Scrittori emergenti

by
Giovani scrittori emergono.

Giovani scrittori emergono.

di giuliomozzi

Cari voi che mi mandate speranzosamente le vostre opere letterarie: vi prego, non qualificatevi come “scrittori emergenti”. Soprattutto se avete ventidue anni e non avete pubblicato nulla se non nel vostro sito o nella vostra pagina in qualche rete sociale. E magari non qualificatevi nemmeno come “scrittori esordienti”, se non state effettivamente esordendo – cioè se non avete una pubblicazione (che non sia un’autopubblicazione o una pubblicazione a vostre spese con una qualche casa editrice specializzata) in corso di apparizione (un contratto, insomma) o appena apparsa. Qualificandovi in uno di questi modi, purtroppo, vi rendete ridicoli: e dimostrate un’insensibilità per i significati delle parole che non depone a vostro favore.
Ecco. Volevo dirlo da anni. L’ho detto. Guarderò comunque i vostri lavori. Però cercate di fare il possibile per non farmi iniziare la lettura con un pregiudizio sfavorevole.

L’immagine viene da qui.

108 Risposte to “Scrittori emergenti”

  1. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 24 luglio 1996 – Caro editore, questo non è il diario di uno scrittore diligente, di un maturo professionista, di un giovane di belle speranze. È il diario di un uomo quasi vecchio che ha ritrovato la letteratura a trent’anni – quasi non la riconosceva – ma prima ha fatto tutt’altro che scrivere. Uno che si è fermato perché non poteva più muoversi ancora senza morire. Uno che « repetendo le volte », ma non si illude di imparare qualcosa. Uno che vorrebbe avere il tempo per studiare, ma sotto sotto pensa che dopotutto preferirebbe ricominciare a commettere errori etc. etc. Forse è meglio un velo pietoso. “.

  2. Giulio Mozzi Says:

    Uhm. Io ho “ritrovata la letteratura” a trentuno anni, e non mi pareva di essere “quasi vecchio”. (Ora che vado per i 55, mi sento “vecchio” senza “quasi”).

  3. RobySan Says:

    Davvero qualcuno ti invia l’opera sua dicendosi “scrittore emergente”? Dove è finito il senso del ridicolo? E, mondo cane, dove tengono nascosto il vocabolario?

    P.S.: a me, quell’ippopotamino, me pare più “sprofondante” che “emergente”.

    P.P.S.: aò, la volete fini’ di definirvi “vecchi”? manco avete i 60!

  4. dm Says:

    A volte la vecchiezza è un sentimento…

  5. massimocassani Says:

    Gentile dottor Giiulio Mozzi,

    sono uno scrittore immergente, le invio la mia opera…(ecc)

  6. Giulio Mozzi Says:

    La vecchiezza è un sentimento
    che ti prende e non va via;
    ahi! la vita, com’è ria.

  7. gian marco griffi Says:

    Bei tempi quando noi scrittori emergenti si emergeva come emerge un fungo, un erpes o qualunque altra cosa sia in grado di emergere su questa terra senza curarsi di uno stupido vocabolario. E quando uno si accorgeva di noi diceva toh, è emerso uno scrittore. Noi lo guardavamo negli occhi e con tono solenne rispondevamo: signorsì, sono uno SCRITTORE, e sono EMERSO; poi solitamente ci mangiavamo la pellicina di un’unghia.

  8. dm Says:

    Ria ria questa vita
    e rio rio il tempo,
    ria ria è la via,
    tempo d’acqua
    rio ria,
    che volete che sia!

  9. Giulio Mozzi Says:

    Si emerge
    come emergono
    i funghi
    d’autunno.

    G. Ungarelli

  10. acabarra59 Says:

    “ 20 novembre 1985 – « Padova – Nella classificazione degli interessi dei giovani italiani la lettura occupa il sedicesimo posto, relegata nella parte più bassa della classifica. È questo uno dei dati più scoraggianti emersi dal colloquio internazionale su Lettura e tempo libero giovanile in Europa / Due culture a confronto: Italia e Francia organizzato a Padova dal settore di ricerca sulla lettura e letteratura giovanile dell’università. Nonostante i dati scoraggianti, gli esperti si sono dichiarati cautamente ottimisti… » (Dai giornali) “.

  11. dm Says:

    A: È un’emergenza, accorrete!
    B: Pant, pant, ma che succede?
    A: È un’emergenza.
    B: Ma dove?
    A: Lì, sta emergendo…

    Spluff….

  12. RobySan Says:

    Come può emergere uno scrittore profondo? Dev’essere uno scrittore palombaro. Deve prima toccare il fondo e poi, blop-blop-blup, venir fuori. Emergere dopo l’immersione. Prima non può. E’ la forza delle cose a fissarlo. Potrà sbucare, far capolino, financo sbocciare (ma già è difficilotto); emergere però no. A meno che non s’intenda, come “emergere”, ciò che si fa uscendo da una pozzanghera! E senza vocabolario, perdinci (che nemmeno si bagnerebbe!).

    Ah, via la vita ria. Vado a trovar la zia (che sempre fu donna pia). Passo per il boschetto [ove] spero trovar funghetto [nu fìnferlo o gallinaccio] utile pel risotto. Va’ che m’emerge la vena poetica, va’ che emerge. Ed è sempre peggio. E poi dicono che l’uomo invecchiando migliora. Maddai che scherzano. E’ emersa. Galleggia. Che forma strana che ha!

  13. Giulio Mozzi Says:

    Roby, vedi qui; e vedi: Martinoni Renato, Maraini Dacia, Il palombaro delle acque profonde. Intervista a Dacia Maraini, edizioni dell’Ulivo, 1997. Nonché il classico:

    Corrado Govoni, Il palombaro

    Corrado Govoni, Il palombaro

  14. acabarra59 Says:

    ” 22 febbraio 1994 – Questo diario è uno scafandro. E io sono un palombaro. Questo è un Diario dal fondo del mare. “.

  15. sergio l. duma Says:

    La definizione ‘scrittore emergente’ non l’ho mai capita. Ma da dove si emerge? E per fare cosa? E’ davvero necessario poi definirsi? Mah!

  16. dm Says:

    Ho sempre pensato che l’importante non è emergere. Che l’importante è da cosa si è scelto di emergere.

  17. acabarra59 Says:

    “ 30 marzo 1984 – Immergersi in un libro. Tutto qui. “.

  18. dm Says:

    E già. Il lettore prima immerso nella lettura d’un libro che sta ora lentamente emergendo alla realtà, sarà mica un lettore emergente…?

  19. gian marco griffi Says:

    L’alba degli scrittori emergenti.

  20. dm Says:

    Il silenzio degli emergenti.
    (Che son pur sempre innocenti.)

  21. RobySan Says:

    “Esitation… un palombaro nell’ombra”.

    Le virgolette perché è una citazione. Il palombaro della citazione è un corteggiatore/danzatore, ma nulla vieta di pensarlo scrittore. Così, anziché farlo emergere, botticellianamente, dalle acque, lo facciamo emergere dall’ombra. E’ una cosa più sul metaforico, con un po’ d’iperbolico (e forse scaramantico, aromatico, adiabatico). Mi rendo conto, ripensandoci, che il parallelo con il “palombaro” è pesante. Si potrebbe sostituirlo, il palombaro, con un “pescatore di perle”. Fatto ciò avremmo trovato una metafora leggiadra, che rimanda il pensiero a preziosità nascoste le quali necessitano della fatica e dell’abilità nella ricerca e, nel contempo, della mancanza degli impicci che ordinariamente vincolano il palombaro (si veda il disegno del Govoni), permettendo una emersione agile e con il sorriso sulle labbra (tipica dei pescatori di perle, teste i documentari di Folco Quilici e del capitano Cousteau).

  22. acabarra59 Says:

    “ 5 marzo 1979 – « Come quegli esseri misteriosi delle saghe, che salgono dal fondo del mare rivestiti di alghe, così escono dal mare dei ricordi, rivestite di memorie, le giovanili esperienze. L’anima diventa triste e il cuore si commuove, perché è come se dovesse prendere commiato da tutto questo, come se si dovesse allontanare da un amico, per non rivederlo mai più, né nel tempo, né nell’eternità. Pare di essere infedeli, di aver tradito i patti, pare di non essere più quelli di prima, non più così giovani, così infantili; si teme di dover perdere quello che ci faceva contenti, felici e ricchi; per ciò che si ama si teme che si debba soffrire di questa trasformazione; si teme che forse apparirà meno perfetto, che forse non saprà rispondere alle numerose domande che gli porrà l’intelletto… ahimè, se così fosse tutto sarebbe perduto, l’incanto svanirebbe e non potrebbe mai più essere rievocato. » (Sören Kierkegaard, Enten-Eller) “.

  23. Andy Says:

    “Non e’ un paese per emergenti”

    “Emergente e gentiluomo”

  24. Carlo Capone Says:

    In meccanica quantistica un elettrone emerge dal suo stato di incertezza probabilistica solo se viene sottoposto a misurazione. Il guaio è che lo strumento rilevatore ti fornisce o la sua posizione o la velocità. Entrambe no.

  25. barbazagn Says:

    Ralph Waldo è emerson. gli altri non so.

  26. RobySan Says:

    Gli altri? Lake & Palmer.

  27. maria rosa Says:

    Per gli “scrittori emergenti” potrebbe solo bastare uno sguardo alla foto. Credo che si guarderebbero bene dall’emergere ancora!

  28. acabarra59 Says:

    “ 8 aprile 1994 – « 1 maggio 1833 – “ Vorresti venire in America con me, ragazzino? “ “ No signore “. “ In America tutti i bambini apprendono a leggere e a scrivere “. “ A Terni, anche “, replicò. » (Ralph Waldo Emerson, Diario) “

  29. sergio l. duma Says:

    @Maria Rosa: uno scrittore, emergente o emerso, andrebbe letto per ciò che scrive e non certo per la sua foto. Uno scrittore non deve fare l’attore o l’indossatore e le scrittrici non devono fare le veline o le top model.

  30. gian marco griffi Says:

    Fiesta (Il sole emergerà ancora).

  31. barbazagn Says:

    Palmer è caduto nel Lake e non è più Emerson.

  32. RobySan Says:

    Ed emergemmo a riveder le stelle.

  33. dm Says:

    Emergenti di Dublino.

  34. dm Says:

    O Emergente di Dublino.

  35. gian marco griffi Says:

    Emerge la luna dal monte.
    Dm vieni a trovarmi al Posto pulito illuminato bene che scriviamo un racconto emergente insieme. Anche con Roby. Lui di emergenze se ne intende.

  36. Andy Says:

    “Imagine all the emergent…” J.Lennon

  37. barbazagn Says:

    i volontari di Gino Strada sono scrittori emergency

  38. acabarra59 Says:

    “ 15 aprile 1987 – Dopo tanti anni che era in attesa anzi in agguato nelle librerie più impensate vistoso estraneo fra i libri legittimi presente ovunque per forza di una misteriosa distribuzione eccolo emergere all’evidenza televisiva nel ventennale della morte dell’autore: ‘A livella, il libro di poesie di Totò. “.

  39. dm Says:

    “La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: emergere! Ed emergeremo”.

  40. barbazagn Says:

    se non emergeremo, emergeromolo

  41. dm Says:

    se emergeHesse?
    (Ciò si domandavano gli uomini del suo tempo.)

  42. acabarra59 Says:

    ” Lunedì 12 maggio 1997 – Poco fa, mentre mi affrettavo in giro per casa, con i passi brevi e affannati di chi ha fretta ma non vuole fare rumore perché in casa ancora si dorme – entravo e uscivo, aprivo e chiudevo, bagnavo e asciugavo, andavo e tornavo – mi è sembrato di essere il babbo. Che la mattina presto era invaso da una specie di frenesia locomotoria che, a me che ancora stavo nel letto, sembrava comica e tragica insieme. Il babbo interpretava l’inizio del giorno come un’emergenza assoluta: in quella prima mezz’ora della giornata aveva l’esagitazione di un pompiere, di un medico in prima linea, di un protettore civile, di un pizzardone nell’ora di punta, di un inviato speciale, di un difensore di Fort Apache. Quando si lavava la faccia dopo essersi raso, faceva un frastuono incredibile, come se volesse imitare lo scroscio dell’acqua, come se l’acqua non scrosciasse abbastanza, come se non gli bastasse lavarsi, ma lo volesse anche dire, anzi soprattutto dire. Come se non gli bastasse essersi svegliato, essersi alzato, essersi sbarbato, essersi preso il caffè, essersi vestito, essersi disposto ad uscire di casa, ma, tutte queste cose, gli premesse farle sapere, enunciarle, dichiararle, cantarle, non si sa bene a chi, forse soltanto a me, accidenti a lui, pensavo io nel mio accigliato, esasperato dormiveglia. “.

  43. Bandini Says:

    Scrivo emergo sum.

  44. Pierluigi Lupo Says:

    Meglio non presentarsi. A uno come Giulio venti righe di un manoscritto dicono già tanto del suo autore.

    Dalla foto scorgo ancora un Rinco… segno che a Giulio quell’ideaccia non è ancora del tutto tramontata.

  45. RobySan Says:

    Dalla zona più folta della savana, con brontolii, grugniti e trepestio di massiccio ungulato[*], emerse un rinoceronte che, repentino, s’arrestò. Annusò l’aria, un po’ a destra, un po’ a manca, dicendo tra sé: “Quel maledetto gatto. Non lo salverà un tavolino del bar. No.”. Mise il muso a terra un istante. Si soffermò ancora qualche secondo, il tempo necessario per defecare[**], e ripartì di gran carriera. “Dannato gatto, mi credi rinco?”, si ripeteva.

    [*]: perissodattilo, per la precisione.
    [**]: i rinoceronti non hanno verecondia alcuna

  46. Maria Says:

    Esordire: dal latino exordiri, propriamente “cominciare a tessere”
    ( fonte Treccani); composto di ĕx- intensivo e ordīri, ordire la trama. Vista l’etimologia del termine, che si definisca “esordiente” qualcuno che ha un manoscritto da sottoporre al giudizio dei lettori, non mi sembra errato.
    “Emergente” invece è chi esce da una condizione anonima o subalterna, chi si afferma per la prima volta in un dato ambito e allora sì che per autodefinirsi tale bisogna avere una pubblicazione apparsa o in via di apparizione.

  47. Giulio Mozzi Says:

    Però, Maria, quando si dice a es. che “Giulio Mozzi esordì nel 1993 con Questo è il giardino“, nessuno capisce che nel 1993 ho proposto a un editore un manoscritto: tutti capiscono che nel 1993 il mio primo libro è stato pubblicato.

    Il Sabatini-Coletti dà per “esordiente: “Che comincia un’attività, specie quando questa implica un pubblico”; e come sinonimo propone “debuttante”.

  48. Maria Says:

    Cominciare un’attività “specie” quando implica un pubblico, solo “specie”,nel senso di soprattutto, ritengo. E il fatto di essere debuttante nell’attività , cioè principiante ci sta tutto.

  49. Giulio Mozzi Says:

    Ma uno che prova il monologo dell’Amleto nel salotto di casa non è un “debuttante”.

  50. Maria Says:

    E’ un principiante, sinonimo di debuttante

  51. RobySan Says:

    Mai Gassman ha provato il celebre monologo nel salotto di casa. Per non essere considerato un principiante!

    Principiante è chi cominci ad apprendere i fondamenti dell’arte, quale che sia.

    Debuttante è chi fa il debut, cioè esce fuori in pubblico per la prima volta (indipendentemente dal fatto che sappia fare un accidente o sia il più grande virtuoso dell’arte sua).

    Non c’è dubbio che un “debuttante” possa anche essere un “principiante”; fattacci suoi: un “principiante” che proprio voglia “debuttare” è anche un “pirla”[*]. Ma i termini non sono sinonimi.

    [*]: “pirla” si può scrivere, l’ha fatto anche Montale.

  52. Maria Says:

    Dunque, onde evitare disquisizioni senza fine, chi invia un manoscritto (neanche “manoscritto” è un termine appropriato, ma usiamolo ugualmente) a un editore o un curatore editoriale, non è uno scrittore esordiente, ma secondo voi uno scrittore principiante?

  53. Giulio Mozzi Says:

    Secondo me, sulla base di quello che mi pare essere l’uso – dentro la Repubblica delle lettere, almeno:

    – Nel salotto di casa: principiante (con riferimento alla capacità tecnica in corso di acquisizione), dilettante (con riferimento all’investimento personale sulla cosa).

    – Alla prima uscita in pubblico: debuttante, esordiente.

    – Da evitare: emergente; che, se autoattribuito, dentro la Repubblica delle lettere suona – c’è poco da fare – ridicolo.

    C’è anche: aspirante; che io preferisco, da accostare a principiante e debuttante (e mi diverte la sfumatura militare: “grado degli allievi dell’ultimo anno delle accademie militari”, Sabatini-Coletti).

    C’è anche: novizio; accostabile a debuttante ed esordiente (e mi diverte la sfumatura religiosa: “Che si prepara a prendere i voti religiosi”).

    Con connotazione negativa: novellino (“Di persona agli inizi di una carriera o che, inserita di recente in un nuovo ambiente di lavoro, è ancora impacciata e insicura”, Sabatini-Coletti) (e mi diverte il lieve sentore di biscotteria).

    Per definizioni di categoria:

    – nuove leve, per indicare a es. gli esordienti degli ultimi tempi.

  54. Maria Says:

    Bene, allora mi presento così. Ero un’ ” aspirante” scrittrice quando ho inviato un mio romanzo al curatore editoriale Giulio Mozzi per una valutazione. Lui non mi ha risposto, facendomi intendere di non aver gradito. Non mi sono arresa, ho continuato ad inviare il mio manoscritto a varie case editrici ( presentandomi ahimè come “esordiente” ) e , dopo molte proposte di pubblicazione a pagamento, finalmente un editore che si chiama Solfanelli ha voluto darmi fiducia. Ora il mio libro sta per essere pubblicato e dunque sono diventata una scrittrice ” esordiente”, ma anche e soprattutto una donna emozionata, compiaciuta ed entusiasta di quanto le è’ capitato. Il mio romanzo si chiama ” L’allegoria del fiume” , non so se Giulio Mozzi ne ha letto qualche pagina, ma mi farebbe tanto, tanto piacere se lo facesse e mi dicesse poi cosa ne pensa, cosa non gli piace e cosa invece trova interessante
    ( spero….).

  55. Giulio Mozzi Says:

    Non ho un ricordo del testo, Maria (l’ho letto nell’agosto dell’anno scorso). La mia nota di lettura dice: “45 pp. Romanzo familiare. Molto ingenuo, andamento favolistico, eventi raccontati in modo generico. Lingua zeppa di cliché”. “45 pp.” significa che ne ho lette 45 pagine prima di abbandonare.

  56. Maria Says:

    Era una prima versione, poi riveduta e corretta. Sarà ancora un romanzo molto ingenuo, ma ho volutamente descrivere un’esistenza popolare quotidiana, che include attività consuete e anche banali, frasi fatte, ma estremamente vere, che si proiettano in una realtà e in una dimensione ben più ampie e che rappresentano il nucleo delle periferie dimenticate. Ti ringrazio comunque di avermi fatto partecipe della tua nota di lettura e di aver resistito alla lettura di quasi 50 pagine. Se mi capiterà di scrivere ancora, ma temo si tratti di un’esperienza unica e irripetibile, terrò sicuramente in gran conto le tue parole. Grazie.

  57. gian marco griffi Says:

    Ho aspirato tanto, adesso c’ho arse le fauci. Devo smettere.

  58. Grancane Says:

    Emergency.

  59. virginialess Says:

    Avendo pubblicato con un piccolo editore, sarei un’esordiente, per giunta attempata… Orrendo, evito/eviterò con cura di qualificarmi!

  60. Maria Says:

    Camilleri ha esordito a 53 anni con un editore a pagamento e ha raggiunto il successo molti anni dopo con Sellerio che, prima di pubblicare il suo primo libro con il commissario Montalbano , era una minuscola casa editrice. Virginia, non saremo le novelle Camilleri, ma citare precedenti celebri fa bene all’autostima e da’ coraggio

  61. virginialess Says:

    Dici, Maria? In genere lo trovo deprimente…

  62. dm Says:

    Se pensate poi che John Delgado ha esordito a 67 anni con quel romanzino da 700 pagine e ha vinto qualunque premio ipotizzabile, c’è da tirarsi sempre più su il morale.

  63. Giulio Mozzi Says:

    Camilleri aveva alle spalle una notevole carriera di sceneggiatore e autore per la televisione. Ovvero: possedeva una professionalità di narratore riconosciuta e ragguardevole. Esordì nella narrativa scritta con l’editore Firenze Libri o Lalli (non mi ricordo quale: ma sono due marchi della stessa azienda), notoriamente editore per Autori a Proprie Spese ma – mi pare di averlo letto nel libro che gli ha dedicato Gianni Bonina e che non possiedo: vado a memoria, se qualcuno ce l’ha sottomano magari confermi o smentisca – non pagò.

  64. Giulio Mozzi Says:

    Naturalmente, Maria, io, come tutti, posso sbagliarmi.

  65. Maria Says:

    Ah se ti sbagliassi, Giulio! Ah se ti sbagliassi anche solo di poco! Ah che colpo al cuore sarebbe! Non lo sopporterei….. Meglio se non ti fossi sbagliato.

  66. Andy Says:

    @Maria, dici che mandasti “una prima versione, poi riveduta e corretta” a Giulio.

    Evidentemente sapevi che Giulio ama moltissimo le prime versioni, prive di revisioni e correzioni. (la frase ha puro intento satirico, sia chiaro).

  67. Maria Says:

    Caro Andy, ho letto molto, ma non ho mai scritto, lo scorso anno non conoscevo assolutamente il mondo degli “aspiranti” scrittori, ne’ Giulio Mozzi. Cercando case editrici sulla rete, mi è capitato di leggere il suo nome e quello che desideravo più di tutto da lui era un parere, un consiglio, una valutazione al solo fine di avere ben chiaro se continuare a cercare un editore o no. Non mi ha risposto e così ho inviato il manoscritto ad alcuni amici. Sono stati loro a dirmi che avevano gradito la storia, che l’avevano letta d’un fiato e a darmi dunque il coraggio di insistere. Ho insistito.

  68. Giulio Mozzi Says:

    Maria, scrivi:

    …quello che desideravo più di tutto da lui [da Giulio Mozzi] era un parere, un consiglio, una valutazione al solo fine di avere ben chiaro se continuare a cercare un editore o no.

    Nelle istruzioni per mandarmi opere inedite io scrivo:

    Non sono disponibile a leggere opere letterarie dattiloscritte per “esprimere un’opinione” o “dare un consiglio”. L’unica cosa che posso fare è leggere opere letterarie dattiloscritte per decidere se mi interessano o non mi interessano, se ho voglia di battermi per la loro pubblicazione o se ho voglia di mettermi a disposizione di chi le ha scritte.

    Scrivi anche:

    Non mi ha risposto…

    Nelle istruzioni io scrivo:

    …se non mi faccio vivo entro due mesi vuol dire che l’opera non mi interessa…

    In realtà può accadere che io ci metta più di due mesi prima di arrivare (seguendo l’ordine cronologico delle spedizioni) a leggere una certa opera (ad esempio: per ragioni familiari che non sto qui a contarvi, nel mese di maggio non ho letto praticamente nulla). Ma non voglio che l’autore si senta “vincolato” all’attesa di una mia risposta (a me pare insensato, ma so che molti si fanno scrupolo di presentare la medesima opera a più soggetti contemporaneamente).

  69. Maria Says:

    Caro Giulio ,
    Volevo solo spiegare a Andy il motivo per il quale ti avevo mandato la prima versione del dattiloscritto. Avevo letto le tue istruzioni, le ho seguite in tutto e per tutto e , non avendo mai scritto, mi sembrava anche che quella prima versione , buttata giù in 3-4 mesi, potesse essere quella definitiva. Non mi illudevo, sapevo di avere scarse speranze su una tua risposta, ma ci speravo, come spesso si spera che l’impossibile accada. E dopotutto, vedi che alla fine una risposta l’ho avuta? Ti ho già ringraziato per avermi fatto leggere le tue note, sono importanti per me. Grazie ancora.

  70. acabarra59 Says:

    “ Sabato 12 luglio 2014 – Oggi la mia giornata è cominciata con un ritrovamento. Ho ritrovato le sigarette e l’accendino che ieri sera non riuscivo assolutamente a trovare – erano nella tasca dei pantaloni che avevo già messo in valigia. Per ritrovare qualcosa che si è perduto basta, dopotutto, pochissimo. Bisogna soprattutto essere calmi, non agitarsi, lasciare che il ricordo di ciò che si è fatto affiori alla nostra coscienza. Si dirà che ritrovare un pacchetto di sigarette non è il massimo, stando che, come è noto, fumare fa male. Eppure ritrovarlo mi ha fatto piacere. Mi ha fatto pensare che ritrovare qualcosa fa comunque bene. Stamani, poi, quando ho acceso la tv, ho visto le hostess dell’Alitalia, e questo mi ha indotto a ripensare a un diario: « 25 gennaio 1994 – Allibisco. Trasecolo. Esulto. Quella in rosso e nero (nero il maglione rossa la giacca) sulla copertina di “Rialto / Hotel magazine” è assolutamente lei. Dopo trent’anni identica incorrotta. In più ha gli occhialetti, che comunque le stanno bene. Guardo meglio: è una hostess. E anche questo è esatto. Dopo trent’anni io l’amo ancora. « Da morire », non saprei dire altrimenti. (Da quei lontanissimi anni viene anche un obiezione scurrile: negli anni della mia adolescenza “ Rialto “ era infatti il nome di quella certa via – proprio in quei paraggi – dove c’era (stato) il casino. Obiezione? Dirò piuttosto che anche questo è esatto) (Del resto « hostess » che altro è se non un eufemismo?) (Dopotutto ha sposato un bancario) ». In generale, su questo problema del doppio aspetto del ritrovare – benefico? malefico? -, vale la storiella di cui si parla in un altro diario: « 3 aprile 1994 – C’è poi anche la storia di Momino, il cane della nonna Ida. Scappava spesso di casa, e poi tornava, dopo giorni e giorni. Una volta lo prese l’accalappiacani. Quando lo ritrovarono al canile municipale, dietro una rete, in procinto di essere liquidato, fu tanta la gioia della povera bestia nel rivedere la padrona che addentò la polpetta avvelenata che fino ad allora non aveva voluto mangiare. ». (Poi, quando sull’autobus che mi conduce a Brunico sento l’autista parlare in tedesco con una passeggera, penso che dev’essere bello essere bilingui. Perché, come diceva quello, du’ ling’ is megl che ùan) (Poi leggo che è morto un tale Andrèa, che era l’amante della Duras. Ma il buffo non è tanto che era trent’anni più giovane di lei, ma che Andrèa era il cognome. Comunque è morto, e basta) “.

  71. Andy Says:

    Maria, sinceramente la tua spiegazione lascia molti dubbi. Giulio, nelle sue statistiche di scouting, parla di due tre libri l’anno che sono veramente buoni fra i mille che riceve. Una percentuale dello 0,2% significa “mission impossible”. Per dire, ci sono più possibilità di avere l’epilessia e quasi le stesse di prendere la polio vaccinandosi (e sinceramente, quanti ne conosci di zoppi, zoppi per quel motivo là?).
    E tu dici: non mi illudevo, ma ci speravo come spesso si spera che accada l’impossibile.
    Non trovi che un approccio del genere sia un’ottima premessa per un’incredibile perdita di tempo, tua, di Giulio e anche di quelli che ci provano con versioni riviste e corrette e non alla ricerca di un semplice parere?

    Ciao

  72. maria Says:

    La capacità di sperare nell’impossibile è una dote , mai una perdita di tempo!

  73. Andy Says:

    Forse non per te Maria, ma per qualcun altro, il tuo sperare nell’impossibile genera una perdita di tempo.

    Lasciami dire che ovviamente la mia considerazione non ha niente di personale nei tuoi riguardi (le questioni personali, presuppongono una conoscienza, appunto, di persona, e io non ti conosco), sto solo prendendoti ad esempio per sottolineare qualcosa che mi sta a cuore.

    Fammi anche aggiungere che non credo che sperare nell’impossibile sia una dote, credo anzi che sia abbastanza ingenuo, per non dire sciocco. Ci sono situazioni in cui probabilmente è l’unica possibilità (ad esempio brutte malattie), e anche lì, probabilmente, sarebbe meglio affrontare la realtà. Ma non è certo questo il caso.

    Il fatto è che questo tipo di atteggiamento- che sospetto essere quello di molti- ha come effetto quello di ingolfare il sistema, impedendo ai più meritevoli (quelli che non mandano le prime stesure prive di correzioni e revisioni, ma lavorano seriamente etc.) di avere le attenzioni che meritano. E questo alla fine è un danno per tutti, anche e soprattutto per i lettori finali, la cui soddisfazione è il fine ultimo di tutta la catena. Tutto questo ritardo accumulato infatti, impedirà ai buoni libri di arrivare al pubblico per tempo, e qualcuno potrebbe anche non arrivarci proprio. E tutto ciò a causa della vane speranze di dilettanti vanagloriosi (ripeto, Maria, che non sto parlando di te personalmente).

  74. acabarra59 Says:

    “ 20 luglio 1984 – Sempre un dilettante. Nei limiti dell’impossibile. “.

  75. maria Says:

    Ingenuo? Sciocco? Eppure solo chi ha creduto nell’ impossibile è stato autore delle più grandi scoperte e innovazioni. Toglimi una curiosità, tu hai mandato dattiloscritti a Giulio Mozzi? Ti ha risposto?

  76. Andy Says:

    Maria, ripeto: non sto parlando di te. Ti sto solo prendendo ad esempio per parlare di un certo tipo di comportamento che magari non è neanche il tuo. Tanto per essere chiari, il comportamento di cui parlo è quello di chi, senza alcuna conoscenza specifica e senza applicarsi più di tanto, si alza una mattina e decide di fare lo scrittore, sperando magari di scrivere il tre mesi la nuova ” Versione di Barney”. Potrà anche succedere, certo, ma si tratta di qualcosa ai limiti dell’impossibile, per cui sperarci è perlomeno ingenuo e forse anche sciocco.

    Le invenzioni. Credi che Edison abbia inventato la lampadina una mattina che non aveva niente da fare? Oppure è più probabile che ci sia arrivato dopo anni di studi e sanguinosi sacrifici, mettendo sopra quell’invenzione praticamente tutta la sua vita? O che Colombo avrebbe ugualmente scoperto l’America, se non fose stato così caparbiamente convinto della proprio idea e non l’avesse perseguita per anni, contro tutto e tutti?

    Per favore.

  77. Giulio Mozzi Says:

    Maria: patti chiari, amicizia lunga. Per questo ho compilate a suo tempo, e periodicamente raffino, le “istruzioni”. E per questo ho ricordato che se uno mi manda un testo per avere “un parere”, non lo avrà; e che il silenzio dopo due mesi non è una non-risposta ma è una risposta.

  78. acabarra59 Says:

    “ Sabato 9 maggio 1998 – Dice che per pubblicare un diario bisogna morire. Quando si dice « pubblicare a proprie spese ». “.

  79. Maria Says:

    Andy, si parlava di credere nell’impossibile, non di quanto tempo abbiano impiegato a realizzarlo. E poi non è detto che qualcuno non riesca a scrivere la nuova “Versione di Barney” in 4 mesi, se è una vita che ci pensa.

  80. Maria Says:

    Giulio, ti ho ringraziato più volte e facendolo ho sottinteso che i patti mi erano già chiari e che considero un privilegio aver letto le tue note. Per quel che riguarda l’amicizia lunga , non siamo ancora amici, ma se lo diventassimo considererei anche questo un privilegio.

  81. Giulio Mozzi Says:

    Allora facciamo una riflessione collaterale. Maria avvia una discussione sull’uso di parole come “esordiente”, “emergente” eccetera. Tutto bene.
    A un certo punto, qui, Maria scrive
    – di avermi inviato tempo addietro un romanzo e di non avere mai avuta risposta,
    – che il romanzo s’intitola L’allegoria del fiume,
    – che un editore “che si chiama Solfanelli” lo pubblicherà.

    La prima informazione ce l’avevo già: avevo controllato nel mio archivio e l’email di Maria (che voi lettori di vibrisse non vedete, ma io sì) aveva fatto saltar fuori quel romanzo. Ovviamente non potevo pubblicare questa informazione. (Perché avevo guardato nell’archivio? Perché mi era venuto il dubbio che la garbata discussione avviata da Maria avesse che fare con un mio rifiuto).

    Il romanzo L’allegoria del fiume si trova nel catalogo delle edizioni Tabula Fati, dirette da Marco Solfanelli. (Così ora sapete anche voi che il nome completo di Maria è Maria Assunta Orlando). Non lo vedo disponibile nelle librerie in rete, e quindi immagino che sia, appunto, un’opera di prossima pubblicazione. Esiste anche il marchio Solfanelli, molto connotato ideologicamente (a destra: ma anche Tabula fati ha una collana che si chiama “Carta da visita”, con evidente riferimento a Ezra Pound, vedi a es. qui).

    Riporto da un forum una dichiarazione di Marco Solfanelli:

    Io non ho mai contattato autori per invitarli a pubblicare a pagamento.
    Ricevo centinaia di dattiloscritti che valutiamo con significativo dispendio di energie e soldi! (Al momento sono 20 le opere in lettura e un centinaio in attesa di lettura).
    A tutte le opere lette diamo una risposta, purtroppo molto spesso negativa (con precisa argometazione)… potrei inviare qualche estratto.
    Delle opere migliori valutiamo le “commerciabilità” e in caso “disperato” (cioè quasi tutta la narrativa italiana!) rispondiamo all’autore che siamo disponibili a pubblicare con il loro contributo.
    Dopo questa comunicazione non contattiamo mai più l’autore.
    Inoltre il Gruppo Editoriale Tabula Fati è composto di 3 cataloghi, oltre Tabula fati, ci sono Solfanelli (prevalentemente saggistica e una collana di narrativa) e Amicizia Cristiana (roba religiosa, nessun autore paga perché son tutti morti!).

    Altri interventi nel forum confermano: con Tabula Fati si può pubblicare senza pagare.

    In uno si legge invece:

    A me chiesero sui 3000 euro, non ricordo esattamente, forse erano 3.500, era comunque una cifra che come risposta meriterebbe solo insulti. Io feci appello a tutto il mio autocontrollo e semplicemente ignorai la “proposta”. L’editore (chiedo scusa alla categoria se includo la casa editrice in oggetto) dopo qualche settimana mi contattò di nuovo per farmi la stessa proposta, scontata di un 500 euro. Continuai con la politica dell’indifferenza, ma qualche giorno fui contattato nuovamente con parole simili alle seguenti: “Ha ricevuto la nostra proposta?”

    Se non vedo male sono firmate con pseudonimi (e sono quindi sostanzialmente incontrollabili) sia le dichiarazioni che confermano, sia quelle che smentiscono ciò che Solfanelli dice.

  82. Maria Says:

    Come mai leggo “un po’ “(è solo un po’?) di malanimo nelle tue parole? Cosa c’è che non va? Si, mi chiamo Maria Assunta Orlando e l’editore è Solfanelli, non ho nulla da nascondere. Proprio nulla. La connotazione ideologica di un editore è affar suo, non di chi invia dattiloscritti (ho idee politiche che nulla hanno a che vedere con quelle di destra) e se Solfanelli pubblica anche a pagamento non mi interessa. Io non ho pagato.
    Solo che il mio nome lo dico quando e a chi voglio io, non mi è piaciuta questa tua indagine, intrapresa al fine di svelare chissà quale “verità nascosta” e sinceramente non ne capisco neanche il motivo. Mi sono rivolta a te con parole gentili e con estrema correttezza. Mi deludi, Giulio, molto e soprattutto non capisco.

  83. Giulio Mozzi Says:

    Maria: come avrebbe potuto fare chiunque, ho messo in un motore di ricerca le parole “L’allegoria del fiume” e “Solfanelli”: e ho trovato la scheda del libro. Ho usato solo informazioni da te fornite pubblicamente, e ho trovato ciò che chiunque avrebbe trovato. Non ho svelato nessuna “verità nascosta”. L’ “indagine” ha richiesto pochi secondi.

    E’ bizzarro dunque che tu ora dica: “Il mio nome lo dico quando e a chi voglio io”. Pubblicando il nome dell’editore e il titolo dell’opera hai difatto reso disponibile a tutti il tuo nome completo: tu hai detto il tuo nome.

    Ho pensato poi che, visto di che cosa si discuteva, poteva aver senso suggerire ai nostri lettori di dare un’occhiata all’editore. Così, per completezza. Trattandosi di un editore per certi aspetti discusso, ho riportato parte di una discussione (sottolineando che le dichiarazioni anonime sono, in quanto tali, incontrollabili).

    Tu non hai pagato per pubblicare: l’avevi già fatto intendere, ora lo dici esplicitamente: e nessuno ha ragioni per dubitarne.

  84. Andy Says:

    Maria Says:
    13 luglio 2014 alle 20:23

    Andy, si parlava di credere nell’impossibile, non di quanto tempo abbiano impiegato a realizzarlo.
    Prima affermazione: credere nell’impossibile, questo è quello che conta, lascia perdere il fattore tempo e attieniti alle mie coordinate.

    Poi subito appresso e non anni dopo:

    E poi non è detto che qualcuno non riesca a scrivere la nuova “Versione di Barney” in 4 mesi, se è una vita che ci pensa.

    Praticamente, l’impossibile è possibile, se ci pensi tutta la vita. Quindi, fattore tempo come unica discriminante.

    Mah…

  85. Il fu GiusCo Says:

    E su mollate il colpo… non saranno le buone e corrette maniere a farvi “emergere” o stimare in questo campo. L’investimento emozionale dei dilettanti e’ molto alto, anche troppo. Se non ci fosse questa grande spinta, gran parte della filiera morirebbe di fame e sta gia’ iniziando a farlo.

  86. Giulio Mozzi Says:

    Il possibile lo facciamo subito, per l’impossibile ci vuole un po’ di tempo, per i miracoli ci stiamo attrezzando.

  87. Maria Says:

    Cari colleghi di aspirazioni e/o esordi, vi propongo una microstoria, che anche chi non ha tempo da perdere può leggere. L’ho trovata per caso, sulla rete. Ha 2 finali, a scelta, per cui propongo anche una votazione. Non sono ammesse schede bianche.

    Ginger era un cucciolo, un labrador giallo di pochi mesi, forse tre o quattro.
    Aveva occhi dolci e un po’ tristi e cercava un branco, animale o umano, al quale affiliarsi.
    Girovagava di strada in strada, di casa in casa.
    Alcuni umani l’avevano scacciata in malo modo, altri le avevano offerto un po’ di cibo e una carezza, ma Ginger aveva bisogno di un suo branco, non le importava il rango che avrebbe ricoperto: diventare un individuo alfa oppure omega, sarebbe stata una preoccupazione di là da venire.
    Una mattina fu svegliata dalle gocce di pioggia che erano filtrate tra le foglie del cespuglio sotto il quale aveva cercato rifugio per la notte .
    Si alzò sulle quattro zampe ancora un po’ assonnata, annusò l’aria e un odore di consimili le giunse alle narici, convincendola ad intraprendere una strada nuova, una che non aveva mai percorso.
    Seguì il suo fiuto e si trovò di colpo davanti ad un cancello.
    Era da lì che proveniva l’odore forte di consimili, si avvicinò titubante e infilò il muso tra le sbarre, curiosa di annusare meglio e di soddisfare magari anche la vista, oltre che l’olfatto.
    In quel momento, da un angolo della casa, sbucò un boxer tigrato, con la tipica mandibola sporgente e la lingua penzoloni da una parte.
    Si avvicinò a Ginger con fare circospetto, annusò per bene il muso che l’ingenua ancora teneva infilato tra le sbarre e le cellule recettoriali della sua mucosa olfattiva inviarono immediatamente migliaia di impulsi nervosi verso la corteccia di entrambi gli emisferi cerebrali.
    Poi il boxer voltò le spalle a Ginger, si allontanò e abbaiò, piano.
    Ginger comprese che il boxer tigrato non aveva alcuna intenzione di far branco con lei e riprese la sua strada.
    Camminò ancora molto, attraversò campi incolti e campi coltivati, ricevette ancora qualche scodella di cibo, frettolose carezze e qualcuno la prese a calci, finchè un giorno incontrò un uomo, alto, magro e con la nomea di prepotente che la fece entrare nel suo piccolo giardino e le preparò una cuccia per la notte.
    Ginger sentì di aver trovato finalmente il suo branco, conferì all’umano il titolo di individuo alfa e affidò se stessa a lui.
    Uscivano per la passeggiata, allontanandosi ogni giorno un po’ di più e capitò, forse per caso o forse perché Ginger con il guinzaglio aveva tirato l’individuo alfa da quella parte, che passassero proprio davanti al cancello della grande villa in cui viveva il boxer tigrato.
    L’ingenua Ginger riconobbe l’odore del consimile, infilò il muso tra le sbarre come aveva fatto la prima volta e attese.
    Di nuovo il boxer tigrato sbucò dall’angolo della casa e venne verso di lei, trotterellando e agitando la coda.
    All’improvviso però si bloccò, la memoria olfattiva corticale lo informò del precedente incontro, ma questa volta, inspiegabilmente, cominciò ad abbaiare furiosamente, mostrando i denti, sbavando e guardando dritto negli occhi Ginger.
    Poi avvenne qualcosa di sorprendente: il boxer si sdoppiò.
    Ginger vide che i boxer tigrati erano diventati due e tutti e due ringhiavano, contro di lei e contro l’individuo alfa, finchè si avventarono, stringendo tra le fauci parti del suo muso.
    Ginger guaì, mugolò, non capiva.
    Riuscì per miracolo a sfilare dalle sbarre il muso sanguinante e guardo’ verso l’individuo alfa, per accertarsi che stesse bene.
    Poi guardo ‘ di nuovo oltre il cancello: i boxer ora erano quattro, poi furono otto e poi dieci, tigrati, fulvi e meticci e tutti avevano lo sguardo puntato sul leader del branco.

    Finale 1
    1) Più quello ringhiava, più gli altri lo imitavano, dovunque quello si dirigesse, gli altri lo seguivano .
    A quel punto Ginger capi’.
    Le ferite sul muso e il sangue erano stati il prezzo pagato all’individuo alfa dell’altro branco perché potesse serbare il proprio rango.
    Il ” suo” capo branco la accarezzò delicatamente e lei lo segui’ docile verso casa, pensando ( i cani lo fanno a modo loro) a quanto appagamento ricevesse da quel suo branco piccolo, piccolo.

    Finale 2
    2) Ginger , di fianco al suo individuo alfa, si allontano’ da quel bailamme , in cerca di quiete.
    Prima di svoltare l”angolo, volse indietro il capo e quel che vide fu un unico, solo boxer tigrato che, col muso rivolto in alto, ora ululava, all’aria.

  88. Giulio Mozzi Says:

    […] Me ne vergogno un poco, e mi fa male
    vedere un uomo come un animale.[…]

    Franco Battiato, Povera patria (vedi).

    Nella facile allegoria,
    – Maria stessa è Ginger (e sono Ginger anche i “colleghi di aspirazioni/esordi”),
    – l’individuo alfa sono io (o un mio equivalente),
    – Andy è il boxer tigrato.

    Mia interpretazione del gesto di Maria (cioè: non del testo pubblicato qui da Maria, ma del gesto di Maria che pubblica qui quel testo): chi proprio vuole essere escluso, lo sarà.

  89. RobySan Says:

    “Un giorno alcuni scrittori maltrattati e mai pubblicati diedero vita ad una cooperativa scrittori che aveva come articolo primo di pubblicare gli scritti di scrittori maltrattati e non pubblicati, e ciò per dimostrare che spesso si maltrattano e non si pubblicano dei capolavori, ad esempio i loro, che furono infatti pubblicati per primi. La cooperativa scrittori contava cinque scrittori cui se ne aggiunsero molti parimenti maltrattati e rifiutati a priori dalle case editrici. Ogni scrittore nuovo pagava una quota di partecipazione alla cooperativa che corrispondeva alle spese di stampa e tiratura del libro. Capitò che dei critici considerati incapaci dalle riviste di critica, ma a loro dire finissimi e non allineati, si riunissero dando vita ad una rivista di critica, la quale si voleva specializzare in scrittori maltrattati e tenuti ai margini, che avessero scritto in realtà capolavori non ancora scoperti.”

  90. manu Says:

    àncora (ancora) di salvezza

    ri-torno
    ri-spiego
    ri-esco
    ri-fiuto

    m-aria annuserà ancora l’-aria

  91. gian marco griffi Says:

    Ormai ci sono abituato/ sono vaccinato/
    sono maltrattato/
    si pensa ormai addirittura in giro/
    è chiaro che sono uno scrittore non pubblicato.
    V. Rossi più o meno

  92. Maria Says:

    Giulio: interpretazione superficiale. Hai cercato in rete la storia di Ginger?

  93. Giulio Mozzi Says:

    Ho letta la storia di Ginger in questo contesto, Maria. Attendo l’interpretazione profonda.

  94. RobySan Says:

    Chiamate il palombaro!

  95. Maria Says:

    Giusto Roby, ci vorrebbe un palombaro.

  96. Giulio Mozzi Says:

    Per tornare alla questione linguistica, mi è capitato sott’occhio un mio vecchio appunto nel quale notavo:

    …Un quotidiano locale […] ha scritto che il Premio del Libraio «Città di Padova» «si conferma un trampolino di lancio per scrittori emergenti e non» […] (provate a immaginarvi uno scrittore che contemporaneamente «emerga» e «stia su un trampolino di lancio»)…(vedi).

  97. Andy Says:

    A casa mia, tutti sanno che ai boxer tigrati preferisco quello leopardati. Di seta, ovviamente.

  98. Maria Says:

    hmm…boxer leopardati in seta…meglio in pelle… sono ancora più chic

  99. Marisa Says:

    Possibile che la discussione si riduca ad un labirinto di parole? La forma è la base di un racconto, perché diventi un’opera d’arte ci vuole altro! Mai sentito parlare di emozioni? O della necessaria empatia che solo un grande scrittore sa creare con il lettore? La trama è scritta, il palcoscenico è pronto, ognuno scelga la sua parte! Nessun fruitore passivo: la cultura promuove una crescita interiore: (non lo scopro io) e l’arte è la massima espressione della libertà!

  100. Giulio Mozzi Says:

    Marisa: quando una discussione rischia di non portare da nessuna parte perché ciascuno usa certe parole con diversi significati, ha senso dedicare del tempo ad accordarsi sui significati da dare a quelle parole.
    Dì alla tua amica Maria che siamo ancora in attesa dell’interpretazione profonda della storia di Ginger.

  101. deborahdonato Says:

    Scopro con lungo ritardo questa gustosa discussione e traggo la sintesi: non sappiamo bene cosa siano gli scrittori emergenti, ma pare proprio che abbiano un caratteraccio. Non mi riferisco solo a Maria, ma a tanti di quelli che girano in rete. Ho spesso l’impressione che si voglia fare gli scrittori ma che non si voglia fare i conti con i lettori.
    Prima che qualcuno faccia le pulci al mio curriculum, dico che l’emersione è lontana. Galleggio.

  102. Maria Says:

    Deborah, se avessi letto bene questa gustosa discussione, ne avresti dedotto che non sono io ad avere un carateraccio

  103. Maria Says:

    Manca una “t”. Scusate, caratteraccio

  104. Giulio Mozzi Says:

    Maria, tutto quello che ti ho chiesto di capire è che se un tuo libro è acquistabile presso una libreria Feltrinelli, ciò non significa che il tuo libro sia stato pubblicato da Feltrinelli.

    Mettiamo che il tuo libro sia acquistabile presso le librerie Feltrinelli, le librerie Ubik, le librerie San Paolo, le librerie Mondadori, le librerie Tarantola, le librerie Coop: ciò significherebbe che il tuo libro è stato pubblicato da Feltrinelli, Ubik, San Paolo, Mondadori, Tarantola e Coop?

    Direi di no.

    Tu hai pubblicato un libro presso Aletti; che lo ha reso disponibile presso diversi venditori: e nessuno mette questo in discussione.

  105. Maria Says:

    Giulio, l idea che mi sono fatta, basandomi esclusivamente su questa “gustosa discussione”, e’ che madre natura, la quale com’è noto distribuisce a casaccio indoli e qualità , sia stata un po’ avara con te riguardo all’empatia.
    Un’esordiente che comunica a tutti il proprio entusiasmo, l’emozione ed il compiacimento per la pubblicazione del suo primo e forse unico romanzo, una Ginger in cerca di branco (Ginger tra l’altro e’ il mio labrador, dunque ora conosci l’autrice della microstoria) si sente attaccata a morsi da un boxer, se un curatore editoriale, a mo’ di venticello, soffia insinuando pubblicazioni a pagamento da parte di editori dai discussi orientamenti politici e tra l’altro poco presenti nelle grandi librerie nazionali.
    Ginger potrebbe solo pensare che il boxer abbaia e morde per rafforzare il proprio ruolo nel branco, che ne dici?
    Tra l’altro, se Mondadori pubblica una decina di libri di F. Totti e li vende nelle proprie librerie, sono ben felice che il mio editore sia Solfanelli, con Tabula Fati ( non Aletti) e che i miei libri si vendano nelle librerie anonime e su IBS libri.

  106. Giulio Mozzi Says:

    Maria, se tu cominci un discorso dicendo: “Se è vero che ho pubblicato con Feltrinelli…”, e io faccio notare che non hai pubblicato con Feltrinelli, allora dimmi:
    – che c’entra l’empatia?
    A me pare che c’entrino i dati di fatto.

    L’editore del tuo libro Diapositive è Aletti, come si vede qui.

  107. Maria Says:

    C’è un errore di fondo, per omonimia. Io mi chiamo Maria Assunta Orlando, il mio romanzo e’ “L”allegoria del fiume” , edizioni Tabula Fati di Solfanelli e non ho mai pubblicato con Feltrinelli.

  108. Giulio Mozzi Says:

    Ho capito. Chiedo scusa per la confusione. Ricordo che i cognomi esistono, e che è possibile firmarsi con nome e cognome.

I commenti sono chiusi.