“Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” non vi costa nulla

by

So che quando scrivo il pronome “io”, o lo sottintendo, sto facendo della fiction. Non è una scelta, se a qualcuno fosse venuto in mente. In queste stesse pagine ci sono diverse voci che parlano. Nessuna di queste voci è esattamente la mia, eppure mi prendo la responsabilità di tutte e firmo: “Giulio Mozzi”, il mio nome – ovviamente tra virgolette, come si usa per le parole il cui senso va inteso per intuizione e non letteralmente. Ciò che di solito si trascura è che l’impossibilità di dire «io» se non come eufemismo comporta l’impossibilità simmetrica di dire “tu”. Così dico: Ciao, tu/qui. Tenerezza, stupore e compassione torneranno, e la grazia con loro: perché niente di ciò che è buono può perdersi.

Il libro di Giulio Mozzi Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, pubblicato da Einaudi nel 2000, è (da un bel pezzo) disponibile gratuitamente. Potete prelevarlo in Pdf, qui. E se volete, potete anche leggere questa intervista qui. Sono robe di più di dieci anni fa: mi sembrano infinitamente lontane. gm

6 Risposte to ““Il culto dei morti nell’Italia contemporanea” non vi costa nulla”

  1. dm Says:

    Se le nostre preghiere possono scorciare le pene alle anime nel purgatorio – e se una narrazione caritatevole può essere considerata una forma di preghiera – mi pare sensato dire che il raccontare, appunto non in quanto “atto letterario”, bensì in quanto “atto d’amore”, può forse giovare alla salvezza altrui.

    Kafka nei diari (non ho il libro a portata di mano) accostava scrittura e preghiera. E se persino io che non ho una religiosità strutturata posso sentire la forza di chi – con modi scopi estetiche differenti – riesce a iscrivere questo accostamento nel regime della pagina, vuol dire che la relazione è palesemente lì, nella pagina. E’ così, se ho capito bene, che scrivere bene è strumento di trasformazione: del «bene» da avverbio in nome. A me questo passaggio, che forse ho messo giù in modo un poco oscuro, mi è venuto chiaro da poco e grazie a te. E questo dimostra e mostra che c’è tempo sempre per imparare a leggere…

  2. Lidia Says:

    Una lettura emozionante. Uso questa parola comune e semplice perché non credo di essere all’altezza di un giudizio più complesso. Fatto sta che non si passa indenni attraverso le sue parole.

  3. acabarra59 Says:

    “ 1 novembre 1989 – Nel giorno dei morti / saccheggiano gli orti / invadono i camposanti / per sembrare tanti / di più di quelli / che stanno laggiù. “.

  4. acabarra59 Says:

    “ Lunedì 22 luglio 1996 – Gli scrittori, tendenzialmente, muoiono. Ha cominciato Pavese, quasi cinquant’anni fa. Poi, fra i Sessanta e i Settanta, morirono Vittorini, Delfini, Buzzati, Bianciardi, Flaiano… Morì anche Ripellino, perché me l’hanno detto. Morì anche Gadda, ma era piuttosto vecchio. Morì l’anno della zia Olga, che era più vecchia ancora, o forse era l’anno dopo. Poi morì, in quel modo in cui morì, Pasolini. Poi morì la Morante, dopo una lunga agonia. Più meno in quel tempo morì anche Mastronardi, che però appartiene agli anni Sessanta. Poi morì anche Moravia che sembrava non dovesse morire mai. Prima di morire fece a tempo a dichiarare al settimanale Penthouse – uno di quelli con le donne nude: « Se rinascessi vorrei fare un lavoro manuale, magari il pittore. Si rinuncia a troppe cose facendo lo scrittore ». Poi morì Calvino, e la cosa fece scalpore. Un po’ prima o un po’ dopo era morto Cassola, ma non se n’era accorto nessuno. Morirono anche Sciascia e Manganelli, e Arpino, e Caproni, e Contini, Filippini, e Masini. In quell’anno, che è l’anno in cui morì il babbo, scoprii anche che una decina d’anni prima era morto Gatto, credo in un incidente d’auto. Poi sono morti un po’ di scrittori « giovani » – Porta, Costa, Vicinelli – e qualcuno lo conoscevo anche, come Spatola, che però aveva fatto a tempo ad andare al Maurizio Costanzo Show a fare Aviation Aviateur. Poi la Rosselli si è buttata dalla finestra (prima Primo Levi si era buttato dalle scale). Poi è morto Bellezza. Poi è morto – si può dire ieri – Bufalino. Una volta scrissi anche un epigramma sui morti, questo: « Morto Moravia / morto Pasolini / è rimasto / a portata / di mano / Siciliano ». Quando è morto Fortini – già, dimenticavo: è morto anche Fortini – ho scritto quest’altro epigramma: « Fortini non c’è più / resti tu / e i telefonini ». Mi sono limitato agli italiani e qualcuno sicuramente mi sfugge, ma credo di avere dimostrato che gli scrittori, tendenzialmente, muoiono. (Io l’ho sempre saputo. Per questo non volevo scrivere) “

  5. RobySan Says:

    E’ una ecatombe, quella degli scrittori, delle cui ragioni nessuno mai è venuto a capo. E forse gli scrittori stessi, prima della loro morte (della quale hanno un’esclusiva speciale), organizzano le cose affinché non se ne possa capire nulla e si debba, necessariamente, trasporre i nostri pensieri dalla razionalizzazione al culto. Il culto degli scrittori morti.

  6. dm Says:

    Questi diari sono sempre più belli, dal mio punto di vista.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...