Dieci cose che puoi fare per lavorare sulla tua storia

by

di giuliomozzi

[Vedi anche le altre dieci cose].

1. Prova a raccontare la tua storia in poche frasi, al limite in una frase sola (es.: “Due giovanotti vogliono sposarsi ma un cattivone, che per scommessa concupisce la ragazza, si mette in mezzo; dopo una serie di peripezie il cattivone sparisce e i due giovanotti si sposano”: I promessi sposi, sì, come sempre). Se ci riesci, vuol dire che la tua storia ha un suo nucleo drammatico preciso.

2. Fa’ quanto detto al punto 1 evitando formule del tipo: “Questa storia parla di…”, eccetera; ed evitando accuratamente di confondere il riassunto con la descrizione tematica (es. di descrizione tematica: “Questa storia parla di come la provvidenza divina, pur agendo sempre con mezzi ordinari e mai sovrannaturali, riesca a far sì che la giustizia trionfi”). L’eventuale tema di una storia è tutt’altra cosa dalla storia stessa.

3. Decidi che cosa vuoi che accada nella tua storia, e prova a immaginare che cosa è necessario che accada prima di ciò che vuoi che accada perché effettivamente ciò che vuoi che accada possa accadere. Se a es. vuoi che il cattivone, sul letto di morte, riceva un salvifico perdono da parte di chi ha perseguitato e danneggiato, è necessario che qualcosa accada nella vita del cattivone e che qualcosa accada nella vita del perseguitato. A es., il cattivone può avere avuto, nel momento in cui si è accorto di non avere scampo, un sogno premonitore o comunque significativo; può aver patito, in quel momento, un’umiliazione quale nella vita non aveva mai patita (I promessi sposi, cap. xxxiii: don Rodrigo si scopre appestato e sogna fra’ Cristoforo). Da parte sua, il perseguitato, proprio in un momento in cui è pieno d’ira, può essere condotto difronte al cattivone ridotto a uno straccio (cap. xxxv).

4. Controlla se, quando costruisci le condizioni perché accada ciò che vuoi che accada, hai bisogno di introdurre nuovi personaggi o nuove situazioni; se è così, sta’ attento: potrebbe voler dire che in realtà le condizioni che stai costruendo sono deboli.

5. Man mano che scrivi la tua storia, oppure di tanto in tanto (ogni quindici, venti pagine), férmati e dividila in scene. Per scena intendo: un pezzo di narrazione nel quale accade qualcosa. Metti a ogni scena un titolo che identifichi precisamente che cosa accade. Se non riesci a trovare un titolo, può essere perché in effetti in quella scena non accade nulla di preciso (il che, mi pare ovvio, non va tanto bene).

6. Decidi, ogniqualvolta fai accadere qualcosa, quali saranno le conseguenze; e quali sono le circostanze grazie alle quali le conseguenze sono proprio quelle lì, e non altre.

7. Quando lavori alla costruzione delle cause e delle conseguenze, ricòrdati che è bene prospettare diversi sistemi di cause e diverse possibilità di conseguenze; per poi fare la scelta più opportuna.

8. Ricòrdati che i personaggi non esistono: esistono le relazioni tra i personaggi. Un personaggio non agisce mai in un certo modo perché “è fatto così”: agisce in un certo modo perché ha una storia, cioè una storia di relazioni con altri personaggi. Ragionare sulla “psicologia” dei personaggi è spesso inutile; è più utile ragionare sulle loro relazioni.

9. Le circostanze materiali sono importanti. Ogni personaggio è in una certa misura determinato dalla sua condizione sociale, dalla sua formazione, dalle sue relazioni eccetera. Ogni azione del personaggio ha, per così dire, un costo in denaro: e tu devi sapere quanto denaro ha il personaggio, e come e perché lo spende.

10. Ogni accadimento, per poter accadere, ha bisogno: (a) di una causa di sfondo, ovvero di una serie di situazioni che rendono semplicemente possibile ciò che tu vuoi che accada; (b) di una causa specifica, ovvero di un buon motivo perché un personaggio agisca in un certo modo (e non in tutti gli infiniti altri modi possibili); (c) una causa scatenante, ovvero di una occasione che il personaggio coglie per mettersi in azione in un certo preciso momento e in una certa precisa situazione. Se manca, o non è chiara, una sola di queste tre cause, l’azione risulterà oscura e il personaggio manchevole. Es.: il cattivone è, in quanto cattivone, libidinoso e soperchiatore (e la sua storia e/o il suo ambiente spiegheranno perché): causa di sfondo. Il cattivone è in competizione con un altro cattivone, e fanno a gara – per motivi di prestigio – ad apparire ciascuno più cattivone dell’altro: causa specifica. L’altro cattivone intravede una bella ragazza e dice al cattivone: “Scommetto che non hai il fegato di fartela”: causa scatenante, o occasione.

(Sempre I promessi sposi, sì: “E, con voce rotta dal pianto, [Lucia] raccontò come, pochi giorni prima, mentre tornava dalla filanda, ed era rimasta indietro dalle sue compagne, le era passato innanzi don Rodrigo, in compagnia d’un altro signore [il conte Attilio]; che il primo aveva cercato di trattenerla con chiacchiere, com’ella diceva, non punto belle; ma essa, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, e raggiunte le compagne; e intanto aveva sentito quell’altro signore rider forte, e don Rodrigo dire: scommettiamo”: cap. iii).

Quanto alle figurine dei Promessi sposi, vedi qui.

17 Risposte to “Dieci cose che puoi fare per lavorare sulla tua storia”

  1. Pierluigi Lupo Says:

    In effetti dare un titolo a ogni capitolo può essere di grande aiuto, specialmente in fase di revisione. Come anche è fondamentale riuscire a sintetizzare il succo della storia in poche parole. Trovare il tema invece non è mai semplice.
    Nel decalogo non è evidenziato l’obiettivo del protagonista, anche se reagire a un torto subito è comunque qualcosa che muove il personaggio in avanti.

    Nel caso citato, l’obiettivo di Renzo e Lucia (protagonisti) è il matrimonio. L’ostacolo è Don Rodrigo (antagonista), senza di lui non ci sarebbe il romanzo.

  2. deborahdonato Says:

    L’ha ribloggato su orlando furioso e ha commentato:
    Ancora ottimi spunti da Vibrisse di Giulio Mozzi.

  3. deborahdonato Says:

    “I personaggi non esistono, esistono le relazioni tra i personaggi”; verissimo.

  4. indicedilettura Says:

    L’ha ribloggato su indice di lettura e ha commentato:
    Una bella lezione di narrazione da Giulio Mozzi – per noi lettori il lavoro nascosto dietro una storia credibile, con tutta la difficoltà di rappresentare una porzione del mondo. E poi spunti didattici non solo per gli insegnanti di Italiano, ma anche, direi, per l’ora di Storia, quando viene il momento di raccontare.

  5. Giulio Mozzi Says:

    Tante cose non sono “evidenziate” in questo decalogo, Pierluigi; infatti s’intitola “dieci cose” e non “tutte le cose”.

    Quanto al fatto che senza il mettersi in mezzo del cattivone il romanzo non ci sarebbe stato, vedi il capitolo xxxiii:

    Lasciando ora questo [don Rodrigo] nel soggiorno de’ guai [nel Lazzaretto], dobbiamo andare in cerca d’un altro, la cui storia non sarebbe mai stata intralciata con la sua, se lui non l’avesse voluto per forza; anzi si può dir di certo che non avrebbero avuto storia né l’uno né l’altro: Renzo, voglio dire, che abbiam lasciato al nuovo filatoio, sotto il nome d’Antonio Rivolta.

  6. acabarra59 Says:

    ” Domenica 25 luglio 1999 – « Tutto e tutto contro », diceva il giovane regista che si accingeva a girare un nuovo film, forse un western, o forse I promessi sposi. (Un sogno pomeridiano) “.

  7. dm Says:

    Secondo me, il decimo punto è parecchio utile e significativo.
    La “triangolazione” proposta è in effetti utile all’individuazione precisa, nel caos dell’immaginazione, di un evento che sia generativo.

  8. acabarra59 Says:

    “ Sabato 21 giugno 2008 – Nei Promessi Sposi Don Rodrigo e gli altri hanno già perso fin dall’inizio: perché desiderano ciò che non gli spetta, che non hanno diritto ad avere. Potrebbero starsene in pace, a farsi i cazzi propri, a donrodrigare all’infinito, e invece no, si invaghiscono, si ingeriscono, si vanno a cacciare nella giungla, milanese, nel pantano, lombardo. Mettono il dito fra quella candidata moglie e quel candidato marito. Che, in un certo senso, non aspettavano altro. Perché, a sposarsi e basta, a essere in due, senza un altro, un terzo, che guarda, che ròsica, che si attizza, che si sente fuori, senza avventure, fughe, agguati, spaventi, guerre, pesti etc., senza un romanzo, insomma, che gusto c’è? ”.

  9. maria rosa Says:

    L’ho ribbloggato sul mio blog http://scriverecosa.blogspot.it/

    Ottimo decalogo da condividere.

  10. Mario Massimo Says:

    Per Acabarra 59:
    Tieni conto che la situazione è, in realtà, quella del “Mariage de Figaro” di Beaumarchais: manifesto illuministico contro il sopruso nobiliare e il cosiddetto (perché pare che nemmeno esistesse!!) jus primae noctis, mentre il motivo della fidanzata rapita prima delle nozze viene da un altro testo sacro dell’Illuminismo (Jacopo Ortis lo lascia aperto sul leggìo, al momento del suicidio), cioè “Emilia Galotti” di Lessing. Roba collaudata, insomma!!

  11. chiara Says:

    Grazie, molto utile.

  12. Alessia Heartilly Says:

    L’ha ribloggato su Una vita da lettrice.

  13. Giulio Mozzi Says:

    Circa lo jus primae noctis, vedi.

  14. acabarra59 Says:

    “ Mercoledì 9 novembre 2011 – A proposito di Griso, mi torna in mente il babbo. Che diceva « l’è dura, disse il Griso », quando trovava poco tenera la braciola che stava mangiando. “.

  15. Andrea Cirillo Says:

    Eh, non è che li capisco sempre i commenti. Da acabarra59 in poi mi sono un po’ perso. Però mi sembrano utili queste dieci cose, proverò a seguirle (o a badarci di più). Leggendo il punto 8 mi è subito venuta in mente una frase di G. Bateson: «La relazione viene per prima, precede».

  16. Consigli di scrittura | MARCO CANDIDA Says:

    […] questo post qui e questo articolo qui. Quando si danno i consigli su come scrivere come si fa a distinguere tra […]

  17. elianda8 Says:

    Fantastica sintesi con 10 + 10 che non fa venti, in letteratura!

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