Pubblicità / La Bottega di narrazione, come ti cambia

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Scrittrice nocerina, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice nocerina, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice delle Giudicarie, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice delle Giudicarie, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice di Vipiteno, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice di Vipiteno, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice di Corfù, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittrice di Corfù, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittore della val Brembana, prima e dopo la Bottega di narrazione

Scrittore della val Brembana, prima e dopo la Bottega di narrazione

Le immagini delle pin-up vengono da qui. Le altre due immagini vengono da qui e da qui. Info su Neon Park, qui.

8 Risposte to “Pubblicità / La Bottega di narrazione, come ti cambia”

  1. elisabetta58betta Says:

    carino!

  2. RobySan Says:

    Cioè a dire: le ragazze, partecipando alla bottega, ci guadagnano (non del tutto, secondo me: quella di Vipiteno era meglio prima), i ragazzi no: si cuccano una saccagnata sul loro brutto muso. Bella prospettiva!

  3. Francesco Genovese Says:

    Cambiato, essere messo sottosopra, aggiungo smontato e rimontato : è proprio quello che vorrei succedesse a me e alla mia scrittura ( se mi candiderò e se sarò scelto alla bottega).
    Francesco

  4. deborahdonato Says:

    credo sia una strategia mozziana. Dopo secoli di letteratura prevalentemente “maschile”, vuole incrementare le quote rosa. Resta da capire se è preferibile fare le scrittrici o le pin up.

  5. dm Says:

    Di sicuro ci vuole più impudicizia a fare gli scrittori.

  6. Rita Says:

    ahahahahhahhhhhahahahh bellissima!!!!

  7. RobySan Says:

    Mmmhhh, c’è qualcosa di curioso in tutto ciò (o, semplicemente, Giulio si diverte)!

    La pin-up (si veda al link posto nel post) in fotografia è “reale”. E’ una donna di carne e ossa (soprattutto carne, in generale: all’epoca andavano di moda “bone”[*]) messa in una certa posa e circondata da oggetti dello studio fotografico. Nel disegno che è stato ricavato dalla foto, invece, oltre ad avere tratti ingentiliti e, a volte, ammorbiditi, la figura femminile è posta in un ambiente del tutto fittizio o comunque inventato e un po’ fiabesco. Ha subito una trasformazione in funzione della costruzione di un immaginario generalmente ameno (e, a mio avviso, meno sexy dell’originale; ma io non faccio testo).

    La foto del signore, invece, è seguita da un disegno (tratto dalla copertina di un disco di Frank Zappa; chi non conosce Zappa si documenti, o vada a zappare) in cui la sua bella faccia virile anni ’50 è sgraffignata dalla donnola (il gioco di parole donna-donnola funziona solo in italiano: in inglese donnola è weasel), ma nonostante ciò rimane sorridente (benché, appunto, la trasformazione sia, in qualche modo, “urtante”).

    C’è un parallelo – deliberato – tra queste trasformazioni e quelle che, almeno ipoteticamente, la/o scritt-rice/ore dovrebbero subire in seguito alla partecipazione alla bottega di narrazione? O è un gioco all’effetto di senso?

    [*]: lo so che bone, in inglese, significa osso, ma non volevo fare un gioco di parole anglo-italo!

  8. Giulio Mozzi Says:

    La terza che hai detto, Roby.

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