli all’età di due anni (precipitò per tre metri a testa in giù da una tettoia). Ha tirato a campà fino a 35 anni facendo i mestieri più umili (l’insegnante di lettere, il traduttore letterario a un tot a cartella… ) prima di incontrare l’editore della sua vita (cfr. “Per ognuno c’è qualcuno sempre”, cover italiana di “Everybody loves somebody sometime”) ed essere finalmente pubblicato. Da quel momento in poi il suo tenore di vita è rimasto assolutamente identico al precedente. Da vecchio vorrebbe fare lo stagnino nel deserto dell’Arizona e trascorrere i momenti di ozio leggendo l’Ecclesiaste all’ombra di uno dei giganteschi saguari (i cactus dei fumetti) che crescono da quelle parti.»

  5. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 17 marzo 1999 – « Non sono io che devo scrivere » (Agenda 1974). Non l’avessi mai scritto. “.

  6. Maria Luisa Mozzi Says:

    Quei racconti mi hanno fatto intuire l’intelligenza (intus leggere, capire, raccogliere dentro) di sé degli autori.
    Invitando i tuoi ospiti a scegliere e a dare valore alle esperienze del passato con la testa di adesso, li hai obbligati a fare giocare a nascondino dentro di loro conscio e inconscio, sincerità e desiderio di legittimazione di sé.
    La cosa divertente è che comunque, anche qui, molto traspare dal modo in cui gli scrittori e le scrittrici hanno scelto di raccontarsi.
    Ci sono con molta evidenza testi costruiti e testi (anche di scrittori eccellenti) poco mediati.
    Ci sono per fortuna alcuni testi ironici.
    Ci sono testi che sembrano sinceri e che invece secondo me sono i più inconsapevolmente mitologici.
    Mi fermo qui.

  7. acabarra59 Says:

    “ 8 aprile 1994 – La nonna Ada stava a via Appia Nuova, pochi isolati fuori da Porta San Giovanni, in un palazzone alto e grigio – quando cerco di rivederlo penso sempre a Sironi, ma allora non sapevo nemmeno chi fosse Sironi, notavo soltanto l’altezza, inusitata per le mie abitudini di provinciale -. Di lei ricordo poco, solo una faccia larga, un sorriso romano, una cordialità che non ha lasciato traccia – quella cordialità che non lascia traccia -. L’avrò vista al massimo un paio di volte. D’altronde quando dicevo « nonna », pensavo sempre alla nonna Ida, il mio solo grande amore, la piccola donna severa e dolce che tutto era meno che cordiale, meno che romana. Roma per me era lontana, era un’attesa però. Io pensavo: qualcosa di grande in fondo a una discesa. Roma era fuori di Porta Romana, la porta a cui conduce una strada che effettivamente è in discesa, ad accreditare la fantasia che andare a Sud significhi scendere. La via che conduce a Porta Romana si chiama via Pantaneto. Per via Pantaneto scendevo sottobraccio a quella che, non so ancora perché, non è stata la donna-della-mia-vita. Scendere a Sud è cacciarsi in un pantano? Questo, allora, non lo immaginavo proprio. Roma, il Sud, allora mi apparivano come qualcosa di largo, di luminoso, di estivo. Forse un po’ troppo per me che vivevo – felice – nelle angustie dell’urbanistica medievale, nelle asprezze dell’indole toscana, gentile ma mai cordiale almeno in quel senso che i toscani non esiterebbero a definire « bischero ». Roma era la città della nonna Ada, dunque della mamma del babbo (la città della Mamma?). Mi piaceva sì e no. “

  8. Ma.Ma. Says:

    Non li ho letti tutti. Sono un’«acerba» frequentatrice di questo ricco «orto letterario». Da quando mi sono iscritta, però, non ho perso un solo post di queste rubriche. Colpevole di far parte del mondo dei curiosi, mi sono fatta subito attrarre dal desiderio di capire che cosa “fa diventare” scrittori. Ma non ho trovato quello che mi aspettavo.
    Sarà che non amo molto i vittimismi. Sarà che, sebbene alcune storie mi siano parse persino interessanti, troppe volte mi sono ritrovata a pensare: ecchisenefrega. Sarà che la maggior parte degli autori mi è sembrata ritenersi speciale per carattere o atteggiamenti o eventi subiti o, ancora, per scelte fatte, quando ai miei occhi queste cose, speciali non sono. Sarà che ho imparato (quando? dove? Mah!) che coloro che dicono “ho avuto un’infanzia triste”, di solito non sono quelli che hanno davvero sofferto. Sarà che detesto chi si riempie la bocca di citazioni (oppure è sana invidia la mia? Ammetto di non aver memoria e mai potrei azzeccare una citazione giusta; e nemmeno riuscirei a citare correttamente i titoli di libri letti anche solo qualche mese fa. A volte mi dimentico persino i nomi dei protagonisti delle storie che scrivo…). Ma proprio non sono riuscita a entusiasmarmi.
    Tuttavia ho apprezzato i cambi di stile, che sono così diversi gli uni dagli altri. Mi sono divertita ad analizzare quanto si prendano sul serio molte persone (per fortuna non tutte). Interessanti anche i “tag”, certo, ma a tal proposito preferirei leggere i libri degli autori tirati in ballo e non la vita di chi li ha letti (intuisco ovviamente il “consiglio” velato di sceglierli come letture, ma alla fine i post puntellati di tante star non mi hanno davvero incuriosita a tal punto da farmi correre a comperare i libri citati… anzi). E proprio per questo, le rubriche mi hanno aiutata a capire – una volta di più – che a “parlare” dovrebbero essere i libri e non gli autori… Già solo per questo ho apprezzato l’iniziativa.
    Sono portata, infatti, a credere che tali auto-presentazioni rischino di trasformarsi in autogol. Nel momento in cui, oggi, uno di questi autori (o autrici) dovesse risultarmi antipatico, non lo leggerò più domani. Anche se fosse un così bravo scrittore da trasformarsi durante la stesura di un romanzo. E a volte capita. Recentemente ho assistito alla presentazione di un esordiente falso-modesto che grondava saccenteria utilizzando vocaboli ricercati da infilare con sfoggio in risposte forbite (per intenderci), il tutto a sostegno del suo stato di scrittore profondamente umile. Ho lottato contro me stessa per costringermi a comperare il suo libro. E l’ho fatto solo perché nessun altro sembrava interessato a quell’acquisto: però poi l’ho letto con il sorriso. Sembrava scritto da un’altra persona.
    Chiede dei commenti dopo aver espresso un forte desiderio di raccogliere queste biografie in un libro. Immagino che stia quindi valutando quanto il progetto susciti interesse tra il pubblico, tra i lettori. Mi permetto quindi di rispondere secondo i miei gusti: forse potrà tornare utile a quel giornalista alle prese con una recensione e in cerca di chiavi di letture diverse…, oppure al liceale intento a fare una tesi su questo o quell’autore, oppure ancora al critico o al professore, ma… personalmente non lo comprerei, né come aspirante autrice, né come appassionata lettrice (ovviamente lo dico dopo averne letto il contenuto; chissà, forse tanti altri ignari potrebbero invece acquistarlo perché attratti dalla mia stessa curiosità iniziale). Cavoli, mi sa di aver scritto un po’ troppo. Mi scuso.

  9. giornivariabili Says:

    Non credo che l’insieme di questi testi possa avere un senso come raccolta. Il problema fondamentale è l’origine “occasionale” dei testi, che in molti casi sono troppo fragili per reggere il peso della pagina scritta. A livello di lettura quotidiana di blog, invece, hanno un loro senso e sono piacevoli/interessanti da leggere. In ogni caso, si dovrebbe fare una drastica selezione: di sicuro 65 contributi sarebbero troppi e risulterebbe una raccolta dispersiva. Anche sotto il profilo della “qualità” dei testi, auspicherei una selezione più severa rispetto a quella più lasca utilizzata per il blog. Per esempio, il testo di Teresa Ciabatti potrebbe essere preso come riferimento base, non solo per l’intensità emotiva del testo, ma anche per l’eleganza stilistica. Invece mi risultano tuttora incomprensibili i criteri con cui sono stati pubblicati i contributi di Genna (senza dubbio il peggiore, chissà se l’avrà riletto) e Candida: lì siamo ben sotto la soglia del minimo sindacale.

  10. Giuseppe Genna Says:

    Non c’è alcuna strategia di autorappresentazione, bensì di rappresentazione dell’esternalità, ma mi pare che non sia chiaro. Sono proprio discussioni come queste che desideravo evitare. Però è così, avviene che si desuma questo. Infine: non ho messo tag, non sono io l’autore di questa tassonomia sbagliata, da cui si desumono sempre e comunque tracciati e insiemi sbagliati.

  11. giornivariabili Says:

    magari fosse un problema di tag, il fatto è che è scritto malissimo. (rappresentazione dell’esternalità?)

  12. acabarra59 Says:

    “ Venerdì 4 settembre 2009 – Poi penso che avere detto che « non sono io che devo scrivere » potrebbe anche significare che dovrò leggere tutto quello che scrivono gli altri. Forse era meglio se scrivevo… “.

  13. Marco Candida Says:

    A me Mozzi per e-mail ha detto che il pezzo che ho scritto è bellissimo – parole sue. Non so. Mi spiace.

  14. dm Says:

    Intravedo il rischio che lo spazio dei commenti si trasformi in sfogatoio di antipatie pregresse. Che siano pregresse, in alcuni casi, è solo una supposizione. Comunque. Questa cosa. Ne ho scritto già più volte qui nel blog: a me pare che le scrittrici, più degli scrittori, tendano a costruire una narrazione mitica attorno alla propria vocazione. A me pare una cosa evidentissima. Ci sono fatti, date e coincidenze in queste narrazioni che superano la soglia del verosimile. In alcuni casi è palese il tentativo molto legittimo di autolegittimazione – scusate il bisticcio -, ma in generale credo che l’idea di una “forza creatrice” dentro la persona presente addirittura fin dalla nascita sia, evidentemente, qualche cosa che appartiene all’universo femminile. Non vado oltre, perché cammino sulle uova.

  15. Luan Says:

    Sappiamo che Mozzi si è beccato la Candida:-)

  16. davide Says:

    allora, (premesso che il testo di Genna non ho finito di leggerlo e che quello di Candida anche se suggestivo poteva essere, se si vuol esser fiscalissimi, modulato un po’ meglio):

    come dice DM, davvero “a me pare che le scrittrici, più degli scrittori, tendano a costruire una narrazione mitica attorno alla propria vocazione”: e si,è proprio così

    però negli scritti delle donne, almeno in alcuni della serie, c’è sempre troppo spesso qualche etereo tono fluo e pastello che un po’, personalmente a me fa un po’ sbadigliare. Simpatico il testo della Ciabatti ma si, poteva esser più lungo.

    Ad ogni modo mi chiedo se parteciperanno mai Benedetta Cibrario e Daniele del Giudice, Marco Drago e Cosimo Argentina.

  17. Il fu GiusCo Says:

    Hanno fatto qualcosa di simile su PordenoneLegge con i giovani poeti del loro censimento. L’impressione mia, li come qui, e’ che le vite (intese come percorso ed aspettative) siano piu’ interessanti delle opere, il che e’ tutto dire visto che tante volte sono molto banali eppero’ davvero rappresentative e letterariamente tramandabili.

  18. Maria Luisa Mozzi Says:

    A me il testo di Giuseppe Genna è piaciuto molto. Allenato a guardare dentro di sè, a “squartarsi” per capire come funzionino gli infiniti rapporti che continuamente intreccia con se stesso (con quanti se stesso?), tuttavia, seppure con dichiarato disagio, ha accettato di partecipare seriamente al gioco. Ne è venuta fuori un’immagine complicata, decodificabile forse meglio da parte di chi ha letto i suoi libri, di persona che ha scelto molto e poco (come invece altri) ha lasciato al destino o al caso.

  19. Stefano Serri Says:

    Credo che tra il censimento di PordenoneLegge citato e “Le Formazioni” ci siano alcune differenze importanti. Il primo è un questionario strutturato, con limiti di lunghezza; gli autori sono stati scelti in base a un tipo di produzione (poesia) ed età; la provenienza geografica ben sottolineata. Le Formazioni sono libere in quanto a lunghezza dei testi, forma, età dell’autore (con un target di riferimento) e generi/forme praticati (sarà interessante vedere a fine percorso la distribuzione sul territorio nazionale).
    Le Formazioni si stanno strutturando, per quello che leggo, come una serie di “racconti”, autonomi, ma sovrapponibili: al di là del valore di ognuno, il gioco di rimandi o contrasti si intreccia con il procedere dei singoli percorsi formativi. Godibili quindi sia come capitoli consecutivi che come saggi autonomi.
    Quella di Pordenone assume valore di documento sicuramente più ricco di dati confrontabili e misurabili (è, appunto, un censimento), ma difficilmente potrebbe diventare, per come è, un libro.

  20. andrea barbieri Says:

    Invece io ho notato un’evidente differenza tra scriventi coi capelli diciamo tendenti al castano chiaro fino al biondo, e scriventi coi capelli tendenti al castano scuro fino al moro.
    I primi espongono più generosamente i nessi interpersonali rilevanti. I secondi, d’altra parte, pur essendo più autoriferiti presentano la propria esperienza in livelli prospettico-temporali complessi e dinamici.
    Ovviamente prendete la distinzione tra castano scuro e castano chiaro con elasticità, possono esserci anche sfumature di rosso.
    Una mia amica, V.D., studiosa di letteratura fidanzata con un fisioterapista, sostiene che dovrei focalizzare l’attenzione sul mancino e destrimano. Ma non saprei entrare in quel campo. Mi fermo volentieri alla distinzione dei capelli, che a me comunque pare assai significativa. Azzardo un’ipotesi di costrutto culturale: il castano chiaro è più celebrato nell’immaginario collettivo, dunque più portato a riconoscere l’alterità; mentre il castano scuro per il motivo opposto è più introverso, ecco perché non appiattisce l’esperienza, ma la restituisce esplosa in molteplici livelli temporali.
    Allora il mio suggerimento è di cambiare il titolo: “La formazione dello scrittore castano chiaro e quella dello scrittore castano scuro”.

  21. acabarra59 Says:

    “ Giovedì 31 luglio 2014 – Come non rimarcare l’indiscutibile competenza di Andrea Barbieri in tema di capelli degli scrittori? Cfr. il mio saggio à venir sui Nomi d’arte nel Terzo Millennio “.

  22. dm Says:

    Okay, ecco le uova.
    (Anche da un punto di vista grafico il commento si trova sopra.)

  23. deborahdonato Says:

    Umberto Eco ha detto spesso che un autore, dopo avere creato un testo, dovrebbe morire. Rilettura italiana del parricidio di Derrida. Di questa idea radicale ho sempre amato il rifiuto a un tipo di critica, quella psicoanalista. Non amo molto lo scrittore che indugia sulle inezie del suo passato, rivestendolo di significati archetipici. Purtroppo è un vezzo quasi sempre femminile. Amo, invece, una rilettura “A part entiere” della propria formazione, volta più alla ricerca dello stile, dei contenuti , che dei complessi edipici. Ma, ovviamente, ognuno ha i suoi complessi: io ho quello di non amare lo psicologismo.

  24. luciamarchitto Says:

    Ho letto tutto con molto interesse, scrittrici e scrittori che hanno raccontato la loro formazione, soprattutto hanno raccontato le scrittrici, mentre gli scrittori hanno fatto un elenco e poi allargato uno ad uno i vari punti.
    Io amo molto il racconto, però in questo caso ho apprezzato di più l’elenco, insomma mi sono piaciuti di più gli scrittori, forse perché mi hanno dato, a differenza dei racconti in cui spesso riconoscevo parte della mia storia, uno sguardo nuovo e più profondo. Un modo di scrivere più interessante, soprattutto penso a Zaccuri e Avoledo.
    La cosa che mi ha stupito di più sono stati i nomi: per me quasi tutti sconosciuti, sono una che legge molto ma, di tutti coloro che qui si sono presentati soltanto alcuni nomi mi sono noti: Genna, Zaccuri, mentre Marco Candida e Demetrio Paolin li ho letti qui, su vibrisse. Per quanto riguarda le donne: nessuna, tranne qualche nome comparso sempre qui. E mi ha preso uno spavento: caspita! Sono proprio fuori dal mondo delle lettere!
    Grazie a Giulio per avermi aperto gli occhi su questo mondo: spero di riuscire a leggere, se non tutti, almeno alcuni libri di questi autori.

  25. sergiogarufi Says:

    – sei un vero scrittore? – in che senso? – ci campi con quello che scrivi? (Colazione da Tiffany). Così, tanto per restringere il campo (e darsi la zappa sui piedi). Comunque a me sarebbe piaciuto partecipare, ma poi ho visto che c’era Candida e mi son sentito inadeguato.

  26. Giulio Mozzi Says:

    In vibrisse finiscono nei tag i nomi citati negli articoli. E’ una scelta mia, fin dall’inizio.

    Cristian: davvero ti pare che i pezzi di Ciabatti e Parrella siano “cordiali”?
    Io ho chiesto alle scrittrici e agli scrittori dei pezzi “lunghetti”.

    Valentina: ormai dovresti sapere che cosa puoi aspettarti da me…

    Ma.Ma: non mi pare che se uno dice, ad esempio, come io potrei dire, che nella sua formazione è stato importante Ciro di Pers, ciò costituisca un consiglio a leggerlo. Succede di adottare dei padri – o dei fratelli -, e non sono necessariamente i migliori padri o fratelli possibili per chiunque.
    Succede spesso che un autore o un’opera minori o marginali, per qualche bizzarra alchimia, guidino a scelte importanti. Io sono infinitamente grato a Marco Lodoli, perché il suo libro Grande raccordo mi ha, letteralmente, dato la parola. Ma non per questo ritengo Marco Lodoli un “grande scrittore” o uno scrittore “che tutti devono leggere”.
    Lo scopo di questo articolo non è quello di fare una valutazione di marketing.

    Giorni variabili: indubbiamente, per passare dal blog al libro, i testi vanno ri-selezionati, magari riscritti, eccetera eccetera. Ma questo è ovvio.
    E, secondo il tipo di libro che si decide di fare, diversi saranno gli autori e le autrici coinvolti eccetera.
    Quanto a Candida e Genna, la domanda implicita sul criterio (“mi risultano tuttora incomprensibili i criteri con cui sono stati pubblicati i contributi di Genna … e Candida) ha una facile risposta: li ho invitati a scrivere, hanno scritto, e ho pubblicato quello che hanno scritto. Come in tutti gli altri casi.

    Lucia Marchitto: non è che io ti ho aperti gli occhi sul mondo; è – forse – che io vivo in un mondo tutto mio…😉

    Sergio Garufi: non posso invitare tutti contemporaneamente. Se vuoi partecipare, volentieri: sei comunque nella lista delle persone che avrei invitato a partire da settembre.

  27. Cristian Says:

    Non sono cordiali perché appaiono sbrigativi cioè non lunghetti? Cordiale: che muove dal cuore, qualità e non quantità

  28. Ma.Ma. Says:

    😀 In effetti, ha ragione, l’osservazione è nata da una mia abitudine: prendo sempre come consiglio di lettura i libri letti e apprezzati da altri, anche e soprattutto quando nella “citazione” fatta, verbalmente o per iscritto, non c’è l’intenzione di dare consiglio, ma solo entusiasmo o condivisione di un pensiero. Infatti sono corsa subito a cercare il Grande Raccordo😉 : Mi sa che lo leggerò, anche se non necessariamente dovrà avere lo stesso effetto che ha avuto su di lei. In merito alla questione della ricerca di marketing, mi scuso per avere frainteso.

  29. Ma.Ma. Says:

    Ops: non è rimasto il virgolettato… dal Grande Raccordo. Riprovo: “Aprirò la finestra e guarderò il cielo, dove già fluttuano le luci dei lampadari nelle fabbriche-astronavi, colme di nani e di madonne di gesso.”

  30. Giulio Mozzi Says:

    Cristian: le due frasi su cordialità e lunghezza rispondono a due cose diverse che hai scritte (in due punti abbastanza lontani) nel tuo primo commento. Le mie due frasi sono invece una in fila all’altra, e tu hai pensato (giustamente: l’errore è mio) che io volessi mettere in relazione cordialità e lunghezza. Non è così.

  31. davide Says:

    cit ma.ma

    “”Sono un’«acerba» frequentatrice di questo ricco «orto letterario». Da quando mi sono iscritta, però, non ho perso un solo post di queste rubriche. Colpevole di far parte del mondo dei curiosi, mi sono fatta subito attrarre dal desiderio di capire che cosa “fa diventare” scrittori. Ma non ho trovato quello che mi aspettavo.
    Sarà che non amo molto i vittimismi. Sarà che, sebbene alcune storie mi siano parse persino interessanti, troppe volte mi sono ritrovata a pensare: ecchisenefrega. Sarà che la maggior parte degli autori mi è sembrata ritenersi speciale per carattere o atteggiamenti o eventi subiti o, ancora, per scelte fatte, quando ai miei occhi queste cose, speciali non sono. Sarà che ho imparato (quando? dove? Mah!) che coloro che dicono “ho avuto un’infanzia triste”, di solito non sono quelli che hanno davvero sofferto. Sarà che detesto chi si riempie la bocca di citazioni “”

    premio a Ma.Ma per il miglior post fin’ora😀

    “ma.ma” ti si riesce a contattare in qualche modo :)?via email dico-secondo me dovresti esser un ottima lettrice (di testi altrui)

  32. davide Says:

    tornando alla domanda di giulio,io credo che si nell’ insieme questi testi molti possano avere un senso inseriti in una raccolta-

    molti,non tutti-alcuni li ho trovati insopportabili ma ok è un problema mio,cmq pochi sul totale

  33. davide Says:

    ma.ma che succede! eri andata così bene fino ad ora!!!

    “””Infatti sono corsa subito a cercare il Grande Raccordo😉 : ”

    (alcuni dei libri di marco lodoli sono all opposto della mia concezione di narrativa,per la cronaca)

    aiutoooooooooooooo!

  34. Ma.Ma. Says:

    Davide😀 Punto primo: sono arrossita per la lusinga (grazie! Mi piace arrossire); punto secondo: siccome non conosco gli scritti di Lodoli, da buona curiosa devo per forza leggere qualcosa di suo: in questo caso, poi, potrei rischiare di capire meglio il “mondo” di Giulio Mozzi. Sempre per curiosità… Tornando a Lodoli, ho visto che è pure un bravo giornalista. A volte è facile cadere ad esempio nel didascalico quando si affronta la narrativa se si è abituati a scrivere rubriche ed editoriali: però l’estratto di un suo racconto che ho letto stamattina mi è piaciuto molto: non avermene! Per il resto… se vorrai ancora rivolgermi la parola😉 è comunque facile raggiungermi via e-mail: mmazzi@hotmail.com

  35. enrico ernst Says:

    Caro Giulio. Intanto, un debito di gratitudine, per aver interpellato molti scrittori e scrittrici che aggiungono dimensione e ampiezza alla conoscenza di autori a cui “si può telefonare”, per parafrasare Salinger… c’è in questa idea, una grande generosità verso il “presente”, verso quello che si fa ora, qui, e di conseguenza un bell’antidoto a tutte le posizioni nostalgiche (ah quando c’erano Pasolini, Moravia, Sciascia…). Mi dà proprio il senso preciso di quello che fai, del tuo profilo intellettuale, e approfondisce la mia stima. Gratitudine anche perché la “formazione” di Livia Chandra Candiani, e il mio interloquire con lei, ha voluto dire un incontro: dalla rete alla realtà. Bello, davvero, utile. Altro discorso, che tuttavia non sarei in grado di articolare compiutamente, è il seguente: tante iniziative hai lanciato con “Vibrisse” : partecipate, intelligenti, interessanti, “in action” per così dire. Però mi pare che la “cinghia di trasmissione” con la “carta stampata” non abbia per così dire girato. Ammesso che sia andata così, è forse interessante (in generale) chiedersi come questa dimensione collettiva della rete e del blog poi non trovi “interesse” nel mondo dell’editoria…

  36. Il fu GiusCo Says:

    @Serri – Al di là delle gabbie formali, entrambe le iniziative chiedono una auto-presentazione. C’è chi esonda la gabbia (qui Ciabatti, Genna, Candida, lì Cera Rosco, Daino, Micaletto) e chi ci sta dentro. Entrambe fanno emergere perché si scrive nel 2014, da cosa è mosso chi lo fa, cosa pensa di ottenere. Si vede allora che per molti è un danno collaterale (sono insegnanti, hanno studiato lettere o arte, hanno eredità familiare nel ramo), per alcuni un mestiere diretto o affine (scrittori-scrittori, giornalisti, lavoratori nei media) e per altri diletto o auto-gratificazione (spesso creaturale per influssi di nonne, scuole illuminate, attribuzione a queste robe di un significato superiore, ecc.). Nel complesso, il modello Spoon River tira ancora, mentre tirano molto di meno le opere letterarie proprie, vuoi per mancanza di visione e/o talento di chi le produce, vuoi per mancanza di filiera e ricezione adeguate. Devo dire che in nessun caso, né qui né lì, mi è venuta voglia di andare a leggere un’opera, le auto-presentazioni bastano e avanzano e qui forse sta la crisi, non individuale di chi scrive nel 2014, ma dell’intero comparto accerchiato dal cotto-e-mangiato di internet, da altre forme di incanalamento del “poetico” quali musica pop, telefilm, ecc., dagli eventi della vita vera che, riportati istantaneamente ed approfonditi da ogni angolatura e su tutti i media, esorbitano la capacità individuale di stupefazione e quindi di disposizione all’ascolto di un altro singolo essere umano, giocoforza non altrettanto capace di tale potenza di fuoco. Vanno dunque ancora benino i visionari / trasfiguratori, tipo Antonio Moresco o Franco Arminio; vanno molto peggio gli scrittori sociali, quelli per diletto e quelli chiaramente psicotici. Mi fermo e mi scuso del pistolotto col padrone di casa.

  37. Il genere dell’autopresentazione | Quaranta Poesie Says:

    […] Vibrisse di Giulio Mozzi (qui: https://vibrisse.wordpress.com/2014/07/31/la-formazione-delle-scrittrici-e-degli-scrittori-qualche-co&#8230😉 e su PordenoneLegge (qui: http://www.pordenonelegge.it/it/tuttolanno/censimento-poeti.html) si fa […]

  38. enrico ernst Says:

    @GiusCo ciao. Cosa intendi con la dicitura il “modello Spoon River”? Devo dire che la frase che inizia con “nel complesso” e finisce con “adeguate” non mi è molto chiara. Saresti così gentile da ritornarci. Grazie!

  39. Il fu GiusCo Says:

    @Enrico — Il modello Spoon River è quello delle vite e dei fatti non illustri ma reali o quantomeno verosimili e quindi mimetici, creatori di un “gancio” immediato di simpatia e riconoscimento. L’artefatto letterario è invece molto meno “agganciante”, occorrono da parte di chi scrive una voce non omologata, una cultura non indifferente ed una reale capacità di distendere la visione (come in Moresco ed Arminio), da parte di chi legge una rinuncia al narcisismo della propria voce ed una disposizione all’incantamento oggi perdenti, anche perché la crisi morde ed ognuno ha il diritto di tentare ogni strada per sopravvivere, compresa quella del farsi autore. Spero sia più chiaro. Saluti.

  40. Cristian Says:

    questa rubrica magari servirà anche ai più ignorantelli ad avere un po’ un panorama degli scrittori italiani di oggi (qualcuno mi pare che più o meno l’ha anche detto qui sopra). Ho fatto un po’ di conti e mi vedo messo male: scrittrici: 20 mai sentite nominare due sole lette ( Vinci e Tomassini – veramente molto brava però il libro non l’ho finito perché a un certo punto mi è parso ripetitivo); scrittori : 4 mai sentiti e 2 letti (Paolin, Trevisan – che copia mi pare un po’ troppo Bernhard) adesso (devo comnciare a sfoltire le due liste) mi sono messo a leggere Genna (Fine impero, non credo che arriverò alla fine; e a proposito anche di quanto ho scritto qui nei commenti mi è venuto un confronto con Falco – spero ci sarà nella rubrica – perchè sia lui ( Gemella H, che non solo ho finito ma ho letto due volte) che Genna scrivono per così dire del male ma Genna dall’ alto da un punto di vista celebrale semplicemente denigra il mondo che descrive, Falco invece dal basso da un punto di vista immanente lo soffre e questo non mi sembra per niente estraneo ai risultati nella scrittura)

    PS sta roba non interesserà a nessuno comunque …

  41. deborahdonato Says:

    Sinceramente, non capisco il motivo di molti interventi quasi risentiti, comunque non sereni. Io credo che questa raccolta sarebbe un buon numero monografico di una Rivista letteraria, più che una pubblicazione autonoma. Ad ogni modo, ho sopra espresso i miei gusti, ma non capisco l’accanimento contro questo o quello scrittore. O meglio, forse lo capisco.

  42. Il fu GiusCo Says:

    Giulio Mozzi mi fa cortesemente notare di aver presentato le formazioni di almeno 12 poeti/e su 39 totali. Lo ringrazio e mi scuso. Ricordo le autrici di NUOVI POETI ITALIANI 6, Einaudi, 2012, libro che ho letto e commentato io stesso sui miei canali ad inizio 2014. Inserendo nel discorso del commento, devo dire che se non avessi avuto forte interesse personale nel leggere il volume, non avrei cercato versi a partire dalle formazioni delle autrici, a parte quelli di Giovanna Frene per curiosità rispetto ad un percorso molto complesso ed originale (leggi: come si scrive partendo da tali condizioni di geografia, di difficoltoso adattamento socio-culturale, di inserimento in una società molto omologante). Saluti. Giuseppe

  43. Giulio Mozzi Says:

    Enrico: direi semplicemente che spesso ciò che funziona in una pubblicazione periodica non funziona in un libro.

    Cristian: scrivi che “questa rubrica magari servirà anche ai più ignorantelli ad avere un po’ un panorama degli scrittori italiani di oggi”; ma si tratta (eventualmente) di un danno collaterale: non è questo lo scopo delle due rubriche.

  44. Cristian Says:

    sì, ma i più ignorantelli (io) come le prendendono? le prendono (anche) così (se serve …)

    (PS celebrale= cerebrale)

  45. acabarra59 Says:

    ” 15 agosto 1988 – Che cosa era la letteratura? Sì, la questione va posta così. “.

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