Il frigorifero (Le cose che ci sono in casa, 77)

by

di Claudio Mercandino

[Le regole del gioco sono qui].

Discreto se ne sta, le spalle al muro,
finché non dà un rigurgito e, repente,
da un fremito inspiegabile ed oscuro
colto, prende a ronzar con efficiente
e laborioso intento, e duraturo
(almeno fino a quando c’è corrente):
ti accorgi allor che in quel conservatore,
fanatico guardiano del rigore
dall’anima di ghiaccio, pulsa un cuore
nascosto dalla satinata porta.

La porta satinata ha dietro un mondo
che parla a naso, tatto, occhio, palato,
e all’intelletto fervido e fecondo
evoca mondi. Un mondo popolato
di gusti e di colori, di errabondo
sapere culinario, di sognato
piacere papillario: vegetali,
formaggi, carni, aromi, potenziali
prelibatezze, alici, cereali;
d’ogni alimento, al freddo, buona scorta.

Ne ha buona scorta e, con mirabil zelo,
custode è d’un inverno senza fine:
dalle pareti lacrime di gelo
colan sull’insalata e le zucchine,
mentre di brina un impalpabil velo
si posa su altre men recenti brine
pure in estate. Eppur talor ti inganna:
quando apri e trovi irrancidita panna,
oppur la muffa i broccoli condanna,
o il fermentar rende stantia la torta.

Torta stantia, limone rinsecchito,
un po’ di riso triste, un latte aperto,
stagnante odor di cavolfior bollito:
ha la parvenza d’umido deserto
talora il frigo, scrigno infreddolito
di avanzi spenti dal sapore incerto.
Accade se l’improvvido inquilino
frequenta deschi alieni, e il magazzino
di casa vacuo langue, e il cucinino
riman per il padrone terra morta.

Di algida terra morta ha il colorito
il pian di sotto: ghiacci, neve eterna,
livori da palude di Cocito,
rigidi pesci nella galaverna,
il frigido candor d’orto indurito,
il buio immoto d’artica caverna.
Ma poi basta un pochino di tepore
per scongelare il cibo e il suo sapore,
d’ambiente sia, di forno o radiatore,
ché risvegliar la vita è ciò che importa.

La vita importa, esporta vive attese
di chi davanti a lui scioglie emozioni,
pregusta gusti, immagina sorprese,
carezza a mente eccelse libagioni,
di notte arriva, privo di difese,
e ogni ripiano svuota a gran bocconi.
Ma poi, tra un divorare e un digiunare,
mi spinge sempre il frigo a vagheggiare
ignoti mondi e terre in cui viaggiare:
li affacciano i magneti sulla porta.

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Una Risposta to “Il frigorifero (Le cose che ci sono in casa, 77)”

  1. gian luca caffarena Says:

    sei troppo bravo! bellissimo!

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